Ritmi della vita e ritmi della TV
Credo ai miei occhi
Intervista ad Alberto Oliverio
di Loredana Fasciolo

Come veniamo catturati dalle immagini trasmesse in televisione e come i messaggi debbano essere sempre più forti per poter mantenere viva la nostra attenzione. Ce lo spiega il noto psico-biologo Alberto Oliverio a cui abbiamo rivolto queste domande

Una volta si diceva "La lettura allarga la mente". Si può dire la stessa cosa della TV?

La televisione può trasmettere informazioni o divertire attraverso programmi basati su vari aspetti dell'immaginario. In entrambi i casi può "allargare la mente" ma la lettura resta qualcosa di diverso perché si basa su tempi più adatti alla mente infantile, meno convulsi e - soprattutto - tempi stabiliti da chi è attore (o lettore) e non fruitore (o spettatore). Inoltre esiste una forte differenza tra immaginario e immaginazione: il primo è una specie di viaggio organizzato, l'immaginazione è, invece, un percorso che va costruito, passo dopo passo, e che mobilita risorse cognitive. L'immaginario, pur con tutto il suo fascino, è prevalentemente passivo, l'immaginazione implica un'attività creativa della mente, si basa sul pensiero simbolico, sulla capacità di saper creare un'immagine di qualcosa, sul saper "far finta che", come avviene in molti giochi infantili.

Nella lettura è la vista il senso più utilizzato, nella radio l'udito. Per seguire la  televisione più sensi devono essere "svegli" contemporaneamente (oltre a vista e udito,  Mc Luhan aggiunge addirittura il "tatto"). La tv è qualcosa che ci coinvolge molto di più, pretende attenzione. Eppure - è ormai accertato - che la Tv rende passivi, ipnotizza... Come si spiega che i sensi si "addormentino"?

L'aspetto più critico della televisione è che essa si basa essenzialmente su stimoli visivi e sonori ed enfatizza soprattutto le immagini: diverse ricerche hanno dimostrato che quando uno o due sensi sono sovrastimolati e gli altri non ricevono stimoli si verifica una situazione paradossale in cui il sistema nervoso reagisce come se fosse sovraccarico. In una situazione di sovraccarico il cervello diviene iperattivo o alcune sue aree - non collegate alla visione e all'attenzione di immagini che cambiano con una frequenza quasi ossessiva - vengono "spente" (smettono cioè di essere attive).

Un secondo aspetto riguarda le caratteristiche percettive della televisione e il suo vero e proprio potere "ipnotico". Siamo catturati dalla televisione in quanto le immagini sul teleschermo raffigurano una realtà molto più ampia e molto più a fuoco di quella che caratterizza la realtà vera. In una scena naturale la nostra attenzione si fissa su alcuni particolari, per poi passare ad altri in base a un processo di scansione che mette a fuoco una parte per volta: in televisione tutto è a fuoco, concentrato in un piccolo schermo e sono solamente l'operatore e il regista che, di volta in volta, evidenziano dettagli che non rispondono alla nostra curiosità ma che implicano un'attenzione dettata da altri. Accanto a questo primo aspetto della "ipnosi" televisiva bisogna considerarne un secondo, legato alle specifiche caratteristiche visive dei segnali inviati dal televisore: nel teleschermo il meccanismo elettronico che genera le immagini produce dei contorni "sfarfallanti", in continuo anche se minimo movimento. La nostra mente non percepisce a livello conscio il movimento dei contorni delle immagini televisive (nella realtà i contorni delle immagini sono stabili) ma il nostro occhio nota questa particolarità e tende a fissarvisi, proprio in quanto la visione umana tende a concentrarsi di più sugli oggetti in movimento che su quelli statici: come conseguenza di questa "attrazione" dei contorni si verifica una disfunzione della fissazione delle immagini, si ha cioè una "fissazione defocalizzata" che fa sì che la nostra mente sia meno attenta, vada incontro a blande forme di  sogni a occhi aperti o di piccole allucinazioni, a una specie di stato di trance in cui cadono i bambini ma anche gli adulti che, non di rado, finiscono per addormentarsi di fronte al televisore.

