Altro
che «primina»!
Pino
Patroncini
Mandare
i bambini a scuola prima del tempo non è detto
che li avvantaggi nella vita.
Spesso si ottiene l'effetto contrario.
I clamorosi risultati di una ricerca realizzata a Poitiers
su quarantamila bambini
Qualcuno
dirà che lo studio di cui qui si parla è stato commissionato
per screditare l'intenzione dell'attuale Ministro dell'istruzione
italiano di anticipare l'iscrizione degli alunni in prima
elementare e alla scuola materna, intenzione a sua volta
anticipata con la sperimentazione che ha dilatato l'arco
temporale di nascita degli alunni. Ma in questo caso la
fonte è insospettabile. Viene d'Oltralpe: ne ha parlato
il quotidiano francese Le Monde e lo ha ripreso lo spagnolo
El Paìs del 10 marzo scorso. E in Francia e Spagna non si
parla, almeno per ora, da parte governativa di anticipo.
Vita dura per i più piccoli
È vero, al contrario, che in Francia sono le stesse forze
sindacali a prospettare un'estensione della scuola materna
in direzione dei primi anni di vita del bambino e che in
Spagna la scuola materna va già da 0 a 6 anni. Ma qui, ad
ogni buon conto, la recente e, per altri motivi, contestatissima
"Ley de Calidad" si è preoccupata di precisare che il corso
sarà diviso in preescolar (da 3 a 6 anni) e in infantil
(da 0 a 3 anni) e che quest'ultimo avrà fondamentalmente
carattere assistenziale. Lo studio in questione si occupa
essenzialmente di scuola elementare e rivela che gli alunni
più piccoli di ciascuna classe ottengono risultati peggiori
e hanno maggiori difficoltà dei loro compagni di classe
che compiono gli anni prima.
Lo studio è stato realizzato nella zona di Poitiers su un
campione di 40.000 alunni e rivela per esempio che in Cp,
corrispondente alla nostra prima elementare, ad ottenere
i migliori risultati sono coloro che compiono i sette anni
durante il primo trimestre. In Francia nella medesima classe
possono coesistere al massimo bambini che compiono gli anni
il 1° gennaio e bambini che li compiono il 31 dicembre.
Tra gli uni e gli altri c'è un arco i tempo equivalente
a quattro trimestri, pari al 15% della loro vita scolastica.
La ricerca dice che a quell'età le differenze di maturità
nel processo di apprendimento o le differenze nel sistema
nervoso centrale sono importanti, ma la scuola non è solitamente
in grado di fare distinzioni. In Ce2, la nostra terza elementare,
coloro che sono nati in gennaio, febbraio o marzo ottengono
in francese un punteggio di 6,3 punti, su una scala di cento,
superiore a coloro che compiono gli anni nell'ultimo trimestre
dell'anno. E in matematica questa differenza sale a 7,6
punti.
La metamorfosi dello svantaggio
Col tempo tuttavia le diversità tendono ad essere riassorbite,
un po' come accade con le normali abilità quotidiane: chi
darebbe importanza all'età in cui da bambino uno ha cominciato
a camminare? In prima media infatti queste differenze si
riducono a 3,1 punti in francese e a 3,9 in matematica.
Ma la distanza dei voti nasconde una differenza abissale:
in Cm2, la nostra quinta, alla conclusione del corso primario,
un numero importante di alunni ripete il corso e, tra quelli
che ripetono, la maggioranza è nata nell'ultimo trimestre
dell'anno. Secondo Jean Ferrier, il "provveditore agli studi"
di Poitiers, accade che gli alunni che iniziano la loro
carriera con difficoltà logiche dovute a immaturità finiscono
con lo sviluppare un senso di inferiorità, a ritenersi inadatti
alla scuola o votati all'insuccesso scolastico. Naturalmente
la ricerca mette in luce anche i casi opposti: vi è una
minoranza di alunni che è in anticipo sui tempi della scuola
e che rischia di annoiarsi "aspettando" gli altri. Inoltre
il fattore di gran lunga più influente non è la data di
nascita, ma l'ambiente socioculturale della famiglia di
provenienza: i citati 6,3 punti di differenza dovuti alla
data di nascita diventano 14 quando il confronto si fa tra
i figli degli insegnanti o dei quadri superiori da un lato
e i figli di operai, pensionati o disoccupati dall'altro.
Ma, a parte ciò, la data di nascita risulta più importante
di altri fattori come il sesso o persino la nazionalità.
Se venti mesi vi sembran pochi.
Anche se, come si diceva all'inizio, questo studio non è
stato fatto per essere applicato alla scuola italiana e
alla sua (contro)riforma, qualche conseguenza bisognerà
pur tirarla. E se queste differenze di data di nascita incidono
su un arco di 12 mesi, possiamo figurarci quanto incideranno
su un arco di 20 mesi. A tanto infatti può arrivare la differenza
di età nelle classi della scuola morattiana, se si tiene
conto che un genitore è tenuto a iscrivere il figlio che
compie sei anni nei 365 giorni che precedono il 1° settembre,
ma ha facoltà di iscriverlo anche se compie gli anni tra
il 1° settembre e il 30 aprile successivi. Probabilmente
la signora Ministro presume che tutti coloro che faranno
quest'ultima scelta apparterranno a quelle classi sociali
che per cultura o per censo sopravanzano mediamente gli
altri di 14 punti, sicché anche sottraendo i 6,3 punti dovuti
alla differenza di età, con i restanti 7,7 punti potranno
comunque fare bella figura. - Potenza dei cromosomi del
dottore! - avrebbe detto Don Milani. Ma c'è poco da scherzare.
Se a queste suggestioni di "primina", aggiungiamo le smaccate
preferenze finanziarie accordate alla scuola privata e la
vocazione licealista dell'insegnamento secondario superiore,
l'idea di alunno medio che ha questo Ministero assomiglia
tanto all'immagine dei rampolli del latifondismo assenteista
meridionale, degna di un romanzo di Sciascia, con buona
pace persino di Bossi e del modernismo di Confindustria.
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