il risparmio energetico


Il risparmio energetico negli edifici
Ernesto Antonini (ICIE-Istituto Cooperativo per l’Innovazione, Bologna)

 

Nei confronti dell’energia, l’edilizia (e quella italiana in particolare) soffre di una grave forma di amnesia: una millenaria tradizione di austerità, che a tutte le latitudini ha sviluppato una gamma di raffinati accorgimenti “bioclimatici”, è stata spazzata via da pochi decenni di spensierato consumismo. Al punto che non solo i livelli superiori di confort che oggi pretendiamo, ma addirittura il mantenimento negli edifici di minime condizioni accettabili di temperatura, ventilazione e illuminazione dipende totalmente dal funzionamento costante di “protesi” impiantistiche, per la quasi totalità alimentate da risorse energetiche non rinnovabili.
Insomma, i nostri edifici consumano troppa energia e soffrono di una pericolosa dipendenza dalla disponibilità di combustibili fossili abbondanti e a basso costo.

Nel trentennio 1970-2000 i consumi di energia in Italia sono aumentati del 40%, a causa di soli due settori: i trasporti e le costruzioni, che da sole sono responsabili di oltre un terzo dell’incremento.
In termini di consumi primari e sommando produzione e gestione degli edifici, il sistema delle costruzioni italiano oggi è causa di circa il 45 per cento del fabbisogno energetico nazionale (ne assorbiva solo poco più del 25% nel 1970), e quindi di quasi la metà dell’anidride carbonica prodotta. Esso manifesta inoltre una tendenza ad incrementare i propri consumi di circa il 2% annuo, cioè a crescere (nonostante la generalmente migliorata efficienza degli apparecchi utilizzatori) con ritmo doppio rispetto ai consumi energetici totali, soprattutto a causa del progressivo aumento della percentuale elettrica (che rappresentava l’11 % nel 1971, è passata al 26% nel 2000 ed è ormai intorno al 30%), prevalentemente trainata della diffusione massiccia e non regolamentata del condizionamento estivo (9 milioni di impianti venduti tra il 2000 e il 2006, che hanno causato almeno il 10% all’incremento della produzione di CO2 in Italia dopo il 1990).

La domanda aggiuntiva di energia indotta dagli impianti di raffrescamento estivo appesantisce un bilancio comunque già critico: gli edifici italiani presentano consumi specifici per unità di superficie e per Grado-Giorno fra i più elevati di tutti i paesi sviluppati. Cioè sono isolati malissimo, dotati di impianti scarsamente efficienti e quasi per nulla equipaggiati di sistemi di captazione della peraltro abbondante quantità di radiazione solare disponibile.
Il problema riguarda soprattutto il segmento residenziale, che rappresenta quasi il 70% dei consumi energetici del civile. Non disponiamo di dati affidabili sui consumi reali ottenuti da misure dirette e accurate, ma molte stime autorevoli valutano che la nostre abitazioni richiedano in media non meno di 250-300 kWh/anno/m2 di energia primaria, quando una Passivhaus tedesca funziona con 120, in un clima drasticamente più sfavorevole.
L’elevata vetustà dello stock edilizio e la pessima qualità tecnica di gran parte degli edifici realizzati negli anni del “boom economico”, in cui si trova quasi il 40% delle abitazioni occupate; il bassissimo tasso di rinnovo, con una produzione annua di nuove abitazioni che corrisponde solo a poco più dell’1% del parco utilizzato; l’estrema frammentazione della proprietà immobiliare, con oltre il 75% degli alloggi di proprietà della famiglia che li abita, sono, insieme, causa della situazione e ostacolo alla sua correzione.

Ma anche gli osservatori più ottimisti oggi concordano sul fatto che in materia di energia stavolta davvero “la festa è finita” (The party is over, dal titolo molto esplicito di una documentata riflessione sul futuro dell’energia di Richard Heinberg, 2003). Se non saranno gli aumenti dei prezzi causati dal continuo aumento della domanda mondiale o gli effetti dell’esaurimento del fatidico 50% del totale delle risorse petrolifere del pianeta, una severa riduzione dell’uso di combustibili fossili si impone urgentemente per limitare le emissioni inquinanti e il riscaldamento globale.
L’edilizia è in prima linea: non solo per la quota rilevante di consumi che alimenta, ma soprattutto perché abbattere drasticamente il suo fabbisogno di energia fossile è relativamente facile e costa sensibilmente meno (in termini economici e ancor più in costi sociali) rispetto a quanto necessario per ottenere lo stesso risultato nell’industria o nei trasporti.

