Indagine del Miur sugli alunni stranieri
Il mantello di Arlecchino
Aumentano la presenza di bambini e ragazzi non italiani nelle nostre scuole. La composizione variegata delle nazionalità e la distribuzione sul territorio. La formazione degli adulti. Curiosità e problemi
Vinicio Ongini (*)


“Strano ed originale già incrociato con i geni di suo padre e sua madre, terza persona tra di loro, ogni bambino evolve tramite nuovi incroci” (1).
Sono 232.766 gli alunni stranieri a scuola nell’a.s. 2002/2003 e rappresentano una percentuale del 2,96% sul totale della popolazione scolastica (Tab. 1). Erano poco più di 30.000 nell’anno 1992/93. Sono aumentati di oltre 50.000 rispetto ad un anno fa.

Tab. 1 - Alunni con cittadinanza non italiana - Serie storica

 Anno

 scolastico

Alunni con cittadinanza europea

Alunni con cittadinanza extra-europea (1)

Tot. alunni con cittadinanza non italiana

Numero indice

a base

1983/84 = 100

Incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana sul totale popolazione scolastica

valore assoluto

valore percentuale

valore assoluto

valore percentuale

 

 1983/84

2.706

44,33

3.398

55,67

6.104

100

0,06

 1984/85

2.792

43,17

3.676

56,83

6.468

106

0,06

 1985/86

2.915

41,35

4.135

58,65

7.050

115

0,07

 1986/87

3.097

41,72

4.327

58,28

7.424

122

0,07

 1987/88

3.605

40,20

5.362

59,80

8.967

147

0,09

 1988/89

4.559

38,67

7.232

61,33

11.791

193

0,12

 1989/90

4.988

36,49

8.680

63,51

13.668

224

0,14

 1990/91

6.044

32,16

12.750

67,84

18.794

308

0,19

 1991/92

8.351

32,42

17.405

67,58

25.756

422

0,27

 1992/93

11.045

36,16

19.502

63,84

30.547

500

0,32

 1993/94

14.938

39,86

22.540

60,14

37.478

614

0,41

 1994/95

18.161

42,42

24.655

57,58

42.816

701

0,47

 1995/96

21.736

43,19

28.586

56,81

50.322

824

0,56

 1996/97

24.423

42,40

33.172

57,60

57.595

944

0,66

 1997/98

30.134

42,65

40.523

57,35

70.657

1.158

0,81

 1998/99 3

35.687

41,73

49.835

58,27

85.522

1.401

1,09

 1999/00

51.361

42,92

68.318

57,08

119.679

1.961

1,47

 2000/01

64.342

43,65

83.064

56,35

147.406

2.415

1,84

 2001/02

80.622

44,35

101.145

55,65

181.767

2.978

2,31

 2002/03

103.717

44,56

129.049

55,44

232.766

3.813

2,96

Fonte: Istat fino all'a. s. 1993/94; Istat e Sistema informativo del Miur dall'a.s. 1994/95 all'a s. 1996/97; Sistema infomativo del Miur dal 1998/99.
(1) Comprende anche il dato relativo agli apolidi.
(2) Il dato relativo alle scuole secondarie di II grado è stato stimato, considerando per queste ultime una variazione percentuale analoga a quella registrata tra i due anni scolastici precedenti.
(3) Non sono comprese le scuole secondarie di II grado non statali.

Si confermano ai primi posti i gruppi provenienti da Albania, Marocco, ex-Jugoslavia (Tab. 2).
Sono questi i primi dati, i più immediati che emergono dalla nuova pubblicazione sugli studenti con cittadinanza non italiana di scuole statali e non statali.
Ecco i principali elementi di interesse e alcune possibili piste di discussione.

Tab. 2 - Le cittadinanze non italiane più rappresentate nella scuola italiana - Serie storica

 Stato estero

Anno scolastico

1995/96

1996/97

1997/98

1998/99

1999/00

2000/01

2001/02

2002/03

                 

 Albania

4.141

5.761

8.312

13.551

20.859

25.050

32.268

40.482

 Marocco

7.655

9.115

11.086

15.133

20.705

23.052

28.072

33.774

 Ex-Iugoslavia

9.266

9.707

9.544

9.186

15.119

16.225

18.577

21.762

 Romania

885

1.088

1.408

2.299

4.137

6.096

8.804

15.509

 Cina

2.941

3.633

4.178

6.148

8.207

8.659

9.795

13.447

 Ecuador

292

431

540

815

1.620

2.704

4.345

7.273

Fonte: Indagine del Ministero dell'Istruzione, Alunni con cittadinanza non italiana - scuole statali e non, a.s. 2002/2003.

