Si tratta di un volume che può essere definito provocatorio,
divertente, multiforme, pratico e teorico insieme, ricco
di rimandi e di approfondimenti per qualsiasi insegnante
che voglia porsi di un gradino più in alto nei modi dell'insegnare
o che voglia proseguire sulla strada della liberazione della
fantasia indicata da Rodari tanti anni fa.
La prima parte, curata dalla Menicucci, offre un ampio panorama
del pensiero filosofico, letterario e psicologico sul tema
della fantasia e creatività nell'età evolutiva e in quella
adulta. Sono pagine che inevitabilmente suscitano nuove
curiosità ed inducono ad addentrarsi in altri percorsi speculativi
più specializzati e recenti, che portano avanti il lavoro
dei nostri precursori: Rodari con la sua "Grammatica della
fantasia" e Lucio Lombardo Radice con l'"Educazione della
mente". Particolarmente interessanti le citazioni riguardanti
la Maureen Murdoch e i suoi esercizi, nonché quelle relative
ad Edward De Bono sul pensiero laterale.
Nei capitoli successivi si entra nel concreto. Si vuole
rispondere alla domanda di "come si fa in pratica a stabilire
un incontro tra docente e alunni capace di motivare un apprendimento
completo da tutti i punti di vista:, dal cognitivo all'affettivo".
Così, tra i giochi linguistici più o meno semplici, più
o meno conosciuti, Gianfranco Staccioli offre ricchissimi
e divertenti esempi di lavoro, che nella loro apparente
leggerezza e giocosità sono una vera ginnastica della mente.
Staccioli, addentrandosi nella storia dei giochi linguistici
e degli autori che se ne sono occupati, cita Umberto Eco
e testi pubblicati tra il 1991 e il 1999 sull'argomento.
La sola lettura dei titoli di queste pubblicazioni mette
voglia di andare a consultarli. Tra i tanti esempi di lavoro
riportati, appare sorprendente un testo elaborato da una
classe quinta sulla geografia della Germania dove non è
mai usata la lettera "G", ottenendo tuttavia una descrizione
scorrevole e completa.
Nella terza parte Ennio Peres ci porta nel campo della matematica,
luogo privilegiato del pensiero analitico umano, che va
ben oltre la meccanica intelligenza artificiale. Troviamo
così esempi di enigmi matematici, trappole mentali enunciati
ingannevoli e apparenti complessità per la soluzione dei
quali occorre uscire dagli schemi, in altre parole impegnarsi
in libera fantasia.
Quasi a seguire il percorso matematico non poteva mancare
il tema del computer, del suo uso nella scuola e della potenzialità
di Internet. Qui la domanda è: L'abbondanza di tecnologia
disponibile lascia spazio alla creatività? I mezzi tecnologici
possono facilitare anche la fantasia? L'interattività sviluppa
veramente le capacità selettive? O che altro c'è da chiedere
a questi strumenti?
A scuola come a casa il computer non può restare per i ragazzi
un contenitore di giochi o di informazioni, ma diventare
uno strumento per lavorare più in fretta e meglio, perciò
sarà indispensabile imparare a scegliere, selezionare, giudicare,
dubitare, sfrondare, confrontare, usando procedimenti mentali
disincantati e autonomi. Marco De Marco e Marilena Menicucci
affrontano il problema da diverse angolazioni comprese quelle
socio-economiche. Le risorse per il futuro non stanno nelle
macchine o nella tecnologia, ma nell'uomo e nelle sue capacità
imprenditoriali - creative e altrettanto nella eliminazione
di ciò che impedisce la libertà delle persone.
Come sesto capitolo l'uso didattico della fantasia nell'animazione
teatrale è trattato da Luciano Falbo in modo tanto chiaro
e affascinante da non aver bisogno di alcun commento; c'è
solo da leggerlo e da inventarsi come far posto a qualcosa
di analogo nella propria programmazione.
Conclude questo multiforme libro una gustosa divagazione
fantastico-poetica sui piaceri della immaginazione o, se
volete, su "sussurri e grida della fantasia" firmata da
Wanda Martinez.
Teresa
Vergalli
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