Inserto
Attenti al lupo
Un progetto di prevenzione della pedofilia in una scuola
dell’infanzia in provincia di Bari
presentazione
di Giovanna Zunino
Gli insegnanti costituiscono, per i bambini minacciati dal
rischio di violenza, il primo interlocutore, rappresentativo
del mondo extra familiare e del mondo istituzionale, e come
tali devono essere messi in grado di assumere il mandato
sociale e la responsabilità personale di protezione
nei casi di violenza e di prevenzione nei casi a rischio.
Gli insegnanti e la scuola, però, da soli, non possono
far fronte a questo compito così delicato e impegnativo.
Proprio per questo, parte dei finanziamenti della legge
285/97 sono stati stanziati per aiutare gli insegnanti in
tal senso.
I finanziamenti sono stati destinati agli Enti locali e,
successivamente, sulla base di progetti, alle scuole.
È dal coordinamento delle diverse risorse territoriali
che si è riusciti in molte realtà a giungere
ad interventi di prevenzione e tutela dei bambini dalle
violenze, interventi che hanno aperto la strada ad una rete
di rapporti fondati sulla stima e sulla fiducia reciproca
tra istituzioni che si assumono la responsabilità,
insieme, di aiutare i minori.
Il tema della violenza sui bambini è, purtroppo,
sempre tragicamente attuale.
Con l’intento di socializzare un’esperienza
che riteniamo, nella sua semplicità molto significativa,
pubblichiamo il lavoro fatto da una psicologa - Simona Fasano
- in una scuola elementare.
Come si potrà notare dalla lettura, i bambini sono
molto indifesi, di fronte al non conosciuto...
Responsabilità degli adulti e della scuola aiutarli,
prima di dover dire ... “ah, avessimo fatto...”.
Progetti di prevenzione
Educazione alla prudenza
Attraverso le fiabe i bambini possono essere messi in
guardia da situazioni pericolose.
Un questionario per valutare le reazioni dei bambini di
fronte a rischi di abuso
Simona Fasano Psicologa
Nel
corso dell’ a.s.2001/2002 è stata fatta una
ricognizione sul territorio di Casamassima (Bari) relativamente
ad una campagna di sensibilizzazione sul fenomeno della
pedofilia, che ha comportato un approfondimento dell’argomento,
sia sul piano informativo che su quello formativo, attraverso
l’articolazione di un progetto di prevenzione rivolto
agli alunni, ai genitori e alle insegnanti.
La finalità principale di questo progetto è
stata quella di avviare una prevenzione primaria attraverso
l’informazione di genitori ed insegnanti relativamente
al “problema pedofilia” e alle modalità
più consone per avviare il dialogo con i figli su
una questione così delicata, oltre che attraverso
l’educazione dei bambini alla prudenza nei confronti
delle situazioni a rischio di abuso.
Rieducare i bambini alla prudenza significa far sviluppare
loro un talento autoprotettivo che sarà prezioso
per tutta la vita.
Il progetto di prevenzione ha coinvolto gli adulti ed i
bambini ed è stato attuato attraverso:
-
la costituzione di gruppi di genitori e insegnanti, volta
all’informazione corretta sul problema e all’analisi
delle migliori strategie di intervento con i bambini di
età compresa tra i sei e i dieci anni;
-
la creazione di un momento di progettazione con gli insegnanti
coinvolti, in modo da poter sviluppare un programma di
lavoro direttamente in classe con gli alunni;
-
la costituzione di gruppi di alunni per poter lavorare
sull’educazione alla prudenza e al riconoscimento
del pericolo.
Con i genitori e gli insegnanti ho fatto tre incontri,
ognuno di due ore, in cui le tematiche affrontate sono
state le seguenti:
-
sviluppo della sessualità nel bambino
-
pedofilia e abuso infantile
-
prevenzione e strategie per un corretto ascolto e dialogo
coi figli.