Una presenza disomogenea

La situazione italiana è caratterizzata da due elementi che incidono sulle strategie educative da adottare e anche sulla percezione che di questo fenomeno hanno gli insegnanti e l’opinione pubblica in generale: la disomogeneità e la differenziazione della presenza di alunni stranieri sul territorio italiano, e la velocità con cui questa presenza si è prima affacciata e poi accresciuta tra i banchi di scuola. Senza un esame attento di queste variabili, non può essere fatta neanche una comparazione vera con gli altri paesi europei.
Per quanto riguarda la concentrazione di alunni stranieri, si riscontra una densità più elevata nelle aree del Nord del Paese (Tab. 3): al Nord-Est con il 5,29% e a Nord-Ovest con il 4,63%. Al Centro è del 4,11%; al Sud dello 0,75% e nelle Isole dello 0,56%.

Tab. 3 - Incidenza degli alunni con cittadinanza non italiana sulla popolazione scolastica in totale per tipo di scuola, regione e area geografica - a. s. 2002/03 (*)

Regioni 

 e aree geografiche

Alunni con cittadinanza non italiana per 100 frequentanti

Sc. infanzia

Elementare

Secondaria di I grado

Secondaria di II grado

Totale

           

 Piemonte

5,19

5,41

4,86

2,05

4,31

 Lombardia

5,58

5,96

5,55

2,20

4,76

 Veneto

5,06

6,03

5,57

1,94

4,60

 Friuli-Venezia Giulia

4,81

5,51

5,08

2,37

4,38

 Liguria

4,73

5,34

6,22

2,94

4,70

 Emilia-Romagna

6,31

7,34

6,48

3,73

5,93

 Toscana

4,92

5,92

6,15

2,25

4,69

 Umbria

6,23

7,08

6,69

2,62

5,44

 Marche

6,01

6,42

5,48

2,54

4,93

 Lazio

3,25

3,94

3,62

1,56

3,06

 Abruzzo

2,33

2,67

2,65

0,82

2,00

 Molise

1,41

0,83

0,75

0,17

0,69

 Campania

0,48

0,59

0,51

0,10

0,44

 Puglia

0,85

1,09

0,89

0,40

0,80

 Basilicata

0,50

0,65

0,57

0,28

0,48

 Calabria

0,71

0,93

0,80

0,30

0,67

 Sicilia

0,83

0,75

0,71

0,24

0,60

 Sardegna

0,44

0,61

0,46

0,20

0,41

           

 Totale Italia

3,40

3,75

3,46

1,45

2,96

           

 Nord-Ovest

5,39

5,75

5,43

2,23

4,63

 Nord-Est

5,51

6,43

5,84

2,67

5,29

 Centro

4,64

5,24

4,94

2,05

4,11

 Sud

0,82

0,99

0,90

0,33

0,75

 Isole

0,75

0,72

0,65

0,23

0,56

(*) I dati relativi alla provincia autonoma di Trento sono esclusi dal prospetto regionale, ma inclusi nel totale nazionale e di area corrispondente; il dettaglio su Trento è e disponibile nelle tabelle provinciali.
Fonte: Indagine del Ministero dell‘istruzione, Alunni con cittadinanza non italiana – scuole statali e non, a.s. 2002/2003.

Il dato sulla maggiore concentrazione nel Nord è ancor più palese se si guarda ai valori delle singole province (Tab. 4). Ad esempio, si nota che nelle province di Vicenza e Treviso ci sono più alunni stranieri che non in molti capoluoghi di regione.


