La scuola tutta un quiz
Franco Frabboni

La riforma Moratti e i tagli di Tremonti rischiano di affossare
solo le parti migliori della scuola italiana, le eccellenze
della scuola di base

 I gradi iniziali del sistema formativo italiano (asilo nido, scuola dell'infanzia, scuola elementare) sono stati ripetutamente "medagliati" in sede europea (da Maastricht in poi).
Quali sono i punti-qualità che hanno permesso alle nostre "prime-scuole" di occupare le posizioni di testa (i play off) delle classifiche continentali?
Il loro merito è quello di avere costruito una casa-scuola in grado di dare ospitalità sia al soggetto che apprende (alle sue dimensioni di sviluppo affettive, cognitive, creative, etico-sociali), sia ai sistemi simbolico-culturali (alla "pluralità" dei linguaggi, dei saperi, dei valori) che attraversano questa nostra stagione storica.
Per potere pervenire a questo doppio traguardo educativo (il rispetto della "diversità" degli allievi e della "pluralità" delle culture), queste prime-scuole hanno cucinato a lungo un ampio menù di offerte formative.
I loro tre piatti prelibati portano il nome di "modularità" degli spazi per elevare il loro traffico emotivo-affettivo (in classe, ma anche in interclasse: centri di interesse, atelier e laboratori), di "flessibilità" didattica in vista di un insegnamento a misura dell'allievo (individualizzazione dell'apprendimento) e di "integrazione" tra disciplinarità e interdisciplinarità, tra sapere e saper fare, tra ricerca e creatività.
Questo, il loro illustre repertorio di punti-qualità. Con l'obiettivo - tutto pedagogico - di mettere i bambini e le bambine nelle condizioni di poter pensare con la propria testa e di sognare con il proprio cuore.


I test da mezzo a fine


In questo periodo abbiamo letto spesso sui quotidiani come la scuola costi sempre di più alle famiglie tanto da appesantire il costo nazionale dell'inflazione, e, contemporaneamente, come la "finanziaria"del Ministro Tremonti stia abbassando la sua scure proprio sui punti-qualità della nostra scuola di base, andando a colpire i modelli sperimentali (questi sì degni della parola sperimentazione): aperti alla "diversità" della propria utenza (allievi handicappati ed extracomunitari) e alla "pluralità" delle forme di socializzazione e di apprendimento. Si risparmierà sulla scuola, dunque, riportando tutte le esperienze e i processi formativi dentro la "classe". Soltanto tra i banchi si reciteranno i nuovi Programmi - già preparati nelle stanze ministeriali - di natura precettistica, mnemonica, enciclopedica, verbalistica. Queste conoscenze nozionistiche potranno essere accertate e valutate - facilmente e rapidamente - attraverso test oggettivi di profitto.Questa è la faccia meno nota e oscura della Riforma del Ministro Moratti.
Via dai suoi schermi il patrimonio pedagogico-didattico accumulato dalle nostre scuole del preobbligo e dell'obbligo e insignite, in più occasioni, dell'Oscar dell'educazione.
Dal monitor della Riforma scompaiono le dinamiche relazionali e cognitive più formative, a partire dalla collegialità, dalla ricerca, dagli a- telier, dall'interdisciplinarità e dai progetti didattici.
Si ritorna a capo chino alla vita claustrale di "classe", dove si insegnerà e si imparerà a pappagallo al solo scopo di superare i quiz intermedi e il quizzone finale predisposti e trasmessi in elettronico agli istituti scolastici dal sistema nazionale della valutazione (Invalsi, ex Cede).
Siamo all'ingresso nella scuola, per legge, della bassa cucina cognitiva - alla pseudocultura - che la TV ci propina giorno dopo giorno, prima di cena, con le olimpiadi della memoria condotte da Amadeus, Scotti e tanti altri.
Ovviamente una scuola "tutta-quiz" non solo costa meno allo Stato, ma mette le catene all'intelligenza dell'allievo e dell'allieva. Costringendoli al pensiero unico e alla rottamazione della loro potenziale mente plurale.

 

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