La scuola non si rassegna
Fabrizio Dacrema

 

Le forzature per approvare il decreto attuativo.
I costi pesanti per la qualità della scuola.
L'assenza di un modello pedagogico moderno.
La figura del tutor.
I palliativi per sedare le proteste

Il decreto per attuare le legge 53 nella scuola dell'infanzia, elementare e media è stato approvato, ma la partita rimane aperta.

La crescente ed estesa opposizione al decreto non si è persa d'animo, anzi dopo il voto del Consiglio dei Ministri manifestazioni, occupazioni e iniziative di protesta si stanno moltiplicando come dimostra anche la manifestazione indetta dai sindacati confederali della scuola il 28 febbraio.

Sul fronte politico e sindacale le questioni poste da questo decreto sono tutt'altro che risolte dall'approvazione forzata del provvedimento. Gravi anche i problemi riferiti alla legittimità del provvedimento.

Una prova di forza?

Alla fine ha vinto il partito dello scontro. Il Ministro ha deciso di tirare dritto pur in presenza di una crescente opposizione politica e sociale, di vistose divisioni interne alla maggioranza e nonostante sentenze costituzionali e pareri parlamentari che ne evidenziano l'illegittimità.

In una situazione del genere la scelta dello scontro rivela non solo una reazione integralista (i talebani del ministero), ma, soprattutto, mette in luce la debolezza del Ministro Moratti, privata di spazi di manovra e di mediazione a causa dei vincoli finanziari imposti da Tremonti.

La decisione dell'approvazione del decreto a tutti i costi ha imposto il prezzo salato dell'umiliazione degli alleati: le dimissioni del relatore del provvedimento alla Camera ridotte ad una sceneggiata napoletana, mentre all'Udc è toccata la parte del "ruggito del topo", visto che aveva presentato emendamenti da rivoltare il decreto come un calzino, poi li ha ritirati e ha approvato il provvedimento a capo chino.

Ha provocato l'immediata proclamazione della mobilitazione da parte delle organizzazioni sindacali della scuola.

Poche e incerte modifiche

Gli emendamenti introdotti non cambiano la natura del provvedimento. Approvato il decreto il governo si è presentato in conferenza stampa e per bocca del presidente Berlusconi ha detto che questa sul tempo pieno è una campagna "fondata su una colossale bugia". Ora non è il caso di tornare a spiegare che 27 ore obbligatorie + 3 ore aggiuntive, facoltative e opzionali + 10 ore di mensa, non fanno il tempo pieno, ma un doposcuola dequalificato. È, invece, il caso chiarire che anche le 40 ore coperte da personale statale sono garantite solo "nel limite del numero dei posti attivati complessivamente a livello nazionale per l'a.s. 2003/04" e solo per il prossimo anno scolastico, poi "si provvede nei limiti delle disponibilità di bilancio". e se queste non ci saranno il tempo mensa sarà scaricato su famiglie e enti locali.

Rimangono nel testo finale tutti i punti contestati dal fronte contrario al decreto: la riduzione del tempo scuola di tutti, il tutor obbligatorio, la riduzione della scuola dell'infanzia a supermarket assistenziale.

Non solo, per la scuola dell'infanzia la Commissione Bilancio del Senato ha certificato l'assenza di copertura finanziaria per la generalizzazione, fintamente prevista all'art. 1 c. 2; il governo, allora, ha aggiunto un emendamento con il quale promette di provvedere "attraverso ulteriori decreti legislativi" (. campa cavallo).

Tornano invece le "primine", un emendamento ne ha reintrodotto la possibilità. In effetti era sembrato strano a tutti che la Moratti volesse veramente togliere alle scuole private questa consistente fonte di affari.

La società civile per la qualità della scuola pubblica

L'approvazione del decreto apre una fase nuova nella quale si dovrà continuare a lottare per impedirne l'attuazione e, al tempo stesso, iniziare a creare le condizioni per ridurre il danno nel caso in cui non si raggiungesse l'obiettivo del ritiro o della sospensione per il prossimo anno scolastico.

La possibilità che il decreto sia sospeso o annullato non è campata in aria.

Sono già stati annunciati diversi ricorsi volti a ottenere l'annullamento del decreto. Alcune regioni (al momento Emilia Romagna e Friuli) impugneranno il provvedimento perché invade le competenze attribuite alle Regioni dalla riforma del titolo V della Costituzione in materia di pianificazione, distribuzione e utilizzazione del personale scolastico, come recentemente confermato da una sentenza della Corte Costituzionale. Verranno poi ricorsi contro l'eccesso di delega costituito dalla figura del tutor, non previsto dalla legge 53 e contro l'invasione delle prerogative delle istituzioni scolastiche autonome in merito all'organizzazione didattica. Altri motivi di impugnativa sono poi rappresentati dalla mancanza di copertura finanziaria e dall'introduzione, sia pur in via transitoria, delle Indicazioni nazionali, senza rispettare la procedura prevista dalla stessa legge 53.

