Tecniche didattiche
Lavorare in classe con Internet
Luca Vitali

Il nostro ipotetico lettore è un insegnante interessato alle nuove tecnologie e al loro possibile uso a scuola. Utilizza già il computer per qualche uso personale, per esempio la comunicazione attraverso e-mail, la redazione della sua programmazione o la ricerca di informazioni su internet o su qualche enciclopedia multimediale. Ha magari problemi di gestione del computer e conoscenze limitate in alcune aree (come tutti quelli che fanno uso di un computer senza una laurea in ingegneria elettronica). In aggiunta, è un insegnante convinto che lo schema della lezione frontale non sia l’unico attuabile a scuola, e che i ragazzi apprendono molte delle loro abilità più importanti senza un insegnamento formale, ma attraverso un processo per prove ed errori per buona parte autogestito.
Attenzione, però. Prima di approfondire il complesso argomento internet / scuola, è necessario che il nostro lettore legga e assimili i due paragrafi successivi, brevi ma sostanziali.


Quattro assiomi per un computer in classe

L’uso del computer a scuola è regolato da un piccolo ma rigorosissimo corpo di leggi, che devono essere conosciute e applicate per poter ottenere i risultati migliori.

  1. Il computer non è uno strumento nato per la didattica, come la lavagna, il sussidiario, il quaderno e così via. La multimedialità collegata al computer è costituita da un insieme di tecnologie avanzate che sono nate e si sono sviluppate in campo assolutamente extrascolastico. Di conseguenza, il computer non è un semplice ausilio didattico perché, prima di tutto, rompe gli schemi consueti dell’insegnare.
  2. Il computer non è utilizzabile all’interno della lezione frontale, che costituisce ancora la quasi totalità del nostro tempo scolastico. Di conseguenza, non si integra facilmente all’interno delle nostre collaudate lezioni e il suo utilizzo non è - non può essere - di supporto all’insegnamento tout-court. In questa ottica è difficilmente allineabile agli altri insegnamenti che storicamente fanno parte del suo patrimonio come agenzia educativa primaria.
  3. La logica del computer richiede necessariamente una differente organizzazione delle idee (ad anelli, link), una maggiore aderenza ai modi in cui si forma il nostro pensiero, un differente rapporto con l’errore. Difficile, quindi, utilizzarla a scuola dove ancora oggi insegnamenti e apprendimenti vengono disposti secondo una logica sequenziale, legata alla parola scritta e stampata.
  4. Il computer ha tempi tutti suoi, fisiologici, che non corrispondono con quelli scolastici. Gli insegnanti interessati debbono proporsi di utilizzarlo prima come strumento di lavoro personale e solo in seguito come strumento per la didattica. Il computer comincerà a lasciare tracce tangibili nella scuola italiana solo quando (e se) una percentuale significativa di insegnanti comincerà a usarlo personalmente per realizzare materiali, prodotti e processi di lavoro che quotidianamente la nostra funzione ci sollecita a realizzare. Volete usare il computer in classe? Prima riflettete sui mutamenti che porterà nei vostri ritmi scolastici.


