avvio
anno scolastico
assunzioni a scuola
La chiamata
Omer Bonezzi
E’
necessario rivedere il sistema di reclutamento nella scuola
con proposte serie.
Risolvere il problema del precariato e il caos delle graduatorie
è possibile nell’interesse delle scuole e
dei lavoratori.
La chiamata diretta non è una proposta seria
L’anno scolastico inizia con una sconfitta politica
del MIUR. Il primo decreto applicativo sulla riforma è
nei fatti inapplicato.
L’avvio poi della trattativa con i sindacati sul
tutor e sugli altri aspetti della riforma che hanno ricadute
sul lavoro è la prova che l’arroganza ministeriale
non è passata. Non del tutto.
Nelle scuole del primo ciclo d’istruzione, invece,
inizierà un confronto professionale inedito: come
abbiamo rilevato fin dall’inizio, gli allegati programmatici
(le Indicazioni nazionali) sono provvisori, per stessa
ammissione della circolare 29, e, soprattutto, sono professionalmente
irricevibili.
Sarà questa l’occasione per chiedere che
una commissione plurale, scientifica, e non partitica
o segreta, insomma una commissione di tutti, scriva nuovi
“allegati programmatici”.
Un nuovo fronte
Il
cuore, l’“osso” con cui, però,
dovremo fare i conti sarà il tema del reclutamento.
L’attuale sistema di reclutamento è stato
fatto saltare dal governo. Lo dimostra il caos sulla compilazione
delle graduatorie dei docenti delle ultime settimane e
la situazione drammatica vissuta dai precari in tutto
il Paese.
Questo è accaduto sia per gli sconsiderati interventi
dell’attuale governo sia per qualche errore di quello
passato.
Ma di fronte a tutto questo, dentro e fuori dal mondo
della scuola troppi pensano o vogliono far credere che
la madre di tutte le soluzioni sia la chiamata diretta
dei docenti e del restante personale da parte del preside:
lo pensa l’ANP, lo pensano quelli del famoso “Buonsenso”,
lo pensa la Confindustria, Treelle e, secondo me, anche
qualche pezzo dell’Ulivo. La bozza del decreto legge
applicativo della riforma Moratti poi lo prevede esplicitamente.
Il senso del concorso
La
chiamata diretta da parte del preside avrebbe senso se
la scuola fosse una ferriera, ma se la scuola è
un diritto, garantito dalla mano pubblica, occorre che
vi si acceda per concorso, come prevede la Costituzione
Italiana. La docenza è una magistratura indipendente
che richiede imparzialità, di certo non ha bisogno
di potenziali servi, ricattabili da presidi, controllati
a loro volta dai direttori regionali nominati dal governo.
I concorsi possono essere per esami o per titoli, ma debbono
essere concorsi, con graduatorie pubbliche e trasparenti,
provinciali o regionali.
La gestione delle graduatorie
Certo
occorre fare i conti con i pasticci provocati dall’attuale
governo.
A mio parere per chiudere il pregresso, ma anche per sanare
una evidente ingiustizia, vanno fatte, e subito, le immissioni
in ruolo su tutti i posti disponibili (circa 200 mila).
Poi c’è un problema di gestione, che non
riguarda direttamente gli aspiranti docenti, ma riguarda
le scuole.
Alla prova dei fatti l’affidamento della compilazione
delle graduatorie alle scuole voluta dal governo di centro
sinistra si è rivelata una scelta sbagliata. Ha
comportato più difficoltà, ha introdotto
un carico di lavoro insopportabile sulle segreterie, creato
disguidi, e non ha portato nessun miglioramento.
La gestione delle domande va riconsegnata ai CSA perché
più semplice, veloce e trasparente. Anche le nomine
affidate alle scuole polo (una scuola si improvvisa provveditorato
e fa come se fosse il provveditorato) non hanno senso.
Tanto vale tornare alla situazione precedente.
Inoltre, sanate le situazioni pregresse, e quindi a regime,
occorre arrivare ad una forte semplificazione nella compilazione
delle domande di supplenza: tutto il punteggio dovrebbe
essere uguale indipendentemente da ordine scolastico ecc.:
ogni mese un punto.
Verrebbe così premiata la relazione didattica e
si creerebbe una situazione di trasparenza positiva. Questo
può apparire un dettaglio ma se ci si pensa non
lo è.
Una proposta per le SSIS
Le
SSIS vanno mantenute perché, sanato appunto il
pregresso, sono il sistema corretto di formazione e reclutamento,
ma i posti che le università offrono devono essere
calcolati non solo sui posti vacanti ma anche sulle liste
d’attesa costituite dalle graduatorie, perché
è evidente che, se il governo non assume, i posti
vacanti aumentano, ma aumentano anche le liste d’attesa
per entrare in ruolo.
Il
personale ATA
Anche
per il personale ATA, infine, si deve ripensare al sistema
di reclutamento. Già ora in molte situazioni si
è costretti ad assumere collaboratori scolastici
con chiamate dalle liste di collocamento, e non è
una soluzione adeguata alle esigenze della scuola.
Per tutto il personale: collaboratori scolastici e assistenti,
occorre mantenere e aggiornare le graduatorie provinciali,
che devono essere triennali e non più permanenti
(ci sono province con 15.000 iscritti nella graduatorie
degli assistenti amministrativi, con morti, pensionati
ecc.).
Sarebbe inoltre utile un filtro, oltre il titolo di studio.
Per esempio, sottoporre gli aspiranti candidati ad un
blocco di quiz ministeriali, tipo patente, per riuscire
in tempi ragionevoli a selezionare e costruire graduatorie
più gestibili, non troppo costose e trasparenti.
Dirigenti scolastici e DSGA
Va
rivisto - e ovviamente soprattutto attuato - anche il
reclutamento dei dirigenti scolastici, il cui meccanismo
di concorso è talmente complicato che rischia di
non essere mai fatto se non ogni decennio, e andranno
anche tenute in considerazione le esperienze professionali
dei nuovi presidi incaricati che in questi ultimi anni
hanno consentito di far fronte all’emergenza dei
posti vacanti. Così come occorre iniziare a capire
quale sia la forma di reclutamento per i DSGA, quali titoli,
quale opportunità di carriera per coloro (assistenti
amministrativi) che in questi anni hanno fatto questo
mestiere in condizioni proibitive e, accanto al reclutamento,
va aperta con urgenza l’opportunità della
mobilità professionale di tutto il personale ATA.
Non muoversi, sentirsi condannati a fare sempre lo stesso
mestiere sta creando una sorta di depressione professionale
che non promette nulla di buono.
Queste sono alcune proposte più politiche e professionali
che sindacali, semplici e personali, ma va comunque costruita
un’alternativa alla devastante proposta del reclutamento
per chiamata.
Per fermarli dobbiamo dire parole molto chiare sulle forme
concrete, trasparenti ed economicamente compatibili di
reclutamento, urgono proposte credibili e precise, ed
in fretta.