La scuola spagnola
Le proposte del nuovo governo
Intervista
a Carmen Chacòn, traduzione di Gabriella Giorgetti
Tra le prime dichiarazioni del futuro premier spagnolo Zapatero
c’è stata quella di sospendere per il prossimo
anno scolastico l’attuazione della riforma della scuola,
la Ley de Calidad, varata con determinazione dal governo
Aznar, nonostante l’ampia opposizione del mondo scolastico,
dei sindacati della scuola e di larghi settori della società
civile.
Di fatto, nella gestione della riforma scolastica il ministro
dell’educazione, signora Del Castillo, in perfetta
sintonia con il nostro ministro dell’Istruzione, ha
agito con la tracotanza propria del governo Aznar, che,
forte della propria maggioranza assoluta, non ha mai ritenuto
necessario aprire alcun confronto con l’opposizione
e le organizzazioni sindacali. Un atteggiamento che ha pesato
perfino sul rapporto tra lo Stato e le comunità autonome,
creando profonde spaccature.
Il Partito socialista spagnolo (Psoe) ha sempre espresso
un giudizio negativo sulla riforma, considerandola una vera
e propria controriforma educativa, e sulle politiche scolastiche
del partito popolare spagnolo, caratterizzate dalla riduzione
della spesa pubblica e dalla segregazione degli alunni con
maggior difficoltà.
Ma quali sono le proposte del futuro governo in materia
d’istruzione e formazione? Le ricaviamo da un’intervista
rilasciata dalla Responsabile della Commissione esecutiva
federale del settore scuola ed università del Psoe,
Carmen Chacón, al periodico della Federazione degli
insegnanti delle Comisiones Obreras.
Quali sono le questioni più importanti che
il vostro governo dovrà affrontare nei prossimi quattro
anni per quanto riguarda l’istruzione e la formazione?
Quali le principali iniziative in materia educativa ?
Il
compito che abbiamo di fronte, analogamente a quanto dovranno
fare altri paesi a noi vicini, è come garantire un’educazione
di qualità a tutti gli alunni, senza alcuna eccezione,
che consenta lo sviluppo e l’acquisizione delle competenze
di base, indispensabili allo sviluppo delle attitudini e
degli interessi di ciascun individuo, ma anche al formarsi
come persona e cittadino in una società democratica,
pluralista, multiculturale e complessa come la nostra. Il
miglioramento della qualità dell’insegnamento
esige, però, che il potere pubblico agisca in accordo
e con l’appoggio del mondo educativo, soprattutto
dell’insegnamento pubblico. Il fatto che gli insegnanti
costituiscono l’asse portante del sistema educativo
e sono responsabili della messa in pratica del diritto universale
all’educazione, in condizioni di maggiore uguaglianza,
esige che le amministrazioni scolastiche vi dedichino un’attenzione
specifica.
Punti prioritari del nostro programma sono: l’integrazione
delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione
nella pratica educativa; l’apprendimento efficace
delle lingue straniere, particolarmente l’inglese;
un aumento significativo del capitolo di spesa relativo
alle borse e agli aiuti nello studio tanto a livello universitario
come ad altri livelli; la revisione dei curricoli in conformità
con le nuove conoscenze che collocano gli alunni in un mondo
sempre più globalizzato, rinforzando, nello stesso
tempo, l’educazione ai valori della pace, del rispetto
reciproco, della solidarietà e della giustizia sociale;
l’incremento della percentuale di scolarizzazione
nel Bachillerato (scuola secondaria post obbligo 16-18 anni),
nell’Università e nella formazione professionale
per raggiungere gli standard proposti dall'unione Europea.
E’, inoltre, urgente uno sviluppo decisivo della Formazione
professionale, quale tappa educativa di profondo valore
strategico, e di un’università che possa contare
su tutti i mezzi necessari per essere a guida della società
della conoscenza.
L’approvazione dello Statuto della Funzione
Pubblica costituisce una priorità della prossima
legislatura?
Il
Psoe è fermamente convinto della necessità
di migliorare le condizioni in cui gli insegnanti svolgono
il loro lavoro, di rivederne lo statuto professionale, di
rivederne le condizioni di lavoro a partire da una certa
anzianità e di riformare la formazione iniziale dei
maestri e dei professori della secondaria. Pensiamo che
la promozione professionale dei docenti non debba essere
legata al passaggio da un ciclo all’altro, ma allo
status e al riconoscimento all’interno di uno stesso
ciclo. Per raggiungere questo obiettivo proponiamo uno statuto
della funzione docente che stabilisca gli incentivi necessari
per riconoscere sia il lavoro in aula sia l’impegno
in altri compiti, necessari per il buon funzionamento delle
scuole, e che definisca i diritti e le corrispondenti responsabilità.
