Il seme di Caino
Pino Patroncini

La fine della Repubblica spagnola, dopo la guerra civile portò
un massacro di maestri. Furono essi i più colpiti da una caccia alle streghe
feroce di cui solo adesso si ritrova memoria

ra estate, il 18 luglio 1936, quando iniziò la guerra civile spagnola. Era estate e perciò le scuole erano chiuse. Nessuno degli insegnanti che si godeva le vacanze poteva sospettare che quel giorno sarebbe cominciata una delle tappe più penose per la categoria docente, soprattutto per i maestri elementari, l'unico settore scolastico che allora potesse essere considerato di massa, accessibile alle classi popolari. Gli storici spagnoli sono concordi nel sostenere che i maestri furono la categoria più castigata dalla repressione franchista: i fucilati non furono pochi, 60.000 vennero sottoposti all'epurazione, 15.000 furono espulsi dall'insegnamento e 6.000 furono multati con 18 mesi di sospensione dello stipendio.


Con le armi e con la croce

Come mai questa ostilità per i maestri? Una "psicoanalisi" popolare, non priva di malizia, vorrebbe un Franco ostile alla categoria per via del fatto che il padre aveva abbandonato la madre e la famiglia per stabilirsi a Madrid con una maestra. Ma è più probabile che giocasse a loro sfavore l'egemonia che nella categoria esercitavano le idee progressiste, oltre ad una sindacalizzazione già diffusa: nella Spagna degli anni Trenta c'era già un sindacato degli insegnanti, la Fete, affiliata alla confederazione socialista Ugt. Inoltre, la nascita della repubblica aveva portato nella scuola una ventata di innovazione pedagogica: prendevano piede progetti progressisti che avevano come modello esperienze già provate in America e in Europa.
Furono introdotti allora programmi specifici di formazione dei maestri. Molti insegnanti erano stati all'estero e conoscevano le esperienze educative degli altri paesi. Fu quella la scuola che, già durante la guerra, i "nacionales" risentiti vollero fucilare. "Annichilire il seme di Caino", predicava il vescovo di Salamanca e i "nacionales" se ne incaricavano: i maestri avevano la colpa di diffondere il virus repubblicano.
Dopo la guerra la ragione prevalente divenne un'altra. Se non si fosse reciso alla radice lo spirito repubblicano di quei maestri, vana sarebbe stata la pretesa del nuovo regime di imporre la propria ideologia politica. Allo stesso tempo si trattava di applicare punizioni esemplari per gli intellettuali, per impedire che si diffondessero certi stili di vita, e il maestro era l'intellettuale di massa tipico dell'epoca. Occorreva perciò diffondere la paura e il terrore tra i maestri e le loro famiglie. Così coloro che non morirono fucilati dovettero passare attraverso una purga professionale.
 

Una caccia alle streghe

E cambiarono anche i metodi. All'inizio, durante la guerra, erano i militari ad incaricarsi di battere paesi e città alla ricerca dei maestri repubblicani. Ma a partire da novembre 1936 l'epurazione si burocratizza. Furono formate commissioni composte da un capo di istituto, da un rappresentante dei genitori "di provata fede cattolica", da un ispettore e da due membri con "competenze morali e tecniche". Tutti i maestri, non solo i sospetti, per poter continuare ad insegnare dovettero dimostrare la propria "purezza". Si chiedeva loro che cosa avessero fatto prima del 18 luglio, come avevano accolto il pronunciamento militare, quale fosse la loro affiliazione politica e sindacale, quale la loro vita quotidiana e, all'uopo, anche che denunciassero i loro colleghi. Le loro difese dovevano essere confermate dal sindaco, dal parroco, dalla guardia civile. Una difesa a priori, senza nessuna accusa preventiva!
Non mancò chi rifiutò l'umiliazione e scelse di raggiungere il fronte repubblicano, finché c'era. Ma i più si sottomisero.
Come sempre in questi casi accadde di tutto: vendette private, denunce di vicini, pettegolezzi, ricatti, corruzione e nepotismo. Molti maestri furono puniti per il semplice fatto di aver tolto il crocifisso dalla classe. Molti di loro erano cattolici e lo avevano fatto solo per ottemperare alle disposizioni ministeriali della Repubblica, la quale voleva affermare la piena laicità della scuola. Alla fine l'epurazione risultò talmente vasta che, mancando gli insegnanti, si dovette ricorrere ad almeno 2.500 "supplenze" da parte di preti e di militari.


Il dissotterramento della storia

Nel 1977 il primo governo post-franchista presieduto da Suarez decretò l'amnistia per i condannati.
Ma per i maestri del 1936-1939 era ormai tardi. E finora quella sorta di rimozione collettiva, che è sembrata il pegno da pagare alla fine del fascismo spagnolo, non ha permesso di portare alla luce questi fatti.
Ma da allora opera silenziosa una sorta di rete "clandestina" formata da figli, nipoti e parenti di questi insegnanti, che ha cominciato a riportare agli onori della cronaca questi fatti - El Paìs, da cui sono tratte queste notizie, ha dedicato alla cosa ampi articoli -, nella speranza che il XXI secolo rappresenti per la Spagna il secolo del dissotterramento della storia.

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