Novecento e oltre
Ricordare Jean Zay
L’educazione come crescita per gradi
Pino Patroncini

Un ministro dell’educazione nella Francia degli anni Trenta.
Tra le sue innovazioni: l’obbligo scolastico a 14 anni e i programmi comuni nei primi cicli scolastici, temi ancor oggi di grande attualit‡ sia in Francia sia in Italia

La scuola francese celebra quest’anno un doppio anniversario, ma che riguarda la stessa persona: il centenario della nascita e i sessant’anni della morte di Jean Zay che fu ministro dell’educazione nel governo di Fronte popolare del 1936 e nei governi successivi che precedettero la guerra, la disastrosa campagna del 1939-40 e la capitolazione alla Germania. Era un radicale, dell’ala sinistra, quella che nel partito radical-socialista era contraria ai cedimenti di Daladier alla Germania nazista. Era anche ebreo e massone, elementi che contribuirono ancora di più a renderlo inviso al collaborazionismo petainista, che forse proprio per questo lo condannò a morte non ancora quarantenne per mano della milizia, quando la sua condanna ufficiale, sancita dal tribunale nel 1940, avrebbe dovuto essere la deportazione. Zay, infatti, nel 1939 aveva abbandonato il governo per raggiungere il suo reparto mobilitato alla frontiera franco-tedesca e dopo la disfatta della Francia aveva cercato di riparare in Marocco a bordo del piroscafo Massilia. Qui però era stato arrestato, rispedito in Francia, processato, condannato alla deportazione ma rinchiuso per oltre tre anni nella prigione di Riom, dove entrò in contatto con la resistenza, segnatamente con l’Organisation Civile et Militaire, la quale pubblicò anche un disegno di riordino del ministero dell’educazione da lui progettato, e da dove fu prelevato da due miliziani col pretesto di un trasferimento che non arrivò mai a termine.

Dagli ordini di studio ai gradi scolastici

Oppure quello che non gli fu perdonato fu la sua opera al ministero dell’educazione nazionale ai tempi del Fronte Popolare.
Era salito a capo del Ministero che era appena trentunenne. Un giovane, ci teneva sottolineare Leon Blum, che voleva dare del suo governo un’immagine innovativa anche su aspetti come questo o come la presenza di tre donne che coprivano altrettante cariche ministeriali. Ma, già a 28 anni, aveva impressionato i notabili massoni del radicalismo francese, sottraendo in maniera insperata ai suoi avversari politici il collegio elettorale del Loiret.
Figlio della cultura razionalista del repubblicanesimo radical-socialista francese, lo aspettava al Ministero dell’educazione un compito arduo: quello di sostituire a un sistema scolastico organizzato per ordini di scuola, inevitabilmente rivali e inevitabilmente segnati dalle stigmate della divisione di classe, un sistema organizzato per gradi. La scuola francese era infatti allora divisa in due grandi tronconi: da un lato la scuola comunale gratuita le cui classi, originariamente cinque, come da noi, si erano poi via via allungate a una sesta, a una settima e a un’ottava, le cosiddette classi complementari o primarie superiori, e dall’altro le “piccole” classi dei licei, propedeutiche agli studi liceali e a pagamento.
I primi atti di Zay sono quelli di sostituire alle vecchie direzioni generali una direzione unica per il primo grado e una direzione unica per il secondo grado. Quest’ultima raccoglie la titolarità non solo del primo ciclo dei licei, ma anche delle scuole primarie superiori e dei corsi complementari (1937). Poi rende rigorosamente identici i programmi per i primi quattro anni del secondo grado, di qualunque tipo essi siano (1938). Nel fare ciò porta anche a 14 anni compiuti l’obbligo scolastico, aggiungendo una nona classe alle scuole comunali e istituendo di fatto quella durata di percorrenza scolastica che ancora oggi contraddistingue il collège, la scuola media francese, quadriennale, che termina a 15 anni, in corrispondenza con l’età minima per l’accesso al lavoro.
Come si può arguire, queste scelte, che non furono prive di ostilità in parti importanti del mondo scolastico francese, ivi compreso lo stesso presidente della commissione incaricata della riforma, sono oggi stesso di grande attualità sia nel dibattito francese sull’educazione che in quello italiano. E ciò rende interessante questa figura di ministro anche per noi italiani, per il nostro dibattito attuale in una situazione in cui si arretra l’obbligo scolastico e si vorrebbero approfondire di nuovo i solchi tra gli ordini scolastici della secondaria, o tracciarne di nuovi, quando per anni questi invece sono andati in qualche modo colmandosi, seppur senza scomparire del tutto.
Ricordare Jean Zay è perciò qualcosa di più che la resa di un omaggio ad un martire antifascista.


La mobilitazione della scuola

La sua innovazione però non fu puramente organizzativa, ma anche di metodo. Zay infatti voleva andare oltre istituendo non solo programmi comuni e direzioni comuni, ma anche un vero e proprio tronco comune. Ma l’ostilità all’interno della stessa commissione consigliò prudenza. Adottò allora il metodo della sperimentazione introducendo a titolo sperimentale 172 classi prime unitarie del secondo grado in 45 scuole. Nel fare ciò inaugura uno stile che finisce con l’entusiasmare persino un severo e rigoroso protagonista dell’istruzione d’oltralpe, solitamente refrattario alle pratiche delle burocrazie ministeriali, che reputa autoritarie e approssimative: Celestin Freinet.
Scrive Freinet su “L’Educateur Prolétarien” del 31 ottobre 1937: “Noi non sappiamo elogiare abbastanza la prudenza e l’intento della tattica ministeriale, che sembra accordare una grandissima importanza alla sperimentazione di base e aspetta dai risultati di questa sperimentazione le direttive per la coordinazione indispensabile.”
E’ la mentalità empirica del radicalismo francese che illumina Zay in queste scelte pratiche? Fatto sta che mette in moto la scuola francese e organizza corsi di aggiornamento per i professori delle prime classi del secondo grado, le cosiddette classi di osservazione, e nel settembre seguente organizza un altro seminario per andare avanti. E’ il tentativo di creare tra gli insegnanti una base di opinione comune più favorevole alle nuove idee e alla nuova organizzazione scolastica.
E circa un anno dopo Freinet scriverà di nuovo parole che suonano compiaciute ma per noi oggi anche drammatiche di fronte alla tragedia collettiva e per Zay anche personale che sta per consumarsi: “Io posso affermare che, se noi avremo nella storia dell’evoluzione della scuola francese alcuni lustri così ricchi in innovazioni ardite come gli ultimi due anni, ci sarà qualcosa che cambierà davvero nell’educazione francese.” (“L’Educateur Prolétarien”, 1 novembre 1938).

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