In
gita scolastica
Andalusia,
che passione
Tra
moschee, fortezze e cattedrali, il racconto entusiasta di
un viaggio d'istruzione.
Il primo viaggio con i compagni di scuola non si scorda
mai
Siamo
agli ultimi giorni del periodo in cui tutte le scuole superiori
fanno partire le loro classi per i cosiddetti viaggi d'istruzione.
Per le quinte in particolare, questi viaggi rappresentano
l'ultimo baluardo di svago e di pausa dallo studio prima
del terrificante ed ineluttabile esame di stato che (stando
a quanto si sente dire) anche i professori non vedono l'ora
di togliere dalle loro preoccupazioni! Il viaggio della
mia classe in Andalusia nei primi giorni di aprile è
stato un evento più unico che raro, soprattutto perché
è stata la prima e sola nei miei cinque anni di liceo,
sempre che non si consideri la settimana bianca del terzo
anno. Con l'augurio a tutti gli studenti di non godere di
un eccezionale primato come il mio, volevo parlare di questa
meravigliosa nuova esperienza che ho vissuto.
Già da prima della partenza si era capito che la
nostra sarebbe stata una gita fuori dal comune, vista la
precisione con cui la scuola aveva assegnato l'appalto per
la nostra classe ad una delle compagnie di viaggio più
incompetenti d'Italia. Dopo un tira e molla lungo settimane
siamo riusciti ad ottenere un pacchetto viaggio decente
solo tre giorni prima della partenza (altro grande primato).
Il 29 marzo, dunque, sono partito per il mio primo viaggio
in aereo che secondo le fonti ufficiali avrei dovuto passare
fra i più terribili malori, e che invece è
trascorso nell'euforia più totale. Dopo l'arrivo
a Malaga, siamo subito stati trasferiti a Siviglia, la prima
città che abbiamo visitato e, a mio avviso, anche
la più bella. Frutto della fusione e della sovrapposizione
di una grandissima quantità di culture (dai Fenici,
ai Romani, agli Arabi), Siviglia ha una così enorme
quantità di posti da visitare che avremmo potuto
senza problemi passare l'intera gita lì, vedendo
ogni giorno luoghi ed edifici sempre nuovi e bellissimi,
prima fra tutti la "Giralda", minareto di una
fra le più grandi cattedrali gotiche europee. Per
un fan dell'architettura gotica come me, entrare in un luogo
così imponente e maestoso era un sogno che nutrivo
da molto tempo, ma mai avrei pensato che fosse così
emozionante vedere quelle enormi guglie, quei gargoyle,
quelle volte, quegli archi arabeggianti così strani
per una chiesa cristiana, eppure così belli, ed infine
salire le trenta e rotte rampe del campanile per osservare
dall'alto tutta la città.
Dopo
la prima giornata a Siviglia trascorsa fra il quartiere
di Santa Cruz ed i giardini dell'Alcàzar, siamo stati
trasferiti la mattina seguente a Cordoba, la più
arabeggiante delle città visitate. Intrichi di viuzze
che si diramavano da ogni parte, limitate da bassi edifici
a due piani e rigorosamente bianchissimi. Ovunque in quelle
stradine si aprivano le porte di botteghe, piccoli ristoranti
e negozi di souvenir, dando alla città un aspetto
unico, magico, di una realtà completamente diversa
da quella che conosciamo e sempre affascinante. Il punto
forte della città, però, era sicuramente la
Moschea che, attraversando varie e più o meno antiche
fasi di ampliamento, fra arabe ed europee, ha raggiunto
delle proporzioni colossali (centocinquanta per centottanta
metri per chi volesse misure più precise), tanto
che, posizionandosi addossati ad una delle pareti, a stento
si vedeva quella opposta nella fioca luce che filtrava all'interno
dalle vetrate e da alcuni fori nel soffitto.
Nonostante
questi luoghi fossero stati giudicati all'unanimità
eccezionali dalla classe, le emozioni più forti ce
le ha date l'Alhambra, celeberrima e antica fortezza appena
fuori Granada. Il termine fortezza è però
riduttivo se si considerano i giardini interni, e soprattutto
l'edificio centrale che di fortezza ha ben poco. Interi
rullini sono stati usati per fotografare quel palazzo così
bello, in cui la stragrande maggioranza delle pareti di
ogni stanza erano completamente coperte di intarsi e bassorilievi
dai motivi orientali realizzati con un dettaglio ed una
minuzia quasi maniacali. Molte vòlte ed arcate erano
poi state scolpite "a stalattiti", secondo il
teorema di Pitagora, facendo sembrare i soffitti quasi come
delle città in miniatura arroccate sulla roccia e
in cui gli interni si alternavano spesso a cortili e chiostri
decorati con giochi d'acqua o con rigogliosa vegetazione.
In sintesi, le due ore che abbiamo passate lì non
sono bastate per vedere tutto con l'attenzione che il luogo
avrebbe meritato.
L'ultima
mezza giornata della nostra gita l'abbiamo passata girando
per Malaga, in attesa dell'ora stabilita per andare all'aeroporto
per prendere il volo di ritorno, fra il desiderio di tornare
a casa per la stanchezza (e forse anche un po' per la nostalgia)
e quello di continuare a cercare nuovi posti da scoprire
in quelle città così belle.
Alla
fine di un volo di circa due ore e mezza, la nostra classe
si è sciolta all'aeroporto di Roma, dopo cinque giorni
passati insieme. Cinque giorni, trascorsi fra lunghe passeggiate,
e musica "on the road" ascoltata in pullman viaggiando
da una città all'altra, fra pranzi a base di paella,
tapas esangria, e i soliti scherzi notturni (ad uno dei
quali sono scampato per puro caso!) che mi hanno dato molto
più di quanto mi aspettassi e che certamente ricorderò
per un bel pezzo. |