Tab. 4 - Le province italiane con la più alta consistenza numerica di alunni con cittadinanza non italiana - a. s. 2002/03(*)

 Provincia

Alunni con cittadinanza non italiana per continente di appartenenza

Alunni con cittadinanza non italiana in totale

di cui femmine

Europa

Africa

America

Asia

Oceania
e apolidi

UE

Non UE

                 

 Milano

550

5.162

5.324

6.845

6.513

104

24.498

11.307

 Roma

370

6.520

1.477

2.365

2.240

18

12.990

6.164

 Torino

288

4.419

3.225

1.718

1.047

13

10.710

5.031

 Brescia

148

3.030

3.240

503

1.998

4

8.923

3.966

 Firenze

204

2.683

1.174

701

2.450

34

7.246

3.352

 Treviso

91

3.625

2.030

495

904

5

7.150

3.295

 Vicenza

55

3.344

2.038

511

1.085

4

7.037

3.275

 Bologna

136

1.743

2.804

353

1.436

5

6.477

2.935

 Verona

194

2.190

2.439

505

801

7

6.136

2.918

 Bergamo

92

2.061

2.639

715

622

4

6.133

2.902

 Modena

89

1.404

3.161

267

1.117

0

6.038

2.757

 Genova

94

1.004

750

3.493

417

4

5.762

2.721

 Perugia

142

2.577

1.350

794

245

10

5.118

2.366

 Padova

80

2.312

1.286

210

502

3

4.393

2.031

 Reggio Emilia

39

1.028

1.810

210

1.246

1

4.334

1.945

 Varese

178

1.414

1.165

652

497

2

3.908

1.774

 Cuneo

48

1.745

1.462

201

324

2

3.782

1.820

 Mantova

29

1.025

1.271

205

1.011

3

3.544

1.615

 Ancona

50

1.612

779

328

391

1

3.161

1.479

 Parma

76

797

1.250

336

426

0

2.885

1.317

 Alessandria

29

1.436

838

376

143

2

2.824

1.326

 Venezia

67

1.521

460

245

524

0

2.817

1.341

 Bari

95

1.911

477

116

152

3

2.754

1.311

 Cremona

74

883

837

129

763

0

2.686

1.273

 Trento

31

1.478

597

227

189

3

2.525

1.206

 Arezzo

110

1.524

331

174

353

4

2.496

1.191

 Macerata

32

1.462

425

218

323

0

2.460

1.101

 Pesaro e Urbino

52

1.306

756

176

154

15

2.459

1.094

 Como

131

913

790

271

337

2

2.444

1.133

 Rimini

50

1.645

255

186

198

0

2.334

1.102

 Prato

13

645

255

53

1.321

5

2.292

1.081

 Ascoli Piceno

35

1.267

567

181

237

1

2.288

983

 Udine

69

1.386

375

312

133

7

2.282

1.097

 Forlì-Cesena

34

1.191

596

131

224

6

2.182

949

 Pordenone

46

1.107

517

356

117

2

2.145

1.039

 Pavia

46

919

590

313

167

3

2.038

929

 Piacenza

21

1.018

623

200

164

0

2.026

947

 Ravenna

36

1.096

609

95

117

2

1.955

924

 Pisa

68

1.079

377

124

189

2

1.839

820

 Novara

48

672

728

149

141

2

1.740

849

 Lecco

26

690

696

143

128

0

1.683

792

 Siena

82

1.020

206

103

86

3

1.500

692

Fonte: Indagine del Ministero dell‘istruzione, Alunni con cittadinanza non italiana – scuole statali e non, a.s. 2002/2003.

È una “notizia” dal punto di vista statistico, ma è anche e soprattutto la spia di un modello di società multiculturale che si sta prefigurando in Italia. Un modello variegato, policentrico, “diffuso”, nel quale i poli di attrazione non sono solo le grandi città, ma anche i piccoli centri. In molte delle città medio-piccole la maggioranza degli alunni immigrati si trova nei comuni della provincia piuttosto che nel comune capoluogo.
Lo si vede chiaramente riclassificando le città in base alla percentuale di presenze. Così ai primi posti troviamo:

- Prato: 7,85% (cittadinanza prevalente Cina)
- Mantova: 7,65% (cittadinanza prevalente Marocco)
- Reggio Emilia: 7,15% (cittadinanza prevalente Marocco)
- Modena: 7,01% (cittadinanza prevalente Marocco)
- Piacenza: 6,44% (cittadinanza prevalente Albania)
- Pordenone: 6,39% (cittadinanza prevalente Albania)
- Firenze: 6,29% (cittadinanza prevalente Cina)
- Bologna: 6,22% (cittadinanza prevalente Marocco)

La “piccola” provincia di Mantova ha la percentuale più alta in Lombardia ed è seconda a livello nazionale. Ma è considerevole anche la progressione fatta dalle province di Piacenza e Pordenone, con un aumento di presenze in un anno di quasi il 2%.


