La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia insieme ad ogni dono di Natale
di Marilena Menicucci

Il 20 novembre scorso alcuni organi di stampa si sono ricordati dell’anniversario della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, firmata, per l’appunto a New York il 20 novembre 1989; qualche esempio: il Comune di Roma ha pubblicato un libriccino in proposito e la Consulta DS per l’Infanzia e l’Adolescenza ha chiesto e riempito un’intera pagina de L’Unità, per festeggiare la ricorrenza. Ma è davvero importante questo documento? La Convenzione rappresenta un dover essere e un ideale, irraggiungibili come le utopie? E’ un buon esempio di compromesso tra i 180 stati firmatari? Ha un valore formale, ufficiale, internazionale, teorico? Delinea un mondo a misura di bambino, che mai si realizzerà?
Se l’importanza di questa Convenzione coincide con quella di un pezzo di carta, è meglio non ricordare nemmeno la data della sua firma, se invece ha valore giuridico e costituisce un punto di partenza per cambiare in meglio i bimbi e il mondo in cui vivono, allora non basta un giorno per ricordarlo bene e si propone di dedicare un tempo lungo, dal 20 novembre alle festività natalizie, ad esempio, per diffondere e riflettere su tale Convenzione. Questo, nell’Occidente, è il tempo privilegiato per i bambini: il mercato offre una gamma ogni anno più ricca di oggetti-dono per l’infanzia, i mass-media aumentano gli spazi dedicati alla pubblicità, i bambini sono trattati da consumatori privilegiati e si accresce l’attenzione nei loro confronti, tanto da indurli a desiderare qualcosa e tanto, come se panettone, pandoro e giocattoli costituissero i loro bisogni primari. L’organizzazione del mercato segue leggi così ben definite, da mettere a posto anche la coscienza dei genitori e degli adulti in genere, i quali, comprando ciò che viene associato ai bisogni infantili, si sentono buoni genitori e adulti rispettosi dell’infanzia.
Tutto a posto? E’ proprio così?
Per dare una risposta vicina al vero, si propone, se non di sostituire, almeno di affiancare alla massiccia pubblicità consumistica un’altra informazione: la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, da regalare insieme ad ogni dono natalizio! Si tratta di 54 articoli, distinti in tre parti. La prima, dal primo all’articolo numero 41, elenca i diritti; la seconda, dall’articolo numero 42 al 45, si concentra sull’organizzazione e il funzionamento del Comitato dei Diritti del Fanciullo all’interno dell’ONU e la terza, dall’articolo numero 46 al 54, informa sulla ratifica, gli strumenti di adesione, le denunce, le proposte di emendamenti e così via.
La storia dell’infanzia, fino ai nostri giorni, comprende numerosissimi episodi di uso e di abuso, in passato giustificati dal mancato riconoscimento di questo periodo, visto come un’età non adulta, considerato perciò come un lungo momento di mancanza di quelle caratteristiche, proprie invece della maturità. Tanto che per vivere e sopravvivere bastava adattarsi il prima possibile alla logica adulta, assomigliando ai grandi. In Europa abbiamo avuto Rousseau, Freud, la Montessori e tanti altri pensatori-educatori, che hanno fatto luce sul valore dell’infanzia come periodo con sue caratteristiche specifiche da rispettare, ma in pratica nel nostro continente, come negli altri, ancora vige la logica del diventare grandi il prima possibile: poca o niente scuola e tanto lavoro, non importa se sottopagato o illegale, fuori dalla famiglia, per mantenere la famiglia! Oppure, di contro, il mercato in occidente ha allungato l’infanzia e l’adolescenza, ampliando le schiere degli eterni bambini, bisognosi di soli trastulli, consumatori perfetti, dipendenti da tv, da fumo, da droga, incapaci d’impegno e di responsabilità. Un’infanzia paralizzata o mutilata per l’eccesso opposto a quello vissuto dai paesi poveri, un’infanzia comunque inascoltata nei suoi bisogni primari. Per capire quali siano e per fermare tutte le forme di violenza nei confronti dell’infanzia, dalle più evidenti a quelle più subdole, nascoste fra le maglie del tempo, a cui noi stessi apparteniamo, si chiede che il periodo natalizio, che da noi si apre già a novembre e finisce con la Befana, sia destinato alla riflessione sui bisogni infantili, secondo la Convenzione ONU.
Perché l’iniziativa riesca si chiede la collaborazione dei personaggi più creativi della nostra società, negli ambiti più disparati (pubblicità, arti figurative, cinema, televisione, mass-media…) perché il discorso sembra giuridico, ma non lo è; riguarda la componente più profonda di ognuno di noi, anche se adulti. Si chiede il rispetto dei bisogni infantili non solo per i bambini di oggi e di domani, ma anche per quelli di ieri, di cui noi siamo testimoni. In ogni nostra difficoltà adulta si nasconde una ferita, un sopruso, un’ingiustizia, un dolore di quand’eravamo bimbi e nella profondità di ogni sentimento gioioso adulto è piantato il seme della felice soddisfazione, risalente ai primi anni di vita; anche in nome di questi bimbi incompresi, o felici, che siamo stati, si chiede che il periodo natalizio sia una festa vera dei bisogni reali dei bimbi. Riflettere e rispettare l’infanzia, insomma, significa ancorarsi alle possibilità migliori dell’umanità.
