Dal
mondo
Spagna, dibattito sulla riforma
Una scuola inclusiva e rigorosa
Gabriella Giorgetti
Le
linee principali del documento del Ministero dell’educazione
spagnolo su cui è stato aperto
un dibattito nel paese
Il Ministro dell’educazione spagnolo, in modo analogo
a quanto avvenuto in Francia, ha avviato il dibattito
sulle riforme necessarie per migliorare la qualità
del sistema educativo di quel paese e accrescere il tasso
di successo formativo. Interventi di riforma, che quindi
non devono ridisegnare l’intero sistema scolastico,
ma intervenire nei punti di sofferenza. Nel numero 19/2004
della rivista sono stati indicati i temi su cui il Ministero
dell’educazione ha avviato il dibattito e sono state
riportate le posizioni delle organizzazioni sindacali
della scuola. Qui vogliamo esaminare, in modo più
approfondito, le proposte avanzate e le motivazioni che
ne sono alla base.
Le critiche alla Ley de Calidad
La
questione della qualità costituisce il nodo centrale
del documento predisposto dal Ministero dell’Educazione
spagnolo per diminuire il tasso degli abbandoni e delle
ripetenze, ancora significativamente alti, e raggiungere
gli obiettivi definiti a Lisbona nel 2000.
Un’idea di qualità, però, diversa
da quella sottostante alla Ley de Calidad, varata dal
precedente governo Aznar. L’attenzione posta più
sull’acquisizione di conoscenze e contenuti concettuali
da parte degli alunni che sullo sviluppo delle capacità,
abilità e attitudini che preparano agli studi successivi
o ad affrontare la vita, e sullo sforzo, inteso più
come concezione individuale del merito e responsabilità
del singolo individuo, che non anche del sistema educativo
nel suo complesso, porta, infatti, alla giustificazione
delle disuguaglianze e degli svantaggi iniziali. In tale
visione, “l’equità nell’educazione
è concepita solo come offerta di possibilità
agli alunni, senza preoccuparsi della giustizia o dell’ingiustizia
che sottostanno alle disuguaglianze esistenti. Secondo
il documento dell’attuale Ministero, “l’educazione
deve sforzarsi di compensare le disuguaglianze dei contesti
sociali, culturali ed educativi, consentendo che tutti
i giovani possano usufruire delle stesse opportunità
e utilizzare gli strumenti e le metodologie predisposte
dal sistema formativo. La qualità non può
essere slegata dall’equità, in quanto questi
due principi sono tra loro indissociabili”.
Un secondo scopo fondamentale dell’educazione, enucleato
nel documento, è di contribuire al rafforzamento
della coesione sociale. Ciò significa, però,
la condivisione del processo educativo da parte di più
soggetti (genitori, amministrazioni scolastiche, scuole,
amministrazioni locali), accomunati nello sforzo di garantire
un’educazione di qualità e l’aumento
delle risorse attuali (4,5% del Pil, nel 2002), per raggiungere
almeno la media della spesa in educazioni dei paesi dell’Unione
Europea.
I temi del dibattito
La
prima parte del documento consiste in una riflessione
sull’attuale situazione del sistema educativo spagnolo,
con i compiti e i problemi da affrontare nel prossimo
futuro. Secondo il Ministro dell’educazione non
si tratta di avviare un dibattito a 360 gradi, ma di puntare
l’attenzione sulle questioni più urgenti,
soprattutto quelle della dispersione scolastica e dell’uguaglianza
delle opportunità.
Il resto del documento è suddiviso in sei parti,
la prima concerne la scuola dell’infanzia e la primaria.
Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia (0-6
anni), se ne riconosce il carattere educativo ai fini
del pieno sviluppo dei bambini e delle bambine e della
prevenzione delle disuguaglianze dovute alle origini sociali.
Compito della scuola dell’infanzia è anche
facilitare il passaggio al ciclo primario, rafforzando
lo sviluppo personale degli alunni, l’acquisizione
delle capacità strumentali di base e la prevenzione
di eventuali difficoltà.
Per la scuola primaria (dai 6 ai 12 anni), considerando
che il 13,5 % degli alunni, a 12 anni, non ha ancora concluso
questo ciclo, l’obiettivo è diminuire il
tasso degli insuccessi migliorando la continuità
tra scuole primaria e secondaria, organizzando attività
specifiche che consentano di prevenire ed affrontare le
difficoltà d’apprendimento, creando gruppi
flessibili, aiuti specifici, ampliamento del tempo di
studio e della collaborazione con le famiglie. Carattere
globale e continuo della valutazione, che dovrà
comprovare il raggiungimento degli obiettivi previsti.
