Il caso Finlandia
Il successo della scuola di tutti e di ciascuno
Gabriella Giorgetti
Investimenti, coordinamento, partecipazione, collaborazione
istituzionali: sono i punti forti del sistema scolastico
migliore del mondo.
Il ruolo centrale dell’istruzione in tutto il percorso
formativo dei giovani.
Il boom dell’educazione degli adulti
Dopo
gli esiti della ricerca PISA sulle competenze dei quindicenni
nei paesi aderenti all’OCSE, il caso Finlandia è
diventato oggetto di analisi, confronti e ispirazioni. Non
solo per gli ottimi risultati ottenuti (in cima alla graduatoria
per quanto riguarda la capacità di lettura, e nelle
prime posizioni per le competenze matematiche e scientifiche),
ma anche per l’omogeneità del livello delle
prestazioni degli studenti. Un paese, insomma, che presenta
ottimi risultati, ma che nello stesso tempo garantisce un
alto grado di parità nelle opportunità di
apprendimento. La Finlandia, inoltre, occupa buone posizioni
per quanto riguarda una serie d’indicatori connessi
al livello culturale della popolazione, alla qualità
della vita, alle pari opportunità.
Del caso Finlandia se n’è occupata l’OCSE
nei suoi rilievi annuali sull’educazione nei paesi
industrializzati, l’Internazionale dell’Educazione
ne ha fatto oggetto di un seminario (che si è tenuto
a Firenze nel novembre scorso). E’ diventata oggetto
di studio in Germania dopo lo shock per gli esiti della
ricerca PISA.
L’Italia non sembra essersi accorta di tutto ciò.
Basta vedere la completa assenza di un dibattito approfondito
sulla ricerca PISA. E a qualsiasi accenno a quello che accade
lassù, nel profondo Nord, la risposta è già
confezionata: un’altra cultura, un’altra mentalità,
senso dello Stato, popolazione scarsa. Come se la qualità
del sistema d’istruzione non dipendesse dalle responsabilità
e dalle scelte politiche, ma solo dal numero di abitanti.
Parlare della scuola finlandese è come parlare di
alieni? Della scuola finlandese ce ne siamo già occupati
(vedi VS 15/02), descrivendo la struttura del sistema scolastico
e il rapporto di lavoro dei docenti. L’analisi di
ulteriori indicatori può aiutare a comprendere i
motivi di tale successo scolastico e della sua stretta connessione
con le scelte politiche.
LE PARI OPPORTUNITÀ
La
Finlandia è un paese che spende per il sistema d’istruzione
e formazione il 6,1% del proprio PIL (media UE 5,5) e che
destina a tale settore l’11,9% del budget complessivo
per la spesa pubblica (media UE 11,2). La Finlandia si colloca,
con Danimarca, Francia, Austria e Svezia, tra i paesi dell’Unione
che più investono in educazione (sopra il 6%). Però,
mentre la Danimarca e la Svezia ottengono questo risultato
dedicando all’istruzione una percentuale sia del PIL
sia della spesa complessiva pubblica ben al di sopra delle
media UE, nel caso della Finlandia e dell’Austria
è il risultato di una percentuale del PIL destinato
alla spesa pubblica assai più alto della media europea.
Gli investimenti nel campo educativo si traducono in un’educazione
gratuita per tutti i residenti, anche per quanto riguarda
l’istruzione secondaria superiore e terziaria, dato
che non si considera più sufficiente, nella società
della conoscenza, l’acquisizione di una cultura solo
a carattere generale. Gli aiuti finanziari agli studenti
per gli studi a tempo pieno, post obbligatori, della durata
di almeno due mesi, consistono in borse di studio, alloggio,
prestiti di studio garantiti e sovvenzioni con interessi,
in forme di sostegno al rientro in formazione degli adulti,
nell’accessibilità territoriale all’educazione.