Le quattro Italie

Utilizzando tecniche statistiche combinate, ovvero l’analisi in componenti principali e la cluster analysis, le province italiane sono state raggruppate in quattro aree geografiche molto diverse tra loro, ma omogenee al proprio interno e caratterizzate da alcuni indicatori: livello di disoccupazione, numero depositi bancari, numero permessi di soggiorno. I quattro cluster, corrispondenti a quattro grandi aree socioeconomiche, hanno una diversa capacità attrattiva nei confronti dei flussi immigratori dovuta al differente tessuto socioeconomico delle province che in esse si sono raggruppate.
Si riscontra così l’esistenza di due “Sud”. Il primo comprende le province meno industrializzate, con i redditi più bassi (le province della Sicilia meridionale, per esempio), mentre il secondo, che ha un maggior numero di alunni stranieri, comprende le province della Sicilia occidentale (Palermo, Catania) e la fascia adriatica da Lecce a Pescara.
Pure il Nord è diviso in due macroregioni, anch’esse frastagliate perché determinate da dinamiche economiche più che dalla collocazione geografica. Abbiamo casi di province del Centro-nord come Livorno e Massa, Verbania e Sondrio, che appartengono al secondo cluster, che è quello che raggruppa parte del Sud e delle province adriatiche meridionali. Oppure, si può osservare una provincia, prevalentemente montuosa e periferica come il cuneese, appartenente al primo cluster (quello con maggior forza attrattiva), diversamente dai territori simili di Sondrio e Verbania.
Vi sono aree alpine e pedemontane attivamente attraversate dalla globalizzazione, mentre altre si caratterizzano come “zone tristi” (2), come le hanno definite alcuni studiosi, più lente a mobilitare risorse economiche, culturali e sociali adeguate ai rapidi mutamenti in atto.


La velocità del cambiamento

La seconda considerazione relativa alle caratteristiche del modello italiano è che, a differenza di altri paesi europei di più lunga tradizione multiculturale, il cambiamento per la scuola italiana è stato rapidissimo. Lo si vede chiaramente prendendo in considerazione i dati di piccole città che fino a dieci anni prima non avevano mai avuto, se non in casi eccezionali, numeri significativi di alunni stranieri nelle proprie scuole. Se si fa il confronto con un paese vicino, la Francia per esempio, si scopre che questa nazione è terra d’immigrazione da più di 150 anni e che per tutto il ‘900 ha mantenuto una media di presenze straniere del 6-7%. Per non parlare del diverso percorso di costruzione nazionale: la Francia, con metodo assimilazionista, ha cercato di uniformare le diversità; l’Italia è un Paese dove più forti sono le autonomie regionali e le istanze locali.
Ed è proprio questa Italia “delle 100 città e dei 1.000 campanili” che emerge dall’indagine sugli alunni che non hanno cittadinanza italiana (3).
Anche qui, uno sguardo ai dati relativi alle province dà conto del paesaggio che si sta delineando. Del caso di Mantova si è già detto, ma si può osservare ancora che nelle scuole della provincia di Cuneo (scuole di collina e montagna) c’è una percentuale più alta di alunni stranieri che non nelle scuole delle province di Venezia e Bari, Napoli e Palermo, grandi città e porti del Mediterraneo.
Nell’immaginario collettivo è forte la convinzione che gli immigrati arrivino dal mare. Ed in parte, ma solo in parte, corrisponde alla realtà: gli alunni si trovano però in prevalenza nelle scuole di pianura o anche nelle parti più basse e più popolate delle valli alpine.
Il Sud dell’Italia, dunque, è soprattutto luogo di transito e di prima accoglienza, mentre il Centro e il Nord sono luoghi di stabilizzazione.


Il mondo a scuola

Altro elemento che caratterizza il modello “diffuso” dell’Italia è la molteplicità delle provenienze. Nelle scuole italiane, sono presenti 189 diverse cittadinanze. Gli Stati del mondo sono, secondo i dati Istat, 195. C’è “il mondo a scuola”. È un dato reale, concreto, non solo una metafora. Così ad esempio nelle scuole della provincia di Bergamo sono presenti 110 cittadinanze, a Padova 109, a Perugia 106, a Pordenone 76 (Tab. 5). Possono essere anche piccoli numeri, dal punto di vista quantitativo, ma si traducono in una straordinaria varietà di appartenenze nelle classi e nelle scuole.