Il movimento di genitori e insegnanti che ha dato luogo alla riuscita manifestazione del 17 gennaio sta diffondendosi e potenziandosi, si moltiplicano ovunque forme di protesta cui non mancano fantasia e creatività.

Sul campo della lotta al decreto Moratti si sta saldando una nuova alleanza tra scuola e società civile per la scuola pubblica e la qualità dell'offerta formativa.

Un movimento che vede assieme genitori e insegnanti, enti locali, associazioni professionali, sindacati e vari soggetti sociali, uniti contro il decreto e per una scuola che vuol mantenere e generalizzare le migliori esperienze realizzate, a partire dal tempo pieno e prolungato.

Per la prima volta nel nostro paese il mondo della scuola è in campo, alleato alle forze del mondo del lavoro e della società civile, e pone al centro i temi della qualità della scuola, dai tempi distesi alla cooperazione degli insegnanti.

Le piazze si stanno riempiendo di genitori e insegnanti che non si fanno imbrogliare dai tentativi governativi di rassicurare che non cambierà nulla e che, anzi, ci sarà più possibilità di scelta, perché hanno ben capito che senza gruppo docente corresponsabile, senza spazi di contemporaneità degli insegnanti e con meno tempo scuola obbligatorio per tutti, la qualità della scuola avrà una caduta verticale.

Gente che si chiede a cosa serve poter scegliere tra un corso di danza e uno di nuoto se tutto il percorso scolastico obbligatorio diventa compresso, rigido, trasmissivo, demotivante o se, addirittura, si è costretti a rivolgersi per le opzioni facoltative ad agenzie private (e naturalmente pagare) perché la scuola pubblica, deprivata di risorse, non può essere competitiva.

Genitori e insegnanti che, invece, sono interessati alle opportunità dell'autonomia scolastica, anche in termini di offerta aggiuntiva e facoltativa, se, però, non le devono scambiare con la qualità del percorso formativo di tutti e se autonomia scolastica significa processo positivo di generalizzazione delle migliori pratiche educative.

Questo movimento può impedire l'attuazione del decreto, può permettere alle scuole di utilizzare a pieno gli spazi dell'autonomia scolastica per evitare che la scuola reale sia peggiorata da trasformazioni negative del fare scuola quotidiano.

Il ruolo dell'autonomia scolastica

Se le scuole l'anno prossimo potranno contare sulle attuali risorse professionali, senza riduzioni derivanti dall'applicazione del decreto (questo è l'obiettivo principale del confronto in corso con il ministero), allora sarà possibile utilizzare le prerogative dell'autonomia scolastica per salvaguardare il più possibile la qualità dell'offerta formativa.

Gli spazi di autonomia delle scuole sono solidi, tutelati dalla stessa Costituzione.

La richiesta delle famiglie di 40 ore potrà essere soddisfatta, ad esempio, sulla base del progetto delle istituzioni scolastiche autonome, non con il doposcuola previsto dal decreto attraverso lo spezzatino del 27 + 3 + 10, ma con il modello attuale del tempo pieno con due insegnanti corresponsabili della classe e le compresenze per l'individualizzazione dei percorsi.

Allo stesso modo sarà possibile realizzare modelli di organizzazione didattica centrati sul gruppo docente contitolare e corresponsabile, recuperando il più possibile il percorso formativo per tutti con un tempo scuola di trenta ore.

Tutto questo sarà possibile se si otterrà la conferma degli attuali organici e se non si attuerà la figura del tutor. Questa nuova figura di insegnante, insieme alla riduzione a 27 ore del tempo scuola di tutti, impedisce la corresponsabilità dei docenti e rompe la pari dignità professionale e culturale degli insegnanti e degli insegnamenti.

Realizza, di conseguenza, modelli scolastici nei quali ad una scuola "tradizionale" del mattino si aggiunge un parcheggio pomeridiano per chi non ha altre possibilità.

L'attuazione del tutor, però, non sarà una passeggiata.

La questione del tutor

Gli insegnanti non sono mai stati né coinvolti né consultati su questo rilevante cambiamento e tutti quelli che si sono espressi, sulla base della lettura del decreto, lo contestano. Lo stesso decreto prevede che sia in "possesso di una specifica formazione" ad oggi inesistente.

Con quali criteri i dirigenti scolastici sceglieranno ? Non solo ora non è dato saperlo, ma non sembra nemmeno semplice trovare un soluzione accettabile per settembre, sempre che il buon senso sia ancora uno dei punti di riferimento di questo ministro. Tra l'altro, visto l'aria che tira, non è difficile prevedere che un buon numero di docenti non accetterà. La Moratti ha intenzione di obbligarli a svolgere una funzione che non condividono dal punto di vista professionale e ad accettare nuovi e pesanti carichi di responsabilità e di lavoro per i quali non è previsto alcun riconoscimento retributivo e di carriera?

