I
corsi e ricorsi della scuola italiana
Da don Milani alle tre “i”
Questo numero della rivista è un quasi-monografico.
Abbiamo voluto proporre ai nostri lettori un dossier che
raccoglie tre documenti significativi di tre stagioni della
scuola italiana.
Il primo è un repertorio di brani scelti da Lettera
a una professoressa, il libro manifesto di un’epoca,
di un momento di rottura, di una svolta. E’ l’emblema
e la conseguenza dell’entrata nella scuola del paese,
con la scuola media unificata, l’abolizione degli
esami alle elementari, le esperienze di scuola attiva, le
prime prove della scuola di massa fino alla rivolta studentesca
del Sessantotto.
Il secondo documento è della fine degli anni Novanta.
Il ministro Berlinguer da poco insediato (1997) diede vita
a una Commissione di “saggi” (40 persone del
mondo della cultura e della società delle ispirazioni
più diverse) per individuare gli elementi essenziali
della formazione scolastica di base dentro “una società
plurale e instabile, ad un tempo locale e planetaria”
per permettere ai bambini e ai giovani di muoversi agevolmente
in "uno spazio antropologico caratterizzato da una
molteplicità di linguaggi e dilatazione del sapere".
Quello che pubblichiamo è la sintesi dei lavori della
Commissione curata da Roberto Maragliano.
Il terzo documento è di oggi, sono le Indicazioni
nazionali per i piani di studi personalizzati, allegate
al primo decreto attutivo della legge n. 53/03 che porta
il nome dell’attuale ministro Moratti. Delle Indicazioni
pubblichiamo soltanto le premesse ai programmi, che sono
suddivisi per ordine di scuola, per anno e per materia,
e il profilo finale dello studente.
Questi tre documenti non sono ovviamente confrontabili in
quanto tali, perché sono nati con finalità
diverse. Non li proponiamo, quindi, per una lettura comparata,
quanto piuttosto per cogliere l’idea di scuola che
ciascuno di essi contiene, la diversa filosofia o - come
amerebbe dire il prof. Bertagna - la diversa Weltanschauung
che esprimono.
Il primo documento prende le mosse da un’esperienza,
dal lavoro sul campo; il secondo documento è frutto
di una discussione plurale che ha dato vita a altre commissioni
più tecniche che avevano predisposto i nuovi programmi
scolastici; il terzo documento esce dalle stanze del Miur,
conosciamo chi lo ha ispirato, ma non sappiamo da quale
lavoro emerge.
Li pubblichiamo in ordine cronologico con un’unica
avvertenza: non sempre quello che si è detto prima
è più vecchio.
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