Apprendimento collaborativo e computer

Il computer non è un deus ex machina per la scuola. Non può risolvere con la sua sola presenza vecchi problemi di comunicazione, di organizzazione e di linguaggi che la scuola porta con sé da tempo. Il computer può aiutare a organizzare meglio solo alcuni processi di lavoro (alcuni, non tutti), e ci permette di ottenere prodotti con un aspetto formale difficilmente realizzabile con altri mezzi.
Da qualche anno, in gran parte delle società dominate dai massmedia elettronici (principalmente in Europa e nel Nord America), è in discussione l’efficacia dei processi d’insegnamento-apprendimento così come vengono impostati nella scuola. Una delle principali cause delle difficoltà incontrate nell’insegnamento viene identificata nell’eccessivo peso che ancora oggi ha la lezione organizzata secondo lo schema tradizionale, con un insegnante che trasmette oralmente le conoscenze e una classe di studenti che le riceve per memorizzarle e farle proprie.
Partendo da queste considerazioni, molti studiosi (che si rifanno al modello teorico del Costruttivismo, a Piaget e Vygotsky) hanno sottolineato la necessità di coinvolgere attivamente gli studenti nel processo di costruzione delle loro conoscenze, attraverso l’acquisizione, l’analisi, la manipolazione e la strutturazione delle informazioni. In questo senso l’Apprendimento Collaborativo (Collaborative Learning) è una delle tecniche che sono state riconosciute più efficaci tra quelle sperimentate negli ultimi anni nella ricerca educativa.
Le tecniche dell’Apprendimento Collaborativo (d’ora in poi AC) non sono semplicemente collegate all’uso delle nuove tecnologie all’interno della scuola; ne sono, invece, un presupposto essenziale ed irrinunciabile.
Il computer multimediale può svolgere una funzione efficace solo all’interno di metodologie didattiche innovative, in cui gli studenti sono coinvolti in prima persona nella ricerca e nell’elaborazione delle informazioni. Questa constatazione ha il valore di un assioma per ogni educatore che abbia utilizzato computer con i suoi studenti all’interno di un qualsiasi progetto di lavoro. Tuttavia, continua ad essere largamente ignorata (o sottovalutata) dalla maggioranza degli insegnanti che si avvicinano per la prima volta alla tastiera, e questa è la causa principale del gran numero di fallimenti e delusioni che accompagnano l’ingresso delle nuove tecnologie nel mondo della scuola.


Cosa dovrebbe saper fare un insegnante?

In realtà gli scenari scolastici reali non incoraggiano molto le innovazioni metodologiche (nonostante le alte dichiarazioni di principio di Programmi e Riforme varie), e l’utilizzo di computer a scuola sembra ancora oggi un’operazione estremamente azzardata. Le classi sono spesso di 25 alunni e oltre, non c’è quasi mai la possibilità di un lavoro individualizzato, gli insegnamenti in compresenza sono rari e poco agevolati dall’amministrazione, i computer (quando ci sono) sono sempre in numero limitato, tale comunque da non consentire un accesso agevole all’intera classe.
Ma mentre i problemi materiali possono in qualche modo essere affrontati e (talvolta) superati, sono ancora più importanti le richieste che il computer fa direttamente agli insegnanti, in termini sia di abilità personali che di convinzioni.
L’abbiamo già accennato: il computer non si insegna. Si impara ad utilizzarlo per prove ed errori, come tutte le cose importanti della vita. Nessun corso d’aggiornamento informatico, per quanto meticoloso e ben organizzato, può sostituire l’elemento essenziale dell’apprendimento: noi, davanti alla tastiera del computer, per tutto il tempo necessario a sbagliare, ad accorgerci dell’errore e poi proseguire nel nostro personale, accidentato, fecondo itinerario.
Si impara ad andare in bicicletta cominciando ad andarci, cadendo e risalendo di nuovo in sella.
Allo stesso modo, per tentativi ed errori, può essere appreso tutto quello che dobbiamo sapere per utilizzare il computer a scuola. L’errore non “rompe” la macchina, è invece un fattore dinamico di conoscenza, come sostiene la pedagogia più seria.
Un insegnante che volesse utilizzare in classe il computer come strumento di lavoro collegato a internet, in modo continuativo e significativo, dovrebbe saper gestire:

  1. i comandi fondamentali relativi alla gestione di file (con buona padronanza: salvataggio, trasferimento, editing, gestione di cartelle, ecc.);
  2. un programma di videoscrittura;
  3. un programma per la gestione delle immagini;
  4. una macchina fotografica digitale e uno scanner;
  5. un programma per la creazione di siti web (anche molto semplice, come Publisher - Microsoft);
  6. fasi di lavoro organizzate per gruppi di alunni (con il computer non è possibile che tutti svolgano contemporaneamente gli stessi compiti).

A queste sei abilità essenziali, possiamo aggiungere un settimo, essenziale, requisito: la disponibilità a utilizzare del tempo-extra (cioè al di fuori della lezione frontale) per tutte le operazioni al computer che non è possibile gestire in classe e/o con gli alunni.


