Politica scolastica e culturale
Prevenire la dispersione
Una scuola per tutti
Daniela Pietripaoli

Essere dentro la scuola può essere visto, da chi ne usufruisce, come conquista o come perdita per il proprio sviluppo e la propria condizione di cittadino.
L’identificazione piena con la scuola è possibile anche per chi ne stia fisicamente fuori (si pensi ai ragazzi ricoverati negli ospedali, che ritengono un privilegio poter continuare a studiare e a far parte della vita di classe, anche da lontano, grazie agli strumenti telematici), ma si può stare dentro con l’animo di chi fugge, perché non si sente accettato o perché non riesce a capire “le regole del gioco”.
Chi riesce bene va avanti, ponendosi più in alto rispetto agli altri; avverte nella scuola un ambiente favorevole per il suo successo personale. A volte, però, si trova male, perché l’ambiente mortifica le sue capacità, costringendolo a rallentare il suo cammino “della conoscenza”.
Insomma la scuola riesce con grande difficoltà ad essere “su misura” dell’allievo, il quale ha la necessità di identificarsi con essa, con i suoi fini, con le sue norme, con i suoi riti, con la sua gente: cioè con gli elementi simbolici, affettivi, legati alla tradizione, all’immagine, alle vicende, ai personaggi con i quali si desidera avere qualcosa in comune. Ed è proprio al sentimento dell’appartenenza che sono interconnessi il successo e l’insuccesso scolastico.
Il fenomeno della dispersione scolastica (formula che sintetizza una varietà di fenomeni che in prima approssimazione possono essere ridotti a ritardi, ripetenze e abbandoni da parte di allievi lungo il corso di studi) è un indice molto significativo dell’insuccesso della scuola e della sua incapacità di dare una risposta efficace al principio del diritto allo studio sancito dalla Costituzione e a garantire quella che si può definire “cittadinanza scolastica”. Questa nostra affermazione sta a significare che il soggetto che entra a scuola ha diritto a trovare una serie di aiuti programmati, per sviluppare in sé le fondamentali dimensioni della persona, del cittadino e del lavoratore.
Da una serie di ricerche emerge la correlazione tra insuccesso scolastico, abbandono e altre forme di insuccesso, sul piano affettivo, familiare, sociale, lavorativo. È su questa base che germina buona parte della devianza e della delinquenza che affligge la nostra società.
La scuola non è il luogo in cui si decide dell’essere e del non essere, del bene e del male della vita, ma è una delle opportunità a disposizione del giovane, per prepararsi al grande “gioco” della vita. E proprio per raggiungere questo obiettivo, la scuola deve mirare al successo dei suoi allievi, e quindi alla rimozione delle cause dell’insuccesso, che anticipa l’abbandono e la dispersione, trovando il mix ottimale per costruire competenze che abbiano un senso per il soggetto e per la società.
Arrivati a questo punto è doveroso chiedersi: in che modo le scuole intervengono per prevenire l’abbandono scolastico?
A riguardo è interessante tenere conto del progetto “L’innovazione didattica per la prevenzione della dispersione scolastica e la compiuta attuazione dell’obbligo scolastico e formativo” realizzato da sette scuole secondarie superiori della provincia di Reggio Calabria nell’anno scolastico 2001/2002 sulla base di un modello d’intervento proposto dal Cras1 (Centro di Studi, Ricerche e Progettazione sugli Affari Sociali) di Roma, i cui risultati sono stati raccolti nel testo A scuola per scelta. Progettare in rete2, volume a cura di Savina Cellamare e Paolo Serreri, nel quale gli autori hanno approfondito i temi della “progettazione in rete” (Maria Quattrone), della “formazione empowering” (Donata Francescato, Daniela Olmetti Peja), della “didattica meta-cognitiva e delle abilità di studio” (Savina Cellamare, Daniela Olmetti Peja), ed una lettura metodologica dei lavori delle scuole (Fabio Bocci, Cesare Fregola, Stefano Zucca).
Si tratta di un accordo di rete tra le sette scuole, che nasce dall’esigenza, profondamente avvertita dai dirigenti scolastici, di affrontare in maniera innovativa il problema vasto e complesso della dispersione scolastica, analizzando sotto un profilo psico-pedagogico le molteplici cause che stanno alla base di quel tasso di abbandono che pervade le nostre scuole inducendo parecchi allievi a interrompere gli studi senza avere assolto all’obbligo scolastico e ad intraprendere senza eccessiva convinzione altre strade, candidando se stessi ad ulteriori insuccessi.
Il modello progettuale proposto dal Cras, il modello Feronia, e fatto proprio dalle sette scuole calabresi, muove dalla premessa che la dispersione scolastica sia un fenomeno multifattoriale di natura processuale che incide direttamente e pesantemente sul rendimento scolastico, provoca modificazioni in profondità nella psicologia dei ragazzi a rischio, produce alterazioni nella percezione dei rapporti e delle relazioni scuola/ambiente, docenti/allievi, allievi/ genitori3. E quando non vengono promossi e/o consolidati interventi per contrastarla, si ingigantisce e si corre il rischio che deflagri negli anni successivi.
L’intervento assunto dal progetto “L’innovazione didattica” si basa su un approccio pedagogico che si ispira al principio della formazione impostata secondo la logica delle competenze. Competenze necessarie agli individui per vivere, lavorare e partecipare alla vita delle comunità, nei diversi contesti e nelle diverse situazioni storico-sociali e culturali. Dal concetto di competenza si diramano due linee di intervento fondamentali:

a) la didattica modulare4 ed il Mastery Learning “di minima”5 o la didattica metacognitiva6 tesa a sviluppare le abilità di studio;
b) la formazione empowerment7 tesa a sviluppare l’empowerment individuale e dei sistemi con cui
l’individuo agisce (organizzazioni, mass media, ecc.). Valorizza le esperienze di lavoro e di vita degli individui integrando le componenti emotivo-affettive e cognitive: attraverso l’utilizzo di tecniche esperienziali e narrative sui percorsi di vita permette a chi partecipa di affrontare nodi problematici, di elaborare il proprio passato e far emergere i desideri: permettendo così di valutare l’empowerment personale e l’auto-efficacia.

Il ragazzo deve essere in grado di acquisire quegli strumenti che gli consentiranno di capire e valutare se stesso e i gruppi in cui è inserito. Non solo, lo aiuteranno ad aumentare il grado di empowerment, in modo che abbia una maggiore fiducia verso il futuro e una maggiore consapevolezza del ruolo che egli può svolgere da solo e con altri nell’influenzare gli eventi e nel cogliere le opportunità dei contesti scolastici e ambientali in cui è inserito.


Centralità del soggetto

Oggi all’insegnante si chiedono non solo “conoscenze”, ma anche quelle indispensabili capacità e abilità specifiche che caratterizzano la sua preparazione professionale. Tra queste senza dubbio da annoverare quelle relative alla capacità di mettere al centro del processo dell’apprendimento e della formazione l’allievo, con la sua storia, i suoi punti deboli (dai quali bisogna partire) e con i suoi punti di forza. Se si parte dalle persone, dalle loro biografie, dai loro vissuti è molto più facile fare un bilancio delle loro competenze e dei loro saperi, di quelli acquisiti e di quelli da acquisire in termini di contenuti ed in termini di risorse cognitive.
Punto centrale è il riconoscimento della complessità, unicità, vitalità della soggettività del ragazzo che incontra e “vive” la scuola.
Ogni insegnante è consapevole che il proprio compito è quello di fornire, ad ogni singolo studente, tutti gli strumenti necessari per conoscersi e per conoscere i contesti sociali in cui interagisce: gruppi, organizzazioni, comunità, per trovare possibili intrecci tra desideri, propensioni, capacità individuali e opportunità o vincoli ambientali.
La “ricerca biografica”, quindi, all’interno della classe può diventare base per programmi di intervento innovativi ed efficaci; essa mette in grado di intervenire su problemi emergenti. Si tratta di una ricerca per l’azione.
Si afferma con sempre maggiore forza la concezione dell’individualizzazione, cioè l’esigenza di costruire interventi formativi a misura dell’allievo con l’introduzione di appropriate modalità organizzative.
L’insegnante sa (o almeno lo dovrebbe sapere) che deve consolidare e sviluppare nei sui allievi la disponibilità ad apprendere, facilitare il loro inserimento nella scuola e nella società. L’obiettivo è quello di accompagnare l’individuo, aiutandolo a divenire più responsabile, più attivo e più autonomo nella sua vita scolastica, sociale e nella sua futura vita professionale.
La centratura del soggetto diviene a questo punto un assunto rilevante, una parola chiave per realizzare programmi di prevenzione e di recupero della dispersione scolastica e degli insuccessi formativi.


