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Una proposta costruttiva
Per una città copernicana
Franco Frabboni

La possibilità di rilanciare una pedagogia “discreta”, rispettosa dei ritmi di crescita dei bambini e degli adolescenti.
Una pedagogia che li liberi dai modelli adultocentrici e consumistici che li opprimono e li omologano. Partire da Bologna?

Sulla scia festosa della vittoria elettorale, Bologna potrà voltare pagina. Aprendo un nuovo libro della città che avrà tra i suoi protagonisti Sergio Cofferati, sindaco di tutti, dell’intera sua popolazione. A partire da questa condivisibile sua intenzionalità petroniana, potrà dare “gambe-robuste” al viaggio di una metropoli che intende stare dentro ad una società complessa dai folgoranti e spesso impronosticabili processi di trasformazione e di cambiamento.
Per un’amministrazione comunale, questo approccio “complessuale” alla crescita democratica del suo tessuto urbano significa farsi soggetto di propulsione e di co-costruzione (in compagnia di altri protagonisti del sistema socioculturale, produttivo e civile) di una città delle idee, della convivenza, della qualità della vita.
Tra questi segni di riconoscimento, ci sta particolarmente a cuore l’identità di città dell’educazione. Costruita insieme dai genitori e dai figli, dal sistema scolastico e da quello extrascolastico, dai sindacati e dal privato sociale, dalla pedagogia accademica e da quella comunale: il tutto nella prospettiva di un’educazione estesa per tutto l’arco della vita. In queste righe, accenderemo i riflettori sulle due “Pedagogie petroniane”: universitaria, la Facoltà di scienze della formazione; comunale: l’Assessorato alla pubblica istruzione. A nostro parere, sono chiamate non solo a camminare insieme lungo sentieri “empirici” (collaborando operativamente su specifici progetti formativi) , ma anche a co-costruire il modello “teorico” di una Pedagogia (che chiameremo copernicana) in grado di intercettare e neutralizzare - anche a Bologna - due nubi cariche di pioggia che campeggiano nella società “adultocentrica” e “consumistica” di questo inizio millennio.



I temporali sulle nuove generazioni

Questi, i temporali che minacciano - oggi - il cielo delle giovani generazioni.
Da una parte, infanzia e adolescenza sono gettate anzitempo nella foresta degli adulti (il loro ineluttabile destino sembra essere la precoce colonizzazione nella società dei “grandi”); dall’altra parte, infanzia e adolescenza sono gettate anzitempo tra le onde del mare dei consumi (il loro ineluttabile destino sembra essere l’omologazione nella cultura di mercato e la standardizzazione nell’universo mediatico): dove si tramutano in galline dalle uova d’oro, in quanto “terminali” di un ghiotto investimento consumistico e ideologico.
A partire da questi presagi oscuri, una Pedagogia condivisa in una città delle idee ha un compito ineludibile e improcrastinabile. Quello di combattere, con grande sollecitudine, tanto la cultura “mercantile” - che nega ai bambini e ai giovani le loro identità storico/sociali e, conseguentemente, i loro diritti di cittadinanza (senza identità “antropologica” non possono che scomparire) - quanto quella Pedagogia “deviata” (tolemaica) ideologicamente al servizio dell’odierna società delle globalizzazioni: dei mercati e del leviathan massmediologico. Una pseudopedagogia - questa - che vuole imprigionare l’infanzia e l’adolescenza nelle false agiografie, nelle metafore rassicuranti, nelle retoriche ideologiche. E che allude - conseguentemente - ad una persona metafisica, astorica, senza volto antropologico. In cammino verso una deriva “a-scientifica” (per l’appunto: ideologica) nei confronti dell’educazione delle giovani generazioni.
Altro è il compito da assegnare alla Pedagogia del terzo millennio. La Bologna città dell’educazione potrebbe farle indossare un abito da sera: dai “flessibili” paradigmi scientifici e dalla filosofia della “discrezione”. Con questa veste esistenziale e culturale disporrebbe dell’autorevolezza educativa per mettere le giovani generazioni nelle condizioni di percorrere “autonomamente” sia i sentieri della foresta degli adulti, sia le rotte del mare dei consumi. Quindi, di disporre di calessi e di velieri che non siano “targati” dalla Pedagogia tolemaica.