Sulla carta la situazione sembrerebbe favorevole: prospettive di sensibile incremento dei costi dell’energia, necessità inderogabile di ridurre le emissioni, ampi margini di miglioramento per limitare sensibilmente i consumi nell’edilizia, tecnologie mature ed accessibili. Ma le cose, naturalmente, sono molto meno semplici. Il principale ostacolo deriva dalla sostanziale sottovalutazione del problema da parte degli operatori del settore: in testa promotori immobiliari e imprese di costruzione, sostenuti di fatto da comportamenti accondiscendenti di banche e istituzioni finanziarie e da una pressione dei clienti finali ancora molto debole.
Fra 1999 e 2005, durante quello che CRESME documenta essere stato per l’edilizia italiana il più lungo e intenso ciclo di espansione dal dopoguerra, i prezzi del petrolio hanno ricominciato a salire decisamente dopo anni di stagnazione. Eppure il miglioramento dell’efficienza energetica dei processi e dei manufatti edilizi non è riuscito ad attirare neppure qualche frazione dei cospicui profitti che il settore ha realizzato.
Ma il fenomeno ha radici più lontane. Il bilancio degli oltre 30 anni ormai trascorsi dalla “svolta energetica” successiva alla crisi del 1973 è davvero poco entusiasmante. Pur avendo abbondantemente parlato di risparmio energetico, i dati sull’andamento della domanda energetica confermano senza equivoci che in definitiva abbiamo fatto davvero poco per ridurre concretamente i consumi degli edifici. Un paio di forti scosse indotte per via normativa - entrambe parecchio lacunose - a cui il settore ha reagito con l’applicazione molto sciatta, quando non sostanzialmente elusiva, delle prescrizioni sul contenimento dei consumi, peraltro non particolarmente severe se confrontate con quelle sempre più rigorose adottate da molti altri Paesi europei.
E anche il bilancio della ricerca e sperimentazione in questo campo è purtroppo molto modesto: poche e costantemente calanti le risorse pubbliche, come si sa, e ancora più scarse quelle private. Ma effetti persino inferiori e del tutto trascurabili in termini di riduzione dei consumi del settore e di diffusione generalizzata di buone pratiche.

Su una situazione obiettivamente difficile, la combinazione di norme deboli, controlli superficiali, scarsa responsabilità sociale degli operatori del mercato, a caccia di soli profitti a breve, e poca ricerca, spesso parecchio autoreferenziale, hanno prodotto una miscela micidiale che presenta due profili negativi altrettanto gravi: una voragine di consumi ora difficilissima da arginare e l’ennesimo deficit tecnologico del sistema produttivo nazionale, che anche in materia di risparmio energetico registra un ritardo di almeno dieci anni rispetto ai partner europei più evoluti.

Nonostante nell’ultimo anno o poco più il quadro normativo di settore abbia visto rilevanti modificazioni, è bene non sottovalutare questi elementi, per cercare questa volta di accompagnare la rapida applicazione della nuova regolamentazione con azioni e strategie efficaci.
Seppure con qualche non marginale ambiguità e alcune gravi lacune (tra cui come di consueto, il ritardo nell’emanazione dei regolamenti attuativi) il Decreto Legislativo 192/2005 di recepimento della Direttiva europea 2002/91/CE sulla certificazione energetica degli edifici, così come le opportune correzioni a questo testo contenute nel Decreto ministeriale del 6 ottobre scorso e alcune misure di incentivazione del risparmio energetico nell’edilizia inserite nella Legge Finanziaria 2007 muovono nella buona direzione.
Dopo oltre un decennio di distratta attenzione segnato dalla non certo esemplare esperienza della legge 10/91, tanto ambiziosa negli obiettivi quanto largamente inapplicata, l’energia dovrebbe tornare così ad essere una priorità di primo piano per l’edilizia italiana.

