L'ultimo libro di Luca Canali, grande latinista, ma anche
poeta e romanziere di buona fama (tra le sue opere di narrativa,
vanno ricordate almeno Il sorriso di Giulia e Diario segreto
di Giulio Cesare) è costruito con ma-teria molto
familiare all'Autore. Ma la ragione del libro non è
storico-letteraria, quanto piuttosto artistica. È
infatti una narrazione in cui si mescolano elementi biogra-fici
e richiami antologici di sette poeti della latinità
(Catullo, Lucrezio, Virgilio, Orazio, Properzio, Lucano,
Giovenale) con invenzioni letterarie capaci di assicurare
al racconto le giuste saldature e la trama connettiva; prima
fra tutte, quella della "cor-nice" nella quale
si collocano e si dipanano le storie dei sette poeti-personaggi,
impre-ziosite da brani tratti dalle loro opere, spesso suggestivi
in sé, ma anche esemplificativi di una ricerca che,
senza nulla togliere alla loro grandezza, fa emergere lati
misteriosi e nascosti, propri di una umanità "comune",
che ci li fa sentire più vicini.
La cornice è quella dei luoghi dove operano psica-nalisti
ante litteram dell'anti-chità, veri e propri personaggi
nati dalla fantasia dello scrittore (ma Antonio Musa - nel
racconto, figura a tutto tondo, indulgente e severo, acuto
indagatore e attento comunicatore - e Tessalo di Tralles
sono, ci ricorda lo stesso Canali in premessa, davvero esistiti),
che in "sedute" che assomigliano molto a quelle
dei nostri giorni, gettano luce sulle zone d'ombra dei poeti
considerati e sui traumi che ne avrebbero segnato l'esistenza.
Viaggi dentro la psiche, dunque, e discorso intorno all'uomo,
alle sue ansie (Catullo: "Vorrei veramente provare
ad essere quello che sono, senza gli orpelli del poeta erudito
e di letterato famoso cui mi costringe l'attesa dei critici
e della gente cosiddetta colta"), alle sue paure (Musa
ad Orazio: "Tu sei cresciuto e ed hai amato nella dipendenza
, giovandoti di essa e sentendoti in colpa, sbilanciato
negli opposti sentimenti di attaccamento e distacco che
in te non pote-vano non coesistere... Hai paura del contatto
con la tua ombra"), alle sue ossessioni (Virgilio e
il suo rifiuto delle pulsioni dell'eros), ai suoi rapporti
problematici e spesso conflittuali col potere (Pro-perzio
e Giovenale) e col pro-prio tempo (Lucrezio: l'acu-tezza
della sua polemica no-bile e persuasiva contro una umanità
che si tormenta nell'o-dio reciproco, nella violenza e nella
brama di ricchezza, che pure non riesce a liberarlo dal
peso che gli schiaccia l'animo e gli offusca la mente, impe-dendogli
di tradurre la sua ribellione in gesti opposti all'indifferenza
e allo spirito di ingordigia che avvelena l'animo della
gente; non riuscirà infatti a con-cludere il suo
poema e morì, qualcuno disse, suicida).
Racconti sempre vivaci e accattivanti, mai inutilmente eru-diti,
in cui una trama di saggezza che mai scade nel moralismo,
rende la lettura stimolante, oltre che piacevole.
Ma la presente segnalazione nasce anche da una motivazione,
diciamo così, professionale, "scolastica",
nel senso di "attenta alle questioni del fare scuola".
Perché questo libro è, per alcuni versi, una
ricerca che può essere anche un modo di fare insegnamento
letterario. In quanto sug-gerisce e costruisce approcci
non scontati agli Autori, una indagine sulla genesi pro-fonda
non tanto della scrittura, quanto della trama di pensiero
e umanità che sorregge le opere e che diventa tutt'uno
con la forma e la ricerca stilistica. E fa venire il desiderio
di aprire con un animo diverso i Carmina di Catullo o il
De rerum natura di Lucrezio.
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