Nel
corso del primo incontro ho affrontato il problema dell’educazione
sessuale del bambino, ed uno dei maggiori dilemmi emerso
è l’ambivalenza dei genitori e degli insegnanti
nei confronti dell’informazione sulla pedofilia da
dare al bambino, in quanto da una parte c’è
la convinzione della bontà di avvisare i bambini
che esistono adulti inaffidabili e pericolosi, dall’altra
c’è la paura di spaventarli, confonderli e
renderli sospettosi verso chiunque. L’atteggiamento
migliore per affrontare il problema è l’ascolto
e la chiarezza dell’informazione, poiché lasciare
i figli all’oscuro, non parlare davanti a loro, cambiare
canale televisivo ogni qualvolta si presenta un’immagine
“forte” o “scabrosa”, significa
far percepire loro l’imbarazzo ed il disagio che tali
tematiche hanno per l’adulto, alimentando così
la loro curiosità che sarà soddisfatta al
di fuori della famiglia, con la possibilità che essi
vadano incontro a modalità brutali di conoscenza
della realtà.
Pertanto è stata messa in evidenza la questione che
educare alla sessualità significa raggiungere i bambini
e gli adolescenti nella loro confusione, nelle loro emozioni,
nelle loro fantasie ed esperienze e, a partire dalla condivisione
di queste vicende, renderli consapevoli del problema.
Di fronte alla sessualità del bambino e dell’adolescente
l’adulto si mostra spesso imbarazzato: da un lato
non può negare l’evidenza della realtà
sessuale nell’età evolutiva, dall’altro
prova disagio e tenta di rifiutarla. L’atteggiamento
più frequente è quello di rinvio sia sul piano
familiare che su quello istituzionale. Anche sul piano istituzionale,
infatti, si manifesta lo stesso atteggiamento conflittuale
nei confronti della sessualità con il rinvio ormai
decennale della legge per introdurre l’educazione
sessuale nelle scuole.
L’età è uno degli argomenti - pretesto
con cui l’adulto si sottrae alle richieste del bambino.
In realtà non esiste un criterio cronologico preciso
in base al quale poter stabilire ciò che un bambino
deve o non deve sapere sulla riproduzione e sul sesso. La
richiesta è indice di consapevolezza e l’adulto
deve trovare il momento, le parole e i toni giusti per soddisfare
le curiosità del bambino.
L’adulto deve imparare ad utilizzare alcuni sottocodici
per comprendere la sessualità dei minori, questi
consentono di “ascoltare” e comprendere le manifestazioni
positive della sessualità infantile e permettono
all’adulto di trasmettere al bambino un modello di
pensiero capace di dare significato adeguato ai fatti sessuali.
Tra i diversi sottocodici ci sono i sottocodici della vitalità
e della curiosità sessuale e i sottocodici del disagio
e dell’abuso sessuale, i quali devono essere noti
all’adulto che si prende cura del bambino (genitore
o insegnante) affinché si possa realmente riconoscere
la presenza di un eventuale disagio.
È importante sapere che la sessualità infantile
esiste, anche se diversa da quella adulta, per capire come
certe manipolazioni del corpo connesse all’igiene
o alle cure mediche possono suscitare sensazioni erotiche
in modo assolutamente naturale.
Il secondo incontro è stato centrato sul fenomeno
della pedofilia in tutte le sue sfaccettature. Ho cercato
di dare una serie di informazioni circa le tipologie dei
pedofili, le loro più consuete strategie di adescamento,
i diversi tipi di maltrattamento e di abuso all’infanzia.
Inoltre sono state affrontate le conseguenze derivanti dall’abuso
e le caratteristiche dei bambini a rischio.
Nel terzo ed ultimo incontro, con genitori ed insegnanti,
la tematica è stata quella della prevenzione e delle
migliori strategie per affrontare correttamente il dialogo
coi figli su un tema così delicato.
È stata messa in evidenza l’importanza del
genitore come “filtro” soprattutto nei confronti
di un bombardamento continuo ad opera dei mass media, che
rischia di generare paure ed ansie inutili se nulla viene
spiegato ai bambini.