Tab. 5 - Le province italiane con il più alto numero di cittadinanze distinte nella scuola - a. s. 2002/03 (*)

Province

 

% alunni
con cittadinanza
non italiana

Alunni con cittadinanza non italiana su 100 frequentanti in tutti i comuni della provincia

Cittadinanze presenti

Stato estero più rappresentato

% alunni dello Stato più rappresentato sul totale degli alunni con cittadinanza
non italiana

Comune capoluogo

Altri comuni della provincia

             

Milano

55,25

44,75

5,08

165

Filippine

9,41

Roma

66,88

33,12

3,86

144

Romania

19,50

Torino

68,03

31,97

3,84

124

Romania

23,22

Firenze

47,99

52,03

6,29

118

Cina

23,05

Bologna

42,29

57,71

6,22

116

Marocco

27,59

Brescia

23,29

76,71

6,12

116

Marocco

17,28

Bergamo

20,19

79,81

4,25

110

Marocco

26,19

Verona

34,05

65,95

5,15

110

Marocco

21,64

Padova

34,35

65,65

3,70

109

Romania

17,73

Genova

85,09

14,91

5,52

108

Ecuador

43,21

Vicenza

19,53

80,47

5,78

108

Serbia-Montenegro

20,86

Perugina

32,42

67,58

5,91

106

Albania

26,73

Reggio Emilia

38,93

61,07

7,15

106

Marocco

22,77

Treviso

12,74

87,26

6,03

106

Marocco

18,24

Modena

32,25

67,75

7,01

105

Marocco

32,08

Como

31,59

68,41

3,32

104

Marocco

13,42

Varese

18,09

81,91

3,34

103

Albania

21,83

Venezia

30,71

69,29

2,79

99

Albania

18,10

Parma

49,81

50,19

5,80

94

Marocco

16,26

Ancona

20,34

79,66

5,17

90

Albania

20,03

Cremona

31,65

68,35

5,95

90

India

19,06

Lecco

20,20

79,80

3,87

87

Marocco

17,29

Pesaro

23,99

76,01

5,03

87

Albania

24,93

Pavia

15,95

84,05

3,48

86

Albania

25,81

Mantova

15,01

84,99

7,65

85

Marocco

20,12

Udine

37,16

62,84

3,60

85

Albania

18,89

Cuneo

10,81

89,19

5,49

82

Albania

27,76

Pisa

36,54

63,46

3,72

82

Albania

33,71

Forlì

27,45

72,55

4,70

80

Albania

23,92

Siena

16,87

83,13

5,02

80

Albania

35,07

Alessandria

27,48

72,52

5,94

79

Albania

29,07

Bari

21,68

78,32

0,96

78

Albania

54,36

Piacenza

46,15

53,85

6,44

78

Albania

25,07

Viterbo

19,79

80,21

2,72

78

Romania

20,08

Ravenna

43,27

56,73

4,82

77

Albania

26,50

Pordenone

28,02

71,98

6,39

76

Albania

28,81

Trento

22,42

77,58

4,41

75

Marocco

18,97

Latina

32,32

67,68

1,48

73

Romania

16,55

Novara

41,38

58,62

3,80

73

Albania

29,20

Arezzo

30,85

69,15

5,82

72

Albania

25,64

Macerata

10,61

89,38

5,67

72

Macedonia

21,10

Rimini

58,44

41,56

5,97

72

Albania

27,72

Imperia

29,10

70,90

4,48

71

Albania

25,15

Lodi

28,54

71,46

4,90

71

Albania

21,42

Palermo

72,28

27,72

0,61

70

Sri Lanka

14,04

Napoli

28,02

71,98

0,38

68

Cina

18,50

Caserta

6,60

93,40

0,84

67

Albania

17,90

Ferrara

37,20

62,80

3,05

67

Marocco

24,27

(*) La tabella riporta le sole province con un numero di cittadinanze rappresentate superiore a 65.
Fonte: Indagine del Ministero dell‘istruzione, Alunni con cittadinanza non italiana – scuole statali e non, a.s. 2002/2003


