Organizzazione
scolastica
C'era una volta la risorsa umana
Luciano Lijoi
Combattere
il precariato come fenomeno strutturale e rivedere le norme
del reclutamento nella scuola sarebbe possibile.
Una soluzione si chiamava “organico funzionale”,
ma il Ministro Moratti lo ha abolito. Il pessimo disegno
di legge in discussione
La scuola dell’autonomia per funzionare e per rispondere
alle esigenze di formazione, in aumento, ha sempre più
bisogno di risorse economiche e di personale. La scuola
è un settore che ha bisogno di investimenti, perché
solo così si determinano le condizioni per costruire
un Piano dell’offerta formativa, capace di innalzare
il livello culturale delle nuove generazioni e, contemporaneamente,
di valorizzare il personale. Realizzare, cioè, una
scuola che facendo perno sul personale riesce a definire
l’identità organizzativa, didattica e educativa,
in modo da riaffermare il principio dell’autonomia
progettuale, previsto dal Titolo quinto della Costituzione.
La doverosa premessa per affermare che in un progetto di
scuola dove l’obiettivo dichiarato è quello
di soddisfare le esigenze generali della formazione e quelle
del territorio trova (dovrebbe trovare) soluzione anche
il problema occupazionale e, quindi dei docenti precari.
UN FENOMENO ENDEMICO
Sono
circa 460.000 gli aspiranti inclusi nelle graduatorie permanenti
provinciali, di cui circa 110.000 sono docenti già
di ruolo che sperano di soddisfare le proprie aspettative
professionali in altri insegnamenti o in altri ordini e
gradi di scuola. Le concentrazioni maggiori degli aspiranti
sono in Lombardia, in Sicilia e in Campania. Ogni anno,
circa 80.000 ottengono una supplenza annuale o fino al termine
delle attività didattiche (30 giugno), un altro consistente
numero è chiamato a coprire supplenze temporanee
in sostituzione dei docenti titolari assenti, il resto,
più che precari, è personale nell’attesa
di un lavoro nella scuola.
Gli elementi che negli anni hanno determinato precariato
sono la struttura organizzativa della scuola e la mancata
stabilizzazione del personale. L’assenza per molti
anni dei concorsi ordinari ha alimentato una grande quantità
di docenti precari che attraverso una forte pressione politica,
hanno giustamente condizionato le forze politiche (tutte)
a fare leggi per il conseguimento dell’abilita-zione/idoneità,
attraverso percorsi riservati, più in termini di
sanatoria che non come sistema di reclutamento.
Il precariato nasce dall’esigenza di coprire i molti
posti vacanti causati dalla mancata stabilizzazione del
personale (immissione in ruolo) e dalla necessità
di sostituire i docenti temporaneamente assenti. È,
pertanto, sterile la polemica su questo personale che, in
situazione di enorme disagio, ha permesso alla scuola di
funzionare. In caso d’assenza dei docenti titolari,
l’attuale struttura organizzativa della scuola prevede,
attraverso le graduatorie d’istituto, di nominare
il supplente: sia per problemi inerenti alla responsabilità
verso i minori, sia per non ridurre le attività didattiche.
Molti ministri si sono misurati, senza risultati positivi,
per trovare una soluzione al precariato strutturale della
scuola.
L’ORGANICO FUNZIONALE.
UN TENTATIVO BOCCIATO
L’unico
che ha tentato di introdurre elementi di discontinuità,
che avrebbero potuto portare alla scomparsa del precariato
è stato il Ministro Berlinguer con la sperimentazione
dell’organico funzionale, come strumento fondamentale
dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. Peccato
che l’attuale Ministro Moratti in uno dei provvedimenti
di tagli agli organici l’abbia eliminato. L’estensione
generalizzata in tutte le scuole di un’organizzazione
didattica basata sull’organico funzionale potrebbe,
invece, assicurare le condizioni essenziali di funzionamento
dell’istituzione scolastica e arricchire l’offerta
formativa.
La singola istituzione scolastica, sulla base della dotazione
organica assegnata e della definizione del piano dell’offerta
formativa, potrebbe organizzare la propria attività
secondo un’articolazione flessibile del gruppo classe,
dell’orario e della durata delle lezioni, nonché
programmando metodologie, strumenti e tempi dell’insegnamento
secondo finalità di ottimizzazione delle risorse
e con le modalità indicate all’articolo 4 del
DPR 275/99 (regolamento dell’autonomia).
L’organico funzionale, oltre a inserirsi nel processo
di realizzazione dell’autonomia scolastica prevista
dall’art. 21 della Legge n. 59/97, potrebbe consentire
di rispondere a tutte le esigenze didattiche e organizzative
necessarie per la diffusione e lo sviluppo dell’innovazione,
della sperimentazione, dei programmi di prevenzione e recupero
della dispersione scolastica e alle necessità di
sostituzione del personale temporaneamente assente. Questa
soluzione risolverebbe finalmente l’annoso problema,
più volte segnalato dai dirigenti scolastici, che
hanno le scuole quando devono reperire i supplenti in tempo
utile per assicurare il regolare svolgimento dell’attività
didattica. La scuola ha bisogno di investire sul personale,
per realizzare una dotazione organica maggiore rispetto
ai posti, in modo da prevedere nell’orario d’insegnamento
una quota da destinare all’eventuale sostituzione
del personale assente. È necessario che la copertura
di tutti i posti vacanti e disponibili avvenga con personale
stabile, cioè i posti annuali e fino al termine delle
attività didattiche. In questo modo, la scuola ha
gli strumenti per programmare e garantire un’organizzazione
didattica stabile e contemporaneamente riesce a soddisfare
anche le esigenze occupazionali dei precari.
