La
calda estate dei precari
Luisella De Filippi
Dallo
scorso anno una serie di interventi sul sistema di formazione
delle graduatorie sta mettendo in forse il lavoro di tanti
supplenti.
Improvvisazione ed errori che esasperano le persone non
fanno bene alla scuola e lasciano presagire il peggio.
Le
cronache giornalistiche di fine agosto hanno dato molto
risalto alla protesta dei precari della scuola, che, per
la seconda volta in questa torrida estate, sono scesi in
piazza e, in molti, hanno gridato la loro esasperazione
davanti all'ennesimo intervento su graduatorie e punteggi
che sconvolgono ordine e precedenze stabiliti precedentemente.
Punteggi da azzeccagarbugli
Il
calvario dei precari della scuola è lungo e si aggrava
nel momento in cui il cambio del ministro a Viale Trastevere,
dopo la vittoria delle destre, ha segnato l'inizio dello
stillicidio degli interventi sulle regole che governano
il loro reclutamento.
L'ultima puntata di cui si sono occupate le cronache riguarda
l'applicazione di una sentenza del Tar del Lazio del mese
di luglio che, accogliendo le ragioni del ricorso di alcuni
specializzati Ssis contro l'attribuzione in via amministrativa
di 18 punti alle abilitazioni derivanti da concorso ordinario
e concorso riservato, giudicava ingiustificati e quindi
illegittimi tali 18 punti.
Il Miur, bocciato per l'ennesima volta da un tribunale amministrativo,
decideva di dar corso alla sentenza rinunciando a far valere
in sede legislativa il provvedimento di modifica ai punteggi
delle graduatorie e perciò incassando la bocciatura.
Alla vigilia delle operazioni di conferimento di supplenze
da parte dei Csa, però, questo ha determinato uno
sconvolgimento nelle procedure. I Csa sono stati costretti
a rifare in fretta le graduatorie sulla base dei nuovi punteggi,
con la conseguenza di un peggioramento nella funzionalità
delle operazioni di nomina. Esse slittavano, causa la tempistica
imposta da questo ministero. La situazione ha gettato nella
disperazione migliaia di precari che improvvisamente si
sono visti sottrarre la possibilità di un lavoro,
benché precario, nella scuola, e hanno sentito un'ombra
inquietante sul loro futuro di lavoratori e cittadini.
La guerra fra poveri, ovvero divide et impera
Così
molti precari, nonostante la canicola, gli impegni di fine
anno scolastico e le difficoltà organizzative, si
sono dati appuntamento a Roma, il 30 luglio, questa volta
davanti a Montecitorio, per protestare contro il maltrattamento
subito. E poi, a distanza di un mese, si sono nuovamente
organizzati per manifestare anche stavolta davanti a Montecitorio,
svuotato dalla pausa estiva dei lavori parlamentari, la
loro esasperazione.
Da molto tempo la Cgil Scuola denuncia i guasti che l'amministrazione
Moratti ha portato al sistema di reclutamento. Il dialogo
fra interessi diversi e fra anime diverse del precariato
è degenerato. Viene così condannato alla precarietà
uno stuolo sempre più numeroso di persone per potere
ridurre- senza troppi intoppi - in modo massiccio il personale
della scuola pubblica quando la controriforma verrà
applicata.
La legge 53/03 e soprattutto i documenti che diventeranno
i decreti applicativi della legge contengono indicazioni
precise circa la riduzione del servizio scolastico: un monte
orario annuale obbligatorio ridotto rispetto a quello attuale
più una quota annuale di orario facoltativo che non
dà nessuna garanzia circa l'occupabilità del
personale.
Appare evidente che mantenere un'ampia fascia di precariato
è funzionale al disegno di ridimensionamento del
sistema scolastico derivante dall'applicazione della legge
53. Infatti è semplice tagliare posti non coperti
da personale tutelato da un contratto a tempo indeterminato.
Se a questo si aggiunge l'operazione di colmatura delle
cattedre a 18 ore che ha ridotto di parecchio la disponibilità
di posti, il quadro della situazione si manifesta in tutta
la sua drammaticità: una pressione insopportabile
su una quantità di aspiranti a un posto che, invece
di allentarsi per un naturale ricambio, si accentua a causa
di un meccanismo di assunzione che si è bloccato,
un cannibalismo indotto da spregiudicati interventi sulle
regole, e la diminuzione delle speranze in seguito alla
riduzione delle cattedre.
L'urgenza delle immissioni in ruolo
La
soluzione vera di questo stato di cose non può che
passare per un sistema di regole che tenga conto di tutti
i protagonisti in campo, in modo equo e proporzionale al
peso e alla presenza.
E’illusorio pensare di poter risolvere da soli una
situazione che è diventata una matassa troppo ingarbugliata.
Il primo atto è rivendicare, con forza e unità,
le immissioni in ruolo. Chiederemo che vengano nominati
gli appartenenti alla prima e seconda fascia, i vincitori
di concorso, il personale Ata. I posti per l’attuale
terza fascia potrebbero rimanere bloccati in attesa di definirne
le collocazioni interne. I diritti di tutti ad avere pari
opportunità nella scelta della sede definitiva sarebbero
regolati con l’attribuzione ai vincitori di concorso
della sede provvisoria.
Questa nostra proposta non ha controindicazioni per i lavoratori,
ma solo per il Governo che discute di punteggi e mai di
nomine.
Sul disegno di legge sul precariato, proposto dalla maggioranza,
discuteremo insieme agli interessati le nostre osservazioni.
Chiederemo da subito una risposta per i docenti che lavorano
sul sostegno, una soluzione equa per posizioni tra loro
diverse, la riconferma del sistema pubblico di reclutamento,
che alcune forze della maggioranza intendono affossare sostituendolo
con la chiamata diretta da parte delle scuole. La legge
Moratti queste prevede.
Noi siamo decisamente contrari. |