La scuola e internet: i possibili ruoli della rete

E allora, come può entrare Internet nel modo consueto di fare scuola che conosciamo? In quali modi possiamo ricavarne i maggiori vantaggi?
Le risposte non sono facili, e neanche rassicuranti. Un computer può, in modo distorto, ancora essere concepito e ristretto all’interno del tradizionale modo di fare scuola.
L’uso consapevole e continuato di Internet all’interno del curricolo scolastico, invece, potrebbe cambiare la scuola come la conosciamo noi. Semplicemente, prepotentemente.
Il gruppo classe si frantuma (necessariamente) in gruppi di lavoro piccoli e funzionali, il ruolo dell’insegnante, sempre meno impegnato a somministrare informazioni e dati conoscitivi, diventa di guida e tutor nell’elaborazione della ricerca, di cui l’alunno si assume in prima persona la responsabilità.
Il potenziale ruolo di Internet come strumento di insegnamento-apprendimento è enorme.
Secondo uno studioso statunitense dell’argomento, Andy Carvin, Internet può svolgere essenzialmente quattro ruoli in campo educativo.


Il Web come Tutor

Ovvero, come aiuto ipertestuale all’insegnamento. E’ legato alla capacità della rete di presentare informazioni in modo chiaro, attraente e pratico. Basta entrare in un qualsiasi motore di ricerca, digitare un argomento e curiosare tra i siti che vengono elencati, per avere un’idea di cosa stiamo parlando.
Volete un indirizzo interessante e indicativo?
Andate al sito
http://www.froguts.com/flash_content/index.html (in inglese) e potrete partecipare virtualmente ad un’attività di carattere scientifico che sarebbe impossibile riprodurre in aula con altri mezzi.

Il Web come forum

L’area di Internet chiamata www, o World Wide Web, è nata principalmente come luogo per la discussione e la diffusione delle idee. Attraverso i newsgroup e le liste di discussione già oggi si può parlare di qualsiasi argomento, con persone di ogni parte del mondo. In lingua inglese (ahinoi) ce ne sono moltissime legate al mondo della scuola, a cui partecipano insegnanti e studenti.
Internet, oltre ad essere un fatto “fisico”, un insieme su base mondiale di sistemi di computer connessi tra di loro via telefono o fibra ottica, è soprattutto un fatto “umano”: un insieme su base mondiale di persone che interagiscono, dividono informazioni e creano comunità virtuali on-line, basate su interessi comuni, al di là dei loro vincoli geografici.


Il Web come mezzo per la pubblicazione editoriale

Chiunque abbia un accesso a Internet può oggi presentare i suoi testi, ricerche, racconti, constatazioni e altro ancora. Tutto questo, organizzato non nel formato convenzionale, sequenziale, legato alla carta stampata, ma in forma ipertestuale. Inoltre, dato che la sua natura permette ai documenti di esistere come testi dinamici, in continua evoluzione, i lavori possono evolversi e raffinarsi col tempo, attraverso l’interazione con gli utenti. E’ questa l’area a cui vogliamo riferirci quando parliamo di siti internet per la scuola.

Il Web come mezzo per la ricerca di informazioni

E’ l’aspetto più appariscente e complesso di questo nuovo medium. In quest’area il nuovo modo di cercare informazioni rappresenta un cambiamento epocale per le abitudini scolastiche: saper da dove cominciare, cosa cercare e - soprattutto - cosa ignorare, la necessità di “farsi largo” tra quantità enormi di conoscenze non utili, l’esigenza di confrontare i risultati delle ricerche fra i diversi gruppi di lavoro. Sono tutti elementi di novità che rappresentano un banco di prova fondamentale per la scuola di domani.
E’ necessario che la scuola insegni ai ragazzi l’importanza di usare le giuste, molteplici risorse per raccogliere informazioni. La più importante, senza dubbio, sarà l’abilità di muoversi tra una grande quantità di risorse, esplorando libri, giornali, riviste e siti Web, raccogliendo tutto quello che può esser loro utile e tralasciando il resto (resto che sarà sempre in misura preponderante). Allo stesso modo, dare un’occhiata alle sale del Louvre, a Parigi, e alle opere lì esposte, non richiederà necessariamente un viaggio in Francia.

In questo articolo sono presenti, in forma rimaneggiata e ridotta, materiali tratti dal libro L’amico computer di Luca Vitali, Valore Scuola 2001.

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