dal mondo
una conversazione con Carlos Abicalil
La transizione brasiliana
a cura di Renzo Concezione e Gabriella Giorgetti

Parlamentare brasiliano del partito del presidente Lula, Abicalil racconta gli sforzi che sta facendo il suo paese nel campo dell’educazione.
è lì che si gioca l’emancipazione degli individui e lo sviluppo economico.
I guasti del liberismo e della dipendenza ai potentati economici

Di fronte ad un paese immensocome il Brasile, ricco di risorse, ma caratterizzato da violenti contrasti sociali e territoriali, si fa fatica ad immaginare con quali modalità e forze il governo del presidente Lula potrà attuare l’impegnativo programma di riforme strutturali, economiche e sociali e rispondere alle speranze suscitate dalla sua elezione. E’ quindi davvero istruttivo seguire i ragionamenti e le spiegazioni di Carlos Abicalil1, che, forte di una lunga esperienza di militante e dirigente sindacale e ora di deputato del PT, ci dà una mano, durante una pausa dei lavori del congresso dell’Internazionale dell’Educazione, ad orientarci nell’attuale situazione brasiliana con una particolare attenzione ai problemi educativi.
A premessa dei successivi ragionamenti, Carlos mette subito in evidenza “l’enorme debito pubblico interno ed esterno, cresciuto di dieci volte dal 1995 al 2002 e la mancanza di una maggioranza parlamentare, fatto che limita l’azione del Governo, costringendolo a continue e faticose mediazioni. Quello che si sta tentando di fare in Brasile, spiega Carlos, non è un processo di rottura, ma di transizione ad un nuovo modello di sviluppo”.
Sul piano generale sono cinque le priorità del governo brasiliano: diminuire la forte dipendenza dai fondi stranieri; migliorare i conti pubblici attraverso un nuovo patto fiscale; riequilibrare le forti differenze tra Sud e Nord del paese ridistribuendo l’attività economica ed industriale; ripartire la ricchezza nazionale (in Brasile ventimila famiglie detengono il 47% della ricchezza nazionale); recuperare l’autostima della parte più povera della popolazione che quasi considera un fatto naturale la propria condizione, obiettivo che ovviamente richiede una forte azione sul piano culturale ed educativo.
Per acquisire il consenso necessario all’attuazione dei diversi progetti, la creazione del Consiglio dello sviluppo economico e sociale, coordinato dal Presidente della Repubblica e composto da diversi organismi quali sindacati, organizzazioni non governative, imprenditori, movimenti sociali e mondo dell’accademia, consente di discutere le riforme di natura strutturale prima di una loro approvazione a livello parlamentare.
Essenziale, infine, l’impegno sul piano delle politiche educative in un paese dove il 47% della popolazione ha meno di 17 anni, la selezione scolastica e l’abbandono sono ancora elevati ed esistono trenta milioni di adulti analfabeti o con scarsa scolarizzazione, in un quadro territoriale molto variegato, in quanto gli Stati federali, insieme coi municipi, godono di ampie responsabilità ed autonomia nel campo educativo e dovuto anche alla politica neoliberale degli anni passati che ha accelerato il processo di municipalizzazione dell’insegnamento di base (fondamentale e medio), senza però assegnare le risorse necessarie.

Tipo di scuola
Numero studenti
Asilo
1.200.000
Prescuola
5.200.000
Insegnamento fondamentale (7-11 anni)
34.400.000
Insegnamento medio (12-15 anni)
9.100.000
Educazione giovani e adulti
4.400.000
Dati relativi al 2003  

 

Tipo di scuola
Promossi
Bocciati
Abbandoni
Licenziati
Insegnamento fondamentale
27.777.189
4.063.800
2.774.935
2.778.033
Insegnamento medio
6.334.050
747.000
1.884.874
1.884.874
Dati relativi al 2002        

 

