Un
libro per ragazzi
Una storia di “normale” perfidia
Virginia Villari
Stargirl:
già il nome la rende diversa; se l’è
scelto da sola, un giorno, perché aveva voglia di
chiamarsi così, in fondo, sostiene, “noi non
siamo il nostro nome”.
Stargirl arriva misteriosamente a Mica, una minuscola città
dell’Arizona, e sconvolge la vita dei suoi abitanti,
specialmente quella degli alunni della “high school”
locale e in particolare di uno di loro, Leo Borlock, che
la rimpiangerà per tutta la vita.
Entra a scuola indossando vestiti colorati, teatrali, fiabeschi,
sulla spalla tiene un topolino e si aggira sorridendo, danzando,
cantando e suonando l’ukulele sotto gli occhi attoniti
e incuriositi degli altri ragazzi che a Mica una così
non l’hanno mai vista.
Ogni giorno Stargirl ha un pensiero gentile per gli altri:
canta ad ognuno gli auguri di buon compleanno, fa trovare
dolci e pupazzetti sui banchi dei suoi compagni di classe
senza fare distinzioni e senza preoccuparsi di ciò
che gli altri possano dire o pensare di lei, perché
i suoi sono gesti istintivi, disinteressati e sinceri.
Il suo motto sembra essere “la vita è bella”
e cerca in mille modi di far sì che lo sia per tutti.
E’ un’osservatrice attenta che dà valore
alle piccole cose, ai gesti sottili, ai sentimenti puri:
lascia monetine per la strada, immaginando la felicità
di un bambino nel trovarle, dei giornali legge i tappabuchi,
notizie insignificanti, messe lì per colmare uno
spazio, che diventano invece un modo per entrare nella vita
della gente, con dolcezza e candore.
Stargirl è in contatto con la dimensione istintiva
e primordiale del mondo e dell’anima, incontaminata
e vitale, impercettibile dalla maggioranza delle persone.
L’iniziale stupore e divertita simpatia si trasformano
in breve tempo in giudizi malevoli e aggressivi, in odio,
in esclusione. Catalizzatrici di questo cambiamento sono
le partite di basket, poiché Stargirl, con assoluta
naturalezza, fa il tifo anche per le altre squadre; secondo
lei ognuno ha il diritto di divertirsi e vincere, ma i ragazzi
della sua scuola non la pensano affatto così: la
foga per la vittoria, l’accanimento contro gli avversari
mettono Stargirl nella posizione di una traditrice, che
con le sue azioni ferisce il loro orgoglio.
Il suo modo di fare (e di essere) e le sue gentilezze vengono
ferocemente intese come egocentrismo, la sua bontà
come tradimento, il suo altruismo come un ficcare il naso
in affari che non la riguardano, la sua naturalezza e spontaneità
come arroganza. Stargirl viene esclusa, circondata da un’indifferenza
forzata e crudele, diviene invisibile. Ma inizialmente non
ci fa caso, continua a regalare dolcetti e a cantare canzoni
di compleanno, non le interessa cosa pensano tutti, quel
“tutti” da cui ogni altro è invece ossessionato,
le basta che poche persone le stiano vicino, coloro che
la apprezzano per quella che è, la sua famiglia,
un paleontologo in pensione, la sua unica amica e il ragazzo
di cui si è innamorata: Leo Borlock. E sarà
proprio lui a farle sentire per la prima volta il peso del
giudizio, a renderla cosciente di ciò che significa
essere come gli altri o non esserlo, a farla soffrire per
se stessa e non più solo per il dolore altrui. Leo
la ama, ma ama anche la popolarità, il gruppo, non
riesce a rinunciare al fatto, in definitiva insignificante,
di essere salutato e considerato da tutti, amici e non,
in giro per le strade e i per i corridoi della scuola. Ha
paura dell’indifferenza, dell’esclusione, di
essere invisibile e sarà Stargirl, tra le tante cose
che gli insegnerà e di cui si renderà conto
solo molti anni dopo, a fargli notare come abbia terribilmente
bisogno degli altri per confermare la sua esistenza.
Innamorato, ma confuso e spaventato, Leo le chiede di diventare
“normale”; Stargirl lo accontenta riprendendo
il suo nome di battesimo, Susan, vestendosi come tutte le
altre e andando contro la sua natura. Ma neanche questo
funziona: Stargirl ormai è un’esclusa, bersaglio
della cattiveria della gente e soffre perché non
capisce cosa c’è che non va in lei, problemi
che fino a quel momento non si era mai posta.
Un giorno improvvisamente ritorna Stargirl, ma più
consapevole e convinta di prima, e dopo un sorriso dolce
e comprensivo a Leo e una comparsa strabiliante al ballo
di fine anno, se ne va, lasciando una traccia indelebile
nell’animo di tutti.
Essere “normali”, omologati e conformi a degli
stereotipi predefiniti, rende forti e sicuri, ma tristemente
banali e piatti, ciechi di fronte alla natura multiforme
della vita. Questa è la condizione predominante nella
provincia americana, come ci mostrano questo libro, numerosi
film sui teenager e notizie di cronaca.
L’originalità, la “diversità”
vengono punite, con ferocia, perché se ne ha paura,
perché smontano la fragile struttura di convinzioni
preconcette su cui si basa l’esistenza della maggioranza.
Normale e diverso: sono parole, ma in fondo cosa significano?
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