edilizia scolastica
Storie di ordinaria insicurezza
Massimo Mari
La maggior parte delle scuole italiane non è a norma, molte situazioni sono a rischio, in alcuni casi
si è in una vera emergenza. Il Ministro rassicura
e si gloria di risultati inesistenti.
I dati del Miur smentiscono inopportuni ottimismi.
I passi indietro di questo Governo
In questo scorcio di inizio di anno scolastico il Ministro Moratti ha fornito ai mass media una serie di dati tutti tesi a dimostrare che se oggi la scuola italiana è in “regola” lo si deve alla sua ostinata e indefessa azione politica. Per il Ministro oggi la scuola italiana vive il massimo splendore!
Peccato che le cose non stiano proprio così! Nei commenti ripresi dagli organi di stampa, organizzazioni sindacali, associazioni e mondo della scuola hanno clamorosamente smentito la signora Moratti con dati e valutazioni fornendo un quadro di segno diametralmente opposto.
Le omissioni del Ministro
Nel descrivere lo stato di salute della scuola italiana il Ministro ha omesso di riferire al Paese e ai cittadini sulle condizioni di igiene e di sicurezza in cui versano gran parte degli edifici scolastici. Conoscendo lo stato di “insicurezza” di una parte rilevante delle nostre scuole corre il fondato sospetto che essa si sia volutamente “dimenticata” di trattare il problema per evitare un clamoroso autogol. Lo stato “di degrado” di gran parte del nostro patrimonio edilizio ad uso scolastico, che è sotto gli occhi di tutti, è anche conseguente al fatto che il Governo, in questi anni, ha ridotto in maniera significativa le risorse, scaricando oneri e responsabilità su enti locali e dirigenti scolastici.
Eppure i luttuosi fatti del Molise avevano riproposto, in tutta la loro drammaticità, all’attenzione dell’opinione pubblica l’emergenza edilizia scolastica. A quel tragico evento sono succeduti altri episodi gravi, come la bimba morta in una scuola di Zagarolo nel 2004, e preoccupanti, come i ripetuti crolli di intonaci e solai che hanno provocato feriti e danni.
Da quel tragico 31 ottobre del 2002 è stato fatto ben poco per mettere a norma gli edifici scolastici. Le risorse destinate all’edilizia scolastica e all’applicazione del Dlgs 626/94 nella scuola sono risultate essere largamente inadeguate per far fronte all’intero fabbisogno. Gli stessi finanziamenti previsti per le scuole colpite da calamità naturali, come quelle del Molise, sono rimasti sulla carta e a tutt’oggi non sono ancora esigibili. L’unica iniziativa del Governo, in coerenza con la sua politica di deresponsabilizzazione e di disimpegno progressivo, è stata quella di ricorrere ancora allo strumento della proroga spostando al 30 giugno 2006 la scadenza della messa a norma degli edifici scolastici per le sole opere già programmate. Rimane da capire cosa accadrà alle strutture scolastiche non a norma e non coperte dalla proroga.
Ci troviamo di fronte, quindi, ad uno scenario preoccupante che sembra essere confermato anche per l’immediato futuro. Nell’ipotesi di legge finanziaria, presentata dal Governo nei giorni scorsi, il capitolo sicurezza nelle scuole ed edilizia scolastica è vuoto. La qual cosa, se confermata, unitamente ai tagli agli enti locali, farebbe paurosamente precipitare la situazione al punto da mettere in discussione e compromettere, nelle realtà già critiche, la stessa attività scolastica.
Evidentemente per questo Governo e per questo Ministro la messa a norma degli edifici scolastici e la sicurezza nella scuola non rappresentano un’emergenza; gli alunni e i lavoratori che frequentano scuole non in regola sono considerati figli di un dio minore.
Recenti indagini e rilevazione statistiche – compresa quella condotta dal Miur nel 2002 – mettono in evidenza che la scuola italiana sul versante della sicurezza non è affatto in “regola” come qualcuno vorrebbe far credere e che in gran parte delle nostre strutture scolastiche si studia e si lavora in “ordinaria insicurezza”.
Il Ministro Moratti conosce benissimo la situazione e sa che, senza adeguati finanziamenti destinati a “bonificare” gli edifici, gli enti locali non saranno in grado di far fronte alla scadenza del 30 giugno 2006 per la loro messa a norma. Eppure continua tranquillamente ad ignorare il problema!