Contro il bombardamento di informazioni, di notizie al quale siamo quotidianamente sottoposti dai mezzi di comunicazione di massa, quali altri meccanismi di difesa vengono messi in funzione oltre la selezione? L'indifferenza? Una sorta di autoanestesia?

Indubbiamente la desensibilizzazione è l'aspetto più saliente: gli stimoli monotoni o ripetitivi perdono man mano la loro capacità di "bucare" la nostra attenzione, tanto che in televisione o al cinema per far passare in modo più efficiente la pubblicità viene aumentato il livello dell'audio. Lo stesso vale per le immagini che suscitano emozione: è necessario dare messaggi sempre più "forti" ma dopo un po' si verifica una sorta di assuefazione, il che certamente non è positivo in quanto un bambino si abitua al fatto che si può danneggiare, picchiare, far sanguinare, soffrire e uccidere qualcuno. In altre parole, si verifica una progressiva desensibilizzazione nei confronti della violenza. Lo stesso vale per i messaggi a sfondo sessuale e per tutti quei particolari visivi che inizialmente suscitano emozione ma, man mano, vengono sempre più metabolizzati e ignorati.

Così come il corpo deve adeguarsi ai cambiamenti ambientali, anche il cervello, per apprendere, deve riorganizzarsi davanti alle nuove modalità di conoscenza dei mass media. La televisione e le nuove tecnologie audiovisive cambiano le mappe cognitive e le rappresentazioni mentali? In che modo accade?

Una delle caratteristiche della nostra mente è di essere "estesa",  non soltanto in quanto il linguaggio le consente di estrinsecare il suo pensiero ma anche perché sfrutta le più diverse tecnologie, da quelle essenziali come un block notes a quelle più complesse come un computer, tutte in grado di amplificarne le capacità. Le tecnologie, prodotte grazie alla creatività della mente, agiscono a loro volta sul cervello, plasmandolo, dandogli nuove strutture e funzioni come ormai indicano numerosi studi nell'ambito delle neuroscienze. Questo processo di modellamento riguarda soprattutto la mente infantile in quanto il cervello di un bambino è molto plastico e si adegua all'ambiente in cui si sviluppa. Ma è anche vero che se l'ambiente in cui sono immersi i bambini è caratterizzato da esperienze prevalentemente visive e virtuali, basate su una logica e tempi diversi rispetto a quelli che caratterizzano il linguaggio e la lettura, il processo di strutturazione mentale può risentirne. Insomma, c'è un'età in cui è essenziale potenziare la formazione linguistica, sia in quanto si sviluppano i centri del linguaggio, sia in quanto il linguaggio dà forma alla mente.

La televisione ha il potere di far sembrare falso ciò che è reale (la guerra per esempio) e rendere reale ciò che è finzione (i sentimenti nei talk show, le storie nei reality show...). Come è possibile che avvenga questa confusione?

Questa confusione avviene anche nell'adulto, e per motivi diversi: la guerra appare lontana, mediata dall'obbiettivo che la mette a fuoco più che nella realtà. La guerra televisiva impressiona in quanto se non è spettacolare difficilmente viene mostrata: tutti ricordiamo le immagini della prima Guerra del Golfo, con i traccianti e le luci delle esplosioni sopra Baghdad; difficilmente vengono mostrate immagini meno clamorose ma più vere e aderenti alle sofferenze, all'emozione, alla paura. Un bambino, invece, può essere fortemente turbato dalla violenza delle immagini e presta loro maggior credito, qualsiasi sia l'immagine, quelle che provengono dal fronte bellico come quelle che provengono dalla guerra rappresentata in un film: il nostro cervello è prevalentemente visivo, crediamo a ciò che vediamo, e un bambino, che ancora non possiede grandi capacità di analisi ed ha una mente concreta, ritiene che ciò che è rappresentato visivamente esista davvero. Nella lettura, invece, la mente deve prestare immagini alle parole, i tempi sono lenti, tutto va rielaborato.

