Buon lavoro a tutti
Enrico Panini

L'apertura di un nuovo anno scolastico rappresenta sempre un avvenimento di rilievo. Lo è per i dati quantitativi che lo caratterizzano, se pensiamo ai milioni di ragazzi, ai lavoratori del settore, alle famiglie coinvolti. Lo è per gli aspetti qualitativi se solo riflettiamo sul ruolo che la scuola ha per le persone ed alle attese che si riversano sugli esiti scolastici di ognuno. Tutto ciò è vero anche quest’anno, a dispetto di politiche governative che affidano alla nostra scuola un ruolo sempre più marginale.
Per noi, invece, il ruolo della scuola pubblica e del sapere è molto rilevante. Rappresenta un valore.
Queste considerazioni contengono in nuce un’indicazione politica che riassume la nostra iniziativa in questi anni.
C’è una domanda di informazione crescente fra le famiglie, gli studenti e fra i lavoratori. C’è una richiesta di orientamento e di iniziativa sempre più forte che si rivolge a noi. Contemporaneamente c’è una qualità minima della nostra scuola reale, quella di tutti i giorni, che il territorio, le forze sociali, le istituzioni devono difendere con le unghie e con i denti perché da lì passano diritti e progetti di vita.
E invece crescono gli alunni per classe, si tagliano le classi, aumentano le liste di attesa nella scuola dell’infanzia, diminuiscono il tempo pieno e il tempo prolungato.
Questi sono, in sintesi, tra gli aspetti peggiori del nuovo anno scolastico.


I primi inciampi della Legge Moratti

Ma non sono i soli. Le scuole si trovano di fronte la nuova legge sulla scuola (L. 53 del 28 marzo 2003) approvata la primavera scorsa. E’ lecito chiedersi cosa succederà, visto che dopo l’approvazione le difficoltà per il Governo stanno crescendo ulteriormente. A luglio doveva essere predisposto il piano finanziario per attuare la Legge Moratti, ma ancora non ve n’è traccia. Il primo decreto legislativo che avrebbe dovuto dare attuazione piena alle nuove norme nelle prime classi elementari non ha varcato neanche la soglia del Consiglio dei Ministri. Insomma, difficoltà evidenti per una legge che non ha consenso. Questa situazione non dipende dagli scontri interni alla maggioranza, che, come abbiamo visto anche recentemente, alla fine si risolvono sempre in accordi. In realtà questa situazione difficile deriva dal fatto che in tutto il Paese si registra contro questa legge un’opposizione crescente.
Nei prossimi mesi assisteremo sicuramente a tentativi di forzature, già adesso siamo in allarme per le furbizie di chi vorrebbe che la situazione di fatto determinasse ciò che il Governo non è in grado di fare.


Il “decretino”

Le scuole dovranno fare i conti con un decretino di due articoli che dice che nelle prime classi della scuola elementare si potrà insegnare inglese ed informatica (finalmente). Ma un’ora sola alla settimana che di più costa troppo!
Che le scuole sperimentino quello che vogliono, si legge nel decreto, l’importante è poter sbandierare ai cittadini che il processo di “riforma” va avanti. Alle scuole si chiede di sperimentare non per raggiungere un obiettivo, ma per riempire un vuoto del Governo!
Niente è peggio che chiedere di praticare l’inutile a persone intelligenti e a bambini che non hanno tempo da perdere.
Noi contrasteremo questo percorso ed abbiamo avviato anche iniziative legali contro norme illegittime anche in base alla stessa legge Moratti. Il rischio è che aumenti la confusione delle famiglie, per questo è bene essere in campo da subito e dire che sulla scuola bisogna discutere e che il discrimine per noi è che bisogna avere più scuola pubblica per tutte e per tutti.


Il lusso di andare a scuola

Mandare i figli a scuola comincia a diventare un lusso per un numero crescente di famiglie. Riprende vigore una faccia odiosa della selezione, quella dei costi.
La stangata si materializza nei libri di testo sempre più cari, nelle scuole con sempre meno risorse costrette a chiedere sempre più aiuti alle famiglie, nel primo anno di secondaria che, ridotto l’obbligo, torna ad essere a pagamento, nelle difficoltà dei comuni per il taglio ai trasferimenti. La stangata è già passata nel portafogli di migliaia di famiglie e rende ancora più evidente tutta la provocatorietà di leggi nazionali e regionali sul buono scuola tese a sostenere solo chi frequenta la scuola privata.


Obbligo scolastico e formazione continua

Il Ministro, in fretta e furia, è stato costretto a correre ai ripari stipulando un’intesa con le regioni per coprire l’anno vacante che si è determinato con la riduzione dell’obbligo per tanti ragazzi che non proseguiranno gli studi dopo la scuola media.
Inoltre i contenuti della Legge 30/03 (ridisegno del mercato del lavoro) e dei relativi decreti interesseranno anche la scuola e il suo personale, anzi rischiano di trarre alimento e ragione proprio dalla riduzione della scuola . L’effetto più preoccupante riguarda la riduzione dell’obbligo scolastico che riverserà i suoi effetti negativi su un numero consistente di ragazze e ragazzi che non continueranno lo studio. In questo periodo si sta svolgendo il confronto avviato con le Regioni (almeno, con quelle che hanno convocato i sindacati) perché il rapporto fra formazione ed istituzione garantisca i ragazzi che non proseguiranno gli studi, con un ruolo da protagonista della scuola. Vogliamo impedire l’allargamento della forbice a danno dei ragazzi che l’allontanamento dalla scuola renderà più deboli.

Non c’è da stare allegri, ma buon lavoro a tutti.

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