Investimenti e rimozione degli ostacoli di natura economica
costituiscono elementi importanti per garantire il principio
delle pari opportunità prescindendo dall’età,
dalla residenza, dalla situazione economica, dal sesso e
dalla lingua madre. In pratica, si traducono nella garanzia
di un obbligo scolastico della durata di nove anni (dai
7 ai 16 anni) e di percorsi triennali d’istruzione
e formazione successivi alla scuola di base obbligatoria,
nell’insegnamento nella madrelingua per le minoranze
culturali (svedese e sami) e nell’uguaglianza di opportunità,
bilinguismo e multiculturalità, agli immigrati, giovani
e adulti.
Alcuni risultati di questa politica: il tasso più
elevato al mondo d’iscritti all’università,
una partecipazione altissima all’educazione degli
adulti.
L’EDUCAZIONE NELLA SOCIETÀ DELLA CONOSCENZA
Gli
obiettivi e lo sviluppo del sistema educativo finlandese
sono definiti dal governo attraverso un piano quadriennale
che, negli anni Novanta, è stato finalizzato soprattutto
allo sviluppo della società della conoscenza, all’insegnamento
delle lingue e all’internazionalizzazione, alla cooperazione
tra scuola e vita lavorativa e all’innalzamento degli
standard e della qualità dell’educazione.
Per la loro acquisizione si è proceduto alla completa
informatizzazione degli istituti scolastici, alla definizione
di piani specifici di formazione degli insegnanti, al collegamento
tra potenziamento delle conoscenze informatiche, scientifiche
e matematiche e sviluppo industriale connesso all’industria
informatica, alla produzione industriale basata sulle scienze
naturali e l’alta tecnologia. In un paese il cui sviluppo
economico è stato basato soprattutto sullo sviluppo
delle tecnologie informatiche, è stata posta una
grande attenzione all’alternanza tra scuola e lavoro
per garantire l’occupabilità al termine degli
studi e una forza lavoro qualificata. Rappresentanti del
mondo del lavoro sono presenti negli organismi consultivi
della formazione professionale a livello centrale e locale
e i percorsi di orientamento al mondo del lavoro, di formazione
nei luoghi di lavoro o di studio e lavoro sono elementi
normali dei percorsi formativi della formazione professionale
iniziale e nelle lauree politecniche. Gli studenti delle
scuole comprensive e dell’istruzione secondaria superiore
possono accedere a periodi di attività lavorative
a carattere orientante. Così le università
promuovono l’inserimento dei loro studenti nel mondo
del lavoro attraverso azioni di guida ed orientamento e
hanno incrementato i periodi di training nel mondo del lavoro.
Altrettanta importanza è stata data alla conoscenza
delle culture e delle lingue straniere, altro fattore determinante
per lo sviluppo economico, oltre l’inglese e lo svedese,
parlato rispettivamente dal 99% e dal 92% degli studenti
della scuola obbligatoria.
GOVERNO NAZIONALE E AUTONOMIE LOCALI
Analogamente
a quanto avviene nella maggior parte dei paesi del Nord
Europa, anche in Finlandia la linea di tendenza è
quella di creare un sistema amministrativo a due livelli:
l’amministrazione centrale dello Stato e le autorità
locali, diminuendo il ruolo dei livelli provinciali.
Compete al Parlamento deliberare sulla legislazione educativa
e sui principi generali delle politiche educative. Il Consiglio
nazionale dell’istruzione è un organismo, formato
da esperti, responsabile dello sviluppo degli obiettivi
educativi, dei contenuti e dei metodi didattici; è
diretto da un Consiglio di amministrazione di cui fanno
parte esperti in materia di istruzione, rappresentanti delle
parti sociali, funzionari delle municipalità ed insegnanti;
elabora e approva le linee nazionali per la progettazione
del curriculum ed è responsabile della valutazione
del sistema educativo.