Il terzo blocco si dedica all’educazione secondaria
obbligatoria (12-16 anni), con la proposta di migliorare
l’attenzione ai singoli alunni e ai loro bisogni,
attraverso la personalizzazione degli interventi, senza
però arrivare a forme di segregazione e canalizzazione
precoce.
Il documento dedica poi una speciale attenzione all’apprendimento
precoce delle lingue straniere e della comunicazione informatica,
mentre, per quanto riguarda la secondaria post obbligo,
la formazione e l’accesso all’università
s’interroga sulla necessità di meglio definire
i saperi e le competenze necessarie nella società
del XXI secolo. Viene, inoltre, proposta un’organizzazione
più flessibile degli insegnamenti, stabilendo passerelle
che consentano il passaggio da un indirizzo scolastico
ad un altro.
La quinta parte tratta dell’esigenza di attuare
un’educazione ai valori e alla cittadinanza. Le
proposte avanzate mirano allo sviluppo dei valori democratici,
al rispetto della diversità, al pluralismo. In
questo ambito, viene inserito anche l’insegnamento
delle religioni, nello spirito degli accordi sottoscritti
dallo Stato con le diverse confessioni religiose, secondo
quanto definito dalla Costituzione.
Un ulteriore tema di riflessione è dedicato ai
docenti, alla loro funzione centrale per sviluppare un’educazione
di qualità, alla necessità di un loro riconoscimento
sociale e alla valorizzazione di un compito così
complesso e fondamentale.
L’ultima parte sviluppa riflessioni e proposte relative
alla partecipazione e alla responsabilità della
comunità educativa. In quanto esigenze del servizio
pubblico, vi sono affrontati i temi della direzione, autonomia
e valutazione degli istituti scolastici, intesi come luoghi
di convivenza e socializzazione.
L’educazione precoce e la prevenzione delle disuguaglianze
1.-
Le caratteristiche della scuola dell’infanzia
- L’educazione nella scuola dell’infanzia,
corrispondente al periodo da zero a sei anni, è
organizzata in due cicli triennali, facoltativi, ha finalità
educative proprie e un orientamento personalizzato ai
percorsi successivi.
- I poteri pubblici favoriscono la cooperazione tra le
differenti Amministrazioni per organizzare un’offerta
sufficiente di posti nel primo ciclo. Nel secondo ciclo,
gratuito, sarà compito delle Amministrazioni educative
garantire un numero di posti sufficienti negli istituti
pubblici. Possibilità di concertazione con le scuole
private nell’ambito di una pianificazione definita
dalle amministrazioni locali.
- Titolarità delle maestre specializzate in educazione
dell’infanzia, con possibilità di collaborazione,
nel primo ciclo, con altre figure professionali specificamente
qualificate.
- All’interno del curricolo del secondo ciclo, l’avvicinamento
alla lettura e alla scrittura, ad una lingua straniera
e all’uso del computer.
2. La prevenzione dei problemi d’apprendimento
nell’educazione primaria
- Gli esiti della valutazione continua saranno utilizzati
per adottare strumenti preventivi specifici per gli alunni
con speciali difficoltà nell’apprendimento:
gruppi flessibili, aumento delle ore di presenza a scuola,
attività complementari, piani speciali di sostegno
nei periodi estivi o permanenza di un ulteriore anno nello
stesso ciclo.
- Alla fine del 2° ciclo (classe quarta), valutazione
diagnostica da parte delle scuole dell’evoluzione
degli apprendimenti degli alunni e del proprio operato.
Utilizzo di tale valutazione per la formazione interna
e per programmare gli aiuti necessari da parte delle stesse
scuole o dell’amministrazione. I modelli per la
realizzazione della valutazione diagnostica saranno elaborati
dall’Istituto Nazionale di valutazione e qualità
del sistema scolastico, in collaborazione con le Amministrazioni
educative.
- Eccezionalità della ripetenza e sua finalizzazione
all’acquisizione degli obiettivi degli apprendimenti
di base. Obbligo dei docenti a definire i percorsi formativi
degli alunni ripetenti, atti a conseguire gli apprendimenti
strumentali di base (lettura, scrittura e calcolo) e l’acquisizione
delle capacità di lavoro e studio.
- Creazione di patti pedagogici tra famiglie e scuole
in cui definire le attività che genitori e docenti
si impegnano a sviluppare per migliorare il rendimento
scolastico degli alunni.