Si sta delineando, dunque, una grande frammentazione ed è questo un altro aspetto costitutivo del modello italiano. Le conseguenze sul piano operativo sono immediate: è ben diverso insegnare in una classe con quattro o cinque alunni provenienti dallo stesso paese o dalla stessa area geografica, o con alunni provenienti da paesi diversissimi.
Basta prendere i dati sui gruppi prevalenti di alunni immigrati in alcune città delle stesse regioni:

Lombardia
Veneto
Milano (Filippine)
Verona (Marocco)
Brescia (Marocco)
Vicenza (Ex-Jugoslavia)
Cremona (India)
Padova (Romania)

Anche le regioni al loro interno sono multicolori, a macchia di leopardo e questa situazione si sta delineando anche all’interno delle stesse città: a Prato, per esempio, in quartieri e scuole diverse si alterna la prevalenza di cinesi e di albanesi.
Una scuola a “ mantello di Arlecchino” per usare la metafora del filosofo francese Michel Serres che individua nella nostra “maschera” l’emblema della mescolanza e del meticciato. Arlecchino è emblema dei figli di coppia mista, un personaggio con molte cittadinanze. E le sue parentele e le sue radici, secondo lo scrittore, si trovano anche in Nigeria, nella cultura yoruba.


Gli indiani del Po

Cremona è l’unica provincia d’Italia il cui gruppo prevalente è rappresentato dagli indiani. Ma l’analisi andrebbe estesa anche alle province vicine, in particolare quelle del Po (gli indiani sono al 2° posto nelle province di Mantova e Reggio Emilia).
Sono 5.041 gli alunni indiani nelle scuole del territorio nazionale. Vengono in gran parte da una regione dell’India del Nord, il Punjab, “terra dei cinque fiumi” (questa l’etimologia del nome) e di campi coltivati. Ma gli agricoltori, i Punjabi, in buon numero, hanno scelto la via della migrazione per sfuggire alla crisi economica e sociale innescata dal processo di modernizzazione dell’agricoltura indiana, la cosiddetta “rivoluzione verde”. Fanno i bergamini, (mungitori) nelle stalle abbandonate dagli italiani, vivono in gran parte delle cascine e nei paesi delle province del Po. In provincia di Cremona dove sono il principale gruppo etnico, sia tra gli adulti che tra i ragazzi, sono state realizzate una ricerca, Turbanti che non turbano. I Sikh nella provincia di Cremona (4), e una mostra fotografica, Invisibili. Immagini di indiani immigrati nel cremonese (5). Attraverso un’osservazione panoramica e partecipante, che è andata oltre i dati numerici, è stato analizzato il tipo di relazione con la popolazione locale, l’inserimento dei bambini nel contesto scolastico, le rappresentazioni nella stampa locale, la partecipazione sociale.
Una manodopera richiesta, una presenza discreta, silenziosa, concreta e nel contempo straordinaria, nel senso di fuori dell’ordinario, fantastica, incredibile.
Come in un romanzo di Italo Calvino. Qui c’è una regione invisibile, una “Padania” volante che si sposta dall’India all’Italia, dal Punjab alla pianura padana (6).


Il Mediterraneo in classe

È l’Albania, anche quest’anno e in modo più marcato, il paese al primo posto come numero di alunni (40.482), seguono Marocco (33.774) ed ex-Jugoslavia (21.762).
Insieme fanno quasi 100.000 presenze, vale a dire poco meno della metà del totale degli alunni provenienti da tutto il mondo. Ma questo dato indica anche la prevalenza del Mediterraneo; si tratta infatti di paesi che appartengono all’altra sponda, molto vicini dal punto di vista geografico, ma anche vicini di storia, popoli che hanno nelle culture del Mediterraneo un minimo comune denominatore.
È un Mediterraneo che guarda soprattutto verso Est e lo si legge chiaramente esaminando i dati sui gruppi di alunni prevalenti in alcune province. A Trieste e Vicenza prevalgono gli alunni della Jugoslavia (Serbia e Montenegro), a Roma i rumeni, a L’Aquila e a Macerata i macedoni, a Crotone e a Oristano ancora Jugoslavia.
Anche il Mediterraneo è entrato nel modello “diffuso” (7).