Diventa inoltre necessario insegnare ai bambini a conoscere
il proprio corpo, i comportamenti sessuali appropriati,
le modalità per fronteggiare un’aggressione
subita da conoscenti o estranei e per richiedere aiuto in
caso di bisogno.
I bambini devono divenire consapevoli della necessità
di chiedere aiuto a un adulto, in caso qualcuno li tocchi
o faccia con loro qualcosa che li turbi.
I bambini non sanno difendersi, ma possono imparare a farlo,
costruendo e potenziando l’autostima e l’autoconsapevolezza
di sé.
Svariati sono i pericoli in cui essi, nella vita di tutti
i giorni, possono imbattersi. È indispensabile fornir
loro alcune informazioni, in modo tale che nel momento del
bisogno sappiano come comportarsi.
Le informazioni possono essere date in diversi modi; sicuramente
molto utile a tal proposito è l’utilizzo della
fiaba come tecnica efficace e creativa, come mezzo per elaborare
ed imparare a gestire le varie forme di abuso.
Le favole consentono ai bambini di vedere, rivedere e prevedere
eventuali situazioni problematiche che li potrebbero coinvolgere.
Nelle fiabe i bambini possono trovare spunti adeguati a
rendere possibili, accettabili e normali pensieri e paure
che altrimenti potrebbero travolgerli. Tutti i bambini hanno
il terrore di essere abbandonati dai propri genitori, di
perderli in un viaggio senza ritorno, di smarrirsi nel buio
della notte, oppure di essere assaliti, quando sono soli
e vulnerabili. La favola dà voce a queste paure del
profondo. Il bambino che ascolta la favola sente proiettate
e oggettivizzate al di fuori di sé condizioni e situazioni
che in realtà da sempre vivono dentro di lui.
Nella fiaba è presente strutturalmente una speranza
di cambiamento e viene sempre data al protagonista la possibilità
di trasformare la propria vita.
In racconti quali “Hänsel e Gretel”, “Pollicino”,
“Cappuccetto Rosso” “Pelle d’Asino”
vivono anche potenziali storie di grave abuso all’infanzia,
non solo di tipo sessuale ma anche fisico e di abbandoni,
oltre che molte delle classiche paure dei bambini.
La fiaba di “Cappuccetto Rosso” è la
metafora di una violenza carnale ad opera di un pedofilo
e lo si capisce rileggendone la versione di Perrault in
cui il lupo dice: “Posa la focaccina e il vasetto
di burro sulla madia e vieni a letto con me”, ”Cappuccetto
Rosso si sveste e va a mettersi a letto e lì fu tutta
stupita nel vedere come era fatta la sua nonna quand’era
spogliata”. Il finale è ben diverso da quello
dei fratelli Grimm, la cui versione è più
nota, in quanto la fiaba termina con il lupo che si mangia
Cappuccetto Rosso. Inoltre la morale dello scrittore francese
elimina qualsiasi dubbio:
Da qui si vede come i giovinetti
e soprattutto le belle bambine,
amabili, ben fatte e assai carine,
fan male ad ascoltar personaggi sospetti.
E che non deve, no, meravigliare
se tante il lupo ne può divorare.
Ho detto il lupo, perché i lupi, infatti,
sono di molte e assai diverse sorti.
Ce n’è di silenziosi e molto accorti,
a vederli, tranquilli e soddisfatti,
che, mirano soltanto al loro fine,
seguon le deliziose fanciulline
fin nelle case, fin nelle cucine!
Ma chi non sa che lupi così oziosi
sono davvero i più pericolosi?
La
fiaba “Pelle d’asino” di Perrault tratta
solo in parte, ma in modo esplicito, dell’amore incestuoso
di un Re verso la propria figlia: “Per disgrazia egli
(il Re) si accorse che l’Infanta, sua figlia, non
era solo bella e ben fatta da incantare, ma era inoltre
di molto superiore alla regina sua madre per ingegno e gentilezza.
