Editoriale
la scuola che resiste


Forse è ancora presto per trarre un bilancio di quest’anno scolastico, ma è stato ed è ancora un anno molto difficile. Difficile per tutti, per la scuola come sistema, per gli alunni, per i docenti, per i dirigenti, per gli amministrativi e il resto del personale. Un anno difficile anche per le famiglie, per i comuni, per i sindacati della scuola, insomma per tutti quelli che a vario titolo hanno a che fare con il sistema di istruzione.
Dei mali della scuola questa rivista si è variamente occupata e negli ultimi anni di materiale di riflessione (e di critica) ve ne è stato a bizzeffe. Questo governo ha davvero un record negativo nei confronti del sistema di istruzione poiché ha lavorato male su tutta la linea, dai contenuti ai metodi, il tutto supportato da un’opera di manipolazione senza precedenti. Il Ministro, ma persino il Presidente del Consiglio, hanno detto che sulla scuola hanno investito risorse economiche e invece - come le scuole sanno bene - le finanziarie hanno tagliato i fondi. Hanno detto che hanno assunto personale e invece i posti vanno diminuendo. Hanno detto di avere approvato una riforma epocale e invece stanno riportando la scuola indietro di cinquant’anni. Volevano una scuola che premiasse i migliori e hanno dato la stura ai diplomifici...
C’è un vero e proprio scollamento tra la propaganda e la realtà, tra le dichiarazioni e i fatti. La scuola è sommersa da una montagna di chiacchiere vuote, dietro le quali si nasconde una ristrutturazione pesantissima e soffocante.
Sembra che ci sia un disegno perverso finalizzato a creare il caos (ricordate la circolare sulle iscrizioni), a demotivare gli insegnanti (lo spezzettamento delle cattedre), a porre fine alle buone pratiche (l’abolizione del tempo pieno), a dequalificare la scuola pubblica (taglio dei fondi e diminuzione dell’orario curricolare), a scatenare una guerra tra poveri (le graduatorie per le supplenze), a creare gerarchie e ingiustizie (il tutor, l’immissione in ruolo degli insegnanti di religione), a svuotare l’autonomia scolastica (l’imposizione di programmi, sperimentazione ecc.). E come non parlare del crollo delle iscrizioni ai tecnici e professionali e del boom dei licei che preoccupa persino la Confindustria, fino a ieri sponsor del Ministro.
Non possiamo credere che tutto questo sia malignamente voluto, ma mai la scuola ha vissuto un periodo così buio. Gli stessi documenti, diciamo così, teorici prodotti dal Ministero per dare fondamento alla legge Moratti sono deprimenti. Le indicazioni nazionali per la scuola primaria e la media sono un catalogo di bon ton, non c’è un’idea moderna, una riflessione sui saperi, sulla strumentazione didattica. Non si parla di scuola, si parla d’altro. Le prime indiscrezioni sulle indicazioni per la scuola superiore non lasciano intravedere niente di meglio. I programmi devono essere piatti, tutto è sullo stesso piano: comunismo e nazismo, partigiani e repubblichini, scolastica e illuminismo... l’importante che il bene trionfi sul male. E qual è il bene? Quello che ti indica il governo, altrimenti si fa politica.
E’ vero che la scuola resiste. Non si sono mai viste tante manifestazioni, tanta voglia di partecipare e soprattutto una tale unità di forze diverse, dai sindacati, alle associazioni professionali, ai genitori. E’ in piedi un movimento pieno di vita, di idee, di voglia di fare.
E infatti sarà ancora in piazza, il 15 maggio. Il movimento ormai è sempre più ampio, va dalla scuola dell’infanzia all’università, ed è sempre di più espressione della società civile. La manifestazione del 15 maggio non è promossa dai sindacati, ma i sindacati vi aderiscono.
L’appuntamento sindacale è per il 21 maggio, è il giorno dello sciopero generale di tutto il pubblico impiego per il rinnovo dei contratti, alla scuola manca ancora il secondo biennio economico e sappiamo bene quanto sia urgente recuperare il potere d’acquisto dei nostri stipendi.
Ma a maggio c’è, ormai per tradizione, l’appuntamento forse più significativo per la scuola, il ritorno a Barbiana, il pellegrinaggio laico nei luoghi di don Milani, dove nato il più feroce manifesto contro la scuola per pochi.
E’ importante che la scuola non molli. Le migliori idee e le migliori pratiche sono nate sempre sul campo, nonostante gli ordinamenti, nonostante la burocrazia, nonostante il ministero.

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