In ogni municipalità, che sono autonome ed hanno
il diritto di tassazione, sono presenti appositi organismi,
i Consigli di amministrazione scolastici (da 8 a 12 membri),
eletti ogni quattro anni dal Consiglio municipale. Ogni
municipalità ha l’obbligo di fornire l’educazione
di base a tutti gli studenti che vi risiedono o, in ogni
caso, di assicurare che gli studenti in età scolare
ricevano un’educazione equivalente. Le autorità
locali possono anche provvedere all’istruzione secondaria
superiore generale e professionale, politecnica e all’educazione
degli adulti, che possono anche essere a carattere privato
o gestite da fondazioni. Le municipalità provvedono,
da sole o in consorzio, al 95% delle scuole secondarie a
carattere generale e al 50% dell’istruzione e formazione
professionale. Tutte le università sono statali e
godono di un’ampia autonomia.
Stato e autorità locali si ripartiscono la responsabilità
dell’offerta, degli investimenti, dei costi di funzionamento
e del finanziamento alle scuole. Le Università sono
finanziate direttamente dallo Stato. I principi del finanziamento
pubblico sono gli stessi per chiunque sia il proprietario
della scuola o dell’istituto. Le autorità locali
ed altri enti d’amministrazione scolastica possono
usufruire, in aggiunta ai propri finanziamenti, di sovvenzioni
statali per la costruzione e il funzionamento degli istituti
scolastici. Gli stipendi degli insegnanti sono a carico
della scuola o del titolare, normalmente la municipalità.
LA PARTECIPAZIONE
Ogni
singola scuola può avere - e di norma ha - un consiglio
di gestione con una rappresentanza analoga ai nostri consigli
d’istituto. Ogni autorità municipale decide
circa la ripartizione delle responsabilità fra amministrazione
municipale e consiglio di gestione delle singole scuole.
In genere le scuole professionali e gli istituti d’istruzione
professionale di livello superiore hanno maggiore livello
d’indipendenza e più poteri. In queste scuole,
accanto ai consigli di gestione, esistono, di norma, uno
o più organismi consultivi, costituiti da rappresentanti
della scuola, insegnanti, parti sociali, che hanno il compito
di promuovere la formazione e la collaborazione tra scuola
e mondo del lavoro.
QUALITÀ, AUTONOMIA SCOLASTICA E VALUTAZIONE
L’acquisizione
della piena scolarizzazione ha posto l’accento sull’innalzamento
degli standard e della qualità dell’educazione.
Nella ricerca PISA, la varianza dei risultati degli studenti
finlandesi tra diverse scuole è solo del 10%. Questo
risultato è il frutto di una politica che ha saputo
coniugare investimenti e politiche pubbliche di sviluppo
dei sistemi di istruzione e formazione con un elevato livello
di autonomia scolastica, di responsabilità/trasparenza
e di pari opportunità. Il binomio autonomia/rendicontazione
dei risultati ottenuti sottende, infatti, autonomia didattica
ed organizzativa, flessibilità curricolare (in particolare
modo nella scuola secondaria superiore), assenza di selezione,
radicata cultura della valutazione.
Il passaggio da una classe a quella successiva avviene in
modo automatico, solo a conclusione della scuola secondaria
superiore (a 18 anni) esiste un esame nazionale per l’ammissione
all’istruzione superiore. Un organismo a livello nazionale
controlla i singoli test sulla base di criteri uniformi.
A livello della formazione professionale esistono le dimostrazioni
che assicurano la qualità delle competenze acquisite
nelle qualifiche professionali di livello superiore e il
raggiungimento, in raccordo con i rappresentanti del mondo
del lavoro, degli obiettivi della formazione professionale.
Il monitoraggio del sistema educativo è deciso dal
Governo e dal Ministro dell’educazione, che effettua
rilevazioni statistiche sugli esiti scolastici nelle diverse
discipline e definisce le linee guida generali della valutazione.