- Valutazione individuale, alla fine della scuola primaria,
del processo d’apprendimento d’ogni alunno
e dell’acquisizione o meno delle capacità
indispensabili per proseguire gli studi.
La società della conoscenza non ammette
esclusioni
3.
Inserimento graduale dall’istruzione primaria alla
secondaria
- La scuola secondaria obbligatoria è costituita
da quattro classi, con valutazione finale alla fine di
ciascuna di esse.
- Promozione, da parte delle Amministrazioni educative,
dei rapporti tra scuole primarie e secondarie aventi come
obiettivo la positiva e graduale integrazione alla scuola
secondaria e organizzazione dei programmi di rinforzo
delle capacità di base per gli alunni in difficoltà.
- Riorganizzazione delle materie nelle classi prime e
seconde con un aumento massimo di due materie rispetto
all’ultima classe della scuola elementare. In aggiunta,
insegnamento facoltativo di una seconda lingua straniera.
- Potenziamento, da parte delle Amministrazioni educative,
dell’équipe di professori di livello, coordinate
da un tutor, e della collaborazione e del lavoro in équipe
dei professori che insegnano ad uno stesso gruppo di alunni.
Riduzione, inoltre, del numero di docenti per gruppo di
alunni.
- Rafforzamento della funzione del tutor nelle classi
prime e seconde, mediante un aumento delle ore da dedicare
al tutoraggio degli alunni, il cui sviluppo dovrà
essere seguito a livello personale, anche attraverso il
dialogo e la collaborazione più efficace con le
famiglie.
- Valutazione continua delle aree disciplinari o delle
materie studiate. Il mancato superamento di alcune materie,
alla fine di ogni classe, può portare alla ripetenza
o alla proposta di un piano di lavoro specifico finalizzato
all’acquisizione di una valutazione positiva.
- Progettazione di un percorso curricolare e organizzativo
specifico per gli alunni ripetenti e stipula di un patto
formativo con le famiglie.
- Valutazione diagnostica, da parte dei professori, degli
apprendimenti degli alunni e del proprio operato alla
fine della classe seconda. Utilizzo di tale valutazione
per la formazione interna e per programmare gli aiuti
necessari da parte delle stesse scuole o dell’amministrazione.
I modelli per la realizzazione della valutazione diagnostica
saranno elaborati dall’Istituto Nazionale di valutazione
e qualità del sistema scolastico, in collaborazione
con le Amministrazioni educative.
4.
Diversità degli alunni, diversità delle
soluzioni nella scuola secondaria obbligatoria
- Sviluppo nei quattro anni della scuola secondaria obbligatoria
di percorsi educativi flessibili e diversificati, ricorrendo
all’adattamento dei curricoli per gli alunni in
difficoltà, la divisione in gruppi per l’apprendimento
della matematica e della lingua straniera, l’offerta
di materie opzionali, tra cui una seconda lingua straniera.
- Offerta a partire dalla classe terza di materie comuni
e opzionali, in modo da rispondere a necessità
differenziate, alle attitudini e agli interessi degli
alunni e garantire che tutti possano raggiungere gli obiettivi
prefissati.
- Possibilità di organizzare programmi di diversificazione
curricolare per gli alunni con maggiori difficoltà
d’apprendimento, nelle classi terza e quarta. Necessità
del consenso delle famiglie.
- Possibilità di sperimentare, da parte delle Amministrazioni
educative, ulteriori strumenti di rinforzo quali programmi
di tutoraggio da parte dei genitori, o iniziative tese
ad esplorare nuovi percorsi d’attenzione alla diversità.
- Programmi di formazione professionale, che portino ad
una qualifica di primo livello, per i ragazzi dai 16 ai
21 anni che non abbiano raggiunto gli obiettivi di base
della scolarità obbligatoria e non abbiano ottenuto
il titolo corrispondente. Possibilità di acquisire
anche il titolo della scuola obbligatoria attraverso la
realizzazione simultanea o successiva di passerelle, alla
cui programmazione partecipano le scuole, le municipalità,
le associazioni professionali, le organizzazioni non governative
ed altri soggetti, con la supervisione delle Amministrazioni
educative.
- Percorsi personalizzati per alunni con necessità
educative speciali o con gravi problemi comportamentali
per svilupparne le capacità ed evitarne l’esclusione
sociale.
- Integrazione nella classe più adatta degli alunni
stranieri che s’iscrivono per la prima volta ad
una scuola, con attenzione al loro curricolo scolastico.
Assegnazione di risorse specifiche a tutte le scuole finanziate
con fondi pubblici, che accolgono alunni immigrati con
difficoltà d’integrazione.
- Creazione di un osservatorio per l’educazione
interculturale da parte del Ministero in collaborazione
con le Comunità autonome.
- Creazione di un programma sperimentale nelle zone e
nelle scuole con problemi d’integrazione degli stranieri.
Le competenze e i saperi per la società del secolo
XXI
5.
L’alfabeto del secolo XXI: educazione precoce alle
lingue straniere, alle tecnologie informatiche e comunicative
- Promozione dell’apprendimento di una lingua straniera
già a partire dal secondo ciclo della scuola dell’infanzia
e sua generalizzazione nel primo ciclo della scuola primaria.
Studio di una seconda lingua straniera a partire dalla
prima classe della scuola secondaria obbligatoria.
- Sviluppo di scuole bilingue, in cui una parte degli
insegnamenti obbligatori sono svolti in lingua straniera.
Piano di formazione dei docenti di tutte le materie che
dovranno insegnare poi nella lingua in cui si sono formati.
- Rafforzamento delle competenze dei docenti di lingua
straniera, favorendo la mobilità internazionale,
lo scambio tra docenti, i soggiorni all’estero e
l’utilizzo di docenti di madre lingua.
- Sviluppo delle nuove tecnologie nella pratica educativa.
Piano d’implementazione nelle scuole delle nuove
tecnologie (strumentazione, figure specializzate di aiuto
tecnologico alle scuole, formazione dei docenti)
6.
Un baccellierato specializzato e formativo: modalità
ed opzioni
- Tre indirizzi - artistico, umanistico e scienze sociali,
scientifico e tecnologico – con la presenza di percorsi
distinti che portino gli alunni agli studi successivi
o alla vita attiva, come risultato di una libera scelta
delle materie da seguire, il cui numero complessivo (d’indirizzo
e opzionali) corrisponderà a quello attuale.
- Aggiunta in tutti gli indirizzi di una nuova materia
allo scopo di fornire l’educazione scientifica necessaria
nella società odierna.
- Diminuzione, in ciascun indirizzo, delle materie obbligatorie
rispetto al modello attuale e aumento delle materie opzionali.
- Acquisizione del titolo di baccellierato, valido ai
fini del proseguimento degli studi. Prova d’ingresso
all’università o agli studi artistici superiori.
7.
Il titolo di baccellierato e l’accesso all’istruzione
superiore
- Ingresso all’università attraverso il superamento
di un’unica prova sui contenuti delle materie comuni
e d’indirizzo, con valutazione oggettiva delle conoscenze
e della capacità degli studenti al proseguimento
degli studi.
- Organizzazione della prova in collaborazione tra le
Amministrazioni educative, le università e le scuole
secondarie. Commissioni composte da professori della scuola
secondaria ed universitari.
- Il superamento della prova garantisce l’accesso
a tutte le università e costituisce il criterio
fondamentale, nel caso che le domande superino le offerte
di posti.
- Definizione delle caratteristiche delle prove d’accesso
da parte delle Università, delle Amministrazioni
educative e del Consiglio di coordinamento delle università.
- Definizione da parte del Governo, previa consultazione
delle Comunità autonome e degli istituti coinvolti,
delle prove necessarie all’accesso agli studi artistici
superiori.
8.
La risposta della Formazione professionale alle necessità
di qualificazione
- Promozione, da parte del Ministero dell’educazione
in collaborazione con il Ministero del lavoro e degli
affari sociali e con le Comunità autonome, di azioni
atte ad integrare i tre sottosistemi della formazione
professionale, anche attraverso l’attuazione della
Legge in vigore.
- Aggiornamento continuo del catalogo della formazione
professionale e dei curricoli corrispondenti con riferimento
al catalogo nazionale delle qualifiche professionali.
- Attenzione, da parte delle Amministrazioni educative,
alla formazione continua dei docenti della formazione
professionale, soprattutto nel campo dei processi produttivi
e delle trasformazioni in atto.
- Accesso ordinario ai programmi di formazione professionale
per gli alunni che alla fine dell’obbligo scolastico,
all’età di 16 anni, non vogliono proseguire
gli studi nella secondaria superiore.
- Presenza, in alcuni centri d’istruzione secondaria,
di corsi preparatori all’accesso ai cicli formativi
di grado superiore per coloro che sono in possesso di
un titolo di studio tecnico. Le qualifiche ottenute in
tali corsi sono importanti nella valutazione finale per
l’accesso agli studi superiori.
- Sviluppo dell’offerta di formazione per tutta
la vita da parte del Ministero dell’educazione,
in collaborazione con le Comunità autonome e le
Amministrazioni locali.
I valori e l’educazione alla cittadinanza
9.
Quali valori e le modalità educative
- Sviluppo dei valori necessari alla crescita personale
(autostima, dignità, libertà, responsabilità)
e alle relazioni con gli altri (rispetto e lealtà,
convivenza e cooperazione) e potenziamento dell’educazione
ai valori sociali che consentano la partecipazione attiva
nella società democratica: conoscenza dei diritti
e dei doveri di cittadinanza.
- Sviluppo dell’educazione ai valori in due ambiti:
all’interno del progetto educativo d’istituto
e attraverso la pratica didattica quotidiana (favorendo
lo sviluppo dello spirito critico, della solidarietà
e della giustizia) e all’interno di una nuova area
d’educazione alla cittadinanza, in cui approfondire
i principi dell’etica personale e sociale, tra cui
quelli relativi ai diritti e alle libertà garantite
dai regimi democratici, al superamento dei conflitti,
all’uguaglianza tra uomini e donne, alla prevenzione
della violenza contro le donne, alla tolleranza e all’accettazione
delle minoranze, delle culture diverse e dell’immigrazione,
in quanto fonti d’arricchimento sociale e culturale.
- Nella scuola primaria, l’educazione alla cittadinanza
sarà impartita dal professore tutor di ciascun
gruppo, a livello delle ultime due classi.
- Nella scuola secondaria obbligatoria, l’educazione
alla cittadinanza sarà inserita nel dipartimento
di geografia, storia e filosofia e sarà insegnata
in due classi, una in ciascun biennio. Analogamente sarà
insegnata in una delle classi del baccellierato.
10.
L’insegnamento della religione
- Inclusione dell’insegnamento non confessionale
delle religioni nei curricoli di alcune aree, in particolar
modo storiche, geografiche, filosofiche e di educazione
alla cittadinanza.
- Obbligo dei centri ad offrire l’insegnamento confessionale
delle religioni, impartito da docenti secondo gli accordi
definiti con i responsabili delle diverse religioni, e
volontarietà della scelta. Esclusione dell’insegnamento
della religione dalla valutazione ai fini dell’accesso
all’università o per l’assegnazione
di borse di studio.
- Responsabilità dei centri ad organizzare gli
insegnamenti e le attività in modo di consentire
la frequenza delle distinte opzioni. Obbligo di offrire
attività alternative agli alunni che non seguono
alcun insegnamento religioso.
- Richiesta di parere, da parte del ministero dell’educazione,
al Consiglio di stato sulla possibilità di non
seguire attività alternative, su richiesta individuale.
- Titolo di studio valido ed abilitazione per i docenti
che insegnano religione. Contrattazione e condizioni di
lavoro saranno conformi ai diritti fondamentali stabiliti
nello Statuto dei lavoratori.
L’imprescindibile protagonismo degli insegnanti
11.
Qualità e valorizzazione della professione docente
- Formazione iniziale organizzata sulla base del modello
universitario europeo, laurea di primo e secondo livello,
e presenza di un docente tutor ai livelli iniziali della
carriera. Garanzia della formazione continua per tutti
i docenti.
- Definizione di uno Statuto della Funzione Pubblica,
negoziato tra il Ministero, le Rappresentanze degli insegnanti
e le Comunità autonome, che regoli l’insieme
dei diritti e dei doveri dei docenti, definisca i profili
professionali adeguati al servizio pubblico educativo
e stabilisca gli impegni che si contraggono e le condizioni
di svolgimento della professione.
- Definizione, da parte del Ministero dell’educazione
in collaborazione con le Comunità autonome, di
un nuovo modello di carriera, in cui i docenti possano
assumere nuove responsabilità senza necessariamente
abbandonare il settore educativo in cui lavorano. Sviluppo
della collaborazione tra docenti della secondaria con
l’università, tramite la definizione di un
rapporto d’insegnamento part time nelle scuole.
Importanza della valutazione del lavoro docente per lo
sviluppo professionale, con effetti sulle retribuzioni.
- Dovere delle Amministrazioni educative di controllare
che i docenti lavorino nelle condizioni ottimali e di
fornire l’assistenza necessaria.
- Assistenza ai docenti che lavorano in situazione di
particolare difficoltà per migliorare le condizioni
di lavoro e i mezzi a disposizione. Riconoscimento dei
periodi d’insegnamento svolti presso scuole o a
gruppi di alunni in situazioni di particolare attenzione.
- Definizione delle procedure organizzative nelle scuole
tali da consentire ai docenti di dedicare maggior tempo
ai compiti connessi all’insegnamento.
Ogni scuola, un universo di possibilità
12.
La scelta come diritto e il pluralismo come valore
- Diritto di tutti gli alunni a frequentare una scuola
finanziata pubblicamente e definizione di meccanismi per
armonizzare tale diritto con l’esigenza di pianificazione
dell’offerta formativa, quale conseguenza dell’educazione
come servizio pubblico.
- Accoglienza di alunni stranieri, migranti o appartenenti
a minoranze etniche e culturali in tutti i centri finanziati
con soldi pubblici ed impegno ad evitare forme di esclusione,
sia nell’inserimento a scuola, sia nei percorsi
successivi.
- Obbligo di tutti i centri finanziati con soldi pubblici
di formare gruppi eterogenei di alunni che facilitino
la convivenza e l’educazione alla cittadinanza,
all’interno della vita scolastica.
- Promozione, da parte delle Amministrazioni educative,
di programmi integrati di compensazione educativa nelle
zone o nei centri con situazioni di particolare attenzione,
che mirino alla prevenzione dell’insuccesso scolastico.
- Definizione, da parte del Ministero dell’educazione
in collaborazione con le Amministrazioni educative, di
programmi di collaborazione con le scuole, i servizi sociali
locali, le imprese e le istituzioni, per l’apertura
dei centri scolastici al territorio e per la dotazione
e l’uso delle biblioteche scolastiche.
13.
Partecipazione e direzione: la corresponsabilità
- Partecipazione dell’insieme della comunità
ai compiti di governo della scuola e di controllo sociale
del suo funzionamento, attraverso il recupero delle competenze
e delle capacità decisionali del Consiglio d’istituto,
fermo restando le competenze decisionali dei docenti sui
temi affidati al Collegio.
- Direzione collegiale e partecipata degli istituti scolastici,
con distribuzione adeguata delle competenze proprie della
direzione tra tutti i membri che compongono l’équipe
di governo e gli organi collegiali: collegio e consiglio
d’istituto.
- Designazione del direttore tramite un procedimento che
selezioni i candidati più idonei. Definizione,
da parte del ministero, di meccanismi atti a garantire
che il peso della comunità educativa nel processo
di selezione sia pari almeno al 60%.
- Diritto alla formazione iniziale per lo svolgimento
del compito di direzione e piani di formazione continua
per i direttori in servizio, il cui superamento sarà
necessario per la conferma nella funzione direttiva.
- Data l’importanza della direzione scolastica per
migliorare la qualità dell’insegnamento,
definizione di un procedimento di valutazione e valorizzazione
della stessa, con carattere fondamentalmente formativo,
per identificare i problemi e migliorare i risultati.
Sulla base di una valutazione positiva, il direttore potrà
avere una maggiorazione economica. Riconoscimento degli
anni di lavoro, come direttore, ai fini dell’accesso
in posti dell’Amministrazione educativa.
14.
Autonomia e valutazione
- Definizione, da parte delle Amministrazioni educative,
di modelli aperti e flessibili per lo sviluppo di progetti
educativi attenti alla diversità e alla convivenza.
Titolarità delle scuole sui criteri d’elaborazione
degli orari, il raggruppamento degli alunni e altri aspetti
della programmazione generale annuale.
- Sviluppo, da parte delle Amministrazioni educative,
di progetti che gradualmente favoriscano metodi di lavoro
e organizzativi tali da consentire un migliore utilizzo
delle risorse umane, economiche e materiali.
- Collaborazione del corpo ispettore ai processi di autovalutazione
delle scuole e al loro miglioramento.
- Definizione, da parte del Ministero dell’educazione
in collaborazione con le Comunità autonome, di
piani di valutazione delle scuole per migliorare il loro
funzionamento.
- Definizione, da parte dall’Istituto nazionale
di valutazione e qualità del sistema scolastico,
di programmi pluriennali di valutazione del sistema educativo
che includano studi di rendimento al fine di ogni ciclo
scolastico, sua partecipazione a progetti internazionali
e definizione di un sistema statale di indicatori educativi.