la notizia

Valutare la religiosità
Cattolici da sufficienza o da 10 e lode
Paolo Cardoni

L’inserimento della religione cattolica tra le “materie” del portfolio genera confusione, non senso e amara ironia. Le incredibili indicazioni ministeriali per valutare le “competenze” in religione.
Speriamo che prevalga il buon senso

Sembra che uno dei problemi più importanti dei nostri giorni sia il comportamento morale degli italiani. I giornali e le tv sono pieni delle preoccupazioni ecclesiastiche per questo o quel comportamento italico rispetto a questo o a quel problema: profilattico sì profilattico no, aborto sì aborto no, pillola del giorno dopo, ricerca sulla cellule staminali sì o no - ma guai a chi vota al referendum! -, eutanasia, matrimoni gay o pacs… quale comportamento è “corretto”, quale moralmente sano e quale insano, scorretto, anomalo ecc? Chi può dirlo? Ma il prete, naturalmente, anzi meglio il sacerdote, vale a dire l’uomo sacro… al quale è demandata la risposta anche sulla liceità o meno di un dibattito, di un intervento legislativo, di una misura concreta già prevista o da prevedere… E’ lui, l’uomo sacro che ha il compito di dire cosa è morale e cosa no. E tutti fanno finta di seguire il suo insegnamento, salvo poi decidere in barba ad esso al momento opportuno.

L’espiazione istituzionale

Ognuno potrà apprezzare l’utilità o il senso di questo farisaico e schizofrenico modo di essere della politica nostrana e dei nostri media. Basterà seguire il dibattito sui quotidiani, gli interventi di alti prelati, laici devoti, laici tout court - per quanto pochi siano o sembrino, e alquanto a disagio - per farsene un’idea. Ma meglio sarebbe ripensare in proprio alla storia unitaria, alla fatica di essere il frutto di un processo di emancipazione che è dovuto passare per la breccia di Porta Pia e che da quel momento è stato continuamente contrastato da una sorta di senso di colpa istituzionale, al punto che in certi momenti può sembrare tutto un lungo percorso di espiazione, di ricerca di perdono a suon di emolumenti, dalla legge delle Guarentigie per farsi perdonare la “breccia”, ai vari Concordati e Intese che ne sono seguiti, per farsi perdonare comportamenti via via bollati come a-cattolici o anti-cattolici: il divorzio e l’aborto innanzitutto.
E ognuno ha sotto gli occhi gli esiti di quel percorso di espiazione mai concluso, sia quando se ne spiino le conseguenze culturali (quale popolo è meno consapevole dei significati stessi delle parole cruciali della cultura religiosa? uno mi ha chiesto una volta: “professore, ma che differenza c’è tra Dio e Gesù?” ma provate a chiedere in giro quale sia la differenza tra cattolico e cristiano, tra laico e cattolico, tra Bibbia e Vangelo, tra Bibbia e Torah, ma anche tra riforma e controriforma, o chi sia Mosè - “quello dei cartoni animati?”); sia quando se ne valutino quelle politiche, legislative o attuative che siano, dalla legge sulla procreazione assistita alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla 194 alla distribuzione della pillola abortiva. Ognuno, dunque, è libero di “valutare” il contributo che la chiesa cattolica - e non la religione in quanto tale - ha dato alla vita dello Stato italiano (oltre che “alla società e alla vita di ogni persona”, come si legge nel documento citato più avanti).