In questo clima più favorevole, con nuovi strumenti regolamentari e qualche incentivo economico in grado di operare da catalizzatore, alcune questioni aperte meritano di essere tenute ben presenti e governate da subito con azioni adeguate.

- I consumi per la climatizzazione estiva sono sostanzialmente ignorati dalla nuova normativa, nonostante incidano sensibilmente e in misura crescente sul bilancio energetico del settore. Questa lacuna produce evidenti sottovalutazioni e probabilmente induce qualche distorsione anche nella progettazione delle soluzioni tecniche realmente più adeguate alle caratteristiche del nostro clima, particolarmente nelle zone con inverni rigidi ed estati calde, come nelle pianure del Nord. La prescrizione di schermi solari protettivi da applicare alle facciate, prevista dal Decreto del 6 ottobre 2006, è una misura poco più che simbolica, la cui applicazione potrà trovare non pochi ostacoli, sia tecnici che regolamentari. L’obbligo di considerare nel calcolo, almeno parzialmente, anche i consumi per il raffrescamento potrebbe invece costringere a studiare caso per caso le soluzioni più efficaci.
- Il bassissimo tasso di sostituzione fa sì che prestazioni anche molto severe richieste ai nuovi edifici producano sul bilancio energetico nazionale effetti modesti e in tempi intollerabilmente lunghi. La priorità è senza dubbio costituita dagli edifici esistenti. Ai quali servono davvero poco le sostanziali esenzioni e le lunghe dilazioni richieste con parecchia miopia da diverse lobby del settore e prontamente accolte dal precedente Governo, anche a costo di rischiare l’apertura di una procedura comunitaria di infrazione. Le modifiche proposte dal Governo attuale correggono le storture più macroscopiche, ma potrebbero indurre un’accelerazione ancora più decisa. I contenuti delle norme tecniche destinate a governare l’erogazione degli incentivi previsti dalla Finanziaria sono decisivi per assicurare che gli interventi agevolati ottengano risultati efficaci.
- Oltre alla pubblicazione senza ulteriori ritardi dei regolamenti contenenti i codici di calcolo e gli altri strumenti necessari alla concreta implementazione della nuova normativa, sarebbe di grande utilità avviare immediatamente un programma di nazionale di sperimentazione che in qualche mese possa rendere disponibile un repertorio di soluzioni tecniche standardizzate e di soluzioni conformi (e autorevolmente validate) per il retrofitting dell’esistente.
- Qualche sperimentazione al vero di riqualificazione energetica condotta sulla scorta della abbondante letteratura tecnica e delle ormai numerose realizzazioni disponibili in molti paesi europei consentirebbe di evitare un proliferare di esperimenti artigianali dal costo elevato e dai risultati incerti.
- Una sufficiente standardizzazione almeno delle situazioni più diffuse e degli interventi più ricorrenti permetterebbe inoltre di disporre di attendibili dati economici parametrici sul costo degli interventi, su cui sviluppare formule di anticipazione finanziaria e di credito, eventualmente agevolato, in collaborazione con operatori finanziari interessati a questo promettente mercato. Le migliori esperienze internazionali evidenziano il ruolo decisivo svolto dai meccanismi di finanziamento nella diffusione degli interventi di riqualificazione energetica, tema sul quale la Commissione Europea ha insistentemente incoraggiato i Paesi membri a studiare soluzioni efficaci e innovative.
- Mentre si sa ormai quasi tutto sulla riduzione dei consumi per il riscaldamento, molto meno documentati e decisamente meno numerosi sono invece gli interventi orientati a ridurre insieme anche i consumi per la climatizzazione estiva, sia nel nuovo che nel recupero. In questo settore-chiave per le nostre caratteristiche climatiche merita di essere incentivata la ricerca di soluzioni costruttive più efficaci e di tecnologie a basso impatto, che utilizzino quanto più possibile fonti energetiche rinnovabili in configurazioni adeguate alla scala e alle caratteristiche delle applicazioni più frequenti, sia nel residenziale che nel terziario. Qualche iniziativa specifica dedicata alla messa a punto di soluzioni per il miglioramento del confort estivo con sistemi a basso consumo energetico potrebbe tra l’altro costituire un’occasione per conquistare posizioni di eccellenza tecnica in un segmento che presenta ancora interessanti opportunità di sviluppo anche per il nostro sistema industriale
- Malgrado il loro potente effetto mediatico, le realizzazioni “pilota” di nuovi edifici a consumo zero o comunque con prestazioni “estreme” faticano oggi a trovare una giustificazione, soprattutto se sostenute con risorse pubbliche destinate alla ricerca. Un viaggio di poche centinaia di chilometri appena a nord delle Alpi permette di visitare molte realizzazioni simili, ricavando tutte le informazioni e le suggestioni che esse possono offrire.
- La formazione del personale tecnico, in particolare di quello in servizio nelle pubbliche amministrazioni a cui è demandata l’applicazione della regolamentazione e il controllo della sua efficace attuazione, costituisce un aspetto decisivo, che esige sicuramente una particolare attenzione e specifiche iniziative.
- Alcuni segmenti del settore impiantistico, infine, meritano di essere incentivati a sviluppare componenti e soluzioni più adeguate all’applicazione diffusa in interventi di riqualificazione energetica dell’esistente, sia residenziale che terziario, basandosi su tecnologie note e sostanzialmente mature. In particolare: captatori solari termici e fotovoltaici di più semplice installazione e di minore impatto percettivo, configurati in kit a moduli standardizzati e almeno parzialmente pre-assemblati; sistemi per la ventilazione meccanica controllata a recupero di calore adatti a piccole portate, di ingombro ridotto e installazione facilitata, dispositivi frangisole e schermi solari per applicazione in facciata, con captatori solari integrati.
- ICIE sta attualmente conducendo alcune attività di ricerca che investono diverse delle tematiche prioritarie in questo settore.