Dalla pedagogia fondamentalista all’educazione intellettuale

Quali sono i segni di riconoscimento di questa Pedagogia dell’indiscrezione (tolemaica) alla quale rivolgiamo l’imputazione di concorrere alla scomparsa del soggetto in età evolutiva? Questa, la sua sdrucita carta d’identità: è una Pedagogia pervasiva, saccente, ipertrofica nei confronti dell’infanzia come dell’adolescenza, tanto da annullare le loro identità e le loro differenze. Disattenta (e forse nemica) delle “pluralità” dei volti infantili e giovanili. E’ una Pedagogia colpita da una sindrome ossessiva: l’educazione intellettuale. La sua paura è l’autocostruzione, da parte del soggetto in età evolutiva, della propria macchina della mente (da mettere in moto il più tardi possibile). Rispettare l’infanzia e l’adolescenza - secondo il modello tolemaico - significa tenerle il più a lungo possibile nel cassetto dei sogni, in una nuvola di beata e felice ignoranza. Quasi che l’autonoma “scoperta” della realtà conduca all’inquinamento e alla corruzione dell’incontaminato universo fantastico e immaginativo delle giovani generazioni.
Questa pseudopedagogia postula e sogna un’infanzia e un’adolescenza al “singolare”: metaforiche, astratte, astoriche, inesistenti. E’ un approccio ascientifico all’educazione delle giovani generazioni perché fondato sull’assioma di una persona i cui processi di sviluppo e i cui orizzonti utopici sono decisi a priori, deterministicamente ricavati da un quadro ontologico già dato e intoccabile. Per questo è una Pedagogia metafisica, fondamentalista, pesante: disattenta (e forse nemica) nei confronti delle diversità e delle pluralità dei volti infantili. Soprattutto ha un’ossessione, che si fa comportamento “ideologico”: la formazione di un pensiero plurale. Questa paura nei confronti della costruzione della macchina della mente infantile (da procrastinare il più possibile) nasconde a fatica la logica ascientifica di una Pedagogia che identifica il rispetto dell’infanzia e dell’adolescenza con la “lontananza” dai dispositivi cognitivi di scoperta autonoma delle forme di rappresentazione simbolica della realtà.


Una galassia popolata di una gioventù plurale

Per evitare l’onda lunga dell’indiscrezione tolemaica, è necessario che la Pedagogia del ventunesimo secolo scelga senza incertezze il suo versante/altro: il regno della Pedagogia copernicana. La sua linea postmodernista capovolge di segno quella tolemaica nel nome di un’infanzia e di una adolescenza al “plurale” colorate di diversità esistenziali e culturali.
Siamo alla Pedagogia della “discrezione”: leggera, congetturale, rispettosa del processo di crescita dei bambini come dei giovani, impegnata sui processi più che sui prodotti dell’azione educativa. E’ una Pedagogia che ha a baricentro l’educazione intellettuale, quale leva irrinunciabile di alfabetizzazione collettiva: di emancipazione e di liberazione (e non di modellamento) delle giovani generazioni.
A partire da questo posizionamento della Pedagogia copernicana (illuminato dal volto della “discrezione”) possiamo affermare che nel suo cielo educativo appare ben visibile una galassia popolata di bambini e di adolescenti della ragione: equipaggiati sì di fantasia-sentimento-lievità esistenziale, ma corredati anche di corporeità-logica-cultura antropologica. E’ una galassia che allude ad una nuova generazione: dotata di sangue sociale, voglia di conoscere, di partecipare e di trasformare il proprio mondo di cose e di valori.

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