arte
Robert Mapplethorpe:
La perfezione delle forme
Marco Fioramanti
La potenza dell’eros nei corpi e nei fiori
attraverso le immagini del fotografo classico
e trasgressivo
Robert Mapplethorpe - Tra antico e moderno. Un’antologia
Torino, Promotrice per le Belle Arti
8 ottobre 2005 - 1 gennaio 2006
«Non capisco come siano le mie fotografie. Riguardano il rapporto che ho col soggetto, che per me è unico. Fare fotografia e il sesso sono cose parallele. Entrambe sono sconosciute. E questo è quello che mi eccita di più nella vita - l’ignoto»
Robert Mapplethorpe
Una grande antologica del fotografo Robert Mapplethorpe, curata da Germano Celant, vede quattrocento opere esposte, alcune delle quali inedite, nelle quali l’artista incarna la leggerezza del linguaggio fotografico applicato all’eros. Masse corporee, torsi e ritratti, corpi nudi maschili e femminili, baci gay, sessi eretti e a riposo, fisting, sodomie con oggetti, ma anche ritratti, fiori (Pistils) e bambini sono i soggetti delle foto dell’artista che nell’aprile del 1990 furono al centro di un processo per oscenità. Mapplethorpe vuole dimostrare l’importanza dei canoni classici come fonte di ispirazione continua nell’arte contemporanea: i corpi marmorei, i contorni plastici si rifanno alla tradizione classicista come alla scuola manierista. La mostra, realizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, è arricchita da un ampio materiale referenziale, con riferimenti a Michelangelo (Il Prigione), Bronzino, Tiziano, Canova (Paolina Borghese), Courbet, Schiele, i volumi corporei di Rodin e a maestri della fotografia quali Nadar, Von Gloeden, Abbott, Man Ray, Muybridge, arriva a includere anche i film di Pasolini, di Schlesinger, di Silverstein, della Cavani e di Derek Jarman, nonchè i cataloghi e le testimonianze televisive sull’artista.
In bianco e nero
Severe e sensuali, esigenti, rigorosamente in bianco e nero, le foto di Mapplethorpe esprimono la bellezza - un corpo nudo maschile o quello di una body-builder, o un fiore - attraverso una estrema spontaneità, sempre fissate in uno spazio abilmente costruito in uno studio. Mapplethorpe dimostra, mescolando questi soggetti nella sua produzione, fin dall’inizio, che tutte queste cose possono essere guardate come forme pure. I soggetti da lui ritratti fanno sempre parte di una schiera di persone care, e profondamente amate, come Patti Smith, Arnold Schwarzenegger, Lisa Lyon, Andy Warhol.
Nato nel 1946 a New York (Long Island), a 16 anni Mapplethorpe si trasferisce a Brooklyn per studiare pittura e scultura al Pratt Institute. I suoi primi lavori sono opere di montaggio e di assemblaggio di figure e di oggetti trovati.
“La fotografia non mi è mai piaciuta, a me piace l’oggetto. Mi piacciono le fotografie quando le si possono guardare tenendole in mano”.
Influenzato dall’amico John McEndry, curatore della sezione grafica di stampa e fotografia del Metropolitan Museum of Art di New York, Mapplethorpe comincia ad interessarsi a questa arte ed a collezionare vecchie fotografie. Nel 1967 conosce Patti Smith, con la quale ha un intenso rapporto e a cui resterà legato da profonda amicizia mantenendo rapporti di lavoro fino alla fine. Sua è infatti la copertina del primo album della cantante, e molti dei successivi intensi ritratti.
Foto ed eros
“Ho cominciato a fare fotografia perché mi sembrava un veicolo perfetto per commentare la follia dell’esistenza odierna”.
Dopo i 20 anni inizia ad eseguire collage a soggetto esplicitamente omo-erotico. Nel 1972 inizia a scattare le sue prime fotografie con una Polaroid, mezzo che gli consente di creare un rapporto più intimo e diretto con i soggetti e le scene rappresentate. Le sue immagini bloccano il tempo, i soggetti non vengono costretti in posa, ma invitati a presentarsi all’obiettivo della macchina fotografica con estrema familiarità. I primi scatti sono autoritratti e ritratti dell’artista amica Patti Smith, con la quale si era trasferito a vivere all’interno dell’oggi leggendario Chelsea Hotel di Manhattan. Seguono poi scatti di amici e conoscenti: artisti, compositori, attori pornografici ed omosessuali, che suscitano grande scalpore. Nel 1973 furono esposte le sue prime Polaroid in una mostra collettiva con Bridget Polk e Andy Warhol, in un piccolo spazio sopra il Gotham Boot Mart di New York.
“Cerco di registrare il momento in cui vivo e il luogo in cui vivo che si dà il caso essere New York. Come dichiarazione sui tempi non è male, in termini di accuratezza”.
Nel 1976 comincia ad usare una Hasselblad: l’anno successivo presenta una mostra di ritratti alla Holly Salomon Gallery e la mostra Erotic al “The Kitchen” di New York. Viene poi invitato a partecipare alla “Documenta 6” di Kassel. Nel 1980 conosce la culturista Lisa Lyon che diventa sua modella: 6 pagine di queste immagini verranno pubblicate da “Artforum”. Contemporaneamente inizia ad esporre le sue foto di nudi di afro-americani (Black males). Nel 1983 pubblica il libro: “Lady-Lisa Lyon”. Realizza poi un ritratto di Andy Warhol che lo sta ritraendo. Nel 1984 tiene la sua prima mostra a Tokyo al Museo Hara.
Queste foto non potrebbero essere state fatte in un’altra epoca.
Nuovi soggetti
Negli anni ’80 gli scatti di Mapplethorpe acquistano maggiore enfasi e raffinatezza: l’artista si concentra sulle forme classiche della bellezza: statuari nudi maschili e femminili, fiori delicati, nature morte e ritratti formali di artisti e celebrità. Introduce nuove tecniche e nuovi formati: Polaroid colorate, stampe ai sali d’argento su carta e lino. Verso la fine, Mapplethorpe sostituisce ai nudi le foto di statuette o dettagli di sculture, quasi a ribadire che il suo lavoro si è compiuto nel culto della forma. Nel 1986, in seguito ad una polmonite, scopre di aver contratto l’Aids. Nel 1988 istituisce la Mapplethorpe Foundation, un ente benefico che dovrà finanziare ricerche sull’Aids e di fotografia. Il Whitney Museum gli dedica la prima retrospettiva. Muore nel marzo dell’anno successivo. «Per quanto sospeso sull’orlo dell’abisso, verso cui lo spinge l’eros che domina le sue fotografie - spiega Celant, il curatore della mostra - Mapplethorpe ha saputo evitare l’inghiottimento. Lo ha salvato un procedere classico, che attinge alle radici della storia dell’arte dalla cultura greca al modernismo».