primo
congresso mondiale sul lavoro minorile
(Firenze 10-13 maggio)
Tre giorni di confronto
Gabriella Giorgetti
La
parola ai bambini e alle bambine perché l’eliminazione
del lavoro minorile e delle peggiori forme di sfruttamento
avvenga a partire dai loro bisogni, dai loro progetti e
dalle loro proposte. E i circa 150 bambini e bambine presenti
al congresso, provenienti da 48 diversi paesi - avrebbero
dovuto essere molti di più, ma il governo italiano
ha negato i permessi per ragioni di sicurezza! - la parola
l’hanno presa davvero con coraggio e creatività,
in una babele linguistica che non ha impedito la comunicazione,
partendo dai loro vissuti, da realtà in cui i diritti
elementari, quale quello all’educazione, sono ancora
negati.
La denuncia è chiara: alla base del lavoro minorile
e dello sfruttamento dei minori c’è l’estrema
povertà in cui si trova gran parte della popolazione
mondiale, per cui qualsiasi azione di sradicamento non può
prescindere dallo stanziamento di fondi significativi e
dalla messa in atto di tutte quelle misure (protezione sociale,
sussidi, lotta alla disoccupazione, diritti del lavoro)
che aiutano le famiglie ad uscire da questa condizione di
povertà. E sono davvero pochi i soldi che i paesi
ricchi destinano alla cooperazione e allo sviluppo. L’obiettivo
dello 0,7% del Pil è raggiunto e superato solo da
pochi paesi; l’Italia destina lo 0,15%. Un investimento
che, come dimostrato da una ricerca recente dall’Oil,
costituirebbe solo una minima frazione di quanto si spende
annualmente per gli armamenti e avrebbe, inoltre, un ritorno
economico sette volte superiore nell’occupazione,
nella salute, nel miglioramento dell’economia del
paese. Non basta il diritto all’accesso a scuola,
occorre garantire anche il successo formativo e ciò
significa una scuola gratuita, distribuita sul territorio,
di qualità, con insegnanti formati e ben pagati,
in grado di accogliere bambini e bambine con esperienze
diverse. Significativa la testimonianza del ministro del
lavoro del Costarica, dove l’abolizione dell’esercito,
ha consentito di dedicare risorse pubbliche alla scolarizzazione,
attraverso un insegnamento completamente gratuito.
Nei loro interventi anche Cgil Cisl e Uil (promotori del
congresso insieme con Mani Tese e la Marcia globale contro
il lavoro minorile) hanno sottolineato come la lotta al
lavoro minorile passi attraverso una serie di azioni diverse
e complementari sul piano politico, legislativo e contrattuale:
cancellazione del debito dei paesi in via di sviluppo, abbattimento
delle forme di protezionismo nel settore agricolo, aumento
degli aiuti, delle protezioni sociali attraverso la ratifica
e l’attuazione delle convenzioni Oil, allargamento
dei diritti del lavoro, definizione dei “marchi”
sociali. Netto anche il ripudio della guerra, non solo perché
strumento inadeguato a risolvere i conflitti, ma anche perché
causa dello sfruttamento dei minori.
A conclusione dei tre giorni di confronto e discussione,
molte le proposte avanzate dai bambini: istituire ovunque
a livello locale i parlamenti dei bambini - con la prospettiva
di creare un parlamento mondiale -, potenziare le reti tra
le diverse esperienze, aumentare l’informazione sul
lavoro minorile a livello delle scuole e nella società,
attraverso l’uso dei mass media, fare informazione
alle bambine e alle famiglie sul problema dello sfruttamento
sessuale.
Il nostro governo ha dimostrato scarso interesse (assenza
dei ministri invitati) verso i diritti degli adolescenti.
Giudicando irrealistico il programma dell’Oil per
l’abolizione del lavoro minorile, l’onorevole
Burani Procaccino (presidente della Commissione bilaterale
sull’infanzia) ha riconosciuto solo la Convenzione
sull’abolizione delle peggiori forme del lavoro minorile,
ma ha sostenuto il diritto dei bambini a lavorare, purché
in modo protetto, organizzando sindacati di bambini lavoratori
e rendendo compatibile la scuola con il lavoro.
Posizione subito rigettata da Cgil Cisl Uil.
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