Religione e pagelle

Ma c’è un  posto in cui la valutazione ha una valenza molto particolare: la scuola. Qui si danno, non a caso, le pagelle, e da qui l’espressione “dare i voti” o “dare le pagelle” è tracimata fino a diventare luogo comune e ad essere applicata in ambito calcistico, politico, ecc. Qui, ad essere valutate sono o dovrebbero essere le competenze, le capacità, il grado di conoscenza di determinati argomenti e così via.
E chiunque lavori nella scuola sa quanto questo sia complicato, controverso, provvisorio, soggettivo. Sappiamo quanto costi cercare di trovare strumenti comuni per farlo, termini di cui si condivida il significato, numeri che abbiano un senso univoco: il “mio” 8 vale quanto un “tuo” 10 o quanto un “suo” 6. Misteri della docimologia!
Bene. Tra le “materie” d’insegnamento (materie? Ma che significherà mai questa parola?) c’è la religione cattolica (Irc), detta confidenzialmente “religione” e basta. E chi la insegna la deve anche valutare. Ma come fa? Che cosa deve valutare effettivamente un insegnante di Rc? Il discorso sarebbe di per sé abbastanza lungo, e non è questa la sede per affrontarlo. Tanto più che gli interventi legislativi recenti non hanno certo semplificato le cose e hanno creato un clima di incertezza per tutti gli insegnanti.
La Cm 3 dicembre 2004 n. 85 recante “Indicazioni per la valutazione degli alunni e per la certificazione delle competenze nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado” ha tentato di ridefinire l’intero quadro normativo dopo la “grande rivoluzione” del Dl 19 febbraio 2004 n. 59 e delle successive “Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati”. Non c’è riuscita molto bene se a distanza di pochi mesi ne è seguita un’altra, la n. 84 del 10 novembre 2005 che ha lo stesso oggetto (“Linee guida per la definizione e l’impiego del Portfolio delle competenze nella scuola dell’infanzia e nel primo ciclo di istruzione”). Gli appassionati di esegesi avranno modo di approfondire le differenze tra i due documenti ministeriali, che ben rappresentano le difficoltà complessive in cui la scuola primaria si è trovata nel tentativo di adottare i nuovi strumenti proposti-imposti (portfolio delle competenze, documento di valutazione, certificazione delle competenze; tra le pubblicazioni specializzate che se ne occupano si può vedere da ultimo il fascicolo speciale “Valutazione alunni: linee guida”, Notizie della scuola, n.8, 16-31 dic. 2005; cfr. in particolare i commenti di Domenici e Cerini).
Ma non è di questo che dobbiamo occuparci qui e non distingueremo analiticamente le due circolari. Basterà ricordare che la prima Cm (85/04) dice che il citato decreto “reca importanti innovazioni con riguardo sia  alla valutazione degli apprendimenti e dei comportamenti, che alla certificazione delle competenze acquisite”, e che si sforza di precisare, chiarire, definire in modo certo ciò che è incerto per suo statuto. E negli “allegati” offre un esempio di buona volontà straordinaria, perché definisce “esempi di abilità correlate con le conoscenze…desunte dagli obiettivi specifici di apprendimento delle indicazioni nazionali”.

Da facoltativa a obbligatoria. Per circolare

Torniamo dunque al nostro discorso e vediamo brevemente cosa si dice della religione cattolica. Sorvoliamo - anche se non è giusto - sul fatto che la Rc sia presentata come “insegnamento obbligatorio opzionale” e non più come insegnamento facoltativo (Cm 84/05), e prendiamo come esempio il primo periodo della scuola primaria: qui (Cm 85/04) le “abilità” religiose - come altro definirle? - dell’alunno stanno nel “comprendere…che il mondo è opera di Dio; nel cogliere i segni cristiani del Natale e della Pasqua, riconoscere nei santi martiri progetti riusciti di vita cristiana; identificare nel Padre Nostro la specificità della preghiera cristiana”. Nel secondo periodo,  le abilità consistono nel saper “evidenziare la risposta della Bibbia alle domande di senso dell’uomo; leggere e interpretare i principali segni religiosi espressi dai diversi popoli; evidenziare l’apporto che la Chiesa ha dato alla società e alla vita di ogni persona; individuare significative espressioni di arte cristiana per rilevare come la fede è stata interpretata dagli artisti”.
Come faranno gli insegnanti di Rc a valutare se e quanto un bambino di sei, sette anni ha compreso che il mondo è opera di Dio? Lo sottoporrà ad un test, a un colloquio semistrutturato, lo guarderà negli occhi? Adotterà una scala a tre, cinque o dieci livelli? Darà un giudizio complessivo? Ma su che cosa, esattamente? Non sfuggirà a nessuno la complessità del quadro culturale e nozionistico di fondo: quante conoscenze storiche, scientifiche, geografiche andrebbero considerate, e quante competenze - di lettura, di analisi, di astrazione - entrano in ballo?
Ma vediamo ancora un esempio. Nel primo periodo della scuola secondaria di primo grado le “abilità” religiose cattoliche sono : “riconoscere le dimensioni fondamentali dell’esperienza di fede di alcuni personaggi biblici; confrontare - ahi! - spiegazioni religiose e scientifiche del mondo e della vita; individuare nelle testimonianze di vita evangelica scelte di libertà per un proprio progetto di vita; motivare le risposte del cristianesimo ai problemi della società di oggi”.