Spetta, però, ai docenti procedere alla valutazione
degli studenti e rendere conto dei risultati di questi ultimi.
A fine anno, è compito dell’insegnante mettere
a punto, insieme con ogni studente e coi suoi genitori,
un curricolo individualizzato che specifica ciò che
lo studente deve fare per raggiungere risultati migliori.
Il binomio standard nazionali/flessibilità curricolare
è, infine, garantito dal fatto che spetta al Consiglio
nazionale di educazione definire gli obiettivi e i contenuti
generali e la distribuzione delle ore, mentre è responsabilità
delle singole scuole e delle autorità educative territoriali
elaborare il curricolo a livello locale. In linea di massima,
tutti gli alunni della scuola comprensiva obbligatoria seguono
lo stesso tipo d’insegnamento, ma le scuole sono libere
di variare l’importanza e il raggruppamento delle
materie.
Il curricolo della scuola secondaria superiore ha una struttura
modulare, suddivisa in corsi, ciascuno dei quali consiste
di 38 lezioni. L’anno scolastico è generalmente
suddiviso in 5 o 6 periodi, in cui si studia un determinato
gruppo di materie. Nella scuola secondaria superiore sono
presenti corsi obbligatori, avanzati e opzionali. La scuola
deve provvedere ai corsi avanzati, fra i quali gli studenti
possono fare una scelta, pur essendo obbligati a seguire
un numero minimo di moduli. Questi tipi di corsi possono
essere proposti anche nel quadro di accordi con altri istituti
scolastici, come ad esempio le scuole professionali o le
scuole private di musica.
L’ISTRUZIONE, LA FORMAZIONE E L’APPRENDISTATO
L’istruzione
professionale, cui si accede al termine della scuola obbligatoria,
è di durata triennale e consente il riconoscimento
di crediti per chi proviene dal mondo del lavoro o per gli
studenti che provengono dalla scuola secondaria superiore.
L’organizzazione degli studi si basa sul sistema dei
crediti (un credito equivale a media di circa 40 ore di
studio), il totale dei crediti è pari a 120 ore di
cui 90 per le materie a carattere professionalizzante e
la formazione sul lavoro, 20 per le materie comuni e 10
a scelta degli studenti.
L’acquisizione della qualifica di primo livello può
essere completata in un percorso tutto interno all’istituzione
scolastica o in percorsi di apprendistato o attraverso esami
in cui si valutano le competenze acquisite altrove. E’
possibile acquisire ulteriori e più specialistiche
qualifiche, i cui carattere generali sono definiti dal Consiglio
nazionale dell’educazione, attraverso esami di certificazione
delle competenze.
Il governo ha competenza sugli obiettivi generali dell’istruzione
e formazione professionale, sulla struttura generale dei
programmi e delle materie comuni. A livello locale, i curricoli
sono definiti insieme con organismi rappresentanti il mondo
della scuola e del lavoro. Anche a livello scolastico ci
sono organismi tripartiti, con carattere consultivo, che
partecipano alla pianificazione e allo sviluppo della formazione
a livello locale.
L’EDUCAZIONE DEGLI ADULTI
Circa
un milione di persone (su un totale d 5.200.000 abitanti)
partecipa annualmente a corsi per adulti. L’educazione
degli adulti rivolta all’acquisizione di un titolo
di studio o di una qualifica è gratuita, per le altre
tipologie di corsi è previsto il pagamento di una
parte delle spese. La spesa diretta del ministero dell’educazione
per l’educazione degli adulti è pari al 14%
del suo budget.
Il sistema è caratterizzato dalla diffusività
sul territorio (più di 1.000 istituzioni), dalla
presenza sia degli istituti d’istruzione (università,
politecnici, centri professionali, centri specializzati
all’educazione degli adulti) sia di altre istituzioni
(scuole popolari, centri di formazione per i lavoratori,
centri di formazione estivi …) |