Fra le altre cose, definiremo un sistema che assicuri la
promozione degli insegnanti all'interno del proprio livello
d’insegnamento attraverso un progetto di carriera
docente e si regolamenterà la mobilità all’interno
dei diversi cicli scolastici. Stabiliremo, inoltre, un sistema
di permessi per una formazione agile e flessibile, in grado
di garantire l’aggiornamento scientifico e didattico.
Vogliamo, inoltre, che gli insegnanti con più di
55anni abbiano una riduzione delle ore d’insegnamento
giornaliere, senza riduzione delle retribuzioni, e che s’incentivi
il pensionamento volontario all’età di 60 anni.
La formazione iniziale richiesta per i maestri della scuola
dell’infanzia e primaria deve essere, nel quadro dello
spazio europeo dell’istruzione superiore, equivalente
in ogni caso all’attuale titolo accademico di primo
livello (licenciado). Progetteremo, inoltre, una sperimentazione
e attuazione della formazione iniziale degli insegnanti
dell’istruzione secondaria, adeguata alle esigenze
di un’istruzione moderna di qualità che dia
ai neoinsegnanti una formazione teorica e pratica indispensabile
per la funzione che devono svolgere. Crediamo, inoltre,
che sia necessario modificare le prove d’accesso al
ruolo docente per adeguarle al profilo e al livello professionale
richiesto.
In vari programmi (e leggi) si parla della piena
equiparazione salariale dei lavoratori della scuola privata
convenzionata2 a quelli della scuola pubblica. La ritiene
una questione prioritaria?
La
nostra proposta è che il Governo, previa consultazione
con i rappresentanti degli insegnanti, presenti alla Conferenza
scolastica di settore, un calendario di impegni che contempli
la piena omologazione degli insegnanti delle scuole convenzionate
con quelli delle scuole pubbliche per quanto riguarda le
modalità d’accesso, le retribuzioni, la formazione
iniziale e continua, il carico lavorativo e la partecipazione.
Molti studi prospettano che nella prossima legislatura si
arrivi alla presenza di un milione d’alunni figli
d’immigrati. Quali iniziative ha intenzione di prendere
il suo partito perché l’educazione costituisca
una leva per l’integrazione della seconda generazione
d’immigrati?
Il
Psoe è convinto che si debba prestare attenzione
a tutti gli alunni senza alcun tipo di discriminazione esplicita
o implicita, in coerenza con una normativa d’ammissione
degli alunni che eviti la configurazione di una duplice
rete educativa. In detta normativa si assicurerà,
in tutte le scuole sostenute con fondi pubblici, l’uguaglianza
delle opportunità degli alunni con necessità
educative speciali o con particolari difficoltà d’apprendimento,
immigrati o appartenenti a minoranze etniche e culturali.
Rafforzeremo, inoltre, l’attenzione educativa agli
alunni immigrati, in una migliore prospettiva d’integrazione,
attraverso programmi d’adattamento linguistico e l’utilizzo,
nel caso sia necessario, di servizi educativi complementari.
Daremo l’impulso a strumenti complementari, come la
scolarizzazione degli adulti immigrati, con l’obiettivo
di facilitare la loro integrazione nella società
e di dotarli di una formazione adeguata al pieno inserimento
lavorativo, e la firma d’accordi con le amministrazioni
locali e altre istituzioni al fine di garantire gli interventi
degli assistenti sociali e dei mediatori culturali con compiti
di coordinamento educativo tra scuole e famiglie.
Ci sembra ugualmente importante la definizione di accordi
con i paesi d’origine degli alunni immigrati per incorporare
docenti madrelingua con funzioni di appoggio e sviluppare
programmi di scambio che facilitino i processi d’integrazione
nel sistema d’istruzione.
A che cosa va attribuita la flessione negli ultimi otto
anni delle spese per l’educazione in rapporto al Pil?
Il suo partito ha intenzione di incrementare detta percentuale
per equipararla alla media dei paesi dell’Unione Europea?
In
effetti, negli ultimi anni, la Spagna ha ridotto drasticamente
le spese per l’educazione. Mentre è aumentata
la ricchezza prodotta con la crescita del Pil, le risorse
destinate all’educazione sono diminuite in modo proporzionale.