Il Ministro e il Governo farebbero bene a riflettere su quanto all’indomani dei tragici eventi di San Giuliano ha scritto Umberto Eco: “Hanno chiesto di tornare subito a occuparsi dei bambini, di quelli sopravvissuti, le maestre di S. Giuliano di Puglia. ‘La scuola è la vita di un paese’, ha detto una di loro. Mettiamoci la maiuscola: la scuola è la vita di un Paese, lo scrigno in cui si custodisce il tesoro del futuro. C’è bisogno di rispetto, di attenzione, di impegno. La scuola […] è un piccolo ecosistema, è un ambiente di vita in cui tutti, crescendo, passiamo molti anni importanti della nostra vita: deve essere sano, accogliente, sicuro, ecologico”.
Un patrimonio
in degrado
Nelle 10.798 istituzioni scolastiche, dislocate in 41.328 edifici, comprese le sedi staccate, le succursali ecc., ogni giorno studiano e lavorano circa 10 milioni di persone. Ma in quale ambiente?
Gran parte di questi edifici (il 48,97%) sono stati costruiti prima del 1965; mentre solo il 5,11% ha visto la luce nell’ultimo quindicennio. Il nostro patrimonio edilizio, quindi, è alquanto vetusto e addirittura, in numerosi casi, decisamente inadeguato perché realizzato con criteri, vincoli e materiali diversi da quelli previsti dall’attuale normativa. Basti pensare, a titolo esemplificativo, che le norme antisismiche sull’edilizia sono state introdotte per la prima volta in Italia con la legge n. 62 del 2 febbraio 1974.
Inoltre c’è da considerare la destinazione d’uso: 4.536 edifici nascono come abitazioni; si tratta per lo più di strutture in affitto adibite impropriamente ad uso scolastico, realizzate sulla base di norme incompatibili con i criteri di sicurezza previsti per gli edifici destinati a scuole.
Ma all’età degli immobili è spesso connessa la presenza nelle strutture - locali, serbatoi dell’acqua in eternit, coibentazioni di locali caldaia, terminali di canne fumarie - dell’amianto, largamente utilizzato negli anni cinquanta e sessanta.
Ricordo, a titolo esemplificativo, che la presenza dell’amianto è stata certificata in 6.769 edifici (16,38%). A Venezia dove la presenza dell’amianto interessava l’80% degli edifici scolastici è stata avviata, su tutti, l’azione di bonifica; a Genova l’azione di bonifica ha interessato solo il 31% del 77% degli istituti con presenza di amianto; a Torino, nonostante sia stato rilevata la presenza di amianto nel 65% degli edifici, l’opera di bonifica stenta ancora a decollare.
Infine nel 2000, il Parlamento italiano ha promulgato una legge il cui scopo principale è quello di individuare la presenza nei luoghi di lavoro del radon, un gas fortemente nocivo che provoca ogni anno milioni di morti per cancro ai polmoni. L’azione investigativa sul gas “killer” nelle scuole stenta a decollare nonostante che in 90 edifici scolastici sia stata certificata la sua presenza e nonostante che gli esperti ritengano che il fenomeno possa essere più significativo.
Basterebbe riflettere un momento sul quadro appena descritto per avere la sensazione, prima, e la certezza, poi, che ci troviamo di fronte ad una realtà già di per sé allarmante che coniugata con gli indicatori relativi alle stato delle strutture diventa rapidamente inquietante.
I dati che emergono dall’indagine del Miur sono una litania drammatica:
- 23.557 edifici (il 57%) non hanno il certificato di agibilità statica (Sardegna 84,47%, Calabria 76,51%, Umbria 76,27%, 68,99% Lazio, 68,67% Liguria, 66,32% Abruzzo);
- 23.702 edifici (il 57,35%) degli edifici scolastici sono privi del certificato di agibilità sanitaria (Sardegna 81,55%, Umbria 74,58%, Calabria 74,43%, Lazio 74,35%, Puglia 65,49%);
- 14.919 edifici (il 36,10%) non hanno gli impianti elettrici a norma (Molise 56,98%,Sardegna 56,80%, Abruzzo 46,05%, Lazio 45,45%, Calabria 43,87%);
- 29.066 edifici (il 70,33%) presentano barriere architettoniche (Molise 80,23%, Basilicata 78,40%, Calabria 77,13%, Umbria 75,14%, Sardegna 75,24%) ;
- solo in 1 scuola su 3 sono presenti scale di sicurezza ovvero nel 36,96% non sono presenti scale di sicurezza ( Calabria 56,76%, Molise 53,49%, Sardegna 46,12%, Campania 45,31%, Lazio 44,58%).