La Convenzione è rimasta troppo a lungo dentro i cassetti delle istituzioni competenti, è ora che si veda ovunque, per le strade, sui muri, sui video, nei teatri, alla televisione, in ogni ordine di scuola, dentro le case, negli ospedali, nei bar, al cinema, nelle chiese, al parco, ovunque. Si chiede la visibilità, la diffusione e la conoscenza di questo documento da parte di ciascun cittadino, che sarà una persona tanto più civile, quanto più conoscerà e rispetterà questa Convenzione.
La parte più interessante del documento, infatti, non sta solo nell’elenco dei diritti (la salute, l’istruzione, la protezione dagli abusi…) quanto nei compiti degli Stati parti, i quali si impegnano, adottano, rispettano, vigilano, garantiscono, provvedono, prevedono, appoggiano, proteggono, riconoscono, assicurano, lottano, aiutano, incoraggiano, promuovono, favoriscono, incoraggiano, convengono, agevolano.. tutti i provvedimenti legislativi, amministrativi e altri, affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato.
La maggior parte dei 54 articoli afferma la presa di responsabilità degli Stati parti, perché i fanciulli (ogni essere umano avente un’età inferiore a diciotto anni, art.1) stiano bene a tutti i livelli, cominciando dalla loro identità, perché possano vivere con i rispettivi genitori, che saranno aiutati nel loro impegno. Si nominano istituzioni, servizi, assistenza e un personale competente, che sappia informare genitori, insegnanti e chi lavora con i bambini, in vista di un buon orientamento scolastico e di un tempo libero trascorso giocando, come vuole l’età del bimbo. Questi Stati si dichiarano pronti ad impedire l’uso illecito di stupefacenti(art.33), il rapimento, la vendita, la tratta(art.35), la tortura(art.37) e contro ogni forma di sfruttamento sessuale(art34), riguardante i bambini.
I diritti enunciati corrispondono ai bisogni primari di un essere umano: essere allevato da genitori(art7); la libertà d’espressione(art.13), di pensiero, di coscienza, di religione(art.14)e di associazione(art.15); il diritto all’adozione(art21), ad un rifugio(art.22), all’educazione(art.28), ad essere curato se handicappato(art.23) e ad essere ritenuto innocente(art.40).
Se questi e tutti gli altri enunciati della Convenzione sono considerati le necessità fondamentali per una crescita normale del fanciullo, perché sono ignorati da milioni di persone? E perchè qualcuno li critica come teorici? Perché gli Stati parti per primi non si azionano in vista di una piena realizzazione dell’enunciato?
Se la qualità dell’infanzia differenzia una persona dall’altra e un popolo da un altro, tanto da distinguere il civile dall’incivile, perché non parte una campagna natalizia di coinvolgimento generale, perché gli articoli della Convenzione siano diffusi, conosciuti e applicati?
Entrando nel concreto del nostro paese, limitandoci a questo periodo ( lasciandoci alle spalle i provvedimenti governativi sulla Scuola, la Giustizia e i Tribunali, la Salute, ecc.) ad esempio, si osserva che in questi giorni, il governo ha stabilito l’inclusione nella finanziaria del bonus di 1000 euro per ogni figlio che non sia primogenito, nato tra il 1° dicembre del 2003 e la notte di San Silvestro. Senza togliere niente al buono delle intenzioni, si chiede di regalare una copia della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia ad ogni ministro, perché il Documento prevede ben altro: una politica sociale a sostegno delle famiglie! Senza questo progetto generale come si può dire di essere dalla parte dei bambini, dei genitori e della famiglia in genere? Occorrono strutture, servizi, trasporti, scuole, nidi, una determinata organizzazione del lavoro e dell’economia e mille altri singoli provvedimenti, per garantire la nascita e la conduzione di una famiglia, dove si rispettino i diritti di ciascun componente, cominciando dagli ultimi nati. Senza un piano generale, il bonus a tempo diventa una presa in giro e il segno di una società, dove metterà su famiglia solo chi se lo può permettere. Per la massa della gente comune, invece, si delinea un futuro fatto di uomini e di donne, lavoratori insoddisfatti, perché non riconosciuti nemmeno nel loro diritto a procreare. Non nasceranno più i primi figli e quindi il bonus, destinato ai secondi, non verrà nemmeno richiesto( a gioia del ministro del Tesoro, che potrà tenersi il gruzzolo da destinare…alla scuola privata o a qualche ente simile!).
In Parlamento, poi, si sta discutendo di procreazione assistita, legata al bisogno naturale di una coppia di avere figli. Ma i politici conoscono gli articoli della Convenzione, destinati ai genitori(articoli 9,14,18,22,24,27)? Siamo sicuri che una determinata posizione politica, avulsa dai risultati della ricerca scientifica, non cancelli o limiti il bisogno naturale?
Anche la legge Gasparri sulle telecomunicazioni, appena approvata in Parlamento, sembra estranea allo spirito della Convenzione e in particolare all’articolo 17: quanto il fanciullo e i suoi diritti hanno pesato sulle decisioni politiche? Quanto internazionale si vuole il nostro paese? E in linea a quali paesi? In nome di quale economia? In prospettiva di quale società?
Quanto contano i diritti dei bambini fuori dal palazzo dei politici, nelle scelte di ciascun cittadino e nelle sue azioni quotidiane?
Potesse il periodo natalizio servire per riflettere e per rispondere a queste domande, leggendo o rileggendo la Dichiarazione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia! Tanti auguri!

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