La forza della ragione

Questo articolo è stato scritto dagli alunni della IV C dell'Istituto Tecnico per Geometri "R. Di Palo"di Salerno, coordinati dalla prof.ssa Lina Carbone. Il risultato di un lavoro di classe

Sin dallo scorso anno scolastico ci stiamo occupando del tema della pena di morte. Quando abbiamo fatto questa scelta non avevamo tutti le idee chiare. Dai primi dibattiti in classe ci siamo accorti che l'argomento era tanto coinvolgente quanto controverso: ognuno di noi era fermamente convinto della propria opinione ed era sicuro di stare nel giusto. Dalle discussioni sono emersi degli interrogativi che esigevano delle risposte chiare: in quanti paesi viene attuata la pena di morte? Quali sono i metodi con cui si procede? Quante sono le esecuzioni capitali nell'arco di un anno? Abbiamo così cominciato a documentarci, a raccogliere una consistente quantità di materiale informativo ed abbiamo voluto coinvolgere l'intero Istituto, proponendo un questionario di indagine conoscitiva sull'argomento.
Dal sondaggio è emerso che la maggioranza dei nostri compagni, esattamente il 57%, è contraria alla pena di morte, mentre il 5% si dichiara indeciso. Gli altri risultati confermano una conoscenza superficiale dell'argomento. Abbiamo poi elaborato diversi articoli, pubblicati sul giornalino dell'Istituto. Abbracciando la causa abbiamo cercato di sensibilizzare tutto il personale della Scuola con la raccolta di firme per la liberazione delle due cittadine nigeriane, Saphira Husseini ed Amina Kurami.
La fase del progetto più entusiasmante è stata la collaborazione con il giornalista Marco Cinque ed il percussionista Maurizio Carbone (sono gli autori del libro Pena di morte? No grazie. Un viaggio nelle scuole italiane recensito a pag. 48 - Nota della redazione). Nella rappresentazione da loro proposta siamo stati impegnati a leggere testimonianze di condannati del braccio della morte di St.Quentin in California e a suonare strumenti etnici.
Riprendendo il progetto in questo anno scolastico abbiamo preparato molti pannelli con tutto il materiale raccolto, per allestire una mostra pubblica a Villa Carrara, patrocinata dal Comune di Salerno, allo scopo di coinvolgere tutta la cittadinanza. La mostra è rimasta aperta per una settimana. Nei giardini della Villa abbiamo assistito a uno spettacolo che riproponeva l'ultimo giorno di un condannato, mentre a chiusura di tutta l'iniziativa abbiamo preso parte a un convegno, con la partecipazione di rappresentanti di diverse associazioni che si occupano di pena di morte. L'intervento più emozionante per noi è stato quello di Valeria Ponticiello, che ci ha raccontato della sua visita al condannato Edward Green nel braccio della morte del Texas.
Una notizia che ci ha colpito è stata la decisione del Governatore uscente dell'Illinois, George Ryan, che, nonostante sia a favore della pena di morte, ha convertito oltre 150 condanne capitali in ergastolo; il motivo di questo provvedimento è stato l'alto numero di condannati prosciolti negli ultimi anni perché innocenti. Se consideriamo che, dal 1976 al 2002 sono state eseguite 820 condanne a morte, di cui 287 solo nel Texas; se consideriamo ancora che in ben 38 Stati dei 52 che compongono gli Usa è in vigore la pena di morte, ci rendiamo conto che finalmente anche negli Stati Uniti sta aumentando il dissenso e la sfiducia verso la forca.
Ci siamo chiesti ad un certo punto del nostro progetto quale fosse la partecipazione della collettività quando assisteva, nel passato, ad una esecuzione. "L'abbinamento tra patibolo e festa" - scrive Francesco Iengo, nel libro Esecuzioni capitali ed altre feste - "non è un evento straordinario ed occasionale. Esso, al contrario, è un dato permanente di ordinaria barbarie che ha accompagnato il cammino dell'umana civilizzazione.
Le atrocità non avvenivano in luoghi periferici o degradati, ma in città di grande tradizione culturale. La 'festa' doveva svolgersi secondo determinate regole e con un'adeguata scenografia per poter soddisfare il pubblico".
E oggi? È forse più civile assistere dietro un vetro alla morte di un condannato, come succede negli Usa? Oppure festeggiare in piazza, come ancora accade in Cina? O essere chiamati a lapidare il condannato con pietre di una determinata grandezza per impedire la morte subitanea, come succede in alcuni Paesi arabi?
Se la crudeltà dell'uomo non appartiene solo al passato, ma è appannaggio del nostro presente, vogliamo essere noi a impegnarci in prima linea per "far ragionare" i fautori della pena di morte e concludere con le parole del protagonista del libro Il dubbio letale di James Ellroy, il quale, pur di fronte a un imputato quasi sicuramente colpevole, esclama "Fanculo la pena di morte !"

 

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