Le guerre di religione

Il resoconto di un’interrogazione parlamentare e relativa risposta
ci mette in allarme. Pensavamo di doverci guardare dall’integralismo e dall’intolleranza degli altri.
E invece dobbiamo temerli anche in casa nostra


Qualche tempo fa, in seguito a un episodio accaduto in una scuola abruzzese circa l’esposizione di simboli religiosi, un deputato ha ritenuto di presentare un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’istruzione. Nel frattempo - è cronaca recente - la piccola scuola di Ofena è ritornata alla ribalta in seguito alla sentenza del Tribunale dell’Aquila per la rimozione del crocifisso dalle aule. E così un problema così grande - e così interiore - come il rapporto dell’individuo con Dio (con il proprio Dio) è diventato battaglia politica, guerra tra comunità e, ancora una volta, campo di battaglia è la scuola. Che tristezza se una religione per fare proseliti è costretta a imporre i suoi simboli, come un qualsiasi logo commerciale! E per questo chiede leggi o sentenze di tribunali.
Riportiamo, tratti dai resoconti della Camera, i testi dell’interrogazione, della risposta del Ministro e della replica dello stesso interrogante. Nelle pagine seguenti, proponiamo un ragionamento - basta con le tifoserie - ai nostri lettori.


Interrogazione del deputato Federico Bricolo

“Signor Presidente, con l’inizio dell’anno scolastico inizia nuovamente la polemica sull’affissione dei crocifissi nelle aule scolastiche. Sappiamo purtroppo che molti insegnanti con la scusa di non voler discriminare nessuno, soprattutto gli alunni di altre religioni quali quelli di religione islamica, decidono di togliere i crocifissi affissi nelle pareti delle aule delle scuole nonostante la legge preveda la loro affissione. Addirittura in molte scuole non si costruiscono più i presepi durante le feste natalizie, e non si insegnano più i canti di Natale; si è arrivati addirittura al punto di mandare i bambini in vacanza non perché è Natale ma perché è la festa dell’inverno. Sono cose vergognose che purtroppo accadono in questo momento nelle scuole del nostro paese! La settimana scorsa addirittura è stato deciso dal corpo docente di una scuola elementare della provincia dell’Aquila di affiancare ad un crocifisso un simbolo islamico contenente versetti contrari anche alla religione cattolica. Gli insegnanti hanno deciso di fare ciò per parificare e dare la stessa dignità ai due simboli. Queste sono cose che noi riteniamo inammissibili e per questo chiediamo al ministro di intervenire una volta per tutte per fare chiarezza in materia».


La risposta del Ministro dell’istruzione Letizia Moratti

“Vorrei innanzitutto fare un chiarimento sull’episodio ricordato dall’interrogante, avvenuto il 15 settembre nel plesso di scuola elementare di Ofena.
Il ministero ha provveduto ad accertare immediatamente l’accaduto, ed è risultato che il signor Smith, nell’accompagnare il proprio figlio, aveva chiesto di poter appendere un quadro raffigurante il simbolo dell’Islam; il quadro era stato appoggiato ad una panca in corridoio. Alle 13,30, quindi dopo l’uscita di tutti gli alunni, le insegnanti hanno posizionato il quadro nell’aula, vicino ad alcuni materiali didattici, ed il 16 settembre, prima dell’inizio delle lezioni, le maestre hanno rimosso il quadro, e successivamente il signor Smith lo ha ritirato. Su richiesta dell’interrogante voglio ricordare che questo episodio induce il ministero a chiarire nuovamente, come ha già fatto, che non è consentita l’esposizione nelle aule scolastiche di simboli religiosi, fatto salvo il crocifisso, come previsto dalle legislazioni vigenti. Vorrei peraltro anche rassicurare l’onorevole interrogante che il Governo intende valorizzare nella scuola la cultura e i valori del nostro paese, incluse le radici cristiane. In questa ottica, il sistema educativo di istruzione e di formazione delineato dalla legge 28 marzo 2003, n. 53, è orientato essenzialmente alla crescita spirituale e morale (così è riportato nel testo della legge) della persona, che rappresenta la premessa indispensabile per una reale comprensione dei valori della nostra cultura».


Replica del deputato Federico Bricolo

“Signor ministro, la ringrazio per la risposta, che spero sia chiara e definitiva, perché, purtroppo, risposte del genere sono state già date, però, evidentemente, nelle scuole gli insegnanti fanno lo stesso un po’ quello che vogliono; anzi, è doveroso iniziare a comminare delle sanzioni a questi insegnanti, che chiaramente vanno contro la legge, perché siamo convinti che, con queste comunità islamiche presenti nel nostro paese, dobbiamo iniziare ad avere un atteggiamento chiaro e deciso per riuscire a pervenire ad una convivenza con queste persone.
Sappiamo che nel nostro paese vi sono, nelle varie comunità islamiche, persone che sono vicine al fondamentalismo, dunque al terrorismo (quelli che vogliono portare la jihad, la guerra santa, nel nostro paese). Queste sono persone che dobbiamo considerare come dei nemici, come anche i loro fiancheggiatori, ed i nemici a casa nostra - al nord, in Padania - non si aiutano e non si ospitano, ma si combattono: questo è un concetto che forse dovrebbe capire bene anche il ministro Pisanu.
Per quanto riguarda le altre persone di religione islamica di origine extracomunitaria, che sono la stragrande maggioranza di quelli presenti nel nostro paese, anche in questo caso bisogna iniziare a ragionare in modo serio. Lo Stato si deve porre in modo decisi nei confronti di queste persone: chi viene a casa nostra, se vuole restarci - perché questa è casa nostra - deve rispettare la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra storia, i nostri simboli e le nostre leggi, altrimenti non è il benvenuto e se ne deve tornare a casa propria! Questo è un concetto chiaro, perché da questi presupposti si può, allora sì, avviare un dialogo che sicuramente sarà costruttivo e porterà certamente ad una integrazione di queste persone, che credo tutti vogliamo, nel nostro tessuto sociale.
Allo stesso tempo, evidentemente, dobbiamo porci contro questa deriva iperlaicista e relativista, che sta portando la nostra scuola e la nostra società in un mondo dei non valori: “dimentichiamoci dei nostri simboli, dimentichiamoci della nostra identità!».
Noi a scuola, invece, dobbiamo ricordare ai nostri figli, come diceva lei, signor ministro, le loro radici e la loro identità e dobbiamo insegnare loro ad esserne fieri, ad esserne orgogliosi ed anche a combattere per difendere questi principi identitari».

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