Tra le priorità individuate, il programma di alfabetizzazione e scolarizzazione degli adulti, che nel primo anno di avvio ha già coinvolto tre milioni e 600mila persone, la qualità dell’insegnamento e la formazione dei docenti, tra cui la loro preparazione a livello universitario, la creazione di un sistema condiviso di valutazione degli alunni, il controllo della frequenza scolastica, lo sviluppo di esperienze pedagogiche basate sulla partecipazione e la cooperazione.
Per combattere il lavoro minorile e consentire il rientro a scuola sono state, inoltre, istituite le borse scolastiche che assegnano una risorsa mensile alle famiglie a compensazione della perdita degli eventuali introiti provenienti dal lavoro dei figli, condizionata, però, alla frequenza scolastica.
Ovviamente, in un paese in cui sono presenti numerose comunità indigene, una particolare attenzione è data al tema della diversità e della pluralità culturale - esiste un’apposita Segreteria per la diversità - e la creazione di progetti, condivisi tra governo centrale e municipalità, in cui la scuola lavora in stretta connessione con la comunità, svolgendo attività culturali, sportive, professionalizzanti e restando aperta anche nei giorni festivi e in orario serale.
Un’altra emergenza è quella relativa alla scolarizzazione nelle immense periferie urbane, dove il problema della delinquenza giovanile è particolarmente attuale e drammatico (il Brasile è il paese con il più alto tasso di morti per cause violente di ragazzi tra i 17 e i 25 anni). In molte di queste situazioni la scuola costituisce l’unico presidio contro la criminalità organizzata e si tratta di esperienze dove spesso il lavoro è svolto in cooperazione con organizzazioni non governative, associazionismo e sindacati.
Un altro settore prioritario d’intervento è, infine, quello dell’istruzione superiore, caratterizzata, a differenza della scuola di base, da una presenza massiccia del settore privato (circa il 90%), segno anch’esso delle politiche neoliberali dei precedenti governi, che in pratica gode dell’immunità fiscale.

Istruzione superiore
Numero istituzioni
Numero matricole
Anno
Pubbliche
Private
Pubbliche
Private
1992
227
666
629.662
906.126
1998
209
764
804.729
1.321.229
2002
195
1.442
1.051.655
2.428.258


Il progetto di democratizzazione degli accessi all’insegnamento superiore prevede che le università possano mantenere l’attuale status purché garantiscano dal 10 al 20% dei posti a borse di studio gratuite, rivolte a studenti selezionati in base al reddito, all’appartenenza etnica e al fatto di aver frequentato la scuola pubblica. La riforma prevede, inoltre, un nuovo sistema di valutazione basato su tre fattori - valutazione delle istituzioni, dei corsi e dell’impegno degli studenti - e la strutturazione dell’università in due anni di formazione generale e orientante più due o tre anni di specializzazione.
Ce la farà Lula? Chiediamo con una certa ansia alla fine della nostra chiacchierata. Carlos cerca di darci qualche speranza, ricordando altri aspetti importanti quali i segnali economici positivi dell’ultimo periodo, soprattutto nel campo delle esportazioni, le prime attuazioni della riforma agraria che ha già interessato 130mila famiglie, l’accesso al microcredito bancario popolare attraverso banche pubbliche. “Molto dipenderà - conclude - dalle elezioni di ottobre che coinvolgono le province e gli stati federali. Un forte consenso al partito di Lula potrebbe, infatti, rimettere in discussione gli attuali equilibri all’interno del Parlamento”.

1 Carlos Abicalil risiede a Cuiabá, capitale del Mato Grosso. Docente elementare, è stato a lungo militante sindacale della CNTE (il sindacato dei docenti affiliato alla CUT), divenendone presidente e poi della CUT (Confederazione Unitaria dei Lavoratori). E’ stato membro del Consiglio Esecutivo dell’ Internazionale dell’Educazione per più mandati in rappresentanza dell’America del Sud ed ora è deputato al Parlamento Brasiliano per il PT (partito dei lavoratori).

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