La sua giovinezza, la splendida freschezza del suo colore
infiammarono il Re di un fuoco così violento che
egli non poté nasconderlo all’Infanta: le disse
che aveva deciso di sposarla dal momento che lei sola poteva
scioglierlo dal suo giuramento.” “La giovane
principessa, ch’era un fiore di virtù e di
pudore, fu lì lì per svenire all’orribile
proposta. Si gettò ai piedi del re suo padre e lo
scongiurò, con tutte le forze dell’anima sua,
di non costringerla a macchiarsi di un simile delitto.”
Nel corso degli incontri ho distribuito diverso materiale
di informazione ed anche una bibliografia finale con alcune
indicazioni telematiche su siti che si occupano del problema
e che offrono programmi per “navigazioni sicure”.
Gli incontri con i genitori e gli insegnanti sono stati
fatti volutamente prima di quelli con gli alunni per poter
utilizzare un linguaggio simile e dar loro la possibilità
di acquisire maggiori informazioni per affrontare la tematica
in modo da non disorientare i bambini, né “bombardarli”
con informazioni sbagliate.
Sono stati organizzati due incontri di 150 minuti per ogni
team (trattandosi di sei classi di IV elementare, sono state
viste due classi ad incontro) ed un incontro finale di circa
30 minuti per classe.
Nel 1° incontro ho utilizzato per ogni team la lettura
di una fiaba diversa (“Cappuccetto Rosso”, “Hänsel
e Gretel” e “Pelle d’Asino”) interrompendone
la lettura nei punti critici e domandando ai bambini di
immedesimarsi nelle diverse situazioni per vedere le reazioni
di fronte a momenti di pericolo o di ambiguità, cercando
anche di sapere come sarebbe dovuta finire per loro la storia
ed i sentimenti suscitati dai diversi personaggi.
Dal dialogo sono emersi diversi sentimenti che sono stati
analizzati, in particolare la paura, la vergogna ed il disagio,
cercando di conoscere le reazioni più comuni e valutando
assieme a loro la possibilità di agire diversamente
di fronte ai diversi stati d’animo.
Nel 2° incontro ho utilizzato un questionario per la
valutazione delle loro reazioni sia di fronte a situazione
di pericolo “normali” che nei confronti di situazioni
a rischio di abuso. Dopo la distribuzione sono state discusse
tutte le situazioni cercando di capire le motivazioni delle
scelte fatte da ognuno, attraverso il braistorming, e valutando
assieme la riposta “migliore”.
Il questionario distribuito è stato il seguente:
1)
Se ti accorgi che qualcuno sta per annegare:
a. ti getti in acqua per tentare di salvarlo
b. ti metti a gridare e corri a chiedere aiuto
c._______*

*Le
risposte date in alternativa si riferivano prevalentemente
a: chiamare il bagnino, avvertire un adulto di conoscenza
o lanciare un salvagente o un altro mezzo di soccorso in
attesa di aiuto.
2) Sei in casa da solo e c'è un principio
d'incendio:
a. corri a prendere l'acqua per cercare di spegnerlo
b. chiudi la porta della stanza dove si è sviluppato
l'incendio e chiami i vigili del fuoco, poi esci con calma
e senza correre
c. __________*

*
Le risposte date in alternativa si riferivano prevalentemente
a: chiamare i pompieri, telefonare ai genitori, uscire con
attenzione e calma, vari stratagemmi per non respirare il
fumo, fuga.
3)
Se uno sconosciuto ti si avvicina per strada e,
parlandoti, ti offre dolci, giocattoli o un passaggio in
macchina, tu cosa fai?
a. ti sembra gentile e per questo accetti volentieri
b. esiti, non sai cosa fare
c. ti allontani e appena tornato a casa lo riferisci ai
tuoi genitori.
La risposta b è stata scelta dai bambini “in
buona fede” che si sono dimostrati i più inclini
all’aiuto e alla disponibilità verso gli altri.
Pertanto si è trattato di bambini che non hanno valutato
i rischi e le conseguenze di questo comportamento.

4)
Cosa faresti se un signore dall'aria educata e gentile
ti chiedesse di accompagnarlo per aiutarlo?
a. l'accompagni senza riflettere
b. hai voglia di aiutarlo ma esiti
c. ti rifiuti gentilmente e gli dici di domandarlo ad una
persona adulta.
