succede
a scuola
Turbamenti di un arcidiavolo
Semel in anno licet insanire
Belfagor
Con
insolita commozione Belfagor guarda il lavoro di un collega
e ne resta affascinato.
Al punto che lo segnala ai lettori come esempio. E’
il caso di dirlo: non c’è più religione
Prima dell'orrida
feria d'agosto, sempre temuta come una sorta di memento
mori, sia pure temporaneo - temporaneo, dico, sia il mori
che il memento: e cionondimeno doloroso, per lo struggente
senso di finis che riesce ad evocare -; e prima - o forse
al posto - di celebrare questo rito finale, che si sostanzia
di tanti piccoli atti: consegna del registro "compilato
in ogni sua parte", consegna dei pacchi degli elaborati
scritti degli alunni, consegna delle relazioni finali
e dei programmi effettivamente svolti, saluti più
o meno ipocriti ai colleghi, spesso accompagnati da retropensieri
tutt'altro che amichevoli - "possi perde’ posto"
- ecc., l'arcidiavolo si prende una licenza e dà
alle stampe un testo vero, che non è da leggersi
tra le righe e non ha nulla di metaforico o di allegorico
- come accade spesso e volentieri per i diabolici testi
che prepara per questa rubrica -, ma ha molto a che vedere
col senso del fare scuola quotidiano, quel senso di cui
egli cerca di parlare in queste pagine, stigmatizzando
topoi e comportamenti, tic e luoghi comuni che s'incontrano
un po' in tutte le scuole patrie.
Questa volta, prima di andare in ferie, dunque, cede volentieri
la parola a un docente vero, che firma con nome e cognome,
ma che è facile immaginare in vesti diaboliche,
mentre lavora coi suoi studenti e soprattutto mentre,
dopo il lavoro, continua a pensare a quello che ha fatto,
a ciò che ha "prodotto".
E' un artista vero, questo diavolo (autore fra l'altro
di performances e di installazioni in diverse città:
l'ultima, ci informa, ha avuto luogo in occasione della
napoletana "Galassia Gutenberg" dell'aprile
u.s.); ma è anche un pedagogo - cioè uno
che "accompagna" nel cammino - ed è anche
un pedagogista, cioè uno che riflette sul senso
del suo essere uomo che forma altri uomini… (quest'ultima
frase va bene così, ma per le implicazioni sessiste
che contiene è utile ricordare - e non solo per
il titolo - il bellissimo e dimenticato volume E l'uomo
educò la donna, a c. di C. Covato e C. Leuzzi,
Editori Riuniti, Roma 1989, con la bellissima prefazione
di Mario A. Manacorda, luciferino e instancabile formatore
di diavoli).
Il testo che Colaianni ci ha fatto pervenire è
un esempio alquanto personale di "documento del 15
maggio". In genere tale "documento", predisposto
dal consiglio di classe dell'ultimo anno delle scuole
superiori in vista dell'esame ancora detto "di Stato",
è "angelicamente" concepito come un testo
burocratico, che nessun presidente di commissione legge.
In questo, a differenza di tanti altri angelicamente corretti
ma pedagogicamente e umanamente vuoti, si racconta un
percorso educativo vero e si intuisce la storia di un
rapporto vero nato tra un uomo, che è anche un
artista e un docente, e un gruppo di ragazzi, che sono
anche alunni. L'uno e gli altri hanno fatto assieme un
tratto di strada, ciascuno scoprendo qualcosa di sé
e di chi gli camminava al fianco, e cercando ognuno di
dare forma e parola a quello che andava scoprendo. Che
altro è la scuola?
Riflessioni per un documento del 15 maggio - Classe
V E
docente Andrea Colaianni, anno 2003 2004 scolastico
“L’immaginario
dei giovani è patrimonio dell’umanità”
A
voi studenti
In cinque anni ho assistito al miracolo della vostra metamorfosi!
Da bambini, vi siete tramutati in giovani donne e uomini.
Non ho assistito da spettatore, ma come assistente al
miracolo!
Vi ho ributtato tra i piedi i fatti della vita che vi
assalivano e che cercavate di respingere; per chiedervi
il vostro parere, in realtà, per spingervi a dare
forma alle vostre emozioni.
Non sempre ci sono riuscito!
Allora vi ho buttato fuori dalle mura per affrontare i
luoghi della città!
Presentarsi agli altri con la dignità del fare.
Prima da soli, da un anno con i bambini delle medie, poi
delle elementari.
L’entusiasmo e le emozioni dei bambini ci hanno
colpito molto.
Abbiamo capito che l’immaginario dei giovani è
patrimonio dell’umanità.
Qualcuno di voi mi ha parlato dell’inquietudine
che piega la schiena.
Abbiamo cercato di capire cosa succede.
Qualche manciata di giorni ci separa dal momento del cambiamento.
Dopo cinque anni ognuno di noi non aprirà più
quella porta per tradurre il futuro in quotidiano.
Finalmente! Non ce la facevo più! Basta!
Ma è anche vero il contrario.
Il mio quotidiano non sarà più illuminato
dalle vostre facce. Espressive o maldestramente inespressive!
Il 24 maggio alle “Autolinee” daremo forma
ancora ad una manifestazione: “L’elaborazione
del lutto per la mortificazione dell’immaginario
di una giovane americana e di cinque giovani iracheni”.
In realtà: un rito di passaggio per gli studenti
della V-E. Saranno coinvolti tutti gli studenti del liceo
e i passanti sul tema dell’arte nella città
per affrontare ed analizzare in forma poetica sia quanto
accaduto a Milano (installazione dei manichini raffiguranti
tre bambini impiccati ad un albero dell’artista
Cattelan), sulle intenzioni dell’artista e l’efficacia
del risultato sia quanto di inquietante sta accadendo
intorno a noi nel mondo.
Da artista-educatore ritengo che dare forma poetica al
turbamento sia un’azione fortemente liberatoria
e che riveli agli occhi dei cittadini quanto sia necessaria
in questi momenti un’arte che appartenga all’inutile,
al gratuito, al sovrano.
Dalla prima manifestazione (gli alberi delle meraviglie)
questa è l’ottava proposta offerta alla cittadinanza
che vede trasformare un non-luogo in luogo di incontro
dallo spessore culturale grazie all’attività
di voi studenti che imparate ad interagire con i cittadini
attraverso il linguaggio del rituale nell’arte nel
rispetto dei luoghi e dei cittadini. Col progetto “Cinema
2000” abbiamo prodotto un cortometraggio che ci
ha consentito di avvicinare il linguaggio del cinema con
una storia immaginata che comunque ci ha permesso di documentare
ampi stralci di realtà: il nostro “fare”
nella città e con i bambini.
Adesso vi lascio un ultimo compito per una dignità
del vivere.
Ognuno di voi ha la possibilità e il dovere di
salvare e proteggere il proprio immaginario in quanto
patrimonio dell’umanità.
Voi tutti formate una pattuglia di fantasia e creatività
che si espande nel mondo.
Ma prima del commiato avremo ancora la possibilità
di mostrare il vostro lavoro. A fine mese, data da precisare,
mostreremo i bozzetti di cartoline per la Giornata poetica
contro la produzione di scorie pubblicitarie.