Quando
la teoria diventa Theorìa
Pino
Patroncini
Nel
convegno di Fiuggi, il Miur distribuisce a 250 dirigenti
scolastici
di scuola superiore il documento
"I licei nel secondo ciclo del sistema educativo di istruzione
e formazione".
In esso risulta chiara
la contrapposizione tra una scuola della teoria e una scuola
degli insegnamenti tecnico-pratici
Alcune
settimane fa si è svolta a Fiuggi una riunione indetta dal
Miur, a cui erano stati invitati 250 dirigenti scolastici
delle scuole secondarie superiori, tra i quali, a quel che
ci risulta, non c'era nessuno dell'istruzione professionale,
considerata ormai probabilmente già un altro pianeta. In
questa riunione, spacciata alla stampa come incontro di
250 esperti, è stato distribuito un documento intitolato
"I licei nel secondo ciclo del sistema educativo di istruzione
e formazione". Per parlare come si mangia: i licei secondo
la (contro)riforma Moratti. Quel testo merita qualche considerazione.
Da Gentile a Gentile
Avevamo intuito che il Liceo che il Miur aveva in mente
fosse per eccellenza la scuola della teoria, dei saperi,
degli insegnamenti frontali contrapposta ad una istruzione
professionale intesa come luogo del fare, degli insegnamenti
tecnico-pratici, dell'addestramento al lavoro. Adesso questo
documento ministeriale ce lo conferma: anzi, qui la teoria
diventa Theorìa. Sì, proprio con il "th"! Ed è la finalità
di fondo. E da ciò che si dice sembra quasi un peccato che
questa Theorìa debba sporcarsi le mani con la Téchne, l'operatività.
Ma se questo atto impuro deve accadere è, per l'amor di
Dio, solo per riprodurre teoria. Si sa mai che a qualcuno
venisse in mente di frequentare un liceo per andare a lavorare:
si ribadisce infatti a chiare lettere "l'intrinseca propedueticità
del liceo ad ulteriori percorsi formativi".
Ed anche per quanto riguarda i saperi, il Liceo più che
scuola dei saperi è il tempio del Sapere. Così, al singolare,
unico e totale!
Insomma leggendo il documento del Miur sembra di essere
di fronte a un Sapere inteso come entità ideale, in sé e
per sé, che incarna la propria trascendenza caratterizzata
da trasversalità linguistica, globalità scientifica e unitarietà
culturale nell'immanenza dell'interdisciplinarità, della
problematicità, dello storicismo.
Insomma, gira e rigira eccoci tornati allo storicismo idealista
o all'idealismo storicista, che dir si voglia: a Croce e
Gentile, da dove eravamo partiti nel lontano 1968. Come
dire: da Gentile a Gentile.
La Sacra Famiglia del Sapere
Che i licei fossero quegli otto che il documento indica
lo sapevamo già dal testo della legge delega, ma nel documento
si sente il bisogno di ribadire l'ineffabile "totalità"
del Sapere che può essere vista da otto punti di vista specifici.
Al confronto il dogma della Santissima Trinità è uno scherzo
da scolaretti!
E quale è la summa di tutto ciò? Niente paura! Il solito
vecchio Liceo Classico: ". nella consapevolezza che tale
cultura (la cultura classica, fondamento di tutti gli otto
licei, ndr) trova il suo naturale terreno di elezione e
di compiuta maturazione nel Liceo Classico."
Ma un Liceo che più che una scuola sembra una caverna platonica
(forse un'inconsapevole allusione allo stato della nostra
edilizia scolastica), dove gli alunni potranno vedere aleggiare
le ombre dell'Ineffabile Sapere, come può giustificare il
suo percorso, se non in termini esoterici? Iniziazione,
maturazione e identificazione (nel senso di conquista della
propria identità): questa in buona sostanza la spiegazione
che viene data della scansione del quinquennio in un 2 +
2 +1. Iniziazione, maturazione, identificazione: questo
il senso di 32 righe di giri di parole!
E i giri di parole non mancano neppure nel documento che
viene posto a corollario del già diffuso "Profilo educativo,
culturale e professionale dello studente alla fine del secondo
ciclo", nel quale non è un caso che si spenda quasi una
pagina quando si parla di lingua e letteratura e quattro
righe quando si parla di tecnologie: di tutte le tecnologie!
Infatti alla fine il profilo del liceo si riduce complessivamente
ad alcune discipline canoniche: lettere, storia, filosofia,
storia dell'arte, matematica, scienze ed educazione fisica.
Ad esse si aggiunge solo informatica e, appunto, tecnologia.
Ma quale è la tecnologia che ha in mente il Miur? Se giudichiamo
dall'ultimo paragrafo del documento che riguarda appunto
lo specifico del Liceo Tecnologico, questa tecnologia non
sembra consistere nelle competenze teoriche e pratiche connesse
con la conoscenza e l'uso delle specifiche tecnologie, ma
si riduce ancora una volta alla storia e, per così dire,
alla filosofia delle tecnologie, propedeutiche ad uno studio
delle tecnologie vere e proprie, universitario o di tipo
professionale superiore.
In altre parole se qualcuno pensava che i Licei Tecnologici
sarebbero stati gli istituti tecnici industriali con un
altro nome, può tranquillamente ricredersi: tutta l'istruzione
tecnica aggettivabile (meccanici, chimici, elettronici,
elettrotecnici, per non parlare, a maggior ragione, dei
tessili, dei nautici, degli aeronautici ecc.) sarà affare
del canale dell'istruzione e della formazione professionale,
come già avevamo paventato. Ma anche per gli istituti tecnici
commerciali non andrà meglio: il Liceo Economico, tutto
tagliato sulla macroeconomia, non avrà nulla a che fare
con la procreazione di ragionieri!
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