Così, mentre nel 1996 la spesa per l’educazione
era pari al 4,9% del Pil, ora è solo il 4,4%, che
significa una riduzione di molti milioni di euro. Oggi la
Spagna è molto più povera per quanto riguarda
l’istruzione e la formazione di otto anni fa e il
Partito Popolare ha disinvestito in uno dei settori più
importanti e strategici.
Il Psoe ha in programma di cambiare la situazione, garantendo
finanziamenti adeguati in modo che la Spagna non sia più
il fanalino di coda dell’Unione Europea. Già
nei prossimi anni cominceremo ad innalzare le spese per
l’educazione per adeguarci alla media europea e a
sviluppare un nuovo modello di finanziamenti all’università,
tale da garantire maggiori stanziamenti.
Il suo partito è favorevole ad un passaggio
di competenze in materia d’istruzione alle amministrazioni
locali? E in caso affermativo quali competenze?
Siamo
pienamente coscienti che le amministrazioni locali debbano
acquisire un maggiore protagonismo. E’ necessario
che il Governo, le Comunità autonome e la Federazione
dei Municipi e delle Province analizzino le competenze in
materia di istruzione che devono assumere progressivamente
le amministrazioni locali per offrire un servizio educativo
di maggiore qualità a tutti i cittadini. Per procedere
in questa direzione, c’impegneremo ad adottare gli
strumenti necessari perché il governo, le comunità
autonome e la Federazione dei municipi e delle Province
promuovano l’elaborazione di Piani educativi municipali
che contemplino, tra l’altro, alcune linee d’attuazione
come la partecipazione alla pianificazione della scuola
dell’infanzia, dell’istruzione primaria e secondaria
obbligatoria; l’educazione delle persone adulte, la
creazione dei servizi d’informazione e orientamento
relativi all’offerta di formazione professionale e
al mercato del lavoro; il coordinamento e la gestione, in
collaborazione con le amministrazioni scolastiche e con
le altre organizzazioni sociali, dell’apertura delle
scuole al di fuori dell’orario scolastico e dell’offerta
d’attività per gli alunni della scuola e per
i suoi familiari, della gestione di tutte le risorse comunitarie,
degli assistenti sociali e dei mediatori culturali, così
come delle istituzioni che si occupano del benessere sociale.
Che cosa intende fare in concreto il suo governo per migliorare
i risultati scolastici e combattere l’insuccesso scolastico?
Non
si risolvono le difficoltà d’apprendimento
aggiungendo esami o facendoli ripetere più volte.
Bisogna darsi da fare per prevenire l’insorgenza delle
difficoltà, per superarle quando si presentano, per
sviluppare il più possibile le capacità potenziali
di tutti gli alunni. Per questo proponiamo di sviluppare,
in comune accordo con le comunità autonome, e attraverso
le proposte legislative necessarie, un insieme di strumenti
per prevenire l’insuccesso scolastico e migliorare
la formazione di tutti gli alunni. Così la scuola
dell’infanzia sarà considerata parte del sistema
educativo, da zero a sei anni, con finalità ed obiettivi
specifici e stabiliremo, di comune accordo con le Comunità
autonome e con la Federazione delle province e dei municipi,
un quadro di regolamentazione di base per l’offerta
di posti nel primo ciclo della scuola dell’infanzia
(0-3 anni), attraverso una rete pubblica di scuole dell’infanzia
al fine di garantire un’offerta educativa di qualità
a tutta la popolazione infantile, indipendentemente dalla
comunità autonoma in cui vivono.
Proponiamo, inoltre, che tutte le scuole che impartiscono
l’istruzione secondaria obbligatoria (dai 12 ai 16
anni) offrano programmi d’aiuto e rinforzo, come i
programmi di differenziazione curricolare, che consentano
agli alunni di raggiungere gli obiettivi della scuola dell’obbligo
e quindi di acquisire il titolo di studio finale.
Creeremo, inoltre, migliori condizioni per lo sviluppo delle
funzioni tutoriali nell’Istruzione secondaria obbligatoria.
A tal fine, aumenteremo il tempo specifico destinato all’azione
di tutor, in modo che gli insegnanti di questo ciclo scolastico
prestino maggiore attenzione ai compiti di coordinamento
degli insegnanti e alle relazioni con le famiglie. Doteremo
le scuole primarie e secondarie dei mezzi necessari perché
possano offrire cinque ore settimanali, nella scuola primaria,
e tre, nella secondaria, di attività complementari
che consentano agli alunni di superare difficoltà
di apprendimento, di ampliare e approfondire, su base volontaria,
le proprie conoscenze. Promuoveremo, inoltre, l’interesse
dei giovani alla lettura, mettendo a loro disposizione dotazioni
adeguate di libri nelle scuole a supporto dello sviluppo
curricolare delle differenti materie. E renderemo l’insegnamento
della religione materia volontaria e non soggetta a valutazione.