Si stima che ben 13.688 edifici (il 33,12%) hanno bisogno urgente di manutenzione!
Numeri che crescono ulteriormente allorquando si pensa alla gestione delle emergenze.
Il 90% degli edifici ha ingressi che non dispongono di standard di sicurezza adeguati; il 91% non ha l’ingresso facilitato per disabili; nel 70% dei casi non esistono gradini antiscivolo; nel 20,65% non è stata installata la chiusura antipanico; in 1 scuola su 5 le vie di fuga non sono adeguatamente segnalate. Con l’aggravante che il 73,21% delle scuole non è in possesso del certificato di prevenzione incendi; il 20,59% delle scuole non ha fatto prove di evacuazione e quindi non è in grado di far fronte a situazioni di emergenza.
Questa realtà già preoccupante è destinata a peggiorare sotto ogni punto di vista se non dovesse essere affrontata in maniera puntuale e corretta tale da determinare un’inversione di tendenza sia sulle risorse che sul fronte della prevenzione.
E pensare che, oltre ai rischi dovuti allo stato degli immobili, le nostre scuole sono soggette ad ulteriori rischi dovuti, per via della loro ubicazione, alla particolarità geologica del nostro territorio (rischio sismico, idrogeologico, vulcanico) e alla vicinanza ad aree industriali, antenne emittenti radio televisive, elettrodotti ecc.
Anche qui le statistiche ci offrono un quadro quanto mai sconcertante.
- 13.932 edifici scolastici (33,71%) sono situati in località a rischio sismico;
- 6.497 edifici scolastici (15,72%) sono ubicati vicino alle antenne emittenti radio televisive;
- 5.331 edifici scolastici (12,90%) sono in prossimità di aree industriali;
- 2.500 edifici scolastici (6,05%) si trovano in prossimità di elettrodotti ad alta tensione e bassa tensione;
- 1.773 edifici scolastici (4,29%) si trovano vicino a fonti di inquinamento acustico;
- 756 edifici scolastici (1,83%) si trovano vicino a strutture militari;
- 500 edifici scolastici (1,21%) sono vicino ad aeroporti.
Ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza che investe l’intero territorio nazionale e che, per le sue dimensioni quantitative, non può continuare ad essere sottovaluta e sottaciuta, in particolare dal Governo e dal Ministro.
E’ emblematica la vicenda della scuola “Iovine” di San Giuliano in Molise. Quel tragico evento è la prova provata dei drammi che possono accadere allorquando lo stato di inadeguatezza delle strutture si combina con le calamità naturali. Quel tragico evento ci ricorda che dietro alle tragedie imputabili a calamità naturali il più delle volte c’è la negligenza dell’uomo.
La prevenzione ingessata
Ma se gli eventi tragici di San Giuliano o gli incidenti mortali di Verona e Zagarolo testimoniano l’epilogo tragico di quello che può accadere in situazioni di emergenza, l’andamento degli infortuni rappresenta la cartina di tornasole di quello che quotidianamente accade nelle scuole italiane.
Gli infortuni degli alunni durante l’attività didattica, censiti dall’Inail, sono in costante aumento: nel 2004 sono stati denunciati all’istituto 90.570 casi, circa il 10% in più rispetto all’anno precedente. Sono pure cresciuti gli infortuni tra gli insegnanti e il personale Ata (5.290 casi), alcuni gravi, con invalidità permanenti, altri mortali.
Le cause sono riconducibili ad una pluralità di fattori che vanno dalle condizioni dell’ambiente di lavoro e di studio, all’uso improprio di materiali (sostanze, attrezzature, macchine), all’affollamento, al comportamento e alla disattenzione.
Indipendentemente dai luoghi comuni e dalla percezione soggettiva che ognuno di noi ha della scuola, ci troviamo di fronte ad una realtà di tutt’altra natura connotata da un tasso infortunistico elevato dove le rilevazioni dell’Inail, proprio perché limitate ai soli assicurati, rappresentano solo parzialmente un fenomeno più ampio e più complesso che spesso si combina con la molteplicità delle fonti di rischio interne ed esterne presenti nella scuola.