Cittadinanze emergenti: Romania, Ecuador, Argentina

La Romania con 15.509 presenze e l’Ecuador con 7.273 sono rispettivamente al quarto e al sesto posto della classifica generale come numero di alunni, quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente. La Romania è la prima cittadinanza nelle scuole delle province di Roma, Viterbo, Latina, Torino e Padova. La Romania in passato è stato un paese d’accoglienza di italiani, intere comunità del Nord-Est sono emigrate tra fine ‘800 e inizio ‘900. Oggi sono numerosissime le piccole imprese che hanno aperto stabilimenti in Romania (l’Italia è il primo partner commerciale). Ma ci sono anche affinità culturali e linguistiche: i rumeni parlano una lingua neolatina, hanno grandi aspettative verso l’Italia, imparano l’italiano con più facilità di altri gruppi d’immigrazione (8).
La presenza dell’Ecuador si registra soprattutto nelle grandi città, in particolare nella provincia di Genova (il 43,21% su 5.762 alunni stranieri). La presenza ecuadoriana è caratterizzata dalla predominanza femminile e dunque dalla realtà di famiglie monoparentali con la sola madre che spesso lavora come domestica o assistente familiare in casa d’altri. Il processo migratorio vede la partenza della madre, o di entrambi i genitori, che lasciano il loro paese affidando i figli alle nonne, alle zie o altri parenti, per poi attivare (ma a volte passano mesi o anni) il ricongiungimento familiare (9).
Un’altra cittadinanza che in questo anno scolastico ha quasi raddoppiato le presenze è l’Argentina, passata da 1.233 a 2.350. Sono sempre più numerosi gli italiani d’Argentina che vogliono tornare a casa e cercano di rintracciare le proprie radici. Si tratta dei pronipoti di quei tre milioni di emigrati tra il 1830 e il 1950, che sognano di fare a ritroso la traversata dei nonni, dopo il crollo sociale ed economico che ha colpito il paese sudamericano due anni fa. A loro è stata riservata una quota d’ingresso in Italia di 4.000 unità. Un’onda di emigrazione di ritorno che è spesso colta e cosmopolita, parla più lingue e va a caccia dei nonni sul web.


Gli adulti stranieri vanno a scuola

Anche la geografia della partecipazione dei cittadini stranieri adulti (10) ai corsi di alfabetizzazione primaria e ai corsi per l’integrazione linguistica e sociale conferma le caratteristiche che si sono delineate nell’indagine sugli alunni che non hanno cittadinanza italiana: i tre quarti dei corsi per stranieri sono stati attivati nelle regioni settentrionali. Le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono ai primi posti per numero di corsi per adulti rivolti ai cittadini stranieri.
Il numero dei frequentanti le attività formative dei Centri Territoriali Permanenti è stato di 76.819 adulti stranieri (a.s. 2001/2002) appartenenti a 162 diverse nazionalità. Più precisamente, 22.666 nei corsi finalizzati al conseguimento di un titolo di studio (147 nazionalità rappresentate) e 42.855 nei corsi di integrazione linguistica (154 nazionalità rappresentate). In assoluto i cittadini del Marocco sono stati i più numerosi in tutti i corsi delle sezioni previste con 15.512, iscritti seguiti dai cinesi 7.289 e dagli albanesi 4.172.


Tab. 6 - Corsi a favore dei cittadini stranieri per l'integrazione linguistica e sociale - Gli iscritti per sesso e fasce d'età - a. s. 2001-02

Regione

Classi di età

Totale

fino a 24 anni

da 25 a 40 anni

oltre 40 anni

Uomini

Donne

Totale

Uomini

Donne

Totale

Uomini

Donne

Totale

Piemonte

865

809

1.674

1.174

1.393

2.567

199

338

537

4.778

Lombardia

2.201

1.630

3.831

3.554

2.679

6.233

647

622

1.269

11.333

Veneto

1.333

1.064

2.397

2.376

1.980

4.356

443

437

880

7.633

Friuli - V.G.