Cosa cambia nell'interazione tra attività cognitiva ed emotiva? La percezione delle immagini prevale sempre sulle parole?

Senza dubbio, proprio in quanto, come abbiamo appena detto, il nostro cervello, e in particolare quello infantile, è estremamente sensibile alle immagini. Di ciò era ben consapevole Sant'Ignazio di Loyola che nei suoi esercizi spirituali proponeva di visualizzare le scene di sofferenza dei dannati nell'Inferno, ben sapendo che un'immagine ha il potere di cento parole, soprattutto sui più semplici. Anche molti dipinti a carattere sacro avevano questa funzione: colpire con le loro immagini, fornendo esempi che coinvolgessero l'osservatore.

Come viene modificata la percezione del tempo e dello spazio con i ritmi veloci della televisione, con l'arrivo di notizie in tempo reale?

Un aspetto importante del rapporto con la televisione riguarda il fatto che il cervello di un bambino che trascorre ore di fronte al televisore non è soltanto un cervello "ingombro" di stimoli visivi, ma anche catturato da un rapidissimo alternarsi di messaggi che induce una sorta di selezione naturale a favore degli stimoli meno complessi: se il messaggio è troppo lungo, e quindi richiede uno sforzo di attenzione superiore, se è meno stimolante in termini di novità, esso verrà più facilmente scartato. Questa modalità di trasmissione dell'informazione attraverso brevi flash induce la mente infantile ad adeguarsi a una realtà fatta di messaggi brevi ed episodici e a scartare quelle procedure mentali e quelle realtà che richiedono una progettualità più a lungo termine.

Che cambiamenti ha subìto la memoria a causa della gran mole di stimoli, di notizie di ogni tipo che ci giungono da ogni parte, che si sovrappongono, che si contraddicono...? Di alcune notizie, pur importanti, non riusciamo a seguire gli sviluppi, non se ne sa più nulla.le dimentichiamo?! Riusciamo a mantenere una continuità col passato?

In molti casi si può verificare una confusione in quanto siamo talmente bombardati da informazioni, documenti visivi, simulazioni, realtà virtuali che è spesso difficile individuare l'origine di un'informazione o stabilire se essa sia veritiera o credibile. Per come è fatta la nostra mente, le immagini "false" hanno simile dignità e capacità di sopravvivenza rispetto a quelle che derivano dai "veri" documenti storici, dai filmati che rispecchiano la realtà, sia pure in modo parziale. Il caso dei film western, forse i più ricorrenti tra i film a carattere "storico" sulla "frontiera" americana, ha indicato come gli stereotipi a favore dei coloni, e a sfavore degli indiani "cattivi" abbiano coronato l'immaginario collettivo e contribuito a fornire una versione "storica" dell'espansione dei coloni che solo di recente è stata intaccata da altri film hollywoodiani a favore di un indiano mite e spodestato dai bianchi.  Poiché le immagini visive, associate alla musica, hanno una forte carica realistica e sono in grado di influenzare la nostra mente, il proliferare di un immaginario cinematografico e televisivo che si rivolge a numerosi aspetti della storia, innova, in qualche modo, la competizione tra vero e falso, tra realtà e rappresentazione immaginaria.  Questa nuova situazione dipende, come si è detto, dalle caratteristiche della nostra mente, dalla sua capacità di lasciarsi influenzare e contaminare, dal fatto che quello della memoria è un campo di battaglia in cui non è detto che si affermi ciò che è vero ma ciò che riteniamo che sia veritiero o plausibile.

Si conoscono delle patologie provocate da internet e dall'uso della play station, ecc. Quali sono i problemi causati da un'esposizione continua e prolungata alla tv? In particolar modo quali sono quelle che riguardano bambini e adolescenti? E quali possono essere le conseguenze di una tv sempre accesa come sottofondo (che "scorre come l'acqua in cucina" O. Welles) come accade in molte case?

