Scuola
secondaria superiore
I misteri di viale Trastevere
Maria Brigida
Quello
che è già successo, che si annuncia e che
si prevede accadrà.
Mentre andiamo in stampa è uscita una bozza di
schema di decreto ufficiosa, anonima, incompleta.
Un altro annuncio del Miur?
Dopo
un anno di grandi mobilitazioni e di proteste di piazza
contro la “riforma” Moratti, nella stragrande
maggioranza delle scuole del primo ciclo di istruzione,
il modello di scuola praticato non corrisponde al modello
morattiano ma, grazie all’utilizzo degli spazi dell’autonomia
scolastica, a quello delle migliori pratiche pedagogico-didattiche
ricercate e progettate dai docenti.
Ferma al palo appare la scuola secondaria superiore. Per
il cosiddetto secondo ciclo, infatti, non è stato
ancora emanato nessuno dei decreti previsti; ciò
ha fatto credere ai più che nulla in questo pezzo
di scuola sarebbe probabilmente cambiato neppure questa
volta, dopo decenni di riforma annunciata ma mai realizzata.
Anche perché tutti, nel silenzio delle proprie
stanze, avevano ormai dato per acquisita la scadenza dei
termini per l’emanazione dei decreti. Insomma anche
questa volta, sembrava che nulla avrebbe scosso le acque
chete della scuola secondaria superiore.
Proroga della delega
E
invece il Senato ha già approvato il disegno di
legge del Governo che rinvia di sei mesi la scadenza della
delega, e nulla lascia credere che la Camera non dia l’approvazione
definitiva. Il ricorso alla proroga è un segnale
inequivocabile delle difficoltà che incontra la
maggioranza nell’emanazione dei decreti sulla secondaria,
decisamente più complessi degli altri, visto che
la legge ne prevede una revisione profonda dell’assetto
complessivo e date le necessarie intese interistituzionali
con il sistema delle autonomie locali.
La proroga dei tempi sta a significare anche che il governo
è intenzionato a completare l’opera e ad
emanare tutti i decreti previsti dalla sua legge 53/03,
secondaria superiore compresa.
Quindi, è bene che i distratti ed i pigri si risveglino
dal loro torpore e comincino a far sentire la loro voce,
insieme a quello sparuto gruppo di persone che non hanno
mai creduto che anche questa volta la “nottata”
sarebbe passata senza colpo ferire. Purtroppo non sarà
così.
Cosa è già cambiato
Anche
adesso, a decreti ancora da emanare, grazie alle ultime
tre leggi finanziarie e ad alcuni “piccoli”
provvedimenti, la situazione è degenerata molto
in termini di quantità e qualità dell’offerta
scolastica della secondaria superiore. Vediamo cosa è
già successo.
Aumento
delle iscrizioni ai licei, calo agli istituti tecnici
e professionali
Il solo annuncio della istituzione di due canali separati
e gerarchicamente ordinati ha creato tale confusione ed
incertezza che i genitori e gli studenti hanno cercato
di difendersi preferendo la soluzione al momento meno
incerta. E così, dall’anno scolastico in
corso, si è verificato un aumento delle iscrizioni
ai licei, in particolare scientifici e ad indirizzo sociale,
a scapito, soprattutto, degli istituti tecnici, quelli
dal futuro più incerto dopo l’approvazione
delle legge 53/03, essendo i professionali quasi certi
della loro regionalizzazione. Nell’immediato i più
allarmati per quanto è successo sono stati i docenti
tecnico-pratici, che paventano il rischio, più
o meno vicino, della perdita del posto di lavoro. Ma di
sicuro non sono i soli ad essere esposti a tale eventualità.
Dalla sopranumerarietà al licenziamento
Il passo, purtroppo, potrebbe essere molto più
breve di quanto non si creda. Nell’ottobre 2002,
infatti, è stato emanato il decreto n. 212, poi
trasformato in legge, che prevede il licenziamento per
i docenti soprannumerari che non riescono ad essere ricollocati
utilmente entro due anni dalla partecipazione a percorsi
di riconversione. Questa norma non è molto conosciuta
e finora non è stata applicata, anche perché
ancora non si è verificato alcun caso, ma lo sarà
appena dovesse invece verificarsi la fattispecie legislativa,
introdotta preventivamente da questo Governo, a scanso
di equivoci!
La
riduzione della durata dell’obbligo scolastico
Di questa sciagurata decisione ci siamo già occupati
più volte. E’ bene ricordarla, visto che,
in particolare da quest’anno scolastico, molti ragazzi,
non più obbligati a iscriversi alla prima classe
della scuola secondaria superiore, o si sono iscritti
a corsi di formazione professionale di primo livello,
tornati improvvisamente in auge, o a nulla, rimanendo
semplicemente per strada. Ciò ha contribuito a
far diminuire il numero degli alunni iscritti in prima
superiore. Ma se il fenomeno dovesse persistere, rispunta
anche per questa via lo spettro della soprannumerarietà
e delle sue conseguenze.
