La notizia
Stato giuridico e dirigenza scolastica
La scuola come il catasto

Armando Catalano

Sarà il fatto veramente “clamoroso”, sarà la fondata necessità di alzare subito la guardia da parte del mondo sindacale, il fatto è che non possiamo fare a meno di notare una qualche semplificazione di troppo nel modo in cui talora si parla dello stato giuridico dei Docenti e, in particolare, della Dirigenza scolastica dentro il disegno di legge dal titolo, invero un po’ grottesco, “Statuto dei diritti degli insegnanti”. Meglio è chiamarlo col nome proprio “Statuto degli impiegati dello Stato che lavorano a scuola”. E dalle cose che seguono si capirà il perché.
Che il Ddl 4091, scaturito dalla unificazione degli originari testi Napoli/Santulli, sia un ritorno indietro di decenni è un fatto ormai chiaro a tutti: rilegificazione del rapporto di lavoro, eliminazione del Sindacato dalle scuole, ritorno alla regolazione per circolare degli aspetti più minuti della vita scolastica. Ma non è solo un semplice ritorno al passato e vedremo anche qui le ragioni.


Il meccanismo delle assunzioni

Ora, nel denunciare questi aspetti si commette l’errore, inconsapevole talvolta, di arruolare la ignara Dirigenza scolastica dentro questo progetto. Tradiscono questo arruolamento coatto le espressioni giornalistiche del tipo “chiamata diretta dei Docenti da parte dei Dirigenti scolastici” oppure, alla conclusione di condivisibili analisi, “il potere assoluto dei Dirigenti scolastici”. Siamo convinti, invece, che, se venisse approvato quel disegno di legge, a rimetterci drasticamente in termini di “potere”, di autonomia, di libertà sarebbe, accanto alla Docenza e al Sindacato, anche il Dirigente scolastico.
Incominciamo dal reclutamento del personale Docente. E’ già stato ampiamente spiegato che il carattere nazionale, concorsuale, del reclutamento dei Docenti, previsto dalla stessa Costituzione, è elemento di imparzialità e garanzia di pluralismo nella scuola dello Stato. Affidare alle scuole, come fa il Ddl, la “chiamata” dei Docenti, con meccanismi per ora pudicamente taciuti o non chiariti, tramite non una scelta arbitraria del Dirigente scolastico – anche gli avversari per quanto stolti non arrivano a questo livello di stoltezza - ma tramite una commissione di Scuola, significa colpire al cuore la laicità della scuola repubblicana. E’ una illusione di funzionalità quella che prevede l’assunzione da parte delle scuole: niente più lungaggini dei concorsi, niente chilometriche graduatorie, niente doppi canali; se serve il Docente o il supplente la scuola “pesca” fra gli idonei all’insegnamento di una lista regionale. Ora il fatto è che si cerca di far passare per meccanismo snello, puramente tecnico, quello che, invece, è un disegno politico-ideologico. Per evitare lungaggini e disfunzionalità bastava applicare le procedure previste dalla Legge 124/99. Ma, arrivati al governo gli “innovatori” aziendalisti, hanno distorto anche la Legge 124/99, ne hanno manomesso i cardini, hanno unificato alcune graduatorie, hanno equiparato il servizio prestato (con raccomandazione) nelle scuole private a quello prestato (per merito e con pena) nelle scuole pubbliche e ora, per riparare i guasti da essi stessi creati, si inventano la chiamata diretta che colpisce al cuore l’imparzialità dello Stato quando assume i suoi dipendenti. Non è ancora chiaro, infatti, con quale criterio sarebbe assunto dalle scuole (comunque non dal Dirigente scolastico) il Docente: sulla base dell’adesione del Docente al Pof dell’Istituto? sulla base di un colloquio? sulla base della vicinanza territoriale? sulla base dell’adesione ai valori, poniamo, della cultura celtica in Lombardia o della cultura nuragica in Sardegna? Saremmo al puro arbitrio della scuola. Non, come erroneamente si ripete, del Dirigente scolastico, il quale (ove ipotizzassimo la realizzazione di un tale sciagurato meccanismo) giocoforza sarebbe il soggetto legale che stipula il Contratto con il Docente assunto dalla Commissione esaminatrice. Ma una scuola e un Dirigente scolastico investiti di tale prerogativa sarebbero al centro di pressioni insostenibili nei territori e sarebbero sottoposti a invadenze e ingerenze “superiori” e ambientali tali da limitarne la libertà in ogni senso: culturale, gestionale, socio-territoriale. Questa è, dunque, una prima forte ragione per cui il Dirigente scolastico rifugge da questa idea sbagliata e cattiva che sta al fondo di tale proposta di reclutamento della Docenza nella scuola dello Stato.