Quest'ultimo punto è cruciale perché il decreto, delineando la figura del tutor, invade le prerogative del contratto nazionale di lavoro.

Per far partire il tutor da settembre, come vorrebbe il ministro, restando ai soli aspetti sindacali del problema, ci vorrebbero almeno due cose: risorse finanziarie aggiuntive e una intesa con i sindacati per cambiare il contratto nazionale in diversi punti (profilo professionale degli insegnanti, orario di lavoro, mobilità, riconoscimenti retributivi e di carriera).

Le risorse finanziarie non ci sono, la legge finanziaria 2004 non prevede nemmeno gli stanziamenti per la difesa del potere di acquisto in relazione al biennio contrattuale 2004/05.

A parte i tempi improbabili, dal punto di vista del merito l'ipotesi di una intesa sul tutor è ancora più improbabile, visto che la stragrande maggioranza dello schieramento sindacale ha preso posizione contro, perché rifiuta la trasformazione gerarchica della funzione docente, divisa in due nuove figure, tutor e non tutor.

È il caso di ricordare, a questo proposito, che secondo il decreto l'insegnante tutor concorre prioritariamente ad assicurare le finalità della scuola e concentra in sé una tale mole di funzioni specifiche della funzione docente (orientamento, tutorato, documentazione valutativa, relazione con le famiglie e il territorio) da rendere vano ogni riferimento alla contitolarità come corresponsabilità.

Nella scuola primaria, inoltre, l'introduzione di questa nuova figura coincide con il ritorno al maestro unico responsabile della classe, che insegna le materie "principali" in orario antimeridiano, assicurando una forte prevalenza (nei primi tre anni almeno 18 ore di insegnamento nella stessa classe) e utilizzando le residue ore per le attività connesse all'incarico di tutor.

Il Ministro cerca di confondere le carte

Forse il Ministro comincia a rendersi conto delle difficoltà e, soprattutto, dell'ampiezza del dissenso nei confronti di questa nuova figura. Infatti, nelle ultime dichiarazioni ha sostenuto che il docente tutor non è una figura, ma una funzione, quindi "ogni insegnante può essere tutor, all'interno di una classe, ci sarà un insegnante che è tutor in una classe, un altro insegnante che non svolge la funzione di tutor in quella classe e la può svolgere in un'altra".

Se così fosse la funzione tutoriale continuerebbe ad appartenere a tutti gli insegnanti, sarebbe sviluppata e rafforzata dalla specifica formazione, ma non si creerebbero due diverse figure di insegnanti, tutor e non tutor, in rapporto fra loro in modo inevitabilmente gerarchico e lesivo della pari dignità professionale. "Tutti tutor, nessun tutor" sembra essere l'ultima offensiva della Moratti sul fronte della rassicurazione dei docenti.

Nell'incontro del 5 febbraio scorso con i sindacati, in realtà, il Ministro ha precisato che la versione "debole" del tutor vale in fase transitoria, in attesa di realizzare le condizioni (formazione, contratto) per una vera e propria nuova figura di insegnante.

D'altra parte, che l'obiettivo sia questo lo dimostra il fatto che il governo non ha accolto gli emendamenti, presentati in Parlamento anche da forze politiche della maggioranza, volte ad affidare all'autonomia scolastica le decisioni su come assicurare agli allievi la funzione tutoriale.

Il governo si è preoccupato di "incassare" le abrogazioni degli articoli del Testo Unico (tempo pieno, tempo prolungato e moduli) e di introdurre le novità (tutor) necessarie per modelli di organizzazione didattica meno "costose" in termini di organici.

Ottenuto ciò, il governo si rende disponibile, in prima applicazione e in particolare per il prossimo anno scolastico, a concessioni pro-tempore per evitare che la rivolta si estenda.

L'organico del tempo pieno e prolungato è confermato per il prossimo anno scolastico, ma poi sarà alla mercé delle finanziarie che verranno; il tutor, in via transitoria (come il Ministro ha detto ai sindacati), sarà debole, poi saranno i vincoli organizzativi con cui le scuole devono fare i conti e, soprattutto, i futuri tagli agli organici a renderlo una figura forte e necessaria.

È, quindi, chiaro che la mobilitazione contro l'introduzione del tutor deve rafforzarsi, utilizzando tutti gli strumenti disponibili per contrastarne l'attuazione: ricorsi contro l'eccesso di delega (nella legge 53 non si parla di tutor), rivendicazione delle prerogative contrattuali in materia, deliberazioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche autonome.

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