Editoriale
Idee per la scuola di tutti
Enrico Panini
Chiudiamo
con questo numero della rivista un anno importante ed
impegnativo che non abbiamo mancato di seguire anche con
i tanti e preziosi contributi che abbiamo ospitato in
queste pagine. L’anno che ci attende non sarà
meno impegnativo perché dovremo fare i conti di
nuovo con l’attuazione della legge Moratti, rispetto
alla quale il Ministro continuerà a cercare conferme
e spazi, e con importanti scadenze quali i rinnovi contrattuali
ora pesantemente messi in discussione dalle scelte del
Governo sancite nella Finanziaria. Se quelli che abbiamo
alle spalle possiamo definirli gli anni della resistenza,
dell’opposizione ad una serie di provvedimenti e
di scelte del Governo Berlusconi-Moratti per quelli che
ci aspettano, fino alla verifica elettorale del 2006,
cambia, almeno per noi, il riferimento.
Gli anni del programma
Per
noi saranno gli anni del programma politico su istruzione,
formazione, università e ricerca. Insomma, sul
mondo della conoscenza. Maggiore attenzione al progetto
non significa - sia chiaro - venire meno all’impegno
contro una potente privatizzazione di scuola, università
e ricerca. In realtà la forza del Governo, nonostante
i tanti risultati ottenuti dalla grande mobilitazione
di questi anni, è ancora molto consistente ed il
Ministro tenterà in tutti i modi di attuare la
sua Legge. Pertanto, non ci sono dubbi che la nostra iniziativa
di mobilitazione debba proseguire. Così come deve
proseguire il nostro impegno ad aiutare le scuole autonome,
nel loro agire quotidiano, a difendere e presidiare uno
spazio di qualità.
E’ necessario però fare un passo avanti e
cominciare a parlare e a costruire un programma in grado
di valorizzare la conoscenza come leva fondamentale per
lo sviluppo. L’impegno politico per ostacolare l’azione
del Governo non deve inaridire la discussione. Avvertiamo
fortemente il rischio che si possa insinuare un po’
di tatticismo, in base al quale la legge 53 con un po’
di ritocchi può essere tranquillamente assumibile;
o il rischio che si diffonda una spinta di conservazione
per cui ciò che abbiamo va bene e non deve essere
modificato in profondità.
Noi pensiamo, invece, che la strada sia coniugare una
forte e netta opposizione di merito alla legge Moratti
con una discussione larga ed impegnativa sul programma
da mettere in campo. Un programma è un insieme
di valori e di scelte che si ritengono prioritarie e sulle
quali si chiede un pronunciamento. Per quanto ci riguarda
abbiamo lanciato la nostra proposta il 19 ottobre in un’iniziativa
conclusa dal nostro segretario generale Guglielmo Epifani
ed abbiamo intenzione di portare avanti questo impegno
arrivando, a marzo, alla Conferenza di Programma.
Mettiamo in moto le idee di tanti
Vorremmo
non essere i soli a mettere in campo questo impegno perché
c’è bisogno di aria nuova nelle forze progressiste.
Infatti, non si tratta solo di riparare i danni che questo
Governo ha prodotto. E già questo non sarà
opera da poco. Quanto di leggere attentamente la situazione,
intuire le tendenze e gli elementi di novità su
cui costruire percorsi di lungo periodo. In particolare,
io ritengo indispensabile che si lavori per un innalzamento
generalizzato dei livelli di istruzione del Paese. La
comunicazione tramite internet che diventerà via
via sempre più pervasiva; l’alto contenuto
di conoscenza necessario per la produzione e l’utilizzo
delle merci; lo sviluppo economico e sociale turbinoso
determineranno grandi potenzialità assieme a forti
rischi, in primis l’aumento su vasta scala dell’area
di coloro che sono esclusi dal governo del loro progetto
di vita. La “ricetta” da realizzare non può
che andare nella direzione di offrire più scuola
e più università per tutti come un investimento
strategicamente vitale per innalzare gli standard del
nostro Paese: mi riferisco all’aumento dell’obbligo
scolastico (cioè della responsabilità della
Repubblica verso i giovani) a 18 anni, intesi come il
termine degli studi secondari. Le indagini internazionali
ci dimostrano che i ragazzi italiani sono quelli che hanno
la minore aspettativa di studio davanti a loro e che nell’età
compresa fra i 15 ed i 18 anni si registra il maggiore
scostamento rispetto ai parametri europei. Da lì
traggono origine i problemi strutturali che affliggono
il nostro Paese all’interno e nel confronto con
gli altri. Il Governo Berlusconi ha risolto il problema
riducendo l’obbligo e separando rigidamente la scuola
secondaria. Noi proponiamo una strategia che miri al successo
formativo. Ma bisogna parlarne e parlarne bene. Un altro
aspetto riguarda gli adulti. Questione rilevantissima,
sia in riferimento all’attuale basso indice di laureati,
sia all’alto numero di analfabeti di ritorno che
si registrano fra i 25 ed i 65 anni d’età.
Un Paese con questi dati non va da nessuna parte, soprattutto
non è in grado di stare in Europa portando un contributo
di qualità. I costi sociali, i ritardi, la dipendenza
dall’estero aumenteranno inevitabilmente.
Per questa ragione l’insieme di questioni, che ho
genericamente riferito agli adulti pur consapevole delle
differenze che esistono, deve essere affrontato con molta
determinazione dentro ad una proposta programmatica. C’è
in noi una convinzione: internet ed il web potranno portare
ad una situazione nella quale fra non molti anni il peso
di luoghi formali di istruzione potrà essere radicalmente
ridimensionato. Per evitare queste solitudini diffuse
ma anche per evitare che il sapere diventi uno strumento
di selezione sociale occorre investire radicalmente sui
luoghi collettivi di studio (scuole ed università)
e sulla centralità dell’intervento statale,
perché dopo una qualche fascinazione di troppo
verso il privato ritorna la certezza che le scelte strategiche
di fondo sono perseguibili esclusivamente tramite un nuovo
intervento pubblico.
Questioni, come si vede, molto complesse e per molti aspetti
nuove.
La Cgil, La Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil
hanno voluto avviare una discussione, convinti che ognuno
debba prendersi le proprie responsabilità, comprese
le forze politiche alle quali presenteremo le nostre proposte
programmatiche chiedendo loro di mettere le questioni
relative alla conoscenza al centro delle scelte per un
programma di Governo che intende guardare al futuro.