Prima e dopo l’esame
Parola di studente
Stefano Cinque

La paura di prima dell’esame, l’ansia durante l’esame, l’attesa preoccupata dell’orale e poi... la fine
della scuola.
Che felicità. Ma, strano a dirsi, affiora la nostalgia

Ho solo due parole per descrivere questo momento: è finita! Gli esami di maturità sono ormai alle spalle ed il mio sonno non sarà più tormentato dai più svariati incubi riguardanti questi cinque anni di liceo. Prima di lasciarmi tutto alle spalle, però, ritengo che sia giusto dire almeno qualcosa su quello che ho passato, nel bene e nel male. Cominciamo con il male: è meglio.


Il primo giorno

Il giorno del primo annuncio ufficiale alla classe che l’esame si sarebbe svolto nei corridoi e non in aula ha subito scatenato il panico più totale. Immaginare di svolgere le tre prove in un ambiente così ampio rispetto a quello in cui si è abituati nei normali compiti in classe, ha prodotto un’ansia generale davvero insostenibile. Una sorta di horror vacui degli studenti.
Il giorno della prima prova, in ogni modo, dopo alcuni minuti di tensione, il nostro spirito di adattamento ha prevalso e ci siamo tranquillizzati. Il problema, quel sedici maggio, era rappresentato più che altro dalle tracce delle tipologie “b” e “c” (i saggi ed i temi tradizionali), alcune delle quali erano particolarmente inusuali ed ostiche. Mi riferisco per esempio a quella sul tempo, quella sulla filosofia e quella sull’amicizia, sconsigliateci addirittura dalle stesse docenti. Nonostante ciò, la prova si è svolta in una grande serenità e tutti sono tornati a casa felici e contenti. I veri dolori sono iniziati il giorno dopo con il compito di matematica, ed infine con la terza prova.
In queste due mattinate noi studenti abbiamo ancora una volta dato libero spazio alla creatività e all’ingegno inventando una quantità spropositata di stratagemmi per aiutare noi stessi e gli altri. Come dire che sotto esami ci vogliamo tutti più bene. Alla fine ne siamo usciti tutti sani e salvi e con un punteggio non proprio da buttare, pronti ad affrontare la parte più dura della prova: la verifica orale.


L’attesa dell’orale

L’attesa di questo ultimo ostacolo è sicuramente qualcosa di terribilmente angosciante, lo sappiamo tutti, ma figuriamoci cosa ha dovuto rappresentare per chi, come me, pensava a questo momento sin dall’inizio del primo anno. E così anch’io ho passato questo periodo snervante, pieno di dubbi, incertezze, parti di programma che ti scompaiono in blocco dalla mente e che tutti dicono che ricorderai come per magia durante l’interrogazione. Fondamentali sono state le parole rassicuranti di genitori, amici e parenti che avevano già superato la prova con successo e che dicevano che era normale essere preoccupati, ma che in fondo l’esame era facile, che la commissione era interna e che non ci sarebbero stati problemi. In fondo, lo ammetto, è stato davvero così, ma è anche vero che nessuno può davvero capire tutto ciò senza prima averlo sperimentato di persona. Solo dopo il colloquio d’esame si capisce davvero che rispetto alle vere difficoltà della vita ciò che si è appena fatto è stato cosa da niente. Solo dopo aver salutato per l’ultima volta i tuoi insegnanti, quando ormai sono soltanto persone normali, si comincia davvero a considerarli come tali, ad apprezzarli ed a volergli anche un bene sincero.
Un vero rapporto umano, occultato da quello professionale, esce fuori solo quando il secondo sta per esaurirsi, e questo lascia indiscutibilmente un senso di amarezza, quasi una nostalgia per i bei tempi andati. Il sentimento di nostalgia si alterna molto spesso a quello di gioia quasi incontrollata di questo periodo.
Quasi come quando si parte per un viaggio: si è felici per ciò che si troverà, ma al tempo stesso si è anche tristi per quello che si lascia. E’ una sensazione strana, particolare, un senso di vuoto, di vano, di spaesamento, causato probabilmente dalla presa di coscienza che ciò che ha regolato gran parte della nostra vita finora è giunto al termine. Ma tutti sappiamo che la vita è un ciclo composto a sua volta da tanti altri cicli più piccoli. Ora, dopo l’esame, sono alla fine di uno ed all’inizio di un altro di questi cicli: quello universitario.


E adesso buona fortuna

Sperando che questa nuova esperienza vada per il meglio, magari come quella appena passata, non posso che concludere augurando a tutti coloro che dovranno sostenere a loro volta l’esame di maturità una buona fortuna; ma ricordandogli che, pure se è duro, occorre davvero impegnarsi negli studi intrapresi, poiché la cultura è un’arma indispensabile per mantenere la nostra indipendenza e la nostra libertà di pensiero.
Parola di uno studente.

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