Vicedirigenti e collaboratori

Il Ddl 4091, inoltre, introduce la vicedirigenza. Il vicedirigente in ogni scuola è idea copiata dalla Pubblica Amministrazione. E’ la solita vecchia idea di considerare la scuola come un qualsiasi ufficio, a gerarchia rigida e verticale, e non come ambiente democratico e a legame debole che si dirige per partecipazione e per condivisione e non per ordini. La scuola è ambiente ad organizzazione piatta, fatta di autonomie che si organizzano in funzione di obiettivi mutevoli e fluidi tale da richiedere una organizzazione di tipo “adhocratico” (organismi funzionali creati ad hoc di volta in volta). E allora è più funzionale la conferma di quanto prevede già oggi l’articolo 25 del D.lvo 165/2001, e cioè che il Dirigente scolastico si avvale di docenti da lui individuati per l’affidamento di compiti organizzativi e gestionali. Semmai si tratta di estendere e affinare l’istituto, facendo una operazione analoga a quella delle Funzioni strumentali: si affida un budget alle scuole, si individuano, sulla base della complessità dell’Istituto, “quanti” collaboratori servono alla scuola, si contratta in sede di contratto di scuola il loro compenso. Il Dirigente scolastico, infatti, non è affatto interessato ad un meccanismo che per concorso gli impone un vicedirigente che viene da fuori della scuola e che la scuola non conosce. Egli è invece più interessato a potenziare la propria prerogativa di nominare, su base fiduciaria, i propri collaboratori e non vede con favore che questo elemento della fiduciarietà, che può esercitare esclusivamente nominando i propri collaboratori, gli venga sottratto con l’introduzione di un vicedirigente imposto dall’alto.


Un’ideologia autoritaria

Del resto, tutto il Ddl in questione è un’operazione di riduzione dei Docenti e Dirigenti ad impiegati da controllare dall’alto. E’ una ideologia autoritaria che sta al fondo della questione: è la stessa ideologia che vuole controllare i giudici, che vuole eliminare il Sindacato dallo scenario politico-sociale, eliminare la televisione pubblica per consegnare al privatismo più assoluto la produzione delle idee. E in effetti, che ne sarebbe dell’autonomia della scuola se, eliminata la contrattazione di istituto (un’altra prerogativa, quella negoziale, del Dirigente scolastico che scomparirebbe) ogni atto tornasse ad essere regolato dalle Circolari? Saremmo di nuovo al Docente impiegato, al Dirigente/Direttivo che non interpreta Leggi ma applica circolari. Perché, di questo passo andremmo dritti, altro che al potere assoluto del Dirigente, alla cara vecchia scuola che torna ad essere regolata da fuori (Miur, Direzioni Regionali, Csa). E il Dirigente tornerebbe ad essere più che autonomo gestore delle leggi e delle Direttive un mero esecutore dell’ultima Circolare sugli aspetti più minuti della vita dell’Istituto. Sarebbe, privato della capacità negoziale e privato in concreto della capacità di nomina dei collaboratori (il primo collaboratore chiamato vicedirigente imposto dall’alto), un Dirigente scolastico “minore” rispetto agli altri Dirigenti. Anche per questa via, cioè colpendo l’autonomia della Dirigenza scolastica, si colpisce l’autonomia della scuola.
Del resto, per farsi un’idea di quanta strada ancora dobbiamo fare nell’acquisizione di una cultura dell’autonomia, basterebbe pensare al grottesco episodio del Liceo “Parini” di Milano, dove, a seguito dell’allagamento più famoso della storia scolastica italiana, un gruppo di Docenti di quell’istituto, invece di affidarsi alle leggi dello Stato e al regolamento dell’Istituto, scrive al Ministro per chiederle di intervenire e di punire i ragazzi più di quello che le leggi consentano. E un Ministro che gioca a smantellare l’autonomia ricorda che è compito della scuola provvedere. O tempora…

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