Perché un progetto in rete?

Con l’avvio dell’autonomia degli istituti scolastici si è messo in moto nelle nostre scuole un processo irreversibile per quanto riguarda il loro assetto organizzativo interno, i loro rapporti con il territorio, le possibilità di iniziativa.
L’autonomia ha dato la possibilità alle scuole di promuovere accordi di rete o aderirvi per raggiungere i propri fini istituzionali. L’accordo può essere finalizzato ad attività didattiche e di ricerca, di formazione del personale, di ottimizzazione delle risorse, di acquisizioni di beni e servizi. Il che consente alle scuole e al personale che in essa opera, di fare un salto di qualità: traguardi significativi non si raggiungono se non si parte da obiettivi, programmi collegialmente condivisi, se a monte non c’è un lavoro di équipe, risorse personali, umane che si spendono sul piano didattico e tecnologico.
Nel progetto i vari attori hanno cooperato fra loro per consentire scambi stabili e reciproci di informazioni, documentazioni, esperienze utili al potenziamento della comunicazione disciplinare e didattica tra i docenti delle sette scuole; la rete ha consentito loro di uscire dai ristretti limiti dell’autoreferenzialità, per cogliere invece, le istanze del territorio e soddisfare i bisogni dell’utenza8.
Svariati soggetti appartenenti a settori diversi si sono messi assieme attraverso una convenzione, un patto formalizzato che ha consentito di potenziare e dilatare l’azione di ogni singola scuola ad una dimensione territoriale più ampia.
In quanto veicolo di rafforzamento del tessuto di relazioni e d’arricchimento delle offerte da parte del territorio, la rete è stata considerata come un corretto intervento per prevenire la dispersione scolastica e per perseguire obiettivi di qualità e successo dei processi formativi.
Le scuole l’hanno adottata come modalità “dinamica” per affrontare un problema complesso.
Si auspica che questa “esperienza” possa essere un approfondimento dei temi di fondo che da anni sono alla base del tema più generale delle didattiche, della progettazione e degli approcci psico-pedagogici alla prevenzione della dispersione scolastica nell’età dell’adolescenza, ma non solo. Che sia, per tutti coloro che lavorano nella scuola, un’occasione di riflessione rigorosa sul ruolo professionale e sociale dell’insegnante, elemento fondamentale all’interno della classe. È il suo approccio come persona che crea il clima nella classe; come insegnante possiede un grande potere, il potere di contribuire, in modo significativo, alla crescita ed alla riuscita di una persona nel lavoro, nella società e nella vita.


Note

1 Consiste in una variante del modello Feronia (Serreri, P., Programma Feronia: liberi di sapere, Franco Angeli, 1998). Il modello base è molto articolato. Sostanzialmente agisce su tre piani: sul piano dell’empowerment individuale e di gruppo degli allievi; sul piano del coinvolgimento di tutti i soggetti con cui gli allievi stessi possono stabilire relazioni positive finalizzate/finalizzabili al successoscolastico; e, infine, sul piano dell’adozione di un modello integrato di Mastery Learning di minima, di didattica individualizzata e di valutazione formativa e proattiva.
2 S. Cellamare, P. Serreri, (a cura di), A scuola per scelta. Progettare in rete, Falzea Editore, Reggio Calabria, 2004.
3 Serreri P., Programma Feronia: liberi di sapere, Franco Angeli, 1998.
4 D. Domenici, Manuale dell’orientamento e della didattica modulare, Laterza, Bari, 2002.
5 M. Baldacci, La metodologia dell’individualizzazione, in P. Serreri, (a cura di), Programma Feronia: liberi di sapere, Franco Angeli, Milano, 1998.
6 D. Olmetti Peja, S. Cellamare, A scuola per scelta. Progettare in rete, cit.
7 D. Francescato, M. Burattini, (a cura di) Empowerment e contesti psicoambientali di donne e uomini d’oggi, Aracne, Roma, 1997.
8 Cfr. M. Ambel, Idea di rete, reti di scuole, in “Magelano”, I, dic., 2000, pp.25-31.

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