237

220

457

395

397

792

133

141

274

1.523

Liguria

131

166

297

162

267

429

58

101

159

885

Emilia-Romagna

971

998

1.969

2.233

1.704

3.937

376

344

720

6.626

Toscana

409

374

783

478

557

1.035

133

214

347

2.165

Umbria

97

136

233

165

202

367

46

64

110

710

Marche

186

139

325

448

404

852

131

106

237

1.414

Lazio

532

527

1.059

630

954

1.584

200

368

568

3.211

Abruzzo

133

121

254

114

245

359

31

110

141

754

Molise

0

0

0

19

0

19

0

1

1

20

Campania

47

65

112

77

149

226

12

44

56

394

Puglia

100

85

185

145

131

276

26

62

88

549

Basilicata

17

7

24

18

27

45

6

6

12

81

Calabria

50

35

85

142

60

202

47

25

72

359

Sicilia

71

44

115

75

73

148

23

21

44

307

Sardegna

11

9

20

25

38

63

26

4

30

113

                     

Totale

7.391

6.429

13.820

12.230

11.260

23.490

2.537

3.008

5.545

42.855

Fonte: Indagine del Ministero dell‘istruzione, Alunni con cittadinanza non italiana – scuole statali e non, a.s. 2002/2003

Conclusioni

La presenza degli alunni con cittadinanza non italiana è un indicatore molto significativo del tipo di società multiculturale che si va delineando in Italia. Un tessuto economico multiforme e vitale sostenuto da piccole e medie imprese, da specializzazioni locali, spiega le ragioni di una presenza così diffusa e variegata nelle scuole italiane.
L’“alunno” rimanda alla presenza di una famiglia, o parte di essa, e ad una dimensione di relativa stabilità. È dunque un osservatorio privilegiato quello della scuola, poiché consente di leggere uno scenario complesso e avviare ulteriori ricerche e approfondimenti.
Il significativo aumento, negli ultimi anni, del numero di alunni stranieri, sottolinea il carattere di stabilità assunto dal fenomeno immigratorio, interpella le politiche educative ed evidenzia le necessità di una programmazione, proprio a partire dal paesaggio statistico fotografato dall’indagine nazionale, delle risorse e degli interventi.
Verso una scuola delle cittadinanze: identità nazionale condivisa, capace di contenere le tante identità locali, ma anche di costruire una cornice più ampia entro la quale far dialogare la molteplicità delle culture.


(*) Questo articolo sintetizza l’introduzione (a cura di Vinicio Ongini) pubblicata nel rapporto di ricerca Alunni con cittadinanza non italiana, a.s. 2002-2003, Ministero dell’Istruzione, ottobre 2003.
Una versione rielaborata e approfondita è stata pubblicata sulla rivista “Studi Emigrazione”, dicembre 2003.


Note

(1) Michel Serres, Il Mantello di Arlecchino, Marsilio, 1992.
(2) Aldo Bonomi, Il capitalismo molecolare. La società al lavoro nel Nord Italia, Einaudi, 1997.
(3) Censis, Asimmetrie, conflitti e paure nella società globale. 35° Rapporto, Franco Angeli, 2003.
(4) Turbanti che non turbano, in corso di pubblicazione presso Franco Angeli.
(5) Invisibili. Immagini di immigrati indiani nel Cremonese, Provincia di Cremona, 2002.
(6) Vinicio Ongini, Gli indiani del Po, in Sfoglialibro, settembre 2003, editrice Bibliografica.
(7) All’interno della Commissione nazionale per l’educazione interculturale del Ministero della pubblica istruzione, il gruppo di lavoro su “Europa e Mediterraneo” aveva cominciato a costruire una mappa dei progetti educativi, quasi una “Pedagogia del Mediterraneo”. Convegno Il mare che unisce, Sestri Levante (Ge), 22/24 ottobre 1998.
(8) Francesco Randazzo (a cura di), Romania, Italia, Europa. Storia, politica, economia e relazioni internazionali, Editori Periferia, Cosenza, 2003.
Gabriele Brunetti, Romeni due anni dopo. Il loro Paese entrerà in Europa ma loro resteranno extracomunitari, in “Cittadini dappertutto”, mensile di relazioni interculturali, luglio-agosto 2003.
(9) Salvatore Pagano, Identità sociali e linguistiche in cammino: note su famiglie e alunni ecuadoriani a Genova, in G. Carlini (a cura di), Famiglie in trasformazione, bambini, adulti, scuola, IRRE, Genova, 2002.
(10) Per ulteriori approfondimenti si veda il volume L’offerta formativa dei centri territoriali permanent”, Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, gennaio 2003.