La
notizia
Il forum dell’educazione a Firenze
La ricerca di un'idea comune
Maria Brigida
Il
23 e 24 ottobre 2004 a Firenze si è tenuto il primo
Forum nazionale sull’istruzione e sull’educazione,
promosso dal tavolo nazionale “Fermiamo la Moratti”,
di cui fanno parte una molteplicità di soggetti,
associazioni professionali, partiti, associazioni di genitori
e di cittadini e alcuni sindacati fra cui la Cgil e la
FLC Cgil.
Come si conviene alle iniziative di movimento, di sabato
e domenica. E sempre su quella scia, senza relazioni dei
promotori, senza voti e mozioni finali ma contributi per
il dibattito e il confronto fra chi oggi, forse maggioranza
nel paese, non trova sedi o luoghi ufficiali per esprimersi
e farsi ascoltare.
Una sfida quindi su un tema, quello dell’educazione
e dell’istruzione, che, insieme alla pace, ha riempito
le piazze del paese lo scorso anno, ma che pare non abbia
scalfito i poteri veri, quelli che decidono le sorti dei
bambini e delle bambine, dei ragazzi e adolescenti, delle
persone desiderose o bisognose di formazione, a prescindere
da loro.
Il tavolo nazionale
“Fermiamo la Moratti”
La
pluralità e la diversità dei soggetti che
compongono il “tavolo” costituisce un potenziale
positivo per raggiungere l’obiettivo ben rappresentato
dal nome scelto dal tavolo, ma nel contempo è una
condizione che richiede tempi lunghi, discussioni, a volte
apparentemente pretestuose, che ritardano l’assunzione
di decisioni, che con altri metodi sarebbero più
veloci.
Ma questa è proprio la caratteristica del “movimento”:
non c’è nessuno che delega e non c’è
nessuno che possa parlare a nome e per conto degli altri.
Parlarsi, confrontarsi, riconoscere la relatività
delle proprie posizioni, rispettare l’altrui parere,
anche quando è molto distante dal proprio, ascoltare
e… alla fine scoprire che ci sono punti di vista
comuni, magari solo su alcuni aspetti e su questi attestarsi
per poi procedere.
L’appello al Forum Sociale Europeo
Un
appello al Forum Sociale Europeo di Londra, di cui parliamo
nella pagina precedente, sottoscritto da quasi tutte le
componenti il Tavolo, proponeva una giornata di mobilitazione
europea per la difesa e la valorizzazione della scuola
pubblica. Il Forum Europeo ha accolto la proposta italiana
e toccherà al prossimo appuntamento di Parigi lavorare
per trovare, insieme agli altri paesi, la data per una
giornata che sposti l’attenzione da una dimensione
“casalinga” dei problemi ad una europea, perché
quella è la dimensione in cui collocare le scelte
politiche che si fanno poi a livello nazionale anche su
questi settori. E’, infatti, indubbio, che le decisioni
del Governo italiano sulla scuola derivano da un impianto
liberista che caratterizza quella parte politica che fa
del mercato il luogo di governo anche delle politiche
scolastiche. Respingere la mercificazione del sapere,
per usare uno slogan abusato, lottare per i diritti, significa
chiedere agli stati di riappropriarsi di un ruolo di promozione
e di garanzia che a livello internazionale si vuole invece
affidare all’iniziativa privata, in termini sia
di domanda che di offerta.
Il primo Forum sull’educazione
L’altro
appuntamento al quale il Tavolo ha lavorato, fra mille
difficoltà ed ostacoli, è stato promuovere
il Forum nazionale di Firenze.
L’idea era di costruire un’occasione di confronto
fra le persone e le organizzazioni che in questi mesi
si sono impegnate contro la politica scolastica del Governo,
anche da posizioni contrastanti tra loro, e di affrontare,
nei seminari, alcuni nodi centrali, relativi non solo
e non tanto all’obiettivo che fin dall’inizio
era condiviso dai componenti il tavolo, fermare la legislazione
Moratti nelle scuole, ma provare a misurarsi anche con
proposte, idee, primi ragionamenti per un approccio positivo
che faccia intravedere soluzioni ad una situazione sempre
più difficile.
Quindi non solo spiegare le ragioni dei diversi, ma anche
provare, a partire da quelle ragioni, a costruire una
possibile prospettiva, che parta dal basso, attenta non
all’ingegneria istituzionale, ma ai bisogni delle
persone e del paese.
Schegge di dibattito
Particolarmente
interessante in tal senso il contributo del prof. Marcello
Cini, fisico dell’Università La Sapienza
di Roma, che ha sottolineato il profondo cambiamento intervenuto,
nel passaggio dal XX al XXI secolo, nel rapporto tra sapere
e mercato. “Il problema vero - ha affermato - è
che nella società contemporanea tutto è
ridotto a merce e dunque non si può capire il mondo
senza andare al supermercato”. Ma il mercato non
può risolvere tutto, ha dei limiti, di cui occorre
“prendere coscienza”.
