La
guerra dei 15mila posti
Graduatorie roventi
Luisella De Filippi
Le norme che si sono susseguite negli ultimi due anni
hanno creato confusioni e conflitti tra i precari. Ad
aggravare le cose i tagli del personale e dell’offerta
formativa.
Gli errori nell’impianto della legge 143/04.
I possibili correttivi
Per aggiornamenti sull’argomento: www.cgilscuola.it
are composizione,
si aggiungono quelli determinati dalla politica scolastica
e del lavoro portati avanti dalla maggioranza di centro
destra.
Una legge di (contro)riforma della scuola che riduce il
tempo scuola, tagliando dunque posti di lavoro, oltre
che qualità del servizio, una spinta alla precarizzazione
che ha già investito il settore dei lavoratori
Ata (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici)
e minaccia di interessare anche i docenti, rendono più
fosco l’orizzonte dei precari e alzano il livello
di ansia rispetto alle aspettative di stabilità.
La chimera del posto di lavoro
In questo clima
è dunque altissima l’attenzione per i dispositivi
normativi che regolano lo scorrimento delle graduatorie
permanenti, infatti, come si può ben capire, un
punto in più o un punto in meno possono essere
determinanti per la conquista di un posto di lavoro stabile,
che, nella pubblica amministrazione è strettamente
regolato da meccanismi concorsuali, pubblici e trasparenti.
Per dare una misura dell’entità del fenomeno,
i numeri parlano da soli: più di 400.000 precari
affollano le graduatorie concorsuali, sparsi nelle varie
province d’Italia, ogni anno l’amministrazione
scolastica copre i posti vacanti stipulando, con i precari,
contratti a tempo determinato e contratti a tempo indeterminato,
la cui entità è subordinata alle disponibilità
finanziarie annuali. Negli ultimi due anni, nonostante
circa 150.000 posti vacanti, nessun contratto a tempo
indeterminato è stato stipulato, per il prossimo
anno ne sono previsti soltanto 15.000 quindi le aspettative
e la fibrillazione sono al massimo, visto che un’ampia
platea di aspiranti dovrà contendersi la miseria
dei 15.000 posti.
Nel ’99 la legge 124 ha definito un sistema organico
di regole per il reclutamento del personale precario che,
negli ultimi dieci anni, in assenza di concorsi, aveva
maturato anni di servizio e dunque esperienza e professionalità
acquisite sul campo.
Era necessario regolarizzare la posizione di queste persone,
aprendo percorsi riservati di abilitazione, e contemporaneamente
avviare una riforma che prevedesse una formazione iniziale
specifica per gli insegnanti che, al titolo di studio,
affiancasse competenze professionali derivanti dallo studio
delle scienze pedagogiche.
L’equilibrio dei diritti di persone che avevano
storie e percorsi diversi, era stato trovato attraverso
la stratificazione di una graduatoria in 4 fasce che permetteva
di storicizzare la situazione senza mettere in diretta
concorrenza le diversità che nel corso del tempo
si erano delineate.
Il ministro Moratti è intervenuta su questo equilibrio
eliminando una fascia e producendo così la diretta
concorrenza fra interessi che a quel punto entravano in
conflitto.
Le rivendicazioni degli uni e degli altri hanno indotto
l’amministrazione a fare interventi maldestri che
regolarmente hanno ricevuto sonore bocciature dai tribunali
amministrativi, e a causa dell’imperizia del ministero
nel gestire una materia complessa e delicata come quella
delle tabelle dei punteggi, si è pensato di eliminare
i motivi di contenzioso amministrativo attraverso un provvedimento
di legge, che, in qualità di norma primaria può
modificare dunque altre norme di pari grado.
Gli interventi normativi maldestri
Primo errore:
la definizione di una tabella di punteggi è norma
di carattere prettamente amministrativo, che, applicando
i principi contenuti nella legge, si caratterizza per
essere uno strumento flessibile ai possibili cambiamenti
si dovessero rendere necessari.
Aver affidato alla legge il compito di definirla, ha reso
rigido lo strumento, infatti solo un’altra legge
può modificarne anche una piccola parte, inoltre
la scarsa dimestichezza dei parlamentari con i particolarismi
oggetto della tabella di valutazione, ha prodotto errori
di sottovalutazione delle problematiche connesse.
La nostra valutazione politica della legge 143/04 è
estremamente negativa: è sbagliato l’impianto
e, inoltre, in molte parti, sono violati alcuni principi
costituzionali, che, per parte nostra, intendiamo far
rispettare attraverso ricorsi e impugnative, qualora la
pressione politica non ottenga i cambiamenti auspicati.
Vediamo quali sono gli aspetti più contestati di
questa nuova tabella di punteggi:
- il raddoppio del punteggio per il servizio svolto nelle
scuole di montagna, nelle istituzioni carcerarie e nelle
piccole isole;
- la possibilità di far valere metà del
punteggio per i servizi svolti in posti o classi di concorso
diversi da quella di appartenenza;
- l’esclusione di alcune persone che hanno i requisiti
per chiedere l’inserimento nelle graduatorie, sia
pur acquisiti dopo il ’99
- la retroattività dell’efficacia di tali
norme che modifica il quadro normativo di scelte già
fatte.
Alcuni di questi punti sono anche positivi, per esempio
la valutazione del servizio svolto in altra classe di
concorso (oggi non vale nulla) o l’individuazione
di meccanismi che premino il disagio.
Purtroppo, però, la formulazione della norma si
presta invece ad uno snaturamento del diritto in quanto
avvantaggia in modo casuale e discriminatorio alcuni gruppi
di docenti stravolgendo i criteri consolidati di valutazione
dei titoli e intaccando in tal modo le legittime aspettative
del personale già collocato nelle graduatorie.
La rideterminazione integrale delle graduatorie sulla
base di regole fissate oggi per allora viola il principio
contenuto nell’art. 11 delle disposizioni sulla
legge in generale che sancisce che una legge possa disporre
soltanto per l’avvenire.
Inoltre la discriminazione messa in atto dall’applicazione
di tali norme viola alcuni principi costituzionali: sull’uguaglianza
dei cittadini di fronte alla legge, sulla tutela del lavoro
in tutte le sue forme ed applicazioni e sul buon andamento
e l’imparzialità dell’amministrazione.
Correttivi palliativi
Rispondendo
alle pressioni politiche promosse da sindacati e movimenti
precari, il parlamento sta cercando di correre ai ripari
con un decreto di interpretazione autentica della legge
143/04.
Il Senato ha approvato dunque dei correttivi che riducono
il danno senza però risolvere la sostanza delle
illegittimità: ha ridotto, per esempio, la retroattività
ad un anno soltanto, il 2003/04, violando dunque ancora
il principio delle disposizioni sulla legge in generale
e introducendo una nuova disuguaglianza fra coloro che
rientrano nel beneficio e coloro che ne restano esclusi.
Ora spetta alla Camera confermare o modificare quanto
già approvato al Senato, ciò che balza in
evidenza, però, è ancora una volta la superficialità
e la sciatteria, sia giuridica che politica, con cui questa
classe politica tratta le delicate questioni di diritto
che determinano il destino di migliaia di lavoratori.