La
notizia
Il Social Forum a Londra dal 15 al 17 ottobre
L'Europa dei movimenti
Gabriella Giorgetti
Un
social forum europeo in tono minore quello che si è
svolto a Londra a metà ottobre, non solo per motivi
tecnici - difficoltà a raggiungere gli spazi un
po' ristretti del forum e costi eccessivi - ma anche perché
la formula del forum, al suo terzo appuntamento, incomincia
a manifestare una crisi di crescita.
Se, infatti,il forum sociale europeo costituisce ancora
uno strumento importante di discussione e socializzazione
delle conoscenze, di scambio di esperienze, di pratiche
alternative e di resistenza e lotta alle logiche neoliberali
-e ne sono testimonianza i ragazzi e le ragazze che continuano
a considerarlo uno spazio di incontro importante -, dall'altro,
però, non si può non sottolineare la ripetitività
di molti dibattiti, la riduzione della riflessione a meri
slogan e la difficoltà azioni comuni di lotta e
mobilitazione. Inoltre, si tratta di un forum che si rivolge
ad una Europea dimezzata, in cui è soprattutto
presente l'Europa del sud (quest'anno è stata molto
significativa la presenza turca), ma con scarsa capacità
di aggregare verso est e nella totale assenza dei paesi
nordici.
Un primo obiettivo non può che essere quello del
ripensamento delle modalità organizzative del forum
sociale, dando più spazio ai seminari,per consentire
un reale approfondimento dei temi in discussione, del
suo allargamento e della necessità di accrescere
il coordinamento tra le diverse componenti che formano
il movimento per riuscire a fare politica insieme tutto
l’anno.
I punti fermi
Durante
le tre giornate di incontro si sono, ciononostante, evidenziati
aspetti molto positivi.. Innanzitutto il forum è
riuscito a dare spazio e visibilità a temi poco
discussi pubblicamente in Gran Bretagna, come l'Europa
e il trattato costituzionale, il rapporto con i paesi
del sud del mondo.
Inoltre, pur nella diversità a volte delle opinioni
- manifestatasi in modo evidente soprattutto nel giudizio
da dare al trattato sulla Costituzione europea - c'è
stato un importante confronto tra sindacati e movimenti
sui temi della costruzione dell'Europa sociale, dei diritti
dei lavoratori, dell’opposizione a qualsiasi forma
di privatizzazione dei servizi. Per la prima volta la
Ces ha fatto parte dell'assemblea dei movimenti, riconoscendoli
come interlocutori e le organizzazioni sindacali di numerosi
paesi sono state attivamente presenti nei seminari.
Le posizioni sull’educazione
Per
quanto riguarda l’educazione, sono stati trattati
soprattutto i temi relativi allo smantellamento della
scuola pubblica, alla privatizzazione dei servizi e alle
politiche europee. Molto emblematici gli interventi dei
sindacalisti inglesi su quanto sta avvenendo in Gran Bretagna,
il paese europeo dove, indubbiamente, sono più
avanzati i processi di privatizzazione del sistema educativo,
e si assiste alla diffusione di una pratica didattica
finalizzata esclusivamente al superamento dei test di
verifica degli apprendimenti (che costituiscono, tra l'altro,
uno strumento per misurare la produttività della
scuole e degli insegnanti) e su cui si è costruito
un movimento di opposizione e resistenza civile promosso
dagli stessi sindacati.
Unanime il consenso sulla necessità di riaffermare
il principio dell'educazione come diritto e della scuola
pubblica come garanzia del suo esercizio, e di costruire
un'Europa dell'istruzione in quanto attraverso l'educazione
è possibile far crescere i valori della democrazia,
del rispetto dell'altro, del pluralismo culturale.
Comune,infine, la decisione di arrivare ad una giornata
europea di mobilitazione sull'educazione. A metà
dicembre si terrà una riunione per definire la
data e i contenuti di una piattaforma a livello europeo.
A conclusione del Forum è stato approvato un documento
che prevede al primo punto il ritiro immediato delle truppe
di occupazione dall'Iraq e la fine dell'occupazione israeliana
in Palestina, con lo smantellamento del muro e la richiesta
di sanzioni contro la politica del governo israeliano.
Sono state annunciate, infine, anche iniziative contro
i tagli sociali, il precariato e la privatizzazione dei
servizi pubblici, oltre che azioni internazionali sul
clima.