Nell’ambito del Programma Regionale di Ricerca Innovazione e Trasferimento Tecnologico della regione Emilia-Romagna (PRRITT), il Consorzio RICOS, di cui ICIE è partner insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, sviluppa una specifica linea di ricerca che punta allo sviluppo di nuove soluzioni costruttive di involucro finalizzate alla riduzione dei consumi energetici ed al miglioramento delle condizioni di comfort indoor, mentre un secondo insieme di azioni si propone di definire un sistema di valutazione prestazionale dei sistemi impiantistici dell’edilizia civile.
Le attività in corso, che si concluderanno nel 2007, renderanno disponibili sia repertori di soluzioni e tecnologie disponibili sul mercato, sia modelli e procedure di valutazione delle prestazioni energetiche in esercizio destinati a supportarne l’efficace applicazione e ad incentivarne la rapida diffusione.

In collaborazione con un gruppo di Partner di diversi Paesi dell’Unione, inoltre, ICIE ha in corso un progetto europeo dimostrativo su un nuovo concetto di low energy houses (Class 1), ed ha predisposto e candidato ad ottenere un sostegno della Commissione Europea nell’ambito del programma Intelligent Energy Europe un progetto comprendente studi e azioni di divulgazione per facilitare l’applicazione di energie di fonte rinnovabile nei contesti di pregio storico-ambientale, in particolare in ambito urbano.

Inoltre ICIE partecipa alle attività della Piattaforma Tecnologica Europea delle Costruzioni (ETCP) ed alla omologa Piattaforma Italiana (PTIC), due iniziative promosse dagli operatori della produzione e della ricerca per selezionare e proporre alla Commissione Europea le tematiche di prevalente interesse per il settore, su cui focalizzare le azioni del 7° Programma Quadro, di ormai imminente avvio.
Coerentemente con gli obiettivi strategici fissati dall’Unione Europea in materia energetica e ambientale, la riduzione dei consumi, l’uso razionale delle risorse e l’applicazione di fonti rinnovabili in edilizia costituiscono tematiche certamente  coerenti con le priorità del nuovo Programma Quadro, che le Piattaforme stanno orientando verso il conseguimento di alcune finalità più specifiche.

 

 

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