Ristrutturazione targata Moratti
 Rita Candeloro

Le decine di migliaia di posti tagliati colpiscono senza alcuna selezione.
Le scuole saranno costrette
a sacrificare pezzi dell'offerta formativa.
Difficoltà a formare le classi

La legge finanziaria per il 2002 (L. 448/01) l'aveva detto: in tre anni bisogna tagliare 33.000 cattedre, la scuola italiana ha troppo personale.
Il primo taglio, quello in vigore in questo anno scolastico, ha prodotto la perdita di 8.500 posti di docenti e di quasi 20.000 di collaboratori scolastici.
Per raggiungere l'obiettivo il Ministero si era mosso su più terreni: prolungare l'orario di lavoro degli insegnanti, accorpare le classi intermedie e finali, limitare l'insegnamento dell'inglese al secondo ciclo della scuola elementare, bloccare l'organico funzionale, rivedere le regole per le supplenze.
La seconda mossa è scattata con la finanziaria per il 2003 (L. 289/02) che prosegue il taglio previsto nell'anno precedente: spariscono altri 12.500 posti di docente e 3.200 posti di collaboratore scolastico. Questi tagli si sommano a quelli effettuati nell'anno precedente, ma non dimentichiamo che altrettanti sono previsti nell'anno successivo.


Un affondo a tutto campo

L'affondo è a tutto campo, una parte dei tagli insiste sull'andamento demografico della popolazione scolastica, il resto viene raggiunto eliminando completamente l'organico funzionale nella scuola secondaria e riducendo quello della scuola primaria solo sulle ore di lezione frontale. Inoltre, le prime classi dei diversi corsi non possono essere costituite con meno di 20 alunni e non si possono più organizzare le classi articolate.
L'orario delle cattedre viene ricondotto tutto a 18 ore di lezione, permettendo anche di scindere gli insegnamenti. Neppure l'integrazione scolastica dei disabili, fiore all'occhiello della scuola italiana, passa immune dalla "sforbiciata" ministeriale.
Ai 1.000 posti di sostegno tagliati l'anno scorso bisogna aggiungerne altri 1.000 nonostante il progressivo aumento di studenti disabili nella scuola. In attesa di un annunciato decreto che rivedrà i criteri per le certificazioni, le deroghe, che prima potevano essere decise dai dirigenti scolastici, sono state attribuite al direttore regionale con un piccolo pacchetto numerico invalicabile; e non è finita qui, si propone anche, come è avvenuto a Roma, di diminuire il numero di studenti disabili attraverso una specie di declassamento "artigianale" delle tipologie di handicap.
L'insieme delle operazioni determina un quadro davvero inaccettabile, che fa perdere dignità ai piani dell'offerta formativa progettati nelle scuole, limita la possibilità di agire per le scuole autonome sottraendo loro le risorse umane che occorrono per garantire il diritto allo studio.


A rimetterci è la scuola, gli alunni e le famiglie


Non siamo di fronte ad una "razionalizzazione", parola spesso usata durante l'informazione alle organizzazioni sindacali, ma ad un netto impoverimento della scuola pubblica del nostro Paese.
Solo tagli, quindi, che produrranno danni notevoli, di difficile gestione nelle singole scuole, specie in quelle regioni che registrano un aumento costante della popolazione scolastica. Non va infatti dimenticato che, da un anno, l'organico è attribuito a livello regionale e che è possibile modificare i contingenti assegnati ai diversi ordini di scuola purché resti invariato il totale regionale.
Non c'è nessun impegno esplicito a ridurre le liste d'attesa nella scuola materna né a mantenere il tempo scuola, pieno e prolungato, con evidenti danni (e costi) per le famiglie.
La scuola più colpita è la secondaria superiore: la scelta di variare i criteri di formazione delle prime classi e delle classi articolate, il completamento a 18 ore delle cattedre incideranno pesantemente sulla qualità del servizio prestato, condannando alla deriva in particolare l'istruzione tecnica e professionale, anticipando così gli effetti devastanti progettati dalla Moratti. Nei piccoli e medi comuni si delinea la perdita di tanti istituti che hanno rappresentato identità e cultura nel nostro territorio.
Come se non bastasse, nella dichiarazione del Miur non si fa alcun riferimento al mantenimento delle scuole ospedaliere, alle sezioni funzionanti nelle carceri, ai centri Eda e all'attivazione corsi serali della scuola secondaria.


Sacrificata la parte migliore della scuola


A tutto ciò va aggiunto il taglio per il personale Ata: ai posti finora eliminati si aggiunge la norma odiosa, prevista dalla finanziaria 2003, sul rientro in servizio del personale collocato fuori ruolo per inidoneità.
E per tenere bene il conto e valutare gli effetti bisogna ricordare che andranno in pensione tra dirigenti, docenti e personale Ata, dal 1° settembre 2003, 21.065 persone, tra cui 14.529 sono docenti, e ... nessuna nuova assunzione è prevista.
Operazioni non certo insignificanti per il destino della scuola: ai docenti si colma l'orario inibendo loro le attività di ricerca e sperimentazione e riducendo gli spazi di progettazione collegiale, mentre il taglio sui collaboratori scolastici significherà il sacrificio di attività quali il recupero, l'approfondimento e l' arricchimento dell'offerta formativa.
Effetti davvero devastanti se consideriamo che anche le risorse economiche sono "sparite" dalle scuole per effetto del decreto "Tremonti".
Gli spazi su cui finora si era investito per migliorare il successo formativo degli studenti, garantire il diritto di ognuno all'istruzione, assicurare l'integrazione degli immigrati e dei disabili sono eliminati o compressi.
Tutto quello che, migliorando e differenziando l'offerta formativa, aveva cercato di rispondere alle esigenze delle famiglie viene considerato un lusso e tagliato. La scuola viene ridotta alla sola lezione frontale, una scuola "minima" in cui il lavoro viene ricondotto in una dimensione "deresponsabilizzata" dalla impossibilità di azioni condivise e progettate.
E anche se il Ministero continua ad affermare che i parametri sono gli stessi del decreto 331/98, gli effetti saranno ben diversi: aumenterà il numero di studenti per classe e la discontinuità didattica, peggiorerà la qualità degli apprendimenti, le persone con difficoltà troveranno scuole meno capaci di accoglierle. Insomma è a rischio il diritto allo studio.
Anche la politica sugli organici, dunque, contribuisce a rallentare l'attività progettuale delle scuole autonome e a delineare sempre più quella scuola che, due anni fa, era stata annunciata e che oggi è confermata dalla legge di pseudo-riforma: una scuola con meno ore di insegnamento per tutti, con meno insegnanti, con meno obbligo scolastico. e soprattutto che costi meno.
Una scuola per noi inaccettabile, povera, selettiva contro cui scendiamo in piazza il 12 aprile.

 

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