Le voci di dentro
Paternità delle vittorie orfanità delle sconfitte

David Baldini

Tra i bilanci di fine anno non poteva mancare quello del Ministro dell'economia Giulio Tremonti. Questi ha creduto di poter finalmente trionfare del numero sempre crescente dei suoi detrattori gridando alla vittoria allorché finalmente diffondeva i dati indubbiamente positivi relativi al fabbisogno dello Stato (che, ricordiamo, per il 2002, si è chiuso a quota 21,5 miliardi di euro, rispetto ai programmati 32,6 miliardi), salvo poi a dimenticarsi di precisare che essi erano in larga parte dovuti ad entrate una tantum e ai robusti ritocchi apportati ai conti relativi al decreto taglia-spese. 
Ma tant'è: una vittoria è pur sempre una vittoria ed il Ministro in questione - con il suo inossidabile ottimismo - ha semplicemente riconfermato la veridicità di un vecchio detto: "la vittoria ha sempre molti padri, mentre invece la sconfitta è quasi sempre orfana". Ed è proprio per alleviare il peso di questa dolorosa eterna orfanità che ci permettiamo di riportare altri dati. Questi, pur recentissimi, non hanno però trovato altrettanta risonanza tra le alte sfere governative. 
Volendo essere al di sopra di ogni sospetto, li abbiamo ripresi da un giornale non certamente di sinistra, che per taluni - secondo la vulgata comune - equivale automaticamente a "fazioso". Il quotidiano in questione è dunque "Il Sole 24 ore". Ebbene, essi ci dicono che lo stato di salute della nostra economia non è affatto buono, stando a quanto scrive (in data 13 novembre 2002) Barbara Pezzetti (il cui articolo, comparso in prima pagina, aveva l'eloquente titolo L'Italia precipita nella competitività), riportando i dati forniti dal "World Economic Forum" di Davos. Secondo l'organismo no profit organizzatore del Forum il nostro paese avrebbe progressivamente perduto di competitività, scivolando "dal 26° posto dello scorso anno, al 39° nel 2002". Il terreno perduto si deve, a giudizio degli analisti, oltre alla scarsa flessibilità del mondo del lavoro e al peso fiscale, anche alla "criminalità" e al "cattivo andamento dei conti pubblici". 
Ad aggravare tale quadro ci viene poi fornito un altro dato, complementare al precedente: esso si riferisce al posto attualmente occupato dall'Italia rispetto al numero dei brevetti registrati nel corso del 2001. Ebbene, in questo caso, il nostro paese si colloca al 24° posto (con un indice del 29,6), superato anche dall'Austria (13° con 72,4), dal Belgio (15° con 70,2), dalla Nuova Zelanda (23° con 32,2). Ma siccome le notizie cattive in genere vanno a coppie, come le ciliegie, non possiamo non segnalare una seconda serie di dati statistici, questa volta di fonte Unicef.
Secondo il Fondo internazionale dell'Onu per l'Infanzia, la nostra scuola media sarebbe nel pieno di una vera e propria Caporetto: i dati (ripresi da "l'Unità" del 26 novembre scorso) attesterebbero infatti che il 19% dei nostri alunni non possiede capacità di lettura, mentre ben il 45% sarebbe privo delle nozioni di base per quanto riguarda la matematica. 
Per ottenere un quadro nel complesso veritiero della situazione non è poi così difficile: basta incrociare i dati della macroeconomia (caratterizzati, in primo luogo dalle ripresa della crescita del debito pubblico, che ha raggiunto, all'inizio del nuovo anno, la cifra record di 1395,9 miliardi di euro) con quelli della microeconomia (segnati da un vistoso taglio, tra gli altri, dei fondi destinati alla ricerca) ed il gioco è fatto. E tuttavia, a fronte di un quadro di così palese gravità, mentre il signor Ministro dell'Economia Tremonti (gratificato con l'appellativo di "ineccepibille" dal suo ispiratore e mentore, ovvero il Presidente del Consiglio in persona), esercita il suo rigore amministrativo soprattutto in direzione dell'Istruzione, la Signora Moratti, che di quel dicastero è Ministro, sparge a sua volta ottimismo a piene mani, affidandosi all'italico stellone. 
Questo, per l'occasione, sembra essere rappresentato dalle tre famose "i" berlusconiane (inglese, impresa, internet), vera panacea di tutti i mali della nostra scuola. 
Intanto il senso di frustrazione sale: non era il nostro paese - oltre che culla di "santi, navigatori e poeti" - anche fucina di arditi inventori, come ci viene attestato da una lunga e gloriosa tradizione patria, che va da Leonardo a Galileo, da Marconi a Fermi? 
A questo punto ci viene da pensare che - per parodiare la celebre frase di Tito Livio - dum Romae consulitur, Saguntum espugnatur. 
Il problema è che oggi non è Sagunto ad essere a rischio di disfatta, ma l'Italia intera. E questo - che il Sig. Ministro dell'Economia ce lo consenta o meno - ci turba e ci preoccupa non poco.

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