Genitori Guardoni
Franco Frabboni

Micro-occhi elettronici azionati dai genitori per poter controllare i figli quando sono soli.
La nuova trovata sta ottenendo notevole successo in molte città degli Stati Uniti

Esistono forse dei retroterra e dei radicamenti antropologici tra la tracotante missione bellica angloamericana in Iraq - con la quale ha “gattopardescamente” flirtato anche il nostro Governo del Polo - e la pratica diffusa di una pedagogia adultistica e autoritaria in Inghilterra e negli Stati Uniti?
Come dire, la relazione gerarchica e asimmetrica genitori-figli si può leggere come un “punto-spia” della complessiva vocazione politica “aggressiva” di questi due Paesi?
E ancora. Il largo sostegno dell’opinione pubblica americana e inglese ai tamburi di guerra può avere una radice nel potere assoluto che quei Governi suggeriscono ai genitori quando interagiscono con i loro figli?
Questa maliziosa interdipendenza è scattata in noi sulla scia di alcune proposte legislative e di mercato angloamericane che sono circolate in queste settimane, facendo rapidamente il giro del mondo.
Ha aperto le danze la proposta legislativa del Governo Blair, dal sapore medievale. Questa, l’anticaglia pedagogia che la guida. I genitori sono giudicati troppo tolleranti, arrendevoli, permissivi; quindi, troppo “amicali”, troppo collaborazionisti, troppo complici con i loro figli. Occorre voltare pagina è il diktat britannico. E varare una Legge che prescriva a mamme e babbi di indossare di nuovo l’abito (il ruolo) del potere adulto. Possibile a patto di elevare la severità, l’intransigenza e la punitività dei genitori. Di qui la proposta del Governo-Blair: per potere debellare l’odierno ribellismo giovanile occorre riconsegnare nelle mani dei genitori la facoltà di premere il grilletto delle punizioni repressive (a partire da quelle corporali).


Da “amico” a “Grande Fratello”

I comportamenti diffusi di disobbedienza, opposizione, conflitto dei figli verso i genitori vanno contrastati energicamente da questi ultimi anche con manrovesci e scapaccioni: al fine di ripristinare un ontologico ordine istituzionale (tra chi comanda e chi ubbidisce) tra le pareti domestiche.
Sta volteggiando sulla stessa frequenza d’ondaun florido business nordamericano relativo ai “micro-occhi” elettronici (una sorta di “Grande Fratello” azionato dai genitori) per potere spiare i figli quando sono soli a casa, in auto, al telefono: tramite una sorveglianza sofisticata garantita da microtelecamere, computer, controlli sonori. Queste forme di spionaggio a distanza sono pubblicizzate con successo - agli ingenui acquirenti - come delle galline dalla uova d’oro perché capaci, a dir loro, di allentare le diffidenze, le ansie e le paure dei genitori. Quindi, i fantasmi delle loro responsabilità educative.
Anche in questo caso si fa indossare ai genitori una patente autoritaria che consegna loro il foglio di via di una anti-pedagogia non solo del “sospetto” (che si consuma spiando i figli dal buco della serratura), ma anche dell’alluvione adulta nel mondo “privato” e “segreto” dei loro figli, l’ultimo e sempre più sottile lembo di intimità e di autonomia.
Questo presunto diritto all’invasione di campo - cioè la facoltà dei genitori di interrompere la partita esistenziale (interpersonale, affettiva, emotiva) dei figli, perché giudicata colpita da turbolenze inammissibili (all’adulto) - ha un solo penoso esito diseducativo: la perdita della fiducia, dell’incanto, della sacralità, dell’amore senza riserve dei figli nei confronti dei genitori.
D’accordo. L’accensione del disco-verde ai genitori alle punizioni fisiche e alla cancellazione della privacy nei confronti dei loro pargoli non può condurre a ingenue e superficiali generalizzazioni circa un antropologico spirito bellico angloamericano.
Possono comunque stimolare alcune riflessioni sul concetto di educazione che sembra campeggiare in quei Paesi. Non risultano appartenere all’alfabeto pedagogico angloamericano le parole al maiuscolo Rispetto e Dignità della persona, Dialogo, Sincerità, Amicizia, Scelta, Libertà.
E senza questo lessico educativo il mestiere di genitore diventa privo di senso e di significato. A meno che il ruolo parentale non sia perversamente utilizzato come antenna di scarico per “rimuovere” le frustrazioni, gli scacchi e le umiliazioni patite quotidianamente nella vita professionale e privata. In un clima domestico nel quale fanno irruzione atti legislativi e spinte di mercato intrisi di conflittualità, violenza, diffidenza, ipocrisia, ai genitori non resta che abdicare alla loro genetica autorità formativa.


Il potere del dialogo

Per questo vorremmo che i babbi e le mamme inglesi e statunitensi facessero esplodere, al più presto, una fragorosa ribellione sotto il segno di questa radicale scelta pedagogica. Nella relazione con i figli “no” al potere del controllo, “sì” al potere del dialogo. Il “no” perché potrebbe contenere il virus di future derive belliche, il “sì” perché contiene con certezza la cultura della convivenza, del rispetto, della solidarietà.
Nella prospettiva di un futuro mondo di pace.

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