La notizia
la tormentosa carriera degli insegnanti
Scuola azienda? No, scuola caserma
Pino Patroncini

Il Governo ha presentato una legge che ridurr‡ la carriera degli insegnanti a una gara di indovinelli.
I docenti dovranno sottoporsi a continui concorsi e valutazioni, con il rischio di retrocessioni.
E lo chiamano “Statuto dei diritti degli insegnanti”


"L'è la coerensa che la ghe manca a chela gent lì!” dicono a Milano. Vi ricordate quando l'attuale sottosegretaria Valentina Aprea, insieme a Gianfranco Fini, stava sui gradini del Ministero ad arringare le folle contro il “concorsone”, anzi come dicevano alcuni, il “concorsaccio”? Ebbene oggi, a firma di deputati di Forza Italia e di altri gruppi di maggioranza, è in commissione alla Camera una legge sullo stato giuridico degli insegnanti che, se verrà approvata, farà dimenticare rapidamente quella stagione e ridurrà quei contestati test a una gara di indovinelli e quell'incentivo alla vincita di una lotteria parrocchiale. Infatti il meccanismo individuato costringerà gli insegnanti a sottoporsi continuamente a concorsi e valutazioni, con il rischio anche di retrocessioni. Insomma più che una carriera, una specie di rischioso gioco dell'oca.


Dal gioco dell'oca…

Secondo questa nuova legge il percorso di carriera di un insegnante dovrebbe diventare il seguente: dopo un concorso per entrare nel biennio di specializzazione, come prevede il decreto sulla formazione universitaria derivato dalla legge 53, e l'esame di tesi finale, l'abilitato fa due anni di formazione lavoro (inquadrato al 6° livello ancorché laureato). Solo a quel punto entrerebbe nell'albo professionale (un peggioramento rispetto alla stessa L.53, che prevede questa possibilità già alla fine della laurea), poi dovrebbe sostenere un concorso di scuola per soli titoli ma in cui è decisiva la valutazione del biennio trascorso, da parte del preside ospitante, naturalmente. Indi sarebbe un insegnante iniziale. Che cosa è un insegnante iniziale lo vedremo poi.
Dopo 5 anni dovrebbe sostenere un concorso per diventare docente ordinario, e dopo altri cinque un altro concorso per diventare docente esperto , ma tra un concorso e l'altro, tanto per non perdere l'abitudine al controllo dovrebbe essere sottoposto a valutazione (una almeno ogni 4 anni). Questa, fornita dal sistema di valutazione nazionale (e nei casi negativi potrà anche bloccare la progressione economica), servirà a fornire punti per i passaggi a ordinari e esperti. I concorsi infatti saranno a numero rigorosamente chiuso e limitato.
Ma non creda il candidato che gli basti il punteggio acquisito nelle valutazioni intermedie: potrà infatti anche presentare eventuali altri titoli culturali, ma soprattutto sarà decisiva una valutazione apposita fatta del dirigente scolastico.


…al passo dell'oca

In che cosa consiste la differenza tra esperti ordinari e iniziali? Sarà solo una differenza di parametri retributivi? No! Gli esperti e solo gli esperti potranno fornire quei docenti che avranno la gioia di condividere col dirigente scolastico alcuni compiti di responsabilità. Fuor di metafora: i collaboratori del dirigente scolastico.
Gli ordinari invece potranno al massimo avere delle attività aggiuntive. Fuor di metafora: le funzioni strumentali. Iniziali e tirocinanti invece niente, forse le supplenze per sostituire i colleghi assenti, se ce ne sarà bisogno.
E il testo si spertica a ripetere che questa carriera sarà puramente professionale e non gerarchica. Chissà cosa intendono per gerarchica gli estensori? Forse intendono i docenti non saranno obbligati a cucirsi i galloni sul vestito.
E tanto per non essere gerarchica ecco che viene istituzionalizzata la vicedirigenza. Ad essa si accederà solo dal livello degli esperti o da quello degli ordinari ma con almeno 5 anni di anzianità nel livello, vale a dire col requisito di servizio da cui si può concorrere al posto di esperto (la qual cosa lascia intendere che il numero sarà veramente chiuso se c'è il rischio che questi non bastino a produrre un numero sufficiente di vicedirigenti).


E tutti in riga!

Gli estensori promettono tempi rapidi di discussione in parlamento. E c'è da credere loro, visto che si sono messi al lavoro con una lena degna di miglior causa ed incuranti del fatto che la materia è finora contrattuale, tanto che lo scorso contratto aveva prodotto l'istituzione di una commissione che affrontasse il problema carriere. Questa commissione ha lavorato, ha congedato i suoi lavori, ma di ciò non si tiene conto, perché l'idea di fondo è che tutto ciò sia sottratto alla contrattazione e diventi parte di questo “nuovo” stato giuridico, una parolina magica che gli estensori pensano che possa ancora sedurre qualcuno, magari memore di quel Dpr 417 del 74 che costituiva il vecchio stato giuridico. Solo che quello era il figlio delle battaglie del '68 e del '69 e della rinascita del sindacalismo scolastico. A confronto di questo, quello, che pure, come dicevano alcuni, “imbrigliava” il movimento e comunque sottoponeva a legislazione statale e centrale materie del rapporto di lavoro che solo col tempo sarebbero passate alla contrattazione, sembra la fiera della democrazia. E non c'è dubbio che così lo vedono gli estensori.
Essi infatti prevedono che lo stato giuridico detti per legge il contratto di lavoro, o almeno alcuni degli aspetti normativi di questo tra i più rilevanti. Prevedono che abolisca la contrattazione di scuola. Questa rimarrebbe solo per il personale Ata e di conseguenza solo per gli Ata rimarrebbe il diritto ad eleggere le Rsu.
L'unica rappresentanza prevista per i docenti, infatti, sarà una specie di camera delle corporazioni insediata a livello nazionale e regionale, in cui un terzo dei rappresentanti non sarà eletto ma sarà nominato direttamente dalle associazioni professionali accreditate, cioè riconosciute dal Ministero.
Il nome di questa legge: “Statuto dei diritti degli insegnanti”! È naturale che venga da ridere.

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