La
scuola nel rapporto Censis
Pagella sufficiente per gli italiani
Ermanno Detti
Alfabeti
e analfabeti
È noto che l’Italia risulta, fra quelli industrializzati,
uno dei Paesi a più bassa scolarizzazione. Tuttavia
quando vediamo i dati assumiamo un atteggiamento di incredulità.
Ci appare impossibile che il 62,9% della popolazione italiana
possieda al massimo la licenza media e che di queste persone
il 30% sia senza titolo o abbia al massimo la licenza elementare!
Ma i dati della tabella 14, ripresa senza nostre elaborazioni
dal Censis, 37° Rapporto sulla situazione sociale del
Paese 2003, parte terza, non lasciano possibilità
di malintesi. Tant’è.
Tuttavia al lettore attento di tabelle statistiche non può
sfuggire che il dato risulta non solo meno drammatico, ma
anche in evoluzione se consideriamo le percentuali di scolarizzazione
dei più giovani. Se solo andiamo alla fascia, non
proprio giovanile, di età 30-59 anni, troviamo che
i senza titolo o licenza elementare scendono già
al 18,4%; mentre nella fascia 25-29 anni si scende al 3,5%
e nella fascia 20-24 anni al 2,7%. Insomma non c’è
dubbio che la lotta della scuola contro l’analfabetismo
in Italia è stata vinta o sta per essere vinta. Le
persone senza titolo di studio non sono quasi più
presenti tra i giovani, o meglio sono presenti in percentuale
abbastanza bassa rispetto al passato. Certo, quel 2,7% costituisce
ancora un segnale di dispersione scolastica che si innalza
nel sud e nelle isole e che deve essere ancora combattuta,
ma nel complesso sono stati compiuti passi da gigante.
C’è infine una tendenza nuova nella nostra
società, quella che a raggiungere i più alti
livelli di scolarizzazione sono soprattutto le donne. Difatti
nella fascia di età 25-29 la percentuale delle donne
laureate è del 13%, mentre quella degli uomini è
del 9,6%.
Concludendo, il nostro sistema formativo, pur avendo bisogno
di aggiustamenti e miglioramenti, ha ottenuto negli ultimi
30-40 anni risultati positivi importanti. Smantellarlo,
come stanno facendo le attuali forze governative, significa
assumersi una responsabilità senza limiti di fronte
a un Paese che ancora dopo la seconda guerra mondiale aveva
una percentuale altissima di persone analfabete o scarsamente
alfabetizzate. Forse non si tornerà mai a quei livelli,
ma il pericolo di un abbassamento generalizzato dei livelli
culturali è reale.
Formazione
e lavoro
Tra le forze lavoro si denota che il titolo di studio più
alto comporta più facilità di accesso. Difatti
i laureati e i diplomati risultano in proporzione più
occupati di coloro che hanno un titolo di studio più
basso. Difatti i titoli di studio più bassi (senza
titolo o scuola elementare) risultano poco presenti nel
mondo del lavoro.
Rispetto al tipo di posto occupato, forte è ancora
la discriminazione femminile. Difatti, è scritto
nel Rapporto, “tra gli occupati laureati, il 34,5%
copre ruoli dirigenziali o di quadro, il 32% è imprenditore
o libero professionista e il 26,5% è collocato a
livello intermedio. Di contro, il 50,2% delle laureate svolge
mansioni impiegatizie, mentre scendono al 27,1% e al 16,2%
le quote di donne rispettivamente impegnate in attività
dirigenziali e imprenditoriali”.
Restano infine a livello intermedio, sia tra i maschi che
tra le femmine, gli occupati in possesso di diploma universitario.
Chi frequenta la nostra scuola
Gli alunni che nel 2002-2003 hanno frequentato la scuola
italiana sono complessivamente 8.776.043. Sono in leggero
aumento, rispetto agli anni precedenti, gli alunni di scuola
materna e di scuola media superiore. Tuttavia, si scrive
nel Rapporto, che lo scenario generale è quello di
una sostanziale stabilità.
Un incremento è invece previsto per gli alunni di
cittadinanza non italiana. “La presenza di stranieri
nelle aule italiane (tab. 23) è ormai una realtà
tangibile in tutti i cicli scolastici. Nel 2001-2002, essi
rappresentano tra il 2,3% e il 2,8% della popolazione scolastica
fino alla scuola media, ma anche nelle superiori si arriva
a sfiorare l’1%”. Le percentuali degli alunni
di cittadinanza non italiana risultano più alte nella
scuola statale che in quella privata. Difatti nella scuola
statale gli alunni di cittadinanza non italiana hanno una
percentuale più della media nazionale: 3,7% nelle
scuole elemtari e 1,4% nelle scuole superiori.
La
formazione professionale. Primi segnali dell’attuale
politica
La gestione del governo di destra, che di fatto ha riabbassato
l’obbligo scolastico a 14 anni, comincia a farsi sentire.
Intanto il tasso di passaggio dalla scuola media alla scuola
media superiore è in diminuzione. Si dice testualmente
nel Rapporto: “Tale fenomeno potrebbe dipendere dall’abrogazione
della legge 9/99 che ha riportato l’età d’obbligo
scolastico ai 14 anni compiuti, togliendo dunque nei fatti
l’obbligatorietà di frequenza del primo anno
di istituto secondario superiore in favore di una valorizzazione
dell’intero sistema d’offerta d’istruzione
e formazione nell’ambito più ampio dell0bbligo
formativo”.
Inoltre, a causa dell’attuale riforma del sistema
dell’attuale Miur, la scelta degli studenti di scuola
superiore è orientata soprattutto verso i licei.
In particolare (tab. 25), nei licei classici risulta l’incremento
più notevole (+11,1%), seguiti dai licei scientifici
(+8,7%). Diminuiscono invece del 4,7% le iscrizioni degli
istituti professionali.
Gli attuali processi di riforma insomma creano insicurezze
e confusione. E naturalmente la popolazione va verso quelle
scuole che, almeno in apparenza, la riforma della Moratti
sembra toccare di meno.
Uno
sguardo fuori della scuola
La parte quarta del Rapporto Censis, dal titolo Comunicazione
e cultura, prende in esame il consumo dei media da parte
dei giovani. Come si vede dalla tabella 1, “televisione,
cellulare e radio hanno livelli di diffusione molto elevati,
ma anche libri e giornali, oltre che internet, sono frequentati,
anche solo saltuariamente, dalla maggioranza dei giovani”.
Sintetizzando molto quello che il Rapporto analizza molto
dettagliatamente, possiamo dire che i nostri giovani fruiscono
con parecchia frequenza dei nuovi mezzi e anche in modo
molto equilibrato. Rispetto all’ormai complesso e
articolato mondo dei media, probabilmente i giornali, quotidiani
e periodici, sono i più penalizzati. Al contrario,
i giovani leggono libri, molto più degli adulti.
Interessanti le motivazioni dei non lettori. I motivi per
cui i giovani non leggono libri sono sempre addebitati a
due fattori: la mancanza di tempo e la difficoltà
a trovare libri interessanti. I giornali poi sono spesso
sostituiti dagli altri media. E comunque è noto la
diffidenza generale dei giovani nei confronti dell’attuale
sistema di informazione giornalistica, per cui alla fin
fine prevale la preferenza per l’informazione elettronica
che un costo inferiore.
Al contrario i lettori di libri sostengono che alla lettura
sono spinti soprattutto dalla passione (49,9%) e dalla ricerca
di svago (33,4%).
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