I bambini italiani tra i migliori del mondo
 Ermanno Detti

Dalla ricerca Iea risulta che i bambini italiani tra i sei e i dieci anni sono campioni nella preparazione scolastica.
Un'alta percentuale impara a leggere prima di entrare in prima elementare

E' noto, almeno tra gli addetti ai lavori, che negli ultimi anni c'è stata una diminuzione dei lettori, registrata però soltanto tra gli adolescenti, mentre invariata o in alcune fasce addirittura in aumento è la percentuale dei più piccoli. D'altra parte, risulta dall'inchiesta Iea (International Association for Evaluation of Educational Achievement) - che attualmente conta 60 Paesi membri in tutti i continenti ed è considerata tra le più prestigiose inchieste insieme a quella Ocse - che i bambini italiani sono tra i più preparati per la comprensione di un testo e soprattutto sono lettori di romanzi e di letteratura ancor di più dei bambini francesi o tedeschi. Conviene però, per capire meglio questi aspetti apparentemente contraddittori, cominciare dall'inizio.
In Italia i giovani hanno avuto un atteggiamento altalenante nei confronti della carta stampata. Per circa vent'anni c'è stata una crescita lenta ma costante dei lettori, fino a raggiungere, nel 1999, la punta massima di oltre il settanta per cento. Sembrava un dato quasi impossibile. Proprio mentre si andavano diffondendo e raffinando le proposte di mezzi di comunicazione come il computer, i ragazzi si avvicinavano al libro con un interesse nuovo. Nel 2001, però, c'è stata una diminuzione consistente, oltre dieci punti in meno.
Questa realtà era emersa già alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna del 2002 nei dati diffusi da Giovanni Peresson dell'Ufficio Studi dell'Aie (Associazione Italiana Editori). Nel dicembre 2002, in un convegno di Firenze, lo stesso Peresson aveva poi presentato dati più completi sulla lettura dei ragazzi, sui loro gusti e abitudini rispetto al cinema, alla televisione, all'uso del computer. In questo quadro la lettura veniva considerata come un'attività tra le altre del tempo libero. E il calo subito dei lettori nel 2001 risultava il seguente: gli indici erano scesi al 60% rispetto al 71,4% del 1998; inoltre un 30% di bambini non aveva mai letto libri diversi da quelli scolastici. Questo 30% che non leggeva libri fuori della scuola non leggeva neanche giornalini: solo il 70% dei ragazzi leggevano settimanali o mensili per bambini.
Fra le trasmissioni televisive preferite figuravano i cartoni animati (Disney Club 53% e Sabato Disney 50%); mentre quelle di divulgazione scientifica erano viste da meno di un terzo (Macchina del tempo 34% e Quark 27%). Invece una trasmissione scadente e grossolana come Streghe, basata su un genere che potremmo definire magico-violento, veniva seguita dal 31% dei ragazzi.
I commenti ai dati emersi dall'Ufficio Studi dell'Aie denunciavano che alla diffusione della lettura tra i ragazzi non giovano le mode, i trend improvvisi nati sull'onda del successo di un film o di uno sceneggiato televisivo, le operazioni di marketing (da Harry Potter al Signore degli Anelli per intenderci). Queste operazioni, pur considerate legittime, vanno ben gestite anche a livello educativo, anzi la lettura si può diffondere tramite operazioni di promozione, ma occorre non lasciar scadere la qualità. In pratica i ragazzi sono disponibili a lasciarsi irretire, ma sono anche pronti a fare marcia indietro di fronte a una letteratura troppo commerciale, non effettivamente creativa e ricca di fantasia.
Dalle successive inchieste Ocse risultava poi che il fenomeno, finalmente, non era solo italiano, ma riguardava un po' tutti i paesi industrializzati (ormai le tendenze sono sempre più spesso mondiali). Erano comunque gli adolescenti a segnare la diminuzione; fino a dieci anni i lettori erano stabili o in aumento.
Anche l'inchiesta Iea ha confermato questa tendenza. È probabile che questo dipenda da un ingresso più precoce dei ragazzi nel gruppo dei pari, per cui il tempo libero finisce per essere utilizzato fuori casa o per i rapporti amicali.
Difatti, e questo è l'altro aspetto interessante dell'inchiesta Iea, la lettura in ambito scolastico non è affatto in diminuzione, anzi i bambini italiani tra i sei e i dieci anni risultano addirittura campioni nella preparazione scolastica e prescolastica (leggere libri, imparare le prime regole ortografiche, ecc). L'inchiesta ci offre alcuni dati interessanti: il 62% dei nostri alunni inizia a leggere addirittura prima di frequentare la scuola e il libro - inteso come libro gioco o libro illustrato - circola tra le loro mani già nella scuola dell'infanzia e in molte famiglie. Questo contro una media internazionale del 52%. L'Italia si colloca così al sesto posto nella classifica dei paesi in cui si svolgono attività didattiche prescolari (è preceduta da Inghilterra, Scozia, Nuova Zelanda, Canada, Unione Sovietica). Il dato potrebbe apparire ambiguo, privo di un senso culturale profondo insomma, se anche nella scuola elementare l'Italia non continuasse a registrare gli stessi successi. Difatti fino a dieci anni, si scrive nel Rapporto Iea, "l'attitudine alla lettura è generalmente positiva in tutti i paesi. Ma solo in Italia, Svezia, Bulgaria, Slovenia, Israele e Cipro, più della metà degli studenti mostra attitudini al disopra della media". Inoltre i lettori italiani prediligono il romanzo, la letteratura. Sempre dal Rapporto Iea risulta che in Francia, Germania, Scozia e Unione Sovietica - quindi anche in molti Paesi che vengono prima di noi - la lettura è più spesso finalizzata all'informazione, alla divulgazione scientifica, al testo storico o geografico, alla guida di un parco o di una città.
L'inchiesta registra infine un dato che conferma una tendenza ormai decennale: in tutti i 60 paesi in cui si è svolta l'indagine le femmine leggono più dei maschi.
I lettori adolescenti, come si diceva, sono invece in lieve flessione. Ma si tratta, per quanto riguarda l'Italia, anche di un assestamento, dopo l'esplosione degli ultimi anni. Per quanto riguarda la tenuta e l'espansione degli scolari più piccoli, tutto questo va a merito del nostro sistema formativo di base, che ormai da parecchi anni tende non solo a insegnare a leggere e a scrivere, ma anche a formare quello che noi continuiamo a chiamare piacere di leggere. Proprio per questo troviamo preoccupante la radicale riforma del Miur della scuola elementare, che scardina il sistema senza pietà, gettando via bambino, acqua sporca e bacinella.

 

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