Anche qui i bambini che hanno scelto la risposta b sono
coloro che non hanno valutato i rischi e le conseguenze
di questo comportamento ed hanno risposto “in buona
fede”, proponendo situazioni- tipo in cui ad aver
bisogno di aiuto erano persone in difficoltà, ad
esempio anziani.
I bambini che invece hanno dato la risposta a sono piuttosto
ingenui e non posseggono strategie difensive adeguate all’età
né sanno valutare situazioni rischiose.

5) Stai giocando con degli amici. Un vicino ti invita
a vedere alcuni suoi giochi nuovi per play station:
a. hai davvero voglia di vederli e corri dai tuoi genitori
per chiedere loro il permesso
b. ne discuti coi tuoi amici e ci andate
c. sei curioso: ci vai da solo.
La condivisione con gli amici, soprattutto dettata dal rispetto
dell’altro, è alla base del moderato numero
di risposte b.
Ci sono state anche due risposte aggiuntive: “me ne
scappo” e “non ci vado perché potrebbe
essere pericoloso” e una bassa percentuale di risposte
c che si riferisce alla mancanza di strategie di coping
adeguate all’età.

6)
Un adulto che conosci ti fa carezze che ti imbarazzano
e ti domanda di tenerlo segreto…
a. per essere gentile accetti anche se non ti piace
b. dici "no" e ne parli subito con un adulto che
ti proteggerà
c. hai paura e vergogna e quindi taci.
In seguito alla discussione è emersa la mancata comprensione
dei bambini relativamente alla definizione di “carezze
che ti imbarazzano” che probabilmente ha falsato in
parte il dato. Inoltre è venuta fuori, in modo significativo,
la tendenza al silenzio per vergogna e paura delle conseguenze
(minacce di aggressione e così via).

7)
Un adulto ti propone dei soldi o dei regali per
farti spogliare o per fargli delle carezze:
a. ti piacciono i regali ed accetti
b. non si accettano regali dagli sconosciuti: ti rifiuti
e te ne vai
c. esiti ma resti senza sapere troppo perché.

A
distanza di circa quaranta giorni ho consegnato agli alunni
un altro questionario per valutare l’assimilazione
degli elementi basilari su cui sono stati improntati gli
incontri, ovvero:
-
atteggiamenti nei confronti di “carezze imbarazzanti”;
- situazioni
che incutono paura e strategie difensive;
- capacità
di chiedere aiuto;
- definizione
di pedofilia.
Dai
risultati è emerso un buon apprendimento delle strategie
difensive, una buona capacità di valutazione delle
situazioni più a rischio ed, infine, la consapevolezza
di poter contare su adulti significativi (genitori, insegnanti,…)
grazie anche al lavoro svolto da parte dei docenti nel periodo
di “pausa”.
Gli obiettivi indicati nel progetto sono stati raggiunti
appieno, ma resta comunque la questione che il problema
è legato all’educazione, in quanto è
necessario abituare le persone al rispetto di sé,
della propria sessualità e del proprio benessere
e di quello altrui, anche se minore o vissuto come più
debole.
L’obiettivo primario di quest’esperienza è
stato quello di operare la sensibilizzazione del territorio
in modo da poter avviare per il prossimo anno scolastico
un progetto di educazione sessuale che abbia come obiettivo
primario l’educazione emotiva e l’educazione
ad una maggiore conoscenza del proprio corpo.
Il nostro secolo se da un lato ha portato una sensibilità
morale più evoluta, che ha indotto a considerare
il bambino come soggetto di diritto, degno di essere curato
nel suo sviluppo e rispettato nella sua individualità,
dall’altro manca di una cultura della prevenzione
e dell’intervento, mentre prevalgono gli atteggiamenti
della negazione, del rifiuto e della delega.
Compito fondamentale della scuola, anche con l’aiuto
di diverse figure professionali, è quello di porsi
come promotrice di progetti preventivi. |