La
scuola senza capo
Armando
Catalano
Tra
dimenticanze, confusione e finti risparmi ancora aperta
la trafila per dare una dirigenza alle scuole.
Un film lungo due anni con protagonisti tutti negativi
L'ultima
sequenza di una lunga telenovela, che ha avuto per soggetto
il bando di concorso per dirigenti scolastici, ha visto,
come per tutto il resto del film lungo due anni, protagonisti
negativi il Governo e l'Amministrazione.
Una volta indetto il bando, solo per il concorso riservato,
per 1.500 posti, a beneficio dei presidi incaricati con
almeno tre anni di incarico (domanda da presentare entro
il 20 gennaio 2003, 30 giorni dal 19 dicembre 2002, data
di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), esponenti governativi
si accorgevano di aver creato con le loro lungaggini, con
i loro sofismi, con la loro testardaggine volta a negare
la semplificazione della procedura, alcuni seri problemi.
Vediamoli.
Cancellati gli sloveni
I più evidenti: non aver tenuto presente una quota significativa
di posti per le scuole con lingua di insegnamento slovena
(come tempestivamente segnalato dalla Cgil Scuola) non consentiva
di soddisfare le esigenze di questa minoranza linguistica;
non aver voluto prendere in considerazione l'attuazione
di un meccanismo, detto di compensazione fra le Regioni
(dal lontano dicembre 2001 rivendicato dalla Cgil Scuola
e che aveva trovato posto perfino in un ordine del giorno
unanimemente votato dal Parlamento), che consentisse di
spostare concorrenti vincitori fra una regione e l'altra
non permetteva di occupare tutti posti; aver indetto il
bando a soli 39 giorni dal compimento dei 180 giorni per
conteggiare come valido l'anno scolastico in corso, 2002-2003,
ha naturalmente frustrato le aspettative di chi stava maturando
il terzo anno di incarico.
A questo punto l'Amministrazione, per un evidente mandato
politico di persone di Governo e per soddisfare sollecitazioni
più o meno legittime provenienti da varie parti d'Italia,
ha proposto la riapertura dei termini del concorso riservato.
La Cgil Scuola, a proposito di tali problemi, avanzava la
proposta di aumentare, in aggiunta ai 1.500 posti, la dotazione
per le scuole con lingua di insegnamento slovena, di aumentare
il numero dei posti da mettere a concorso prevedendo un
incremento finalizzato a riconoscere gli idonei (vincitori
senza posto con attribuzione dello stesso negli anni a venire),
di consentire il meccanismo dell'ammissione senza sbarramenti
al periodo di formazione con compensazione finale fra le
Regioni. Tutto questo avrebbe consentito anche l'accesso
ai triennalisti con il terzo anno in corso di maturazione.
Dopo un mese di incontri, in cui ha brillato per scarsa
chiarezza di idee e per approssimazione nella comunicazione
dei dati circa il numero dei triennalisti che avrebbero
potuto entrare con una riapertura dei termini del concorso,
il Miur ha inopinatamente comunicato che non esisteva il
placet del suo Ufficio legislativo.
Si è giocato in questo modo con le attese e le speranze
delle persone, dopo averle suscitate e accarezzate, secondo
lo schema del comportamento abituale dell'attuale compagine
governativa: annunci, promesse, marce indietro.
Il concorso ordinario negato
Ancora più grave è la vicenda del concorso ordinario che
non è stato bandito.
La legge istitutiva della Dirigenza (D.lvo 165/2001) aveva
previsto che il primo concorso a dirigente scolastico si
sarebbe dovuto dividere in due parti contestuali, il concorso
riservato ai presidi con tre anni di incarico, e il concorso
ordinario per tutti gli altri docenti laureati e con almeno
7 anni di ruolo. Fatto il primo concorso, che si sarebbe
concluso con un numero di idonei (vincitori senza posto)
del 10% in più dei posti, si sarebbe abolito l'istituto
dell'incarico di Presidenza, perché i posti vacanti fra
un concorso e l'altro sarebbero stati coperti proprio da
questa quota di idonei. In caso di esaurimento del numero
degli idonei si sarebbe fatto ricorso in via residuale ai
reggenti (dirigenti scolastici che oltre a gestire la propria
scuola dovrebbero dirigere una scuola vicina priva di "titolare").