Questo stato di cose testimonia come l’attività di prevenzione nelle scuole ancora oggi, a distanza di oltre un decennio dall’entrata in vigore del Dlgs 626, sia insufficiente, ridotta al minimo e quindi inadeguata.
Una scuola può considerarsi veramente sicura quando la struttura, le attrezzature, le macchine e gli ambienti sono a norma; quando si ha un sistema di prevenzione efficace ed efficiente, in grado di far fronte alle specificità, alle peculiarità e alle eventuali emergenze e, soprattutto, quando ogni genere di rischio è rimosso o ridotto al minimo.
Sebbene il legislatore abbia voluto distinguere gli obblighi posti a carico dei proprietari degli immobili da quelli posti a carico dei datori di lavoro, nel caso della scuola le questioni relative all’edilizia e quelle all’applicazione della legge rappresentano i risvolti della stessa medaglia. Questo a significare che le due questioni sono interconnesse tra loro e che, quindi, devono operare in perfetta sincronia. Paradossalmente un edificio scolastico perfettamente a norma può essere insicuro se non ha un sistema di prevenzione adeguato.
La mancanza di adeguate risorse economiche finalizzate alla applicazione delle norme ha rallentato e impedito la piena affermazione nella scuola di quella cultura della sicurezza considerata come la pre-condizione necessaria per la realizzazione di sistemi di protezione e prevenzione efficaci e adeguati. Anche su questo aspetto l’indagine del Miur mette in chiara evidenza la lentezza con cui sono state declinate e continuano a declinarsi la cultura della sicurezza con lo spirito partecipativo.
Sono 714 le scuole che non hanno ancora il documento di valutazione dei rischi. In ben 1.144 istituti non si è ancora provveduto alla designazione dei responsabili del servizio di prevenzione e protezione. Sono 3.500 le scuole che non hanno predisposto il piano di evacuazione. Oltre il 20% non ha attivato il servizio di prevenzione e protezione, il servizio antincendio e il servizio di primo soccorso.
Se questi dati si leggono con quelli relativi allo stato degli immobili cresce il senso di inquietudine pensando sia alle situazioni ordinarie sia a quelle straordinarie. Non a caso una delle tante cause degli infortuni è riconducibile a fattori comportamentali e all’assenza di misure precauzionali quali la segnaletica relativa ai pericoli. I casi di Verona e Zagarolo dove hanno perso la vita due bimbe innocenti sono in questo senso significativi.
L’assenza di finanziamenti specifici, la confusione delle disposizioni, l’inadeguato rapporto con i lavoratori e i loro rappresentanti, il tardivo raccordo con gli enti locali e con le istituzioni non hanno consentivo l’effettivo decollo di quei processi di programmazione, organizzazione, standardizzazione, consultazione e partecipazione, informazione e formazione necessari alle scuole per l’affermazione completa dello spirito della legge. Il 44,76% delle scuole non ha provveduto alla formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; il 25,40% delle scuole non ha provveduto alla formazione del responsabile del servizio di prevenzione protezione; il 33,28% delle scuole non ha formato gli addetti all’antincendio; il 32,14% delle scuole non ha formato gli addetti al pronto soccorso; il 42% circa delle scuole non ha provveduto all’informazione ai lavoratori e agli studenti; Il 52% delle scuole non ha provveduto alla formazione dei lavoratori e degli alunni.
Eppure tutti questi adempimenti dovevano essere conclusi entro il 31 dicembre del 2000!
Spesso il ventaglio degli adempimenti è stato vissuto più come un mero atto burocratico che come un insieme di tappe indispensabili per la costruzione di un sistema prevenzionale condiviso e partecipato. L’attività di prevenzione, per essere effettivamente efficace, deve essere il risultato di una collaborazione attiva dei lavoratori e degli stessi studenti fatta anche di informazione e formazione.
Le risorse - circa 20 milioni di euro l’anno a partire dal 2001 - destinate alla applicazione del Dlgs 626/94 nelle scuole si sono dimostrate insufficienti e inadatte a sostenere l’affermazione di quella cultura della sicurezza ritenuta una condizione imprescindibile per rendere più sicura la scuola. Ancora ad oggi le scuole hanno difficoltà ad utilizzare tali risorse per via dei ritardi da parte dell’amministrazione nel procedere all’effettiva attribuzione dei fondi.