Per Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom,
va riaffermata con forza la cultura dei diritti. Nella
situazione di grave crisi in cui versa il nostro paese
su questo versante il ruolo della scuola e della formazione
è indispensabile per battere un revisionismo storico
che tutto semplifica e banalizza, in cui tutto sfuma.
Va ricostruita la memoria storica di questo paese, vanno
difesi e riaffermati i valori costituzionali e la discussione
sul valore sociale della conoscenza va collegata a ciò
che sta accadendo nel mondo in questi settori, alla tendenza
a rendere tutto merce e quindi non più diritto.
Sono intervenuti inoltre amministratori locali, che hanno
ricordato come sia cambiato il concetto di soggetto pubblico,
non più semplicemente coincidente con statale.
Parlamentari impegnati nel contrasto alla legislazione
Moratti ne hanno sottolineato la pericolosità in
termini culturali e sociali: da qui la necessità
di fermarla con un grande movimento nel paese. Numerosi
sono stati gli interventi di rappresentanti delle associazioni
promotrici del Forum. Un dibattito ricco, sviluppatosi
soprattutto nei sette seminari realizzati in un pomeriggio
denso, che hanno consentito, forse per la prima volta
dopo anni, ad alcune centina di persone di intervenire
per approfondire le ragioni dei no e provare a misurarsi
con alcune possibili soluzioni.
Un percorso iniziato ma non certamente concluso, che meriterebbe,
per la ricchezza di tutti i contributi, di essere ripreso
e sviluppato perché, ammesso che sia possibile
sintetizzare il messaggio complessivo della due giorni
fiorentina, questa è la strada da seguire: confronto
e dialogo per arrivare poi alle scelte. Che in nessun
caso devono calare dall’alto, ancorché fossero
“giuste”. Del resto la storia, anche recente,
dovrebbe avere insegnato a tutti, in particolare ai decisori
politici, che in questo paese il processo democratico
per assumere decisioni è, per fortuna, un valore,
oserei definirlo un discrimine positivo tra chi nella
democrazia ci crede davvero e chi invece mentre ne parla
pensa il contrario. Certo questo processo risente un po’
di tempi spessi troppo lunghi, ma se davvero si sceglie
questa strada, si guadagna dopo, nella fase di attuazione
di quelle decisioni che, se condivise, trovano una più
veloce ed efficace realizzazione.
Il Forum non è stato solo questo.
C’è stato il tentativo, da parte di alcuni,
di ridurlo ad una sede di dibattito sindacale, ad uno
scontro fra strategie sindacali non sempre conciliabili
fra loro, con un’ottica miope, che guarda all’oggi
e non si proietta verso il futuro. Per fortuna questo
tentativo non è riuscito, ancorché ha pesato
sui lavori, limitando in qualche modo la riuscita del
Forum stesso che avrebbe potuto assumere decisioni più
precise in ordine al prosieguo dei lavori, definendo successivi
appuntamenti, rinviati invece al Tavolo nazionale. Noi
pensiamo che il Tavolo “Fermiamo la Moratti”
abbia svolto un ruolo importante nei movimenti e nelle
iniziative che hanno attraversato il paese negli ultimi
mesi. Dobbiamo proseguire su questa strada, rafforzando
il rapporto con i cosiddetti coordinamenti, che non sempre
hanno guardato al tavolo come interlocutore per costruire
iniziative di contrasto alla legislazione Moratti. Si
tratta di superare alcune tentazioni egemoniche, e di
riconoscere che in questa battaglia non c’è
nessuno più bravo o più convinto di un altro.
Ne siamo tutti convinti, ciò che ci divide ancora
sono le strategie da adottare, ma su questo si può
trovare l’accordo, purché per tutti sia prioritario
l’obiettivo di fermare la Moratti e non di rendere
visibile la propria organizzazione. Nessuno vuole annullare
l’identità dei soggetti componenti il Tavolo;
certo non lo vuole fare la FLC Cgil, gelosa della sua
storia e della sua rappresentatività. Noi abbiamo
scelto di stare nel movimento insieme agli altri e di
mantenere la nostra identità e la nostra autonoma
iniziativa sindacale, convinti che insieme diventiamo
più forti. Sono momenti diversi che hanno in comune
una intenzionalità importante: sconfiggere la politica
scolastica e formativa di questo governo per affermarne
un’altra.
Un’altra scuola, un’altra università
e ricerca sono possibili perché è possibile
costruire un’altra società, solidale e pacifica.
Per approfondimenti e ulteriori informazioni consultare
il sito: www.cgilscuola.it