Ebbene, la decisione del Governo, che pure aveva promesso,
non appena insediatosi a maggio del 2001, di indire subito
il bando (del resto era tutto pronto e predisposto dal Governo
precedente), è stata quella di far svolgere solo il concorso
riservato.
La Cgil Scuola, unico sindacato ad averlo fatto, ha subito
diffidato e poi citato in tribunale il Ministro per non
aver applicato la Legge e aver violato il diritto degli
aspiranti: il 13 gennaio 2003 presso il Tar del Lazio si
è svolto il dibattimento e siamo in attesa della sentenza.
Questa iniziativa della Cgil Scuola è stata dettata anche
da altri motivi.
Si ritorna alla reggenza
Il primo e più importante è che la scelta di non fare il
concorso ordinario contribuisce a dequalificare la scuola
italiana: un sistema scolastico con 200.000 insegnanti precari,
che non assume più a tempo indeterminato, che taglia gli
organici del personale Ata, che taglia le risorse, che non
ha più l'organico funzionale, che taglia il tempo scuola,
e che per di più avrà da qui a due anni 4.000 unità scolastiche
prive di dirigenti stabili e regolarmente reclutati, è un
sistema scolastico pubblico debole e privo di mezzi per
camminare. Altro che scuola dell'autonomia!
Un secondo motivo è che, senza il concorso ordinario, non
si può dire che siano state soddisfatte le condizioni previste
dalla legge per superare l'istituto dell'"incarico di presidenza".
Infatti, se il Governo dovesse decidere di non attribuire
più incarichi di presidenza, si dovrebbe ricorrere massicciamente
alla reggenza. Sarebbe un altro colpo alla scuola pubblica,
dal momento che già oggi le difficoltà di direzione delle
scuole sono aumentate di molto, soprattutto dopo che, per
l'effetto del dimensionamento, le unità scolastiche sono
ormai di grandi dimensioni.
Ma, ragionevolmente, il Miur non procederà all'attribuzione
delle reggenze prorogando l'istituto dell'incarico di presidenza
e questo, inevitabilmente, creerà una nuova quota di presidi
incaricati, con almeno tre anni di incarico, che, come Cgil
Scuola, tuteleremo, rivendicando per loro un altro riservato,
dal momento che la legge vigente lo prevede, come prevede
il bando contestuale del concorso ordinario.
Tutto ciò introduce elementi di patologia gravi nel reclutamento
della dirigenza scolastica italiana che non riesce ad entrare
a regime. Un'altra forte responsabilità che grava sul Governo,
che non indice il bando ordinario per risparmiare, ma che
in realtà non risparmia nulla perché comunque chi dirige
la scuola, anche se non è dirigente, percepisce - per chiare
norme contrattuali - lo stipendio come se lo fosse.
Un ultimo, ma non l'ultimo, motivo è la frustrazione di
tanti docenti che aspettano da molto tempo di misurarsi
su questo terreno e aspirano a ricoprire la funzione di
dirigente scolastico.
Il Governo dell'efficienza aziendalistica, della velocità
decisionale, pur essendoci tutte le condizioni, ha indetto
un bando di concorso con due anni di ritardo, lo ha indetto
a metà, per un numero inventato (1.500) di posti, quando
il meccanismo di determinazione esatta degli stessi è previsto
dalla legge e da un numero di gran lunga superiore, lo ha
bandito 39 giorni prima che maturassero i requisiti di chi
compiva il terzo anno, non vuole bandire il concorso ordinario.
Un pasticcio? Sì, ma anche una scientifica programmazione
di smantellamento e mortificazione della scuola pubblica
e dei suoi operatori comunque collocati.
Per contrastare tutto ciò e perseguire un'altra via per
un'altra idea di scuola, alternativa a quella disegnata
nella controriforma Moratti, sono in campo oggi, e dovranno
esserlo per il futuro, tutte le iniziative legali, di lotta,
sindacali, politiche che sapremo e dovremo prendere, a partire
dal grande appuntamento del 12 aprile a P.zza S. Giovanni
a Roma. |
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