Cronaca
dal Forum sociale di Parigi
Gabriella Giorgetti
E’
l’ora della scuola reale
La scuola e l’istruzione, temi molto sentiti e discussi
nelle assise internazionali, ma ancora siamo lontani da
una piattaforma comune per allargare ed elevare la qualità
della scuola pubblica
La
Vilette, Bobigny, Saint Denis. La scelta di dislocare
il Forum sociale di Parigi (11-15 novembre) in quelle
tre località, di cui due abbastanza decentrate,
ha consentito ai partecipanti di venire a contatto con
realtà assai diverse tra loro e di coinvolgere
gli abitanti nell’accogliere, sfamare e orientare
le migliaia di partecipanti. Il prezzo pagato è
stato la dispersione dei seminari (oltre ad una certa
loro ridondanza) nonché la fatica di correre da
un luogo all’altro, coprendo distanze che richiedevano
anche più di un’ora di viaggio, fattori che
hanno precluso tempi più distesi per la riflessione.
L’educazione: problema alla ribalta
Per
quanto riguarda l’educazione, il Forum ha fatto
la scelta di dedicarvi uno spazio rilevante, segno dell’interesse,
ma anche delle preoccupazioni intorno a tali tematiche.
Mentre, infatti, di fronte ad aspettative sempre più
elevate, alla scuola e all’università si
chiede di dare risposte adeguate ai bisogni e ai problemi
sociali che l’educazione di massa porta con sé,
le politiche in campo educativo di molti paesi europei
si muovono in senso opposto con tagli delle risorse, riduzione
dell’offerta formativa e privatizzazione dei servizi,
canalizzazione precoce delle scelte, utilizzo sempre più
ampio di lavoratori precari e a tempo parziale.
Le plenarie e i seminari dedicati all’educazione
hanno così toccato temi generali, come l’accordo
generale sulla commercializzazione dei servizi, la loro
privatizzazione e il decentramento, e questioni più
specifiche connesse al fare scuola quotidiano. I temi
degli esiti scolastici degli alunni, della loro valutazione,
della qualità del servizio, di che cosa e come
insegnare si sono così intrecciati con quelli del
protagonismo degli studenti, della democrazia nelle scuole,
ma anche della violenza e della presenza di culture e
religioni diverse – questione di grande attualità
in Francia, a causa dell’aumento delle “provocazioni”
contro il carattere laico della scuola repubblicana.
I numerosi seminari e dibattiti hanno riconfermato la
voglia di partecipazione e di scambio di esperienze, anche
se non è stato possibile andare oltre analisi troppo
generali per consentire di lavorare alla costruzione di
una piattaforma comune europea, tra i cui obiettivi c’è
la difesa e il potenziamento di una scuola pubblica di
qualità. Ne è stata testimonianza l’assemblea
finale di tutto il personale della scuola, dei genitori
e degli studenti, dove sono prevalse logiche di organizzazione,
il bisogno di segnare la propria appartenenza e di contrapposizione
rispetto alla necessità di procedere alla definizione
di una piattaforma comune.
Tante idee sulla scuola di oggi e le sue risorse
Eppure
le idee non sono mancate. E’ stata forte nei dibattiti
l’idea di scuola come luogo pubblico, come risorsa
educativa che deve essere aperta a tutti i soggetti del
territorio. Una scuola soggetto di democrazia e di pace,
che sia in grado di farsi più attenta alla diversità
e che sappia interrogarsi seriamente sul rapporto apprendimento/insegnamento,
mettendo in discussione modi tradizionali di trasmissione
delle conoscenze.
Un altro tema condiviso è stato quello del rifiuto
di una scuola che canalizzi gli alunni in modo precoce
(molto interessante su questo tema l’intervento
dell’esponente del sindacato tedesco degli insegnanti,
GEW). Così comuni sono state le richieste degli
studenti per la generalizzazione della carta dei loro
diritti, l’abbattimento dei costi degli studi soprattutto
a livello universitario, la partecipazione degli studenti
nei processi decisionali e la tutela del diritto allo
studio.
Centrale e condivisa anche la questione delle risorse:
di fronte ad una netta riduzione della spesa pubblica
per l’istruzione (che diventa drammatica in alcuni
paesi dell’Est-Europa) occorre mobilitarsi per un
impegno reale di almeno il 6% del PIL per l’istruzione,
come indicato, a livello internazionale, anche dall’Unesco
e dall’Internazionale dell’Educazione, e almeno
un 1% di investimenti a favore di azioni di sostegno alla
scolarizzazione nei paesi in via di sviluppo.
Sono, però, ancora molte e importanti le questioni
che richiedono maggiore approfondimento. Tra queste le
politiche discriminatorie nei confronti delle differenze,
verso i disabili, come verso gli allievi di origine immigrata
per i quali ancora troppo spesso si ricorre a percorsi
speciali. Così piuttosto diversificati sono i giudizi
sul processo di Bologna per l’Università,
su decentramento ed autonomia scolastica, visti da alcuni
come l’anticamera della regionalizzazione e della
privatizzazione, mentre nell’esperienza di molti
paesi costituiscono uno strumento chiave per avvicinare
maggiormente il luogo decisionale agli utenti, aumentare
la democrazia e la partecipazione e sviluppare l’autonomia
professionale dei docenti.
Appuntamento all’anno prossimo
Alla
fine dei lavori l’assemblea generale ha lanciato
la proposta di un forum europeo sull’educazione
da tenersi prima di quello mondiale, che si svolgerà
a Londra nel prossimo anno.Una proposta che ha alla sua
base una giusta esigenza di maggiore confronto e approfondimento.
Una scommessa che, però, si può vincere
solo se si è in grado di uscire da una dinamica
di dibattito tutto interno e fatto di slogan di professionisti
della politica, dando maggiore voce alle esperienze di
tutti coloro che in una pluralità di situazioni
lavorano quotidianamente per un’educazione di qualità
in grado di garantire veramente il successo formativo
a tutti.