La ricerca della risposta esatta

Potremmo ripetere le stesse domande fatte sopra, e non avremmo alcuna risposta, se non quella dettata dal buon senso degli stessi insegnanti di religione, vittime anche loro - sia pure con diverso ruolo - della stessa insensata situazione in cui vivono. Fingeranno - speriamo - di misurare abilità o “apprendimenti attesi” (C.m. 84/05), rispetto ai quali non avranno alcuna possibilità di incidere (ammesso che sia di loro competenza in quanto “cattolici” insegnare storia, scienza, morale, politica, antropologia e quant’altro sia sotteso al perseguimento di un “apprendimento” così definito: “Conoscere gli elementi specifici della dottrina, del culto e dell’etica di altre religioni, in particolare Ebraismo e Islam… Documentare come le parole e le opere di Gesù abbiano ispirato scelte di vita fraterna, carità e riconciliazione nell’Europa e nel mondo. Riconoscere i fattori del cammino ecumenico e l’impegno delle Chiese per la pace, giustizia e salvaguardia del creato”; Cm 84/05, biennio secondaria di primo grado). Ma che senso ha attribuire un punteggio o un “giudizio” su cose simili? Ammesso che abbia un senso descrivere in chiave comportamentista le competenze o le abilità “religiose”, che valore positivo può avere mettere un voto su questo? Avremo certificato l’esistenza di sufficienti, distinti, ottimi… cattolici?
Veramente, bisognerebbe che qualche laico cattolico esperto di scuola si dedicasse a riflettere senza pregiudizi su queste cose, anziché arrampicarsi sugli specchi per tentare di dare una patente di oggettività ai giudizi degli insegnanti di R.C.
E’ auspicabile che il buon senso prevalga ancora una volta: se valutazione di cattolicità ci deve essere, se ne faccia, come un tempo, un foglio a parte, dal quale sia chiaro che è solo di una cosa scolastica che si sta parlando.
Di problemi in questo campo ne hanno già tanti i vescovi, che dovranno valutare la purezza degli aspiranti sacerdoti, per capire se da tre anni hanno effettivamente smesso di desiderare persone dello stesso sesso o no. E francamente, crediamo che nessuno li invidi…
La Bibbia: imparare
a leggerla (e a leggere)

E per concludere, una modesta proposta. Ammesso e non concesso che il portfolio diventi effettivamente quello che dorrebbe essere, piuttosto che far sapere a tutti quelli che avranno modo di leggerlo quali siano le competenze religiose di ciascun ragazzo futuro cittadino, perché la chiesa cattolica con i proventi dell’8 per mille non provvede a stampare e a distribuire a tutti i cittadini una edizione della Bibbia, in modo che ciascuno possa esercitare quelle competenze di lettura, se non di interpretazione, che il 66 %  circa degli italiani ha ancora così poco sviluppate? Potremmo recuperare un po’ del tempo e del terreno perso nei confronti di tanti paesi europei e non solo, che hanno conosciuto l’antica riforma luterana e ne hanno tratto se non altro un abbassamento dei tassi di analfabetismo. Ma nel frattempo, lo Stato potrebbe provvedere a rieditare e a distribuire gratuitamente a tutti quella godibilissima Lettura laica della Bibbia che Mario A. Manacorda pubblicò nel lontano 1989 presso gli Editori Riuniti di Roma. Sarebbe un bellissimo dono per tutti i cittadini, senza differenza “di sesso, di razza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” , come si legge ancora nella Costituzione, all’art. 3.

Almeno, anche se non si riuscirà a restituire alla religiosità individuale la dignità di un’esperienza, di una testimonianza o di una scelta di vita che niente ha a che vedere con una “materia” scolastica, questa ultima fase della nostrana guerra di religione avrebbe comunque avuto un risvolto positivo…


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