I PRECARI DIVENTANO SEMPRE PIÙ PRECARI
Purtroppo,
il governo di centrodestra e il ministro Moratti hanno,
invece, scelto una politica scolastica di tagli del personale
e di risorse. Tagli che colpiscono il diritto allo studio
e la funzionalità della scuola, mentre, sul versante
del personale, riducono gli elementi di stabilità
e rendono ancora più precaria la situazione dei supplenti.
Infatti, con i provvedimenti legislativi degli ultimi due
anni e quelli conseguenti la riforma della scuola si stanno
riducendo le tutele e i precari diventano sempre più
precari.
I lavoratori non sono visti come persone con i loro diritti
(persone con una storia, con una famiglia, ecc.), ma come
strumenti da utilizzare fino a quando servono e da licenziare
quando non sono più utili. Questa situazione sta
determinando nei supplenti un alto grado di stato di disagio,
dovuto all’instabilità e all’incertezza
del posto. A fronte di migliaia di posti vacanti e di una
previsione di turn-over per i prossimi anni di circa 400.000
insegnanti, perché negare le giuste aspettative di
migliaia di persone e delle loro famiglie di avere un posto
stabile? La precarizzazione del lavoro come elemento strutturale,
con il paradosso che, mentre per due anni si bloccano le
immissioni in ruolo del personale della scuola, il Parlamento
su proposta del governo stabilizza gli insegnanti di religione.
È giusto che ogni governo trovi soluzioni nuove per
il reclutamento dei docenti, fermo restando che bisogna
farlo nel rispetto della situazione dei precari che da anni
aspettano la stabilizzazione.
Il precedente governo di centrosinistra, dopo circa dieci
anni di assenza di concorsi ordinari, aveva avviato una
fase nuova di formazione iniziale attraverso i corsi post-universitari
SSIS. Nello stesso tempo ha studiato una soluzione transitoria
per dare risposte alle giuste aspettative di supplenti che
dopo più di 10 anni di servizio aspettavano la stabilizzazione
e ha introdotto norme transitorie (legge 124/99). La graduatoria
permanente strutturata a fasce doveva, man mano, permettere
la chiusura della fase di transizione e introdurre un nuovo
sistema di reclutamento con formazione universitaria.
Il governo di centrodestra appena insediato ha emanato un
decreto legge (poi legge 333/2001) sulle operazioni d’inizio
anno scolastico che, invece di aggredire i problemi e i
ritardi dell’amministrazione scolastica e di velocizzare
le operazioni, ha introdotto nelle graduatorie permanenti
l’unificazione della terza e della quarta fascia e
la parificazione dei servizi delle scuole paritarie e delle
scuole statali, concedendo così un “favore”
alle scuole non statali, danneggiando il personale precario
delle scuole statali e determinando una conseguente forte
spaccatura tra i precari. In assenza di una politica scolastica
di valorizzazione della scuola statale anche la gestisce
del personale è improvvisata e piena di rischi.
La situazione, oggi, è ancora più complessa
in quanto è in arrivo il decreto legislativo di attuazione
dell’art. 5 della legge Moratti, che prevede una laurea
specialistica (3+2 di specializzazione), ma senza indicazioni
su come governare la transizione. Una specie di albo professionale
da cui i dirigenti scolastici attingono, senza il rispetto
di criteri oggettivi. Con il nuovo reclutamento, che la
Moratti definisce “per chiamata diretta” si
creano i presupposti per negare il diritto al lavoro, per
mettere in discussione la liberta d’insegnamento e
per introdurre ulteriori discriminazioni nel personale.
IL CAOS DELLE GRADUATORIE PERMANENTI
Un
altro motivo di preoccupazione e di disagio per i precari,
nonché di disfunzione per la scuola, è l’aggiornamento
annuale delle graduatorie permanenti. Questo provvedimento,
introdotto dalla Moratti con la legge 333/2001, determina
ogni anno un diffuso clima di tensione tra i precari e uno
stato confusionale nell’amministrazione scolastica
periferica per la gran mole di lavoro. Ad aggravare questa
situazione è la continua manomissione dei punteggi
della tabella di valutazione dei titoli per la formazione
delle graduatorie permanenti. Molti dei rimaneggiamenti
delle graduatorie sono dovuti ad errori della Moratti puntualmente
fatti rilevare dai TAR e dal Consiglio di Stato (sono molti
i ricorsi accolti negli ultimi anni).
In questo momento è in discussione al Senato un disegno
di legge riguardante l’ennesima modifica dei titoli
di valutazione per la terza fascia delle graduatorie permanenti.
Questo provvedimento legislativo, nato dall’esigenza
giusta di ristabilire equilibrio all’interno della
fascia, dopo una sentenza che ha tolto punti agli aspiranti
che avevano conseguito un’abilitazione attraverso
concorsi ordinari e/o riservati, è un pessimo testo,
non condiviso né dalle organizzazioni sindacali,
né dai vari coordinamenti precari.
Peccato che man mano che l’attenzione dei precari
è rivolta al disegno di legge, il governo taglia
gli organici del personale (vedi legge finanziaria), riduce
il tempo scuola e l’offerta formativa (vedi riforma).
Non resta che continuare una forte azione sindacale per
la difesa della scuola pubblica e per una diversa prospettiva
di lavoro dei docenti precari, contro la “riforma”
Moratti e contro i tagli agli organici. |