Considera sufficiente i tassi di scolarizzazione a livello
prescolare, nella formazione professionale e nel Bachillerato?
Quali strumenti per migliorarli?
Il
periodo passato si è caratterizzato per un rallentamento
degli iscritti all’istruzione secondaria post obbligatoria.
In contrasto con le raccomandazioni degli organismi internazionali
e delle pratiche della maggior parte dei paesi europei,
il nostro paese si è disinteressato della formazione
professionale e del Bachillerato. Il tasso di scolarizzazione
a 17 anni stenta a crescere, aumentando dal 1995 al 2000
di soli due punti percentuali, dal 74 al 76%. Abbiamo perso
del tempo prezioso e il deficit che stiamo accumulando in
capitale umano, se non ci saranno inversioni di rotta, finirà
per limitare le nostre possibilità di crescita futura.
Per questo è importante dare un nuovo impulso per
aumentare la formazione dei livelli più alti della
popolazione giovanile ed adulta. L’incremento della
percentuale di persone che acquisiscono il bachillerato
e qualifiche relative a cicli medi della formazione professionale,
da un lato, e dell’Università e cicli formativi
di grado superiore dall’altro è un obiettivo
irrinunciabile. Dovremo raggiungere, entro il 2010, una
percentuale dell’85% di ventiduenni in possesso di
titoli studi superiori, secondo quanto stabilito dalla UE.
Ugualmente è importante aumentare e migliorare la
formazione permanente delle persone adulte per perfezionare
le loro conoscenze, migliorare la qualificazione professionale
e promuovere una piena partecipazione cittadina.
Pensate di modificare la legge sull’Università
e di mantenere l’attuale modello di Agenzia di Valutazione
esterna? Che passi fare per la costruzione di uno spazio
europeo dell’insegnamento superiore?
Non
pretendiamo di modificare la legge sull’Università
varata dal governo Aznar, ma solo alcuni aspetti. In concreto
saranno soppresse quelle parti della legge che intaccano
l'autonomia universitaria, pregiudicano l’università
pubblica e attentano il diritto all’educazione, in
particolare il sistema di accesso, imposto dal governo precedente3.
Modificheremo anche il sistema di selezione dei professori,
trasformandolo in una forma di Accreditamento in modo da
garantire l’adeguata qualificazione dei docenti universitari,
però senza limitare il diritto delle università
a selezionare il proprio corpo docente. In quest’ottica,
cambieremo l’attuale sistema di abilitazione, in favore
di un modello di accreditamento che valuti e valorizzi,
senza limiti di numero, la capacità, il merito e
le competenze degli aspiranti. Le università saranno
poi libere di scegliere chi assumere in una sana competizione
tra accreditati. Sarà riformata e semplificatala
carriera accademica, avvicinando il sistema retributivo
dei professori universitari spagnoli agli standard europei.
Per quanto riguarda l’Agenzia di valutazione, l’intenzione
è di trasformarla in un’agenzia pubblica con
funzione indipendente e finalmente, in cooperazione con
la Conferenza dei rettori e con le comunità autonome,
promuoveremo lo spazio europeo universitario. La convergenza
dell’istruzione superiore nello spazio europeo deve
costituire uno strumento di miglioramento della qualità,
che favorisca i cambiamenti necessari nei nostri percorsi
di laurea e nei piani di studio, ma soprattutto nelle metodologie
d’insegnamento. Il nostro obiettivo in definitiva
è quello di avere un’università pienamente
integrata e attiva nello spazio europeo e una formazione
di futuri professionisti in grado di sviluppare le capacità
creative e critiche e lo spirito imprenditoriale richiesti
nella società della conoscenza.
Note
1.
Le richieste della Federazione degli Insegnanti CC.OO. relative
alla definizione dello Statuto dei funzionari pubblici sono
state pubblicate nel n. 4 di Vs.
2. Le scuole private sovvenzionate ricevono i finanziamenti
pubblici sulla base del rispetto di alcuni standard tra
cui i criteri di ammissione degli alunni, le procedure di
assunzione del personale e il rispetto dei requisiti minimi
per quanto riguarda il curriculum di base e gli esami.
3. La legge sull’università prevede che per
accedere all’Università occorra sostenere un
esame aggiuntivo a quello previsto alla fine della secondaria
superiore post obbigo (Bachillerato)
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