Percorsi
sperimentali triennali
L’Accordo quadro nazionale sottoscritto in Conferenza
Unificata nel giugno 2003 prevede, in via sperimentale,
la possibilità di organizzare percorsi formativi
di durata triennale, finalizzati proprio a tenere dentro
un percorso formativo, progettato appositamente per loro,
adolescenti che, non più obbligati, rimarrebbero
fuori da tutto.Dopo l’Accordo nazionale, sono stati
sottoscritti protocolli bilaterali tra il Miur e le singole
regioni. Ne sono risultati modelli molto diversi e spesso
inconciliabili tra loro. I curricoli sono, mediamente,
di basso profilo e il ruolo giocato dalla scuola varia
ovviamente in base alla prevalenza della titolarità
a gestire i corsi. L’obiettivo del recupero degli
abbandoni scolastici appare fallito, considerato che mancano
all’appello le migliaia di ragazzi che, assolto
l’obbligo a 14 anni, non si iscrivono né
a scuola né altrove (nel 2004, almeno 5.000 in
Lombardia, 1.000 in Sardegna, 1.500 in Puglia).
Completamento
a 18 ore
Le ultime finanziarie hanno imposto di costruire le cattedre
a 18 ore, senza tener conto né del numero di classi
per insegnante né della loro organicità
didattica ed organizzativa. Ne consegue che ogni anno
l’attribuzione ragionieristica delle classi inficia
la continuità didattica e il compattamento a 18
ore rende impossibile la sostituzione del personale per
brevi assenze, con gli alunni che per questo motivo perdono
ore di insegnamento che non recuperano più. Non
solo: docenti di ruolo, trattati come supplenti, per una
parte del loro orario cambiano classe tutti gli anni;
aumenta il numero dei docenti per classe; i precari vedono
diminuite pesantemente le supplenze.
A questo insieme, apparentemente sconnesso, vanno aggiunte
altre misure che pure hanno prodotto significativi cambiamenti:
la modifica della composizione delle Commissioni degli
esami di maturità; i criteri fortemente restrittivi
per la costituzione delle classi e la pesante e progressiva
riduzione degli organici (la riduzione dei posti di lavoro
dei docenti produce effetti perversi sul numero degli
alunni per classe).
I fantasmi del ministero
In
questa situazione, fortemente penalizzante per studenti
e lavoratori della scuola, stanno arrivando a compimento
i decreti sull’alternanza scuola-lavoro e sul diritto-dovere
(vedi Vs n. 13/2004), che dovrebbero essere definitivamente
approvati tra gennaio e febbraio prossimi.
Ed ora, a ridosso delle iscrizioni, è partita la
stagione delle “sperimentazioni” in versione
Moratti. Si sa che da tempo hanno lavorato, in maniera
clandestina, gruppi di esperti, anch’essi misteriosi,
alla definizione dei curricoli degli otto licei previsti
dalla legge 53/03.
Sono mesi che il Ministro dichiara a giorni alterni che
presto i testi saranno resi noti, ma quel giorno tarda
a vedere la luce: arriveranno con le renne di Babbo Natale,
sulla scopa della Befana o con la Liberazione del paese
da questo che sembra un incubo?
Ma qualcuno fra i solerti esperti e/o consiglieri del
Ministro ha deciso di rompere gli indugi e tenta di scaricare
“democraticamente” sulle scuole (quelle che
cadranno nel trappolone) la responsabilità di provare
l’effetto del prodotto di cotanto lavoro. Provarlo
sulla pelle di ignari studenti cavia e di docenti che,
magari irretiti dalla prospettiva di essere promossi a
liceo, rischiano di non vedere che, nei modelli che dovrebbero
approvare, vi sono meno ore e meno posti di lavoro, e
cambiano le classi di concorso delle discipline indicate
finora negli istituti tecnici ed economici.
Nulla si dice ancora sull’assetto del secondo ciclo.
Cosa dell’attuale scuola superiore andrà
a costituire il sistema dei licei e cosa l’inesistente
sistema di istruzione e formazione professionale, di probabile
competenza regionale rimane uno di quei misteri laici
che potrebbero disvelarsi all’ultimo minuto, quando
tutto il resto sarà compiuto. E così quello
che avrebbe dovuto essere il primo decreto da emanare
arriverà probabilmente per ultimo, a cose fatte,
in una tale confusione che la regionalizzazione per molti
potrebbe apparire persino liberatoria.
Cosa fare?
Innanzitutto
informarsi sul reale stato delle cose, smascherare la
propaganda ministeriale e stare al merito delle proposte.
In secondo luogo riappropiarsi pienamente dei poteri e
delle prerogative dell’autonomia, diventando professionisti
protagonisti della progettazione didattica e non supini
esecutori di decisioni, peraltro mai formalmente né
legittimamente assunte. E da ultimo uscire dal guscio,
dalle scuole, come hanno fatto i docenti della scuola
primaria, incontrare genitori, studenti, cittadini, amministratori
locali e politici e creare quel clima di dissenso sociale
diffuso che ha rallentato fino quasi ad annullare l’applicazione
nel primo ciclo della legge 53/03 nei suoi aspetti più
nefasti. Più estesa sarà la consapevolezza
sui guasti già prodotti e su quelli futuri, e più
alta sarà la probabilità di ripetere quella
positiva esperienza. Lo sfascio si può fermare,
ma bisogna crederci e lottare.