Abbiamo visto come le immagini osservate al televisore abbiano un impatto maggiore e siano più stabili e invasive di quelle che ci siamo formati autonomamente, rappresentandoci idealmente la realtà. Ad esempio, una ricerca effettuata su un gruppo di bambini che avevano prima letto un libro di avventure e poi visto lo stesso tema rappresentato in televisione, ha indicato che le immagini dei personaggi e delle scene della storia che i bambini si erano creati da soli erano state spazzate via stabilmente da quelle fornite dalla televisione. Un'altra indicazione sulla capacità della televisione di imporre delle immagini "prefabbricate" e di spiazzare la capacità immaginativa dei bambini deriva da quelle ricerche che indicano che spesso i bambini cresciuti nell'era della televisione non sono in grado di visualizzare le scene descritte nei brani dei libri che vengono loro letti ad alta voce dai maestri o dai genitori, cosicché la loro attenzione svanisce e divengono irrequieti. In alcune esperienze didattiche i maestri hanno perciò dovuto sviluppare nei bambini delle capacità di visualizzazione, in modo da indurli a lavorare di fantasia... Altre conseguenze riguardano le difficoltà di attenzione, la passività e la tendenza all'obesità in mancanza di giochi e attività all'aria aperta.

Uno degli effetti più deleteri è quello provocato dalla pubblicità che, con i suoi messaggi e stimoli subliminali, penetra direttamente nell'inconscio eludendo la coscienza. Come e quanto vengono condizionati i comportamenti da essa?

I condizionamenti della pubblicità si verificano in modi diversi. In primo luogo c'è un condizionamento di tipo inconscio, basato sull'associazione di immagini "attraenti" o significative con prodotti "neutri": ad esempio richiami sessuali utilizzati per vendere merci diverse; a un livello superiore, il messaggio può far ritenere che chi compra quel prodotto diventerà come il testimonial dello spot, bello, attraente, simpatico ecc. E' indicativo il caso dei film di Hollywood degli anni Trenta del Novecento attraverso i quali il pubblico femminile, che fino ad allora fumava poco, venne indotto a fumare attraverso le immagini di star fatali con la sigaretta tra le dita. In secondo luogo c'è l'induzione di una moda, sempre attraverso l'uso di personaggi attraenti o accattivanti, nell'ambito di programmi adatti: come nelle riviste vengono pubblicizzati articoli adatti al lettore specifico (oggetti di lusso nelle riviste con un target elevato, per uomini  nelle riviste di culturismo o basate sul sesso ecc.), così in televisione ci sono programmi fatti per vendere articoli a quella tranche di spettatori: articoli per bambini nei programmi per bambini, per adolescenti in quelli per adolescenti, per casalinghe in quelli per casalinghe ecc. Vengono inoltre diffuse mode (vestiario, orologi, tatuaggi, motociclette) attraverso gli articoli usati da alcuni personaggi. Inoltre, i pubblicitari sanno bene che i bambini orientano le scelte degli adulti e quindi chiederanno ai genitori di comprare quella automobile, quei biscottini, quei formaggini ecc.

Le notizie terribili inframmezzate dalla pubblicità come vengono vissute-interpretate? La pubblicità fa sì che si prenda poco seriamente ciò che abbiamo appena visto?  Ha un effetto rassicurante e calmante?

La pubblicità può diventare, per alcuni, l'isola felice in un mare di notizie negative o stressanti: gli spot divertono, fanno leva sull'immaginario, suggeriscono evasioni, si basano su richiami sessuali ecc. La pubblicità, inoltre, sembra fatta apposta per spezzare il filo di un discorso quando, in un dibattito, si raggiunge il punto critico: la voce che ingiunge "pubblicità!" o "consigli per gli acquisti!" spezza il filo logico o riduce la tensione: il dare la pubblicità, inoltre, non sancisce soltanto il potere del conduttore sui partecipanti a un talk show ma rappresenta anche una pausa introdotta in modo sapiente, una pausa che distende e che spesso induce a percepire lo spot come una parentesi rilassante nei problemi della vita.

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