Eppure è opinione diffusa che il rischio di infortunio possa essere ridotto attraverso la prevenzione. Investimenti in tale direzione, oltre a tutelare i lavoratori e gli studenti, produrrebbero, a lunga scadenza, effetti benefici sui costi collettivi Anche su questo il Ministro è stata assente negando di fatto alle istituzioni scolastiche la strumentazione, ovvero le risorse economiche necessarie, per far fronte agli impegni connessi all’applicazione del 626. Situazione resa ancora più ingessata dal tentativo, per fortuna naufragato, del Governo di ricorso alla legge delega per vanificare parte delle norme sulla sicurezza.
Necessità di risorse
e disimpegno
La situazione, descritta e documentata dalla stessa indagine del Miur, è ampiamente confermata da altre rilevazioni (Eurispes, Cittadinanza Attiva, Lega Ambiente ecc.), dai continui appelli degli Enti locali, dalle denunce continue di dirigenti scolastici, di lavoratori, di studenti e di genitori. Da anni le associazioni sindacali confederali e di categoria, l’Anci e l’Upi, sostengono che ci si trova di fronte ad una vera e propria “emergenza” che va affrontata con la strumentazione giusta a cominciare dall’individuazione delle competenze e dal reperimento delle risorse economiche necessarie da destinare alla messa a norma degli edifici scolastici e alla sicurezza nelle scuole.
Nella passata legislatura il Governo aveva cercato di porre rimedio ad una situazione già allora confusa e disastrosa.
Con la legge quadro 23/96 (cosiddetta legge Masini) vennero stanziati, dentro un programmato piano di interventi, 3.150 miliardi di vecchie lire a sostegno dell’edilizia scolastica. Furono avviate le procedure di applicazione delle norme relative al Dlgs 626/94 nelle scuole. Furono finanziate le attività di formazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e degli addetti interni al servizio di protezione e prevenzione per 40 miliardi di lire per il 2001 e 40 miliardi di lire per il 2002. Con “Carta 2000” vennero poste le condizioni per l’affermazione nella scuola di quella cultura della sicurezza indispensabile per la crescita civile di un paese. In buona sostanza era stato dato l’avvio ad un processo di progressiva “bonifica” che superava il carattere straordinario ed estemporaneo degli interventi fino ad allora realizzati e che faceva ben sperare per il futuro.
In questa legislatura il Governo, nonostante fosse consapevole della consistenza del fenomeno, ha di fatto effettuato una radicale inversione di tendenza che ha prodotto un ridimensionamento delle risorse destinate all’edilizia scolastica e una stagnazione di quelle destinate alla sicurezza. Il confronto tra quanto stanziato in questa legislatura e quanto nella
precedente evidenziano un progressivo e tendenziale disimpegno dell’intervento dello Stato.
La legge quadro sull’edilizia scolastica attribuisce a Province e Comuni la competenza in materia di fornitura, utenze, costruzione, manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici e che lo Stato interviene a sostegno attraverso l’assegnazione alle Regioni di appositi finanziamenti. Tali finanziamenti sono erogati sotto forma di mutui accendibili presso la Cassa Depositi e prestiti con totale ammortamento a carico dello Stato e vengono attribuiti attraverso piani triennali di programmazione.
Nel sessennio 1996/2001 complessivamente lo Stato ha assegnato agli enti locali 2.964 miliardi di vecchie lire (1.569 miliardi per il primo triennio e 1.395 miliardi per il secondo triennio); questi stanziamenti hanno consentito l’attivazione di 9.000 opere finalizzate alla messa a norma degli edifici scolastici e al soddisfacimento del fabbisogno di aule, palestre, eliminazione dei doppi turni, fitti onerosi ecc.
Nel terzo triennio 2003/2005, durante il Governo Berlusconi, sono stati stanziati 461.916.248 euro (112.600.641 euro per il 2003 e 348.915.607 euro per il 2004) per solo due annualità. Per il 2005, infatti, non ci sono stati finanziamenti e a tutt’oggi nell’ipotesi di legge finanziaria non è previsto alcun rifinanziamento dell’annualità mancante che presumibilmente resterà vuota come lo fu il 2002 dove non venne stanziato nemmeno un euro. Inoltre, sembrerebbe che anche per il triennio successivo non siano previsti finanziamenti. La qual cosa risulterebbe grave non solo per l’assenza di risorse ma perché produrrebbe inesorabilmente il tramonto e la fine della legge 23/1996 ovvero del sostegno programmato all’edilizia da parte dello Stato. Se questa previsione dovesse essere confermata, unitamente al taglio agli Enti locali e alla mancanza di risorse destinate per la sicurezza nelle scuole (40 miliardi di vecchie lire), assisteremmo, inevitabilmente, ad un ulteriore peggioramento, senza precedenti, della situazione.
Dopo il terremoto del Molise il Governo assunse l’impegno di attivare un piano straordinario per la messa in sicurezza delle scuole situate nelle zone a rischio sismico. A tal fine venne stabilito nella legge finanziaria 2003 - art. 80 comma 21 legge 27 dicembre 2002 - che nell’ambito del programma delle infrastrutture previsto dalla legge 443 del 21 dicembre 2001 fosse ripartita da parte del CIPE una quota di risorse pari al 10% degli 8.000 miliardi di euro per le infrastrutture (ponte di Messina, Salerno-Reggio Calabria ecc.) da destinare alle scuole colpite calamità naturali. Quelle somme sono state nel corso di questi anni ridimensionate per cui ad oggi risulterebbero essere disponibili, ma ancora da assegnare, solo 194 miliardi di euro.
Le responsabilità e gli scaricabarile
Il quadro storico sopra richiamato manifesta in maniera palese e incontrovertibile l’indifferenza di questo Governo e di questo Ministro sull’urgenza di mettere a norma e in sicurezza le scuole italiane. Non a caso, in più di un’occasione, lo stesso Ministero dell’istruzione ha dichiarato, forzando la legge, che tale competenza è affidata all’Ente locale e che lo Stato solo ad adiuvandum interviene con un proprio finanziamento. Vale la pena sottolineare che le cose non stanno proprio in questi termini. Giustamente hanno osservato Anci e Upi che ancora non ci si trova in regime di applicazione degli articoli 117 e 119 del Nuovo Titolo V della Costituzione e che di conseguenza le competenze in materia sono ancora quelle contemplate dalla legge quadro sull’edilizia ovvero a carico dello Stato con l’apporto “ad adiuvandum” dell’Ente locale e non il contrario.
Non si tratta di una mera disputa interpretativa della norma, ma di posizioni inconciliabili da cui discendono scelte politiche e responsabilità ben precise che di fatto hanno ostacolato e interrotto quel processo di progressiva messa a norma degli edifici scolastici iniziata con la legge 23/96. Con l’aggravante che così facendo il Governo ha messo in moto un pericoloso processo di deresponsabilizzazione per cui tutte le istituzioni coinvolte, a vario titolo e grado, sono state legittimate a scaricare ad altri compiti e responsabilità. L’esempio più eclatante è il continuo ricorso allo strumento della proroga. Per ben tre volte nell’arco di dieci anni il legislatore è dovuto intervenire spostando sempre in avanti il termine ultimo di scadenza.
Sicuramente le inadempienze sono imputabili anche agli Enti locali (Province e Comuni) in quanto “fornitori” delle strutture. Però è altrettanto vero che l’assenza degli interventi è riconducibile in massima parte all’inadeguatezza degli stanziamenti di bilancio per l’edilizia scolastica o addirittura alla loro inesistenza. Del resto i continui tagli di risorse effettuati dal Governo nei confronti degli enti locali non hanno certo favorito o implementato una loro adeguata iniziativa tesa a “bonificare” la situazione. A tal proposito va ricordato che nell’ultimo triennio l’impegno dello Stato ha coperto solo il 15% del totale degli investimenti effettuati dai Comuni e dalle Province.
Nell’attuale discussione della legge finanziaria questo circolo vizioso sembra destinato a riproporsi in tutta la sua drammaticità. Rendere sicure le nostre scuole, tutelare la vita e la salute degli studenti e del personale è un dovere dello Stato.
Il Governo, il Ministro dell’Istruzione e tutte le altre istituzioni dovrebbero tenere bene a mente che non si tratta di un “optional” ma di un obbligo